Stabilimenti sempre più caldi alla Fiat, dopo l'annuncio improvviso - due giorni fa - della messa in cassa integrazione di tutte le fabbriche italiane per due settimane. Gli animi si sono esacerbati, oltretutto, perché la mannaia sui dipendenti è arrivata esattamente 24 ore dopo la distribuzione di un lauto dividendo agli azionisti da parte dell'amministratore delegato Sergio Marchionne. I diversi impianti sono entrati in ebollizione, ma come se non bastasse ieri mattina l'azienda ha aggiunto benzina sul fuoco: ha deciso lo stop immediato della produzione a Termini Imerese, con la messa in libertà di tutti i 1350 operai a tempo indeterminato; in pratica, ha spiegato, finché non cesseranno le proteste e l'occupazione del tetto. Senza contare, tra l'altro, che si bloccano così anche i 600 dell'indotto. Male anche il titolo in Borsa, in calo sin dal mattino, fino a raggiungere -4,8% nel pomeriggio. La direzione della Fiat siciliana ha spiegato con un telegramma il perché del blocco dell'assemblaggio della Lancia Y a Termini: «Da alcuni giorni - dice l'azienda - lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa. Dal 26 gennaio ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori blocca la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l'attività, a partire dal 27 gennaio l'azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti». Lo stop alle linee, aggiuge Fiat, «sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l'allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano». Il riferimento è ai 13 operai della «Delivery Mail», appalto che cura le pulizie dei cassoni, sul tetto da 10 giorni: con altri 5 colleghi, sono stati i primi licenziati della «nuova fase» (quella iniziata con l'annuncio che Termini cesserà di fare auto da fine 2011). Blocchi e proteste non sono mancati anche negli altri stabilimenti. A Pomigliano, i 38 precari della Fiat a cui il contratto è scaduto (e non è stato rinnovato) a fine anno, hanno bloccato la circolazione. Tensioni anche a Mirafiori, dove l'annuncio della cassa - seppure i torinesi ci siano più che abituati - è arrivato come una doccia fredda: alcuni temono che si possa concretizzare la voce secondo cui Fiat avrebbe intenzione di ridurre le linee di produzione, dalle attuali quattro a solo una. Le tute blu si fanno i conti in tasca: le due settimane di cassa, da fare a cavallo tra febbraio e marzo, vogliono dire ben 300 euro in meno in busta paga. Secondo i lavoratori, poi, è un modo con cui Marchionne vuole pressare il governo a varare nuovi incentivi auto. E Marchionne, dal canto suo, ieri è volato a Detroit, dove può occuparsi della Chrysler. I ministri Scajola e Sacconi hanno spiegato di aver saputo delle due settimane di cassa solo dai giornali: Scajola ha definito la misura «inopportuna», e con Sacconi ha annunciato di voler «riavviare il dialogo». Si spera sempre. Dall'altro lato, il leader della Cisl Raffaele Bonanni parla di «ricatto»: «Ci fanno trovare 30 mila cassintegrati all'incontro del 29 gennaio con il governo». A questo punto, quindi, tutti guardano al tavolo di domani a Roma. Intanto è confermato lo sciopero di tutto il gruppo per il 3 febbraio.giovedì 28 gennaio 2010
La Fiat blocca Termini. «Scendete dal tetto»
Stabilimenti sempre più caldi alla Fiat, dopo l'annuncio improvviso - due giorni fa - della messa in cassa integrazione di tutte le fabbriche italiane per due settimane. Gli animi si sono esacerbati, oltretutto, perché la mannaia sui dipendenti è arrivata esattamente 24 ore dopo la distribuzione di un lauto dividendo agli azionisti da parte dell'amministratore delegato Sergio Marchionne. I diversi impianti sono entrati in ebollizione, ma come se non bastasse ieri mattina l'azienda ha aggiunto benzina sul fuoco: ha deciso lo stop immediato della produzione a Termini Imerese, con la messa in libertà di tutti i 1350 operai a tempo indeterminato; in pratica, ha spiegato, finché non cesseranno le proteste e l'occupazione del tetto. Senza contare, tra l'altro, che si bloccano così anche i 600 dell'indotto. Male anche il titolo in Borsa, in calo sin dal mattino, fino a raggiungere -4,8% nel pomeriggio. La direzione della Fiat siciliana ha spiegato con un telegramma il perché del blocco dell'assemblaggio della Lancia Y a Termini: «Da alcuni giorni - dice l'azienda - lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa. Dal 26 gennaio ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori blocca la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l'attività, a partire dal 27 gennaio l'azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti». Lo stop alle linee, aggiuge Fiat, «sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l'allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano». Il riferimento è ai 13 operai della «Delivery Mail», appalto che cura le pulizie dei cassoni, sul tetto da 10 giorni: con altri 5 colleghi, sono stati i primi licenziati della «nuova fase» (quella iniziata con l'annuncio che Termini cesserà di fare auto da fine 2011). Blocchi e proteste non sono mancati anche negli altri stabilimenti. A Pomigliano, i 38 precari della Fiat a cui il contratto è scaduto (e non è stato rinnovato) a fine anno, hanno bloccato la circolazione. Tensioni anche a Mirafiori, dove l'annuncio della cassa - seppure i torinesi ci siano più che abituati - è arrivato come una doccia fredda: alcuni temono che si possa concretizzare la voce secondo cui Fiat avrebbe intenzione di ridurre le linee di produzione, dalle attuali quattro a solo una. Le tute blu si fanno i conti in tasca: le due settimane di cassa, da fare a cavallo tra febbraio e marzo, vogliono dire ben 300 euro in meno in busta paga. Secondo i lavoratori, poi, è un modo con cui Marchionne vuole pressare il governo a varare nuovi incentivi auto. E Marchionne, dal canto suo, ieri è volato a Detroit, dove può occuparsi della Chrysler. I ministri Scajola e Sacconi hanno spiegato di aver saputo delle due settimane di cassa solo dai giornali: Scajola ha definito la misura «inopportuna», e con Sacconi ha annunciato di voler «riavviare il dialogo». Si spera sempre. Dall'altro lato, il leader della Cisl Raffaele Bonanni parla di «ricatto»: «Ci fanno trovare 30 mila cassintegrati all'incontro del 29 gennaio con il governo». A questo punto, quindi, tutti guardano al tavolo di domani a Roma. Intanto è confermato lo sciopero di tutto il gruppo per il 3 febbraio.lunedì 25 gennaio 2010
Ha stravinto Nichi Vendola.
BARI - Tanti pugliesi al voto, quasi 200 mila, secondo fonti del partito, e una netta vittoria per il governatore uscente: «Ha vinto Nichi Vendola», ha annunciato il segretario regionale del Partito Democratico pugliese, Sergio Blasi, nell'annunciare il risultato delle primarie. «È stata una giornata importante, di democrazia, una giornata bella», ha aggiunto. L'annuncio ha confermato i dati affluiti al comitato elettorale che, da subito, davano Vendola avanti nettamente, con il 70-73% dei suffragi, sul rivale Francesco Boccia nella sfida per conquistare la candidatura per il centrosinistra.ALTA AFFLUENZA - Hanno votato circa 192.000 persone per le primarie del centrosinistra in Puglia per la scelta del candidato presidente alle prossime regionali. Il dato è quello definitivo reso pubblico dal Partito Democratico pugliese. Coloro che votarono in Puglia alle primarie del Partito Democratico il 25 ottobre scorso quando venne scelto Pierluigi Bersani a segretario del partito furono circa 170.000. Furono invece 79.296 i partecipanti alle primarie del 2005 quando per la prima volta Nichi Vendola ebbe la meglio su Francesco Boccia nella scelta del candidato presidente del centrosinistra per la Regione Puglia. Durante la giornata code, in alcuni casi lunghe anche decine di metri, si sono formate davanti ai seggi, chiusi domenica alle 21 (e aperti alle 8 di mattina). Dopo mesi di polemiche e veleni, per il centrosinistra pugliese è stato dunque il giorno delle primarie. Il Popolo della Libertà, nel frattempo, ha investito della candidatura Rocco Palese, attuale capogruppo in Regione ed ex assessore al Bilancio.
LA SFIDA - Quello in Puglia è stato un voto delicato, soprattutto per il Partito Democratico che ufficialmente sosteneva Boccia contro il governatore uscente Vendola. Di fatto, lo stesso film andato in onda cinque anni fa, quando prevalse l'allora esponente di Rifondazione contro ogni pronostico. Come nel 2005, Boccia poteva contare in teoria sul sostegno di tutto il Partito Democratico (allora erano Democratici di Sinistra e Margherita), ma è noto che molti esponenti democratici si sono schierati con Vendola. La vittoria del leader di Sinistra Ecologica e Libertà rischia ora di aprire accese discussioni tra i democratici. Per Boccia sono scesi in Puglia a fare campagna elettorale il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il capogruppo alla Camera Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni, senza contare Massimo D’Alema che ha trascorso nella regione praticamente tutta l’ultima settimana. I democratici hanno tentato di attuare in Puglia la loro linea nazionale: dare vita a una coalizione larga che tenga insieme l'opposizione parlamentare: Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori. Ma il leader dei centristi Pier Ferdinando Casini ha precisato: «Se vince Vendola non ci sarà spazio per un'alleanza».
dal sito: www.corriereofanto.it
venerdì 22 gennaio 2010
FISCO, GIUSTISSIMA IDEA DI SCIOPERO DELLA CGIL. ERA ORA. LO FAREMO ANCHE NOI.

mercoledì 20 gennaio 2010
Regolamento Primarie 2010
Art. 1 – Diritto di voto.
Art. 2 – Apertura dei seggi:
Art. 3 – Composizione dei seggi.
Art. 4 – Il Presidente del seggio.
Art. 5 – Divieti nei seggi.
Art. 6 – Schede elettorali.
Art. 7 – Esercizio del diritto di voto.
Art. 8 - Norme di garanzia.
Art. 9 – Trasmissione dei risultati.
Art. 10 – Contestazioni.
Art. 11 – Ubicazione dei seggi.
martedì 19 gennaio 2010
in campo per Nichi Vendola e per la Puglia Migliore
Intervento a firma di un operaio della Fabbrica di Nichi, vincitore bando “Principi Attivi”"La storia che vi racconto è una storia fatta di uomini; la storia fatta da un uomo.La prova tangibile e concreta che non è come dicono; non sono tutti uguali.La storia di chi la Puglia Migliore la costruisce ogni giorno con il proprio talento e il proprio impegno.La storia di Nichi. Della persona che ha saputo credere in noi; nei giovani.Di chi non ha lasciato che i luoghi comuni fossero la “pancia” di un modo di pensare diffuso, che ci vedeva come inetti, inattivi, poco interessati. Dei bamboccioni.Nichi ci ha dato speranza. Ha trasmesso in noi la forza di credere che un cambiamento reale e sostanziale si potesse attuare. Non con cose grandi, ma con grandi cose.Nessun mito. Solo un uomo con le sue idee; ma non un uomo solo. Abbiamo immaginato. Abbiamo sognato con Lui, cinque anni fa. Abbiamo visto quel sogno realizzarsi e ne abbiamo assaporato l'etica poetica ed emozionale.La sua poesia.L'incanto di occhi umani che sapevano emozionarsi dinnanzi al mare di gente pronta a sostenerlo; ad esserci per lui. E ci saremo. Ci siamo.Non solo numeri di qualche pagina di facebook, ma con volti e sorrisi; con sogni e passioni.Passione per la buona politica e non la politica buona che sazia le pance sempre degli stessi.Siamo pronti e saremo tanti. Tantissimi. Domenica saremo lì con altri pugliesi giunti da tutta Italia a dire che la Puglia Migliore non si tocca.La Puglia Migliore di noi giovani.La Puglia di Nichi".
Un operaio della Fabbrica di Nichi
Vincitore bando “Principi Attivi”
lunedì 18 gennaio 2010
Primarie in Puglia: la posizione del PRC
Sembra essersi concluso lo sconcertante percorso del PD per la definizione delle modalità attraverso cui individuare il candidato alle prossime elezioni regionali: la scelta delle primarie mette un punto fermo ad una diatriba tutta personalistica, incentrata sulla volontà di accreditarsi presso i partiti di centro e persino verso formazioni dichiaratamente di destra, in nome di presunte geometrie elettoralistiche favorevoli.Queste primarie sono indette in assenza di accordi programmatici e senza chiarezza sulla coalizione che il vincitore sarà chiamato a guidare, tant’ è che sulla scheda gli elettori troveranno i simboli dei soli due partiti che le indicono.Il PRC ha caparbiamente rifiutato questa logica, considerando i contenuti politici quali presupposti su cui costruire le alleanze e individuare i candidati.Sosteniamo la necessità che al centro del confronto ci siano il lavoro, i beni comuni, i diritti: lotta alla precarietà, misure anticrisi, sostegno al reddito, diritto allo studio e rilancio della scuola pubblica, moralizzazione della sanità, politiche di accoglienza e diritto alla casa, tutela del paesaggio, scelte alternative in campo energetico, difesa del territorio e dei beni comuni, ripubblicizzazione dei servizi, a partire da quello idrico. Esigiamo che la propaganda dei due candidati alle primarie avvenga sui temi concreti.Per quanto ci riguarda, ribadendo pubblicamente le nostre priorità e la nostra autonomia, riteniamo essenziale evitare il definitivo snaturamento dell’ esperienza pugliese verso una deriva moderata e subalterna ai potentati economici: la vittoria di Nichi Vendola terrebbe aperta tale possibilità.Bari, 16 gennaio 2010
Tonia Guerra
Segreteria Regionale
Rifondazione Comunista
sabato 16 gennaio 2010
FERRERO: DATI BANKITALIA, DISOCCUPAZIONE ESPLODE. SERVE REDDITO SOCIALE AI DISOCCUPATI.

Insomma, la crisi è molto più pesante di come la dipinge il governo Berlusconi, che invece che continuare a dire bugie dovrebbe intervenire subito e massicciamente, contro l’esplodere della disoccupazione. La misura da prendere è semplice: introdurre una patrimoliale e far pagare di più le tasse ai ricchi per trovare i fondi necessari a garantire un reddito sociale per tutti i disoccupati. Inoltre, assieme alla redistribuzione del reddito dall’alto verso il basso, per far ripartire i consumi, e dunque anche l’occupazione, è necessario varare una seria ed efficace politicaindustriale: ecco perché chiediamo che lo Stato proceda alla nazionalizzazione di tutte le imprese che stanno chiudendo e al blocco dei licenziamenti.
giovedì 14 gennaio 2010
Le nuove vie di Roma inneggiano al fascismo
di Bianca Bracci Torsi*A Roma sta arrivando una nuova titolazione stradale, già decisa in Campidoglio: lo slargo di via Acca Larentia, dove si apriva la sede del Msi-Dn del quartiere Tuscolano e dove il 7 gennaio 1978 furono uccisi tre militanti dell'estrema destra, si chiamerà "Caduti di Acca Larentia". Lo ha annunciato Alemanno alla celebrazione ufficiale del trentesimo anniversario, parlando di «una violenza immotivata e gratuita che dimostra disprezzo della vita umana». Lo stesso pomeriggio Teodoro Buontempo e Francesco Storace (La Destra), Fabio Sabbatani Schiuma (Mpi), Giuliano Castellino (Popolo di Roma) e Gianfranco Iannone (CasaPound) con qualche centinaio di attivisti hanno ricordato lo stesso episodio distinguendosi, con una critica discreta ma esplicita, dai camerati istituzionali che «avrebbero dovuto andarci tutti evitando fastidiosi e imponenti servizi d'ordine» e avrebbero parlato «senza alcuna riflessione sul sacrificio di tre ragazzi che, con sacralità, dobbiamo chiamare camerati nel significato più profondo di questa parola di guerra e d'amore, di fede e di comunità». Il sindaco non ha però da temere uscite estemporanee, sempre pericolose alla vigilia delle elezioni: Buontempo ha garantito a nome di tutti i presenti l'appoggio alla candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio. D'altronde gli stessi "irriducibili" non hanno forse festeggiato con uguali saluti romani e slogan appropriati la sua elezione a Sindaco di Roma?In tutte e due le circostanze nessuno delle forze dell'ordine presenti è intervenuto a contestare la violazione della Legge Scelba (n. 645 del 1952), la quale annovera fra i reati perseguibili d'ufficio l'apologia di fascismo, consistente in «denigrazione della democrazia, delle sue istituzioni e dei valori della Resistenza, l'esaltazione di esponenti, principi e metodi del partito fascista e manifestazioni esterne di carattere fascista».Lo stesso avveniva nel 1978 quando nelle sezioni del Msi-Dn sventolavano bandiere nere, simboli fascisti e nazisti, foto di Mussolini e ne uscivano volantini inneggianti al fascismo e squadre in "spedizione punitiva". Una delle più note è la sezione di Acca Larentia, dove quella sera di gennaio un gruppo dei Nuclei per il Contropotere Territoriale, che rivendicheranno l'attentato, sparano sui missini che stanno uscendo, uccidendo Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, molto noti nella variegata comunità neofascista romana nonostante la giovane età.Poche ore dopo, una folla di attivisti, venuti da tutta Roma, riempie la piazzetta: ci sono giovani dirigenti, che saranno protagonisti della politica nazionale, come Buontempo, Gasparri e Fini, e futuri Nar che riempiranno le cronache degli anni successivi come i fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ci sono anche la Ps e i Carabinieri, coi quali i manifestanti entrano presto in conflitto. Forse un lancio di sassi, l'apparizione di minacciose spranghe, un insulto di troppo, al quale rispondono i lacrimogeni e gli spari in aria, poi un ufficiale dei carabinieri spara ad altezza d'uomo e coglie, in piena faccia, la terza vittima della giornata: Stefano Recchioni.Non restano che le vie legali, ma solo contro i Nuclei Armati. Per il carabiniere, l'unico visto in faccia da tutti, è intervenuto tempestivamente e con molta fermezza Almirante: i fascisti non possono attaccare l'Arma. Disciplinatamente i giovani fascisti cercano vendetta solo contro i "rossi", comunque connotati. Due mesi dopo, Alessandro Alibrandi, Valerio e Cristiano Fioravanti, dopo una lunga e vana ricerca intorno a varie sedi della nuova sinistra, finiscono ai giardinetti di piazza Giovanni Bosco a Cinecittà e sparano contro un gruppo di ragazzi seduti su una panchina, che riconoscono come "rossi" dai giubbotti e dai capelli lunghi. Muore Roberto Scialabba, si salva fuggendo, ferito, suo fratello Nicola.Erano gli anni in cui nei riemergenti gruppi neofascisti si affiancano ai vecchi picchiatori uomini nuovi, armati di pistole ed esplosivi, che si autodefiniscono idealisti, perseguitati da un regime la cui eminenza grigia, potentissima e feroce, è il comunismo, cioè il Pci, vero padrone della polizia, della magistratura, della stampa, tutti coalizzati contro giovani onesti, laboriosi e gentili colpevoli solo di voler riportare l'Italia alle sane tradizioni del Ventennio. Si contrappongono loro coetanei armati in nome dell'antifascismo e dell'anticapitalismo che contestano la tattica e la strategia del Pci e giudicano pre-rivoluzionaria la fase politica italiana.Il vittimismo e la violenza dei giovani fascisti, che si proclamano insieme "brutti, sporchi e cattivi" e vittime innocenti, risulteranno, nonostante la palese contraddizione, propagandisticamente efficaci, tanto da costituire, a distanza di tre decenni, una delle idee portanti del più recente revisionismo. Il facile oblio della propria storia, anche vicina, ha infatti cancellato la memoria di quegli anni, di una fase nella quale alla cauta copertura del partito neofascista legale e rappresentato in Parlamento, rispondeva una ben orchestrata campagna della Dc e dei suo alleati di governo che con la formula degli "opposti estremismi" creava un clima di paura diffusa, la cui responsabilità, più che sull'Msi ancora (per poco) fuori dal cosiddetto arco costituzionale, era attribuita al Pci, accusato di essere, perlomeno, cattivo maestro e comunque collegato da un resistente filo rosso a qualsiasi azione violenta di chiunque si definisse comunista.Oggi, usciti dalle fogne alle quali si riferiva il titolo di un giornaletto fascista semi-clandestino e assunti al governo, i nazifascisti del terzo millennio possono permettersi di inneggiare alla X Mas e insultare la Resistenza e la Costituzione, la più bella eredità arrivata a noi, mentre la teoria degli opposti estremismi, opportunamente rielaborata, serve anche a definire la guerra di Liberazione uno scontro fra bande ugualmente violente sulla pelle di un popolo immobilizzato dalla paura. C'è però una distinzione fra i partigiani complessivamente definiti "traditori d'Italia e servi di Mosca" e i "ragazzi di Salò", un po' fanatici, a volte un po' violenti, ma animati da sacrosanto amore di patria, comunque da rivalutare insieme ai loro camerati di tutti i tempi, dai gerarchi dell'era fascista, alle SS italiane, ai neofascisti e neonazisti protagonisti e/o vittime di più recenti episodi di violenza. Perché una strada, una piazza, un parco, non si negano a nessuno, basta che possa esibire sicure credenziali di anticomunismo.
mercoledì 13 gennaio 2010
REGIONALI: FERRERO, PD TROPPO MODERATO SU TEMI ECONOMICO-SOCIALI

“Ci pare -dice il segretario del Prc- che il Pd abbia un profilo un po’ troppo moderato. E’ necessaria una connotazione piu’ marcata sui temi sociali, come la difesa dell’occupazione, dell’acqua pubblica e del rifiuto del nucleare per la produzione di energia. Ci vuole un altro progetto rispetto a quello del governo e bisogna costruire una coalizione chiaramente alternativa al centro destra”.
Il discorso sulle candidature alle regionali, l’interesse a rafforzare il rapporto con l’Udc o l’intenzione di sostenere Emma Bonino nel Lazio da parte dei democratici, sono solo una parte del problema. “Un po’ dipende dalle candidature ma noi facciamo un dicorso piu’ generale, e l’eccesso di confusione che si sta manifestando sulle alleanze per le regionali non giova a fare chiarezza. Il punto vero -insiste Ferrero- e’ dare un segnale forte di controtendenza rispetto alle politiche delle destre. Candidature e programmi non devono tradire questa impostazione. Noi non ne facciamo un discrimine di tipo ideologico ma di riconoscibilita’ del profilo del centro sinistra”.
In Puglia, in Campania e nel Lazio c’e’ l’impressione che il Prc voglia attendere come il Pd intende chiudere le tre partite regionali. “In Puglia mi sembra evidente che c’e’ una gran confusione -commenta il segretario del Prc- e non e’ ancora chiaro come vada a finire. Se il Pd non lascia passare le primarie, e’ chiaro che per noi c’e’ un candidato solo: Vendola. Non c’e’ discussione. Noi non vogliamo lo scontro e siamo pronti a fare la nostra parte. La speranza e’ che si riesca a ricomporre la situazione e a trovare una soluzione, evitando di dividersi per fare un favore al Pdl”.
Nel Lazio, prosegue il leader di Rifondazione. “permangono le riserve sulla candidatura di Emma Bonino”. Le perplessita’ sono soprattutto determinate dalle idee dell’esponente radicale in materia economica e sociale. “Vogliamo capire se e’ possibile correggere questa impostazione. Vedro’ Bonino che ci ha chiesto un incontro. In Campania, invece, abbiamo detto da mesi che occorre una chiara discontinuita’ con la precedente amministrazione regionale. Vedremo se questa nostra richiesta verra’ ascoltata. Aspettiamo. Se non sara’ cosi’ -conclude Ferrero- e’ evidente che dovremo fare altrin tipi di ragionamento”.
martedì 12 gennaio 2010
NUOVA STAMPELLA AL SINDACO ZOPPICANTE
Nuovo atto della commedia dell'assurdo minervinese.Non ci sprechiamo a ripetere cose che tutti sanno (tre Consiglieri della passata minoranza - divenuta per alchimia di Palazzo maggioranza – come da noi pronosticato, hanno tolto l'appoggio al Sindaco che pare abbia evitato una rovinosa caduta solo aggrappandosi alla mano tesa dall'UDC, chissà a quale prezzo…).
NON POSSIAMO PIU' ACCETTARE CHE SI PARLI DI MINERVINO NELLA PROVINCIA SOLO PER I CONTINUI CAMBIAMENTI DI MAGGIORANZA.
Non si può più accettare CHE I NOSTRI AMMINISTRATORI SACRIFICHINO LA NOSTRA CITTA' A CANOSA (PIANO SOCIALE DI ZONA), ED IL NOSTRO SERVIZIO SANITARIO A SPINAZZOLA.
Rifondazione Comunista è stata tra i partiti più attivi nella denuncia delle conseguenze della cattiva amministrazione di cui il Sindaco è responsabile e di cui sono complici gli Assessori e i Consiglieri di maggioranza.
Prezzo dei Loculi cimiteriali alle stelle, strade dissestate e il menefreghismo nei confronti di una colossale crisi economica, sono parole che rendono immediatamente chiaro a cosa ci riferiamo.
Ma non ci illudiamo che ciò avvenga: aspettiamo il prossimo ricatto e personalismo che farà traballare la maggioranza.
A quei consiglieri che siedono nei banchi dell'opposizione, legittimamente eletti dal popolo minervinese quale maggioranza nel 2007, chiediamo di non far sconti a chi è impegnato più a salvare la sedia che a fare gli interessi dei cittadini, chiediamo inoltre di impegnarsi affinchè non vada a buon fine il tentativo di affossare gli anni di buongoverno di centrosinistra (E' QUESTO IL VERO TENTATIVO DI RESTAURAZIONE) da parte di quanti hanno trascinato in basso la politica nella nostra città, riducendola a insulto, demonizzazione e calunnia.
domenica 10 gennaio 2010
Maroni, basta con le menzogne. Questo caos lo hai creato tu
“A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado”. Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. “Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono”.
Questa è la realtà che il ministro finge di non conoscere:
1) nel marzo del 2009, Maroni arrivava a Reggio Calabria e – colpito dalla situazione dei migranti nella Piana – annunciava 200 mila euro del PON Sicurezza per l`emergenza migranti, in particolare “primi interventi assistenziali in relazione alla situazione di forte disagio presente a Rosarno ed in altre aree della provincia per la presenza di immigrati”. Oggi quei fondi sono arrivati, anzi di più: 930 mila euro per il “recupero urbano delle aree degradate” di Rosarno. Come sono stati spesi? Perché l`emergenza annunciata (che si presenta ogni inverno dal 1990) non è stata affrontata?
1) Non tutti sono “clandestini”. Tanti lavoratori hanno il permesso di soggiorno in scadenza, sono stati licenziati nelle aziende del Nord dove lavoravano fino a ieri e rischiano di perdere i documenti se non trovano un altro contratto entro pochi mesi. Sono le regole disumane della Bossi Fini.
2) Tanti irregolari sono denegati (richiedenti asilo a cui è stato opposto un rifiuto). Molti hanno il permesso di soggiorno, ad esempio uno dei due ragazzi feriti nell`attentato che ha scatenato la rivolta.
3) Dire che gli stranieri portano degrado a Rosarno è assolutamente falso; il degrado è frutto dello strapotere mafioso, prodotto da italiani, contro cui il suo governo non ha fatto nulla e che viene di fatto accettato dagli abitanti locali. Gli africani, invece, si sono ribellati alla mafia nel dicembre 2008 ed hanno collaborato con i carabinieri, portanto all`arresto dei loro aguzzini.
4) I migranti irregolari della Piana hanno sempre chiesto di “poter lavorare in condizioni dignitose”. Non vogliono essere “clandestini”: si trovano a non avere documenti per le assurde leggi razziste varate da uno Stato irresponsabile.
5) Molti arrivano al Sud perché sperano di trovare uno Stato meno asfissiante, e di sfuggire al clima da caccia allo straniero creato dalla Lega.
6) Gli stranieri – sia “clandestini” che regolari – sostengono l`economia agricola del Sud. Senza di loro, arance, pomodori ed ortaggi marcirebbero nei campi. I loro salari da fame sono indipendenti dal prezzo di mercato. Braccianti e consumatori pagano una filiera malata, caratterizzata da passaggi parassitari, forme estorsive, presenze mafiose.
7) Qual è la “normalità” che Maroni vuole portare nella Piana, cacciando i “clandestini”? Quella dei morti ammazzati a colpi di kalashnikov dopo una lite per un posteggio? Quella delle autobombe? Quella dei razzi anticarro di provenienza jugoslava trovati in normali appartamenti? Quella dei ragazzini di 14 anni ammazzati con un colpo alla nuca?
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord. Milioni di lavoratori stranieri – che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi – non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.
venerdì 8 gennaio 2010
L'unica conseguenza delle scissioni dal Prc, l'indebolimento di Rifondazione Comunista...
di Claudio Grassidella Segreteria nazionale Prc
Rsponsabile naz.le Organizzazione Prc
Ho già avuto modo di scrivere e di dire che tutte le scissioni che ha subito Rifondazione hanno dato un unico risultato: indebolire Rifondazione stessa e, con essa, l’unico soggetto politico che avrebbe potuto costruire in questi anni – a sinistra – un forza politica di massa, non residuale, che coprisse lo spazio prodotto dalla deriva moderata del Pds e dei Ds prima e del Pd oggi.Il fallimento è totale, in tutte le sue varianti: sia di chi si è separato in nome dell’unità e del moderatismo (Comunisti unitari, Pdci, Sinistra e Libertà), sia di chi si è separato in nome della radicalità (Pdac, Pcl, Sinistra Critica).Chi ha praticato queste scissioni ha commesso un grave errore. Non solo non ha realizzato il progetto che avrebbe voluto realizzare, ma ha ottenuto il contrario.Quello stesso progetto poteva praticarlo dentro Rifondazione e nella dialettica interna cercare di farlo avanzare, senza indebolire Rifondazione, e ottenendo, probabilmente, maggiori risultati.
Così come un grave errore lo hanno commesso quei compagni e quelle compagne che, quando Occhetto sciolse il Pci, decisero di stare nel “gorgo”. Salvo poi accorgersi, dopo qualche anno, quando ormai era troppo tardi, che in quel “gorgo” mancava l’acqua.La storia della Sinistra in Italia sarebbe stata ben diversa se non fossero stati commessi questi errori.La nostra credibilità, oggi, è minata soprattutto da questi fatti: gruppi dirigenti che si sono divisi praticando scelte individuali che spesso sono state in contrasto con quanto loro stessi avevano detto e scritto fino a poco tempo prima.
La Federazione della Sinistra, seppure in modo ancora insufficiente, vuole invertire questa tendenza alla scissione e alla separazione.
Ma ciò di cui voglio parlare più approfonditamente concerne Sinistra Ecologia e Libertà.
Vendola e gli altri compagni/e sono usciti da Rifondazione ritenendo che essa avesse imboccato, a Chianciano, una strada settaria, identitaria e minoritaria.
Se anche ciò fosse stato vero – per la ragioni indicate prima – avrei ritenuto ugualmente sbagliata la scelta della scissione. Si doveva restare nel partito e lì si doveva cercare di far prevalere le proprie ragioni.
In ogni caso il punto che oggi appare evidente, a distanza di un anno dalla scissione, è il clamoroso fallimento del progetto politico che era stato posto alla base della costruzione di Sinistra e Libertà.
Vediamo, seppur schematicamente, cosa dicevano i compagni di Sinistra e Libertà:
1) C’è uno spazio tra Rifondazione e il Pd che noi, assieme ad altri soggetti, possiamo occupare per rilanciare una Sinistra unitaria e rinnovata. Risultato: metà dei soggetti coinvolti si sono defilati. I Verdi sono andati per conto loro e altrettanto hanno fatto i Socialisti; inoltre una parte di Sinistra Democratica ha ripreso contatti con il Pd.
2) Nel Pd c’è un dibattito interessante e, a seconda di come andrà il congresso, si potranno aprire scenari nuovi. In particolare se vincerà l’asse D’Alema- Bersani cambieranno le cose a sinistra.Risultato: ha vinto Bersani ed è saltata la ricandidatura di Vendola in Puglia. Giordano, in una intervista al Manifesto, ha proposto che Sinistra e Libertà si schieri ovunque contro questo Pd dominato da D’Alema!
3) Rifondazione Comunista, che fino a qualche settimana fa veniva associata a definizioni tipo: “mummie, catacombe, torcicollo, stalinisti….” oggi viene definita dal compagno Vendola in una recente intervista “una forza importante della sinistra” con la quale occorre fare “unità”! Risultato: è un fatto positivo, ma ci si poteva risparmiare un anno di insulti che sicuramente non hanno incrementato la credibilità della Sinistra tra il nostro popolo.
Per concludere. Il progetto di Sinistra e Libertà è fallito. Un’altra scissione inutile che poteva essere evitata. Cosa aspettiamo ad imparare la lezione? Cosa aspettiamo, in un Paese dove le destre hanno conquistato non soltanto il Governo (magari fosse solo quello!) ma soprattutto l’egemonia culturale tra gli strati popolari, ad unire le forze? Cosa aspettiamo, in un Paese dove l’ “opposizione” – proprio perché noi siamo spariti – è rappresentata da un Pd che rincorre Casini e da un Di Pietro che in Europa sostiene i liberali e in Italia fa l’estremista, a parlarci, a concordare iniziative comuni?Possibile che sia impossibile?
Noi crediamo nel nostro progetto che è quello della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra come tappa concreta verso una unità basata sui contenuti.
Possono esserci altri progetti a sinistra del Pd e di Idv diverso dal nostro, ma ciò non lo ritengo - e per quanto mi riguarda non deve essere – un ostacolo alla costruzione di una unità tra di noi.
Possibile che Berlusconi riesca a mettere assieme Storace e Pisanu e noi non riusciamo a costruire una piattaforma comune tra compagni e compagne che per tanti anni hanno lavorato fianco a fianco nello stesso partito?Se vogliamo riacquistare una credibilità tra i lavoratori lo dobbiamo fare subito!
dal sito www.claudiograssi.org
mercoledì 6 gennaio 2010
Regionali: comunicato stampa del Partito della Rifondazione Comunista
COMUNICATO STAMPAPare vicina all’epilogo, ad un triste epilogo, la tragicommedia, il grottesco psicodramma, di cui è stato protagonista in queste settimane il PD pugliese. La scelta (pare) definitiva sembra essere quella di sacrificare la stagione dell’alternativa in Puglia, o anche una possibilità di vittoria del centro-sinistra, a una svolta moderata e neocentrista, all’asse PD-Udc: non a caso le prime esternazioni del candidato Boccia, con singolare mandato auto-esplorativo, già alludono ad una logica familistica e ad una equidistanza lavoro-impresa.In questi mesi non abbiamo omesso di denunciare, anche aspramente, i limiti del governo regionale, soprattutto se paragonati alle aspettative di partecipazione che si erano aperte con la stagionedella primavera pugliese; di nominare le metamorfosi degenerative del “laboratorio Puglia”. Ma l’esito di questa vicenda, con la candidatura Boccia proposta dal Pdsostenuta dall’Udc anche a costo di perdere in Puglia e purchè si rompa con la sinistra d’alternativa, conferma quanto abbiamo sostenuto in questi mesi: si vuole “normalizzare” ogni tentativo di continuare a costruire un’alternativa in Puglia e il “niet” a Vendola ha questo preciso obiettivo. Il nostro no all’allargamento della coalizione a Udc e Poli Bortone, (su cui lo stesso Vendola, per la verità, avrebbe potuto negli ultimi mesi essere meno ambiguo), non era e non è dettato da uno “steccato ideologico”, ma da una volontà di difendere la Puglia dai poteri forti che queste forze rappresentano.Il Partito della Rifondazione Comunista chiede che in primo luogo si definiscano i punti programmatici su cui proseguire e migliorare l’esperienza di questi 5 anni di governo: in primo luogo, misure anti-crisi, difesa del territorio, sostegno al reddito e diritto allo studio, moralizzazione della sanità, no al nucleare, pubblicizzazione dell’acqua.Chiediamo a Nichi Vendola di confermare la sua disponibilità ad essere il candidato presidente di una coalizione d’alternativa, aperta a tutte le forze politiche, i soggetti sociali che credono si possa mantenere aperta una prospettiva programmatica alternativa e partecipata. Distanti da ogni forma leaderistica e populistica della politica, da ogni ipotesi di americanizzazione e di ulteriore slittamento in senso bipartitico della rappresentanza, ci batteremo con tutte le forze disponibili, in Puglia come a livello nazionale, senza alcun baratto tra regole e alleanze di governo, perchè non vengano escluse dalla rappresentanza i conflitti e le forze dell’alternativa.
Bari, 6 Gennaio 2010
Nicola Cesaria – Segretario regionale PRC
Eleonora Forenza – Segreteria nazionale PRC
Piero Manni – Capogruppo Regione Puglia PRC
lunedì 4 gennaio 2010
In risposta alle dichiarazioni del sindaco Roccotelli
La parte della vittima non Le calza Sindaco!
E’ da 2 anni e mezzo (metà legislatura) che Lei amministra questa città. Le situazioni di disagio di cui Lei stesso parla sono dovute alla sua completa incapacità e non a presunti fantasmi del passato che continuamente evoca.
IL SINDACO NON RICORDA DI ESSERE STATO TRA QUELLE CONSULENZE CHE OGGI MANDA A MORTE? NON RICORDA DI ESSERE STATO PRIMA REVISORE DEI CONTI E DOPO PRESIDENTE DEL COLLEGIO?
Questa sua amnesia continua a stupirci! E continua a stupirci il fatto che oltre a pubblicare articoli sulla Gazzetta del Nordbarese sullo stesso tema (consulenze), di concreto è stato capace di:
- AUMENTARE IL PREZZO DEI LOCULI CIMITERIALI,
- OTTENERE RECORD PER MINERVINO (si fa per dire) del PIÙ BASSO LIVELLO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA BAT,
- IGNORARE COMPLETAMENTE I PROBLEMI DEGLI OPERAI OMP E DEGLI AGRICOLTORI (LIQUIDATI CON 4 RIGHE SU DI UN MANIFESTO),
- ESSERE INCURANTE DELLE DIFFICOLTA’ DEI MINERVINESI CHE OGNI GIORNO SI RECANO IN CAMPAGNA SU STRADE DISSESTATE,
- … (NON BASTEREBBE UN MANIFESTO PER CONTINUARE)
LA VERITÀ È CHE LEI NON PUÒ OCCUPARSI DEI PROBLEMI REALI DELLA POPOLAZIONE PERCHÈ IMPEGNATO DI VOLTA IN VOLTA AD AGGRAPPARSI ALL’ANCORA DI SALVATAGGIO CHE LE VIENE OFFERTA DA L’UNO O DALL’ALTRO PERSONAGGIO DI QUELLA CHE I CITTADINI MINERVINESI HANNO SCELTO,NEL 2007, COME MINORANZA, E CHE LEI, MAESTRO DI TRASFORMISMO, HA FATTO DIVENTARE MAGGIORANZA.
Il Partito della Rifondazione Comunista rivendica con orgoglio di aver fatto parte dell’Amministrazione del Sindaco Michele della Croce, e di essere stato rappresentato dall’ex assessore Michele Pellegrino, compagno sempre fedele alle sue idee ed ai suoi sostenitori. DIFFICILE FAR PARAGONI CON GLI ATTUALI AMMINISTRATORI


