domenica 29 giugno 2008

Congresso di Sezione

Martedì 1° Luglio
Congresso di Sezione
del
Partito dei
Comunisti italiani
Via Garibaldi,17 ore 19.00

mercoledì 25 giugno 2008

DILIBERTO SU UNITA' DEI COMUNISTI

«Cosa stiamo aspettando? Il risultato elettorale ci ha riportato tutti ai minimi termini, è il momento di agire insieme. L'Arcobaleno ha fallito e non certo per colpa di Oliviero Diliberto. Ricominciare da questa esperienza sarebbe andare contro il buon senso». E allora «se ci sono due partiti che si dicono comunisti e che hanno anche governato uno accanto all'altro, costituiamo un nuovo partito comunista insieme». Il Pdci terrà il congresso una settimana prima di quello di Rifondazione comunista: «A questo punto aspetto una risposta da Rifondazione, con grande rispetto per il loro congresso. Mi auguro che la risposta sia positiva per costruire qualcosa di importante insieme».

martedì 24 giugno 2008

LE UNIVERSITA' DIVENTANO FONDAZIONI, ISTRUZIONE PUBBLICA DEMOLITA!

Non solo la neo-ministro Mariastella Gelmini condivide con i suoi predecessori – di destra e di sinistra – la scarsa originalità di intervenire nel mondo dell’università e della ricerca con l’ennesimo decreto legge: con gli intenti dichiarati, riassumibili nell’acronimo MAV (merito, autonomia, valutazione), si inserisce nel solco già tracciato da questi ultimi, portando alle estreme conseguenze il progetto di “trasformazione” dell’università italiana iniziato con l’introduzione dell’autonomia negli anni ’90.
“Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”, recita così l’articolo 17 del decreto legge che anticipa la manovra economica che il governo Berlusconi ha in serbo. Dove la parola chiave è “trasformazione”: non costituire, non partecipare, bensì trasformare appunto, e cioè trasferire per intero un patrimonio pubblico in senso lato (non solo, e più banalmente, dunque, gli immobili, ma anche una parte fondamentale della formazione pubblica italiana) a favore di soggetti privati.
Condividiamo le preoccupazioni espresse in questi giorni da molti dei compagni della CGIL che, comprensibilmente, si interrogano su come si possa stornare per decreto il patrimonio dello Stato a un ente di diritto privato, e siamo ulteriormente preoccupati per una misura che andrà a colpire, a nostro giudizio, direttamente la vita non solo di chi lavora all’università, ma anche di quelle tante e di quei tanti che vivono l’università da studenti.
Come e a chi, infatti, verrà garantito l’accesso alle università di “nuovo conio”?
Quale diritto allo studio è ipotizzabile – diritto allo studio già oggi non garantito spesso dall’università pubblica – in una struttura di fatto privata?
Come può l’attuale Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica della Repubblica Italiana disattendere così platealmente l’articolo 34 della Costituzione di cui dovrebbe, invece, farsi garante attraverso il proprio dicastero?
Negli anni scorsi abbiamo denunciato l’aziendalizzazione strisciante delle nostre università, e abbiamo contrastato ogni ipotesi che tentasse di lasciare mano libera al privato.
La proposta della Gelmini di trasformare le università in fondazioni rappresenta l’incarnazione della più nera delle nostre previsioni.
Anziché per un ripensamento serio e di ampio respiro dell’università italiana, afflitta dalle pesanti conseguenze con cui i provvedimenti del periodo recente l’hanno investita, il ministro ha optato ancora una volta per il decreto legge.
Anziché raddrizzare le storture di un sistema in cui a farla da padrone sono la competizione e il far cassa dei singoli atenei, lasciati languire da finanziamenti statali sempre più esigui, la Gelmini ha scelto di buttare il futuro dell’università italiana alle ortiche, consegnandola nelle mani del privato. Anziché garantire un vero diritto allo studio ai bisognosi – e non ai soli meritevoli – e rendere concreto l’accesso a un’università di qualità, la Gelmini ha pensato di risolvere il problema sancendo, una volta per tutte, il principio di un’istruzione superiore assicurata solo a quanti potranno economicamente permettersela.
Un’università finanziata dallo Stato e aperta a tutti, in cui la ricerca sia libera e non dipenda dalla volontà di chi ha i soldi per farla o per farla fare, nella quale gli studenti non siano dei passivi clienti o, peggio ancora, dei semplici finanziatori: questo è ciò di cui abbiamo bisogno in Italia.
L’ennesima declinazione classista dell’università, immaginata dalla Gelmini, non è quello per cui ci siamo spesi in questi anni, bensì ciò contro cui intendiamo batterci dall’autunno prossimo. E se non ora, veramente, quando?
FEDERZAZIONE GIOVANILE COMUNISTI ITALIANI

venerdì 20 giugno 2008

Genova: vergognoso cancellare i processi per gli abusi al G8

La Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani aderisce alla manifestazione di venerdì 20 giugno indetta dal Comitato Verità e Giustizia, davanti al Tribunale di Genova, contro il disegno di legge che disporrebbe la sospensione di tutti i processi riguardanti fatti antecedenti al giugno del 2002 e quindi anche quelli riguardanti il G8 di Genova. In questo modo verrebbe garantita in maniera “legale” l’impunità per tutti quegli appartenenti alle forze dell’ordine immischiati negli abusi alla scuola Diaz ed alla caserma di Bolzaneto, ed attualmente sotto processo.
Questo provvedimento è un’ennesima manifestazione incostituzionale eseguita da un governo Berlusconi, che avrà come risultato solo quello di tutelare i potenti tra i quali il Presidente del Consiglio stesso.

Scuole private e fondi pubblici, i progetti del Pdl

Le scuole pubbliche e statali potranno trasformarsi in Fondazioni ossia in enti privati senza fini di lucro, le scuole private potranno essere finanziate dallo Stato sostanzialmente al pari di quelle pubbliche, gli insegnanti, il cui numero viene definito impressionante, verranno assunti dalle singole scuole, si tenta di “annientare” degli insegnanti precari.
Questo il progetto del governo della destra sulla scuola italiana così come contenuto in un Progetto di legge presentato nel maggio scorso dall’onorevole Valentina Aprea, responsabile nazionale Scuola di Forza Italia, presidente della commissione Istruzione e cultura della Camera dei deputati, già sottosegretario del ministro Moratti. Una legge che, per i suoi aspetti fondamentali, sembra costituire l’interpretazione autentica e... preventiva del discorso programmatico tenuto dal neoministro Gelmini nei giorni scorsi in Parlamento.
Si tratta di un progetto che letteralmente sovverte dalle fondamenta la scuola pubblica italiana, che, contro il dettato costituzionale, la trasforma in senso privatistico intervenendo su tre aspetti fondamentali: risorse e finanziamenti, governo della scuola, insegnanti.
Risorse e finanziamenti. Viene usata una formula suggestiva e quasi accattivante per giustificare il finanziamento indiscriminato alla scuola privata: riallocare le risorse governative sulla base del criterio secondo cui esse seguono l’alunno. Già oggi le risorse (sia pur del tutto insufficienti) “seguono gli alunni” che frequentano la scuola pubblica; infatti lo Stato paga gli insegnanti, istituisce scuole, stanzia fondi per il diritto allo studio... Secondo il progetto Aprea una parte consistente di tali risorse dovrebbe essere sottratta alla scuola pubblica per “seguire gli alunni” che frequentano la scuola privata. L’esatto contrario di quanto avviene ora e di quanto prescritto dalla Costituzione italiana.
E se l’allocazione delle risorse costituisce il passo decisivo per colpire la scuola pubblica e statale e per procedere verso la privatizzazione del “sistema istruzione”, ad esso la legge Aprea ne affianca un altro drammaticamente esplicito: ogni scuola può costituirsi in Fondazione. Ovvero ogni scuola pubblica e statale può trasformarsi in «ente privato senza finalità di lucro» (la fondazione appunto), essere governata da un Consiglio di amministrazione definito e nominato dalla fondazione stessa e composto da enti pubblici e privati. Ovvero le singole istituzioni scolastiche pubbliche statali possono trasformarsi in ente privato, gestito privatisticamente e finanziato pressoché totalmente dallo Stato. Più chiaro di così!
Insegnanti. Nella proposta di legge il tema viene affrontato in modo “strutturale”. Ci limitiamo a sottolinearne alcune pesanti negatività. Il numero degli insegnanti viene definito «impressionante» e quindi sarà drasticamente ridotto, le nuove forme di reclutamento escluderanno oltre centomila precari. Si rischia di compromettere la libertà di insegnamento e la dignità professionale istituendo forme di valutazione fiscali, arbitrarie, del tutto controproducenti ai fini della qualità della scuola, non prevedendo assolutamente nulla per la formazione, l’aggiornamento in servizio, per efficaci e necessari sistemi di valutazione-autovalutazione degli ottocentomila insegnanti che operano nella scuola italiana. In compenso ogni scuola potrà assumere i propri insegnanti, per concorso o a contratto, si presume migliori e più numerosi per la scuole-fondazione che alle risorse statali potranno aggiungere le risorse di facoltosi soggetti privati.
Questi i tratti “eversivi” del progetto Aprea-Forza Italia. L’esatto contrario di cui la scuola e la società italiana abbisogna per superare la sua drammatica arretratezza culturale. Un progetto che nega una scuola qualificata alla maggioranza della popolazione, una scuola che sancisce il “merito della ricchezza” in luogo del “merito per le capacità”; una scuola non più luogo di socialità e democrazia e pluralismo ma di separazione per censo, idee religiose, forse anche per etnia. Un progetto che vuole una scuola che non solo pratica ma si fonda sul principio e persegue l’obiettivo della discriminazione classista, una scuola funzionale alla società della disuguaglianza e senza democrazia o con l’esercito per le strade. Per impedire che tale progetto si realizzi dovremo ancora una volta ripartire dalla scuola pubblica italiana, dalla sua storia e dal suo immenso patrimonio di civiltà, di cultura, di democrazia e pluralismo.

INFAME COCA COLA


giovedì 19 giugno 2008

Elezioni Sicilia: nello tsunami da Catania un dato positivo per il Pdci

Un altro Tsunami in Sicilia. Ancora una devastazione e un risultato disastroso per il PD annientato dal centrodestra. La linea veltroniana dei buoni sentimenti e del dialogo con la peggiore destra europea fa arretrare ulteriormente le forze democratiche e progressiste che non vanno oltre il 25/30%.
Un dato positivo viene da Catania dove il Pdci, reduce da una dura opposizione, autonomo ma in alleanza con il Pd ha ottenuto un risultato davvero confortante. Alla provincia il Pdci ottiene un seggio, mentre al Comune la lista ottiene 2319 rispetto ai 1859 conseguiti dall’altra lista di sinistra (PRC + SD + Verdi + Movimenti); per Orazio Licandro 492 preferenze contro le 173 di Fava!
Appena due mesi fa alle elezioni politiche la Sinistra Arcobaleno rimediava 4.440 voti, di questi ben 2300 cioè più della metà sono ritornati sul nostro simbolo, per il nostro partito e per i nostri candidati. Un buon segno di un partito con buone radici che impediscono che venga travolto dalla marea che sale.

mercoledì 18 giugno 2008

Berlusconi contro tutti, un déjà vu di regime


Pdci, «Le norme “salva-premier” sono una vera nefandezza». El Pais, «Operazione salva-Berlusconi»
Riecco l'eterno braccio di ferro tra premier e giustizia, già filo conduttore della legislatura 2001-2006, caratterizzata dalle varie leggi ad personam finalizzate a risolvere i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi
Stiamo parlando del famigerato “lodo Schifani”, la norma che prevede la non punibilità per le più alte cariche dello Stato; l'emendamento salva-premier che bloccherebbe la sentenza nel processo Mills dove il presidente del Consiglio è imputato di corruzione in atti giudiziari.La legge del “lodo Schifani” è già stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004, perché in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione.Il lodo Schifani, infatti, incide direttamente sul principio di eguaglianza stabilendo che le cinque più alte cariche dello stato vengono sottratte alla giurisdizione ordinaria non per reati connessi alla loro funzione, ma solo per la loro carica. In funzione di ciò il presidente del Consiglio, con le altre quattro cariche, rimane sottoposto alla giurisdizione ordinaria per i reati commessi nell'esercizio della sua funzione (previa autorizzazione della Camera o del Senato), mentre non è perseguibile per i reati comuni, come l'omicidio, il furto o la corruzione.E come in un vecchio film, visto e rivisto, assistiamo allo show di un Silvio Berlusconi che attacca duramente i giudici, definiti di «estrema sinistra», per i loro «fantasiosi processi» e annuncia che ricuserà il presidente del Tribunale di Milano Nicoletta Gandus, che «ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto» con il precedente governo Berlusconi «accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli».Così il premier porta l'emendamento in Consiglio dei ministri per avere l'appoggio netto e totale del suo governo dopo che, in realtà, gli alleati hanno dimostrato una certa freddezza: se non si sono messi di traverso, di sicuro non lo hanno difeso a spada tratta, in primis la Lega, inizialmente contraria ad approvare norme che, per salvare il premier dai suoi guai giudiziari, avrebbero intralciato il lavoro dei giudici e che all'elettorato padano darebbero l'impressione di voler proteggere la “casta”. Ma alla fine tutto pare rientrato e l'asse Forza Italia – Lega ha prevalso.Scoppia però l'ira del Presidente della Repubblica. «Se quelle norme fossero state contenute nel decreto fin dall'inizio, non l'avrei firmato» tuona Napolitano, perché gli emendamenti presentati al Senato per congelare alcuni processi tra cui quelli che riguardano il presidente del Consiglio, lo hanno mandato su tutte le furie. Questo primo conflitto istituzionale della legislatura ha fatto svanire di colpo il clima bipartisan tra Palazzo Chigi ed il Colle di cui tanto si vantava Berlusconi.L'Anm ha bocciato l'emendamento senza mezzi termini e anche oltre confine l'Italia non ci fa una gran bella figura. «Eseguendo una manovra ampiamente annunciata - scrive il quotidiano spagnolo El Pais - il governo italiano ha presentato due emendamenti che mettono in moto la cosiddetta “Operazione salva-Berlusconi”». L'articolo di Miguel Mora, corrispondente dall'Italia del Pais, osserva che il decreto prevede «la sospensione di decine di processi e tra questi di quello che, a quanto pare, non sembra far dormire sonni tranquilli allo stesso capo del governo, il caso Mills». «I provvedimenti - prosegue il quotidiano spagnolo - sono “venduti” dall'esecutivo come un tentativo di ripulire la debordante giustizia italiana, dando priorità assoluta alle cause più gravi (mafia, terrorismo, incidenti sul lavoro). Secondo l' opposizione, i media e i magistrati, i provvedimenti nascondono il desiderio di Berlusconi e del suo avvocato, Niccolò Ghedini, di impedire che il giudice milanese che analizza il caso Mills emetta la sua sentenza».Tirando le somme, comunque, «le norme “salva-premier” sono una vera nefandezza. Siamo di fronte ad un esecutivo che prende a pugni lo Stato di diritto e che, provvedimento dopo provvedimento, attacca e mette la museruola ai magistrati, ai giornalisti e a chi contesta il suo operato. Chi pensa al dialogo con questo governo fa un clamoroso autogol» afferma Pino Sgobio, della segreteria del Pdci ed ex capogruppo del partito alla Camera e l'eurodeputato dei Comunisti italiani Marco Rizzo, sull'emendamento salva-premier al decreto sicurezza aggiunge: «Altro che Popolo delle Libertà, questa è una proposta di esclusivo privilegio per i potenti. Così la legge tornerà ad essere non uguale per tutti».

Solidarietà ai compagni del KSM

Nelle scorse settimane il compagno Milan Krajca, presidente del KSM (Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca) ha partecipato in Spagna ad una serie di iniziative di solidarietà con la sua organizzazione, colpita nel 2006 da un vergognoso provvedimento statale di messa al bando. Nel corso della sua visita, Kraica ha rilasciato un’intervista al sito dei CJC (Collettivi dei Giovani Comunisti), organizzazione giovanile del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE).

Che cos’è il KSM?

Il KSM è l’Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca; siamo un’organizzazione giovanile comunista, rivoluzionaria, marxista-leninista, che lotta contro gli attacchi progettati nel nostro paese dal momento della restaurazione del capitalismo, contro l’offensiva imperialista nel nostro paese, e insieme al Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) lottiamo per il cambiamento nel nostro paese dal sistema capitalista al sistema socialista.

Che relazione esiste tra il KSM e il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM)?

Il KSM è la gioventù del KSCM. E’ importante dire che il Partito Comunista è un partito grande e forte nel nostro paese, con circa 80.000 militanti e il 15% dei voti alle elezioni. Noi, il KSM, contribuiamo allo sviluppo e alla costruzione del partito lottando insieme ad esso.

Come si è sviluppato il tentativo del governo ceco di mettere fuori legge il KSM?

Durante tutta la storia recente, negli anni 90, il KSM ha avuto molti problemi con le diverse forze anticomuniste e con le istituzioni dello stato capitalista, ma negli ultimi anni la situazione è cambiata perché questo è il primo attacco ufficiale da parte del governo contro il movimento comunista.

Il ministero dell’interno, nell’ottobre 2006, ha messo fuori legge la nostra organizzazione giovanile; la ragione ufficiale di tale misura era che il KSM, nel suo programma politico, include la lotta per il socialismo e per la trasformazione della proprietà privata in proprietà collettiva dei mezzi di produzione.

Il ministero dell’interno sostiene che questa trasformazione della proprietà dei mezzi di produzione va contro le leggi della Repubblica Ceca, quando però nella Repubblica Ceca non esiste alcuna legge che sancisca tale illegalità.

Noi pensiamo che tale argomentazione sia solo la versione ufficiale, che non rappresenti la motivazione reale della messa fuori legge. A nostro parere e a parere delle forze democratiche e progressiste del nostro paese e del resto del mondo, il vero motivo della messa fuori legge del KSM è una campagna anticomunista, con motivazioni politiche, realizzata dal governo dello stato capitalista, che pretende di attaccare il movimento comunista e specialmente il Partito Comunista.

Noi vediamo come questo provvedimento abbia una connessione evidente con la campagna anticomunista che si sta realizzando nell’Unione Europea, come dimostrano, ad esempio, le diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa; c’è anche il caso della persecuzione dei nostri compagni ungheresi del Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese (la petizione internazionale di solidarietà con i compagni ungheresi in www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemc7l19-002126.htm), che possono andare per 2 anni in carcere unicamente per la loro militanza politica.

Il KSM non è stato l’unica vittima politica della propaganda anticomunista, ma anche il Partito Comunista, è vero?

A nostro parere, l’attacco contro il KSM è in primo luogo un attacco contro il Partito perché, come ho già detto, il partito è una delle forze principali del nostro paese e si oppone alle conseguenze negative per il paese degli attacchi alla classe operaia, dei tagli sociali e della violazione dei diritti democratici.

Tale situazione è generata anche dalla posizione del partito contro la politica filo-imperialista del governo; contro la partecipazione della Repubblica Ceca alle guerre imperialiste come in Afghanistan, Iraq e ora nella recente campagna imperialista dell’Unione Europea nel Ciad. Per tutto questo attaccano il Partito Comunista.

Questa campagna ha differenti aspetti: uno è il revisionismo storico, che pretende di cambiare la storia, utilizzando contro di noi il sistema pubblico dell’educazione; un altro è l’utilizzo dei mezzi di comunicazione per distruggere la memoria del popolo, dall’esperienza degli anni del socialismo alla lotta antifascista nel nostro paese. Utilizzano anche il fronte culturale, ad esempio realizzando concerti con il titolo “Abbasso il Partito Comunista!”, con la partecipazione di stelle della musica ceca.

Quali linee di lavoro e metodi organizzativi state seguendo nel KSM per far fronte alla possibile fuoruscita dalla legalità?

Ci stiamo preparando a questo, ad esempio continuando la nostra lotta come organizzazione semi-legale, e se a volte utilizziamo le sigle e le bandiere del KSM, logicamente con molti problemi con le istituzioni e la polizia, quando non è possibile lavorare come KSM utilizziamo altre strutture, come associazioni e come partito, ma continuiamo nella nostra lotta e continueremo in qualsiasi condizione. A partire dagli anni 90, l’attività più importante del KSM è rappresentata dalla campagna contro l’installazione di una base militare degli Stati Uniti. Questa campagna lotta contro l’intenzione degli USA di installare nel nostro paese e in altri paesi uno scudo antimissilistico e contro la politica del governo di appoggio agli USA.

E’ importante spiegare che nella Repubblica Ceca il 70% dell’opinione pubblica è fortemente contraria a questa installazione e alla posizione del governo.

Noi, il KSM, siamo stati la prima organizzazione a lanciare una campagna contro. Abbiamo fatto marce, dibattiti, tanto come KSM che insieme ad altre organizzazioni e la petizione contro la base militare lanciata da noi, un’organizzazione ora nell’illegalità, ha raccolto circa 150.000 firme di cittadini. Queste firme rappresentano una vittoria nella storia del movimento comunista, questa petizione ha raccolto più firme di qualsiasi altra precedente petizione di altri partiti.

Tutto ciò è stato organizzato dal KSM come organizzazione illegale ed è molto importante perché durante la campagna antimperialista contro la base abbiamo dimostrato che la messa fuori legge della nostra organizzazione non ha successo, che continuiamo la nostra lotta e lavoriamo insieme al popolo con sempre maggiore reputazione come organizzazione giovanile comunista.

Oltre che nella campagna contro l’installazione di una base militare nordamericana, ci puoi dire in quali altre campagne sono impegnati sia il KSM che il KSCM?


Ora la campagna più importante è la lotta contro la base militare degli USA, una lotta antimperialista, ma stiamo lavorando anche in altre campagne, come per esempio quella per i diritti democratici e contro l’anticomunismo e per lo statuto legale della nostra organizzazione; tale campagna è logicamente conseguenza della messa fuori legge, ma è dovuta anche alla considerazione che è necessario lottare duramente contro l’anticomunismo, contro il revisionismo storico, contro la lotta ideologica e pratica che le forze di destra e socialdemocratiche conducono nei confronti del movimento comunista e progressista.

Un’altra linea di attività, è la lotta contro gli attacchi sociali del governo contro il popolo. Allo stesso tempo la gioventù comunista sta lavorando nel movimento studentesco contro un importante progetto di distruzione del sistema gratuito di educazione. Il governo intende cambiare la legge attuale.

Abbiamo ancora una legge dell’epoca socialista, in cui ufficialmente si dice che gli studi nelle università pubbliche sono gratuiti…

Sono completamente gratuiti gli studi superiori?

No, no, ciò rimane sulla carta. Nelle università ci sono già molti studenti che sono obbligati a pagare un mucchio di denaro: ufficialmente, e solo per questioni burocratiche, non bisogna ancora pagare per quaderni e materiali scolastici, mentre per gli studi si. Ed ora il governo intende cambiare la legge.

Un altro ambito della nostra lotta è la campagna della solidarietà internazionale. Per noi, in quanto gioventù comunista, organizzazione internazionalista, è doveroso connettere la nostra lotta con le lotte dei popoli, della classe operaia mondiale, dei compagni comunisti di tutti i paesi del mondo e per questo è molto importante la nostra campagna su Cuba socialista, per la difesa della rivoluzione cubana e contro gli attacchi del governo ceco che sempre appoggia gli USA nella guerra contro Cuba. Noi abbiamo organizzato la solidarietà con Cuba con proteste per la posizione del governo ceco, di quello degli USA, contro il blocco criminale e per la liberazione dei 5 patrioti, compagni cubani che stanno nelle carceri USA per la loro lotta contro il terrorismo.

Abbiamo anche organizzato una campagna informativa su Cuba, per informare i giovani e la gente del nostro paese sulla situazione nell’isola, un’iniziativa importante perché, durante la campagna, è possibile utilizzare il caso di Cuba per dimostrare che può esistere in questo momento un’alternativa al sistema capitalista di oppressione e di sfruttamento, alle guerre imperialiste, e che questa alternativa è il sistema socialista.

Il KSM partecipa alla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Che relazioni avete con le altre organizzazioni comuniste e progressiste, soprattutto in Europa?

In quanto parte del movimento mondiale dei giovani comunisti, lavoriamo per la costruzione di relazioni tra le organizzazioni di diversi paesi e per il coordinamento delle nostre lotte.

Siamo membri della WFDY e consideriamo importante questa struttura a livello mondiale, giovanile, antimperialista, democratica e antifascista, e per questo partecipiamo alla sua costruzione e alla sua lotta.

E’ molto importante per noi anche sviluppare il movimento comunista giovanile, ad esempio con conferenze o incontri delle gioventù comuniste, come l’ultimo che abbiamo celebrato a Istanbul, su invito dei compagni della gioventù del Partito Comunista di Turchia; questo tipo di incontri è molto importante per costruire il movimento comunista europeo, marxista-leninista, rivoluzionario, impegnato nella lotta per la gioventù e la classe operaia. Un’altra forma delle nostre relazioni è rappresentata dalle relazioni bilaterali con diverse organizzazioni comuniste, socialiste, rivoluzionarie e antimperialiste di tutte le parti del mondo, ad esempio in Spagna con i CJC che partecipano insieme a noi alle lotte internazionali.

Che posizione assumete rispetto alla costruzione del Partito della Sinistra Europea ad opera di diversi partiti e organizzazioni?

La mia posizione personale a riguardo è che al giorno d’oggi possiamo vedere in Europa che le strutture governative capitaliste dell’Unione Europea utilizzano diversi metodi per paralizzare l’ascesa del movimento comunista.

Noi consideriamo l’Unione Europea come un blocco imperialista e lottiamo contro di essa; quello che ora sta accadendo è che, per iniziativa della Commissione Europea, si sono attivati diversi partiti a livello europeo, uno dei quali è il Partito della Sinistra Europea che ha celebrato il suo congresso a Praga, nella Repubblica Ceca, su invito di un partito membro, un piccolo partito, socialdemocratico.

La mia posizione è che la risposta del movimento comunista all’iniziativa del PSE, quale partito che ha le sue radici storiche nell’eurocomunismo, in differenti forme di riformismo e della socialdemocrazia, deve essere la continuazione della costruzione dell’unità tra i Partiti Comunisti d’Europa, senza nessuna illusione nell’Unione Europea, senza nessuna illusione nelle forze socialdemocratiche e senza nessuna illusione nel PSE.

Credo che noi, come comunisti nell’Unione Europea, dobbiamo principalmente lottare contro di essa, contro i suoi attacchi alle esperienze dell’URSS e di altri paesi socialisti e lottare contro il dominio dell’ideologia e della pratica socialdemocratica.

E per finire, che opinione ti sei fatto del PCPE e dei CJC? Che giudizio dai dell’esperienza accumulata in questo giro in Spagna?

Il giro di solidarietà che si è realizzato su invito dei CJC e del PCPE è un’occasione molto importante per conoscere più profondamente la situazione della lotta nello Stato Spagnolo e la situazione del movimento comunista, particolarmente in merito alla costruzione del PCPE e della sua gioventù, i CJC.

Voglio dire che questa esperienza è molto importante per noi, per il rafforzamento delle relazioni tra il partito e la gioventù comunista della Repubblica Ceca e il PCPE e i CJC.

Molte grazie compagno.

lunedì 16 giugno 2008

La Russa vaneggia sull'Esercito contro le mafie!!!

Inutile, pericolosa e demagogica la proposta del Ministro della Difesa Ignazio La Russa di inviare l’esercito a presidiare le città italiane in nome di una non meglio precisata emergenza sicurezza. Dopo il dibattito drammaturgico degli ultimi mesi su rom ed extracomunitari adesso si vorrebbe dare una risposta sul piano della lotta contro le mafie, facendolo però nella maniera più sbagliata possibile. E’ stupido e riduttivo pensare che le mafie siano solo un esercito in armi e che quindi si possano combattere semplicemente con il controllo della forza, contrapponendo ad esse la garanzia dell’ordine pubblico attraverso le Forze Armate.
La lotta contro le mafie si fa prima di tutto attraverso lo sviluppo dei territori, diminuendo la disoccupazione, la precarietà ed i lavoro nero, creando un sistema di istruzione e di formazione che sia inclusivo e all'avanguardia. Solo lo sviluppo può prosciugare i serbatoi del bisogno dai quali le mafie traggono la loro forza. E sul piano della repressione non sarebbe una risposta molto più efficace l'istituzione dell'agenzia nazionale di controllo dei beni confiscati o la creazione di stazioni uniche appaltanti a carattere regionale?
In un quadro in cui le forze di polizia e gli inquirenti si trovano ad operare in condizioni di enorme ristrettezza economica, spesso senza neanche il carburante per le volanti o la carta per le fotocopie, La Russa avrebbe fatto meglio a ricercare i finanziamenti necessari per garantire a chi tutti i giorni lavora al servizio dei cittadini contrastando la criminalità organizzata, gli strumenti ed i fondi necessari ad un lavoro sicuro ed efficace. Attraverso la discesa in campo dell’esercito non si fa altro che creare ulteriori conflitti di competenze, creare un pericoloso precedente per la militarizzazione del territorio, instillare nei cittadini l’impressione di una condizione di ulteriore insicurezza e precarietà e continuare ad inseguire la logica dell’emergenzialità in tema di sicurezza.

giovedì 12 giugno 2008

ALTRI MORTI SUL LAVORO


LA SPEZIA: IL 13 GIUGNO UNA FIACCOLATA ANTIFASCISTA!

Dopo il ritorno delle destre al potere stiamo assistendo ad una serie di inquietante ed inammissibili violenze di stampo neofascista, violenze che la nostra comunità non solo non può accettare ma deve denunciare ed impedire, nello spirito legalitario ed antifascista della nostra Costituzionale repubblicana che in quello spirito, 60 anni or sono, fu concepita e promulgata.
A partire dal gravissimo episodio di Verona che ha visto la barbara uccisione di Nicola Tomassoli, alle aggressioni razziali avvenute a Napoli, sino ad arrivare ai fatti di Roma, dove dei facinorosi armati di catene e coltelli hanno selvaggiamente aggredito alcuni studenti universitari nei pressi dell'Università "La Sapienza" di Roma, in tutto il paese stiamo assistendo ad un escalation di violenza fascista. Anche alla Spezia sono sempre di più i segnali di un intolleranza crescente, a partire dai muri lordati da scritte e simboli di estrema destra come il recente episodio che ha visto l'imbrattamento del Monumento alla Resistenza dei giardini pubblici di via Mazzini, che ci sensibilizzano a promuovere una mobilitazione di tutte le forze antifasciste. Rifiutiamo la logica dell'odio e della violenza, rifiutiamo le parole di chi, rispolverando obsolete teorie sugli opposti estremismi, equipara i nostalgici del ventennio a chi lotta per la libertà, per i diritti, contro la guerra, il razzismo difendendo i valori espressi dalla Costituzione repubblicana. Siamo e saremo affianco a tutti colori i quali si ribellano e si oppongono all'idee di oppressione, violenza e di prevaricazione. Per questi motivi è stata organizzata una Fiaccolata Antifascista, Venerdì 13 giugno alle ore 21.00 con ritrovo in Piazza Brin e arrivo in Piazza Mentana alla Spezia Si concluderà con il comizio del Comandante Partigiano Luigi Fiori "Frà Diavolo".
Hanno aderito: Giovani Comuniste/i, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Network Giovani-Sinistra Democratica, Comitato Difendiamo la Costituzione, Arci La Spezia, Aned La Spezia, Laboratorio Antirazzista e delle Resistenze Sociali l'Incontro, Anpi Lerici, Anpi Levanto, Anpi Villafranca Bagnone, Archivi della Resistenza "Edoardo Bassignani", Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, Partito dei Comunisti Italiani.

Europa e diritti. Se 48 ore vi sembran poche...

La nuova direttiva Ue prevede fino a 65 ore di lavoro settimanali. Mentre in Italia si rischia lo stravolgimento delle normative che regolano contratti e tutele per i lavoratori, in Europa le cose non vanno poi molto diversamente. I ministri del Lavoro dei 27 Stati membri, riunitisi ieri in Lussemburgo, hanno raggiunto un accordo che permette di superare il tetto massimo delle 48 ore lavorative settimanali. Con il parere favorevole di quasi tutti i Paesi, compresa l'Italia, e la sola esclusione di Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria e Cipro che si sono astenuti, è stata varata la direttiva che permette di applicare deroghe alla settimana lavorativa di 48 ore, arrivando a 60 ore di lavoro a settimana e addirittura a 65 ore nel caso dei lavori a chiamata. La nuova legislazione europea rivede la direttiva del '93 sull'orario di lavoro che fissava il limite a 48 ore e che però già permetteva ampie libertà ai singoli Stati. Per cui, soprattutto in Gran Bretagna, molte aziende facevano firmare ai dipendenti una liberatoria dagli obblighi della direttiva, possibilità che rimane anche nella nuova direttiva che fissa il tetto di 60 ore, a meno che accordi tra le parti sociali non prevedano altri limiti. Praticamente i lavoratori dipendenti rischieranno di non essere più tutelati e di venire invece costretti dalle aziende a turni massacranti. Eppure la commissione europea si dice soddisfatta dell'accordo, che dovrà però passare ora al vaglio dell'Europarlamento, dove la sinistra promette di dare battaglia. «E' l’ennesimo colpo di piccone ai diritti sociali in Europa» è il commento di Dino Tibaldi, responsabile Lavoro del Pdci, ad un accordo che «decreta la fine delle 48 ore settimanali di lavoro conquistate dall’organizzazione internazionale del lavoro nel 1917. Non stupisce l’entusiasmo di Confindustria e di Sacconi per tale accordo. Per contrastare tutto ciò è necessaria una stagione di mobilitazione come avvenuto sulla Bolkestein, affinché l’accordo non venga ratificato dal Parlamento europeo. Si tratta di una direttiva inaccettabile che, oltre a peggiorare le condizioni di lavoro, è una mina contrattuale che se applicata porterà acqua al mulino di chi punta al superamento del contratto di lavoro, non solo per quanto riguarda i salari anche per le regole e normative sull’orario di lavoro». In compenso nella direttiva varata dai ministri del Welfare europei viene stabilita parità di trattamento per i lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato per quanto riguarda la retribuzione, il congedo e la maternità. Il testo prevede per gli 8 milioni di lavoratori di agenzie interinali in Europa gli stessi diritti degli occupati a tempo indeterminato, ma anche in questo caso saranno comunque ammesse deroghe attraverso accordi tra le parti sociali nazionali e settoriali.

mercoledì 4 giugno 2008

Imperia: vergognoso intitolare una via ad Almirante!!!

La Federazione Giovanile Comunisti Italiani della Liguria esprime la più totale contrarietà riguardo alla proposta avanzata dal consigliere comunale di Imperia Saso di intitolare una via del capoluogo a Giorgio Almirante, noto esponente prima della Repubblica di Salò e poi del Movimento Sociale Italiano.
In questo nuovo clima politico i fascismi che hanno rialzato la testa, i casi di Verona e della Sapienza ne sono un esempio, devono essere fermati dalle Istituzioni e messi fuori legge come recita la XII disposizione transitoria della nostra Costituzione, non leggittimati dalle stesse come nel caso di Imperia. Questo non è che un insulto alla stessa città di Imperia, a tutta la Liguria, dove migliaia di persone si batterono per sconfiggere il nazi-fascismo e per avere un'Italia libera e democratica e a tutti coloro che hanno vissuto la tragedia dell'occupazione e del ventennio fascista. Rivolgiamo un appello di mobilitazione a tutte le forze democratiche ed antifasciste della regione affinchè non si facciano più ripetere casi simili.

Federazione Giovanile Comunisti Italiani-Liguria