Diliberto, «ha rotto con la sinistra ed è responsabile del trionfo di Berlusconi». Sabato Assemblea costituente e possibile segretario di transizione L'ennesima sconfitta, quella in Sardegna, ha messo in luce tutte le contraddizioni del Pd, gli sbagli di una linea politica non sempre chiara, la leadership sempre più spesso contestata, l'opposizione a Berlusconi quasi inesistente
Una debacle annunciata da 16 mesi difficili per un partito che doveva essere il più grande soggetto riformista, portatore di una politica nuova e che invece non ha fatto altro che consegnare l'Italia al centro-destra e distruggere la sinistra.E così forse non hanno stupito troppo le dimissioni da segretario del Pd che ieri Walter Veltroni ha confermato davanti al coordinamento del partito che aveva chiesto all'ormai ex leader democratico di ripensarci.«Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto» ha spiegato Veltroni. «Credo sia una situazione molto delicata che dovrà essere affrontata con senso di responsabilità nelle sedi appropriate» ha commentato Massimo D'Alema. «Veltroni si è fatto fuori da solo», ha sentenziato a sua volta, e non con tutti i torti, il premier Berlusconi.Oggi Veltroni ha riunito a Roma la stampa per spiegare le proprie ragioni ed ha preso la parola ricordando che il Pd è nato con l'ambizione di cambiare l'Italia e di darle un governo riformista. Per ora un sogno infranto, potremmo dire, ed anche Veltroni lo ammette con amarezza: «Non ce l'ho fatta a fare il partito che sognavo, sento di non aver corrisposto alla spinta d'innovazione che c'era». Veltroni invita a superare divisioni e personalismi per passare da un «centrosinistra salottiero, giustizialista e sostanzialmente conservatore ad una sinistra – parola che non usava da tempo - che recuperi il rapporto con la vita e con le persone».«Lascio con assoluta serenità e senza sbattere la porta» ha concluso Veltroni ringraziando i suoi collaboratori, primo fra tutti Franceschini, i capigruppo Pd, il presidente Napolitano, Gianfranco Fini, Renato Schifani e Gianni Letta che «sono stati interlocutori civili». Assenti dai ringraziamenti buona parte dei vertici Pd e, forse un caso, assente in sala Massimo D'Alema.Ora per il Pd si apre una fase assai difficile, in cui i democratici dovranno scegliere come proseguire il proprio cammino e le ipotesi che si sono fatte in questi giorni sono molte, dal congresso anticipato ad un'immediata nuova leadership o ad una rinomina dello stesso Veltroni.Il vice segretario Dario Franceschini ha convocato per sabato l'assemblea costituente del Pd che potrebbe, in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie, eleggere il nuovo segretario provvisorio oppure aprire il percorso congressuale.Un percorso incerto attende il Pd che dovrà affrontare il banco di prova delle elezioni europee ed amministrative e ripensare seriamente la propria linea politica, un percorso che per i democratici può essere l'occasione di un cambiamento.Per Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, le dimissioni di Veltroni sono frutto non solo del fallimento in Sardegna bensì di un'intera linea politica, «da quando è diventato segretario abbiamo avuto immediatamente dopo la crisi del governo Prodi e le elezioni anticipate, la vittoria clamorosa di Berlusconi con i numeri che conosciamo, la sconfitta a Roma perché Veltroni ha scelto Rutelli come candidato e ha vinto Alemanno, poi la sconfitta in Abruzzo, poi la sconfitta, direi la disfatta, in Sardegna; francamente, che altro poteva fare se non dimettersi?».
Ma ora c'è la possibilità di aprire una fase nuova nella politica italiana, «nella quale le opposizioni, in Parlamento e nella società, potrebbero riprendere comuni battaglie contro il governo Berlusconi. Mi auguro che il Partito democratico non voglia perdere l'occasione che si offre di cambiare totalmente rotta, mettendosi alle spalle la stagione dell'autosufficienza: una delle più buie in assoluto della storia della democrazia in Italia».
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