martedì 29 luglio 2008

DILIBERTO: PRECARI. DOV'ERA PD QUANDO E' STATA VOTATA NORMA?

Veltroni dice 'contrasteremo quella norma con tutte le nostre forze'. Ma dove erano i deputati del Pd quando quella norma e' stata approvata prima in commissione e poi in aula? Ci e' voluta la denuncia della sinistra, quella vera, per sventare il colpo di mano che si stava preparando. Con la silente complicita' del Partito Democratico. Sappia Veltroni che i lavoratori lo sanno.

martedì 22 luglio 2008

Dpef 2009: tutte le promesse mancate di Berlusconi

Il Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2009-2113 indica come priorità assolute l’accrescimento della produttività del sistema paese ed il progressivo risanamento della finanza pubblica. Obiettivi teoricamente condivisibili se il loro perseguimento fosse improntato all’equità sociale e fiscale. Ma la logica di fondo del documento è quella già sperimentata nel precedente governo Berlusconi: riduzione del ruolo dello Stato attraverso un drastico ridimensionamento della spesa pubblica, “senza nuove tasse e senza ridurre i servizi”, che però “saranno aperti al mercato”, cioè privatizzati. Insomma la quadratura del cerchio!
Per uscire dalla crisi (diminuzione della crescita, dell’export, della domanda interna, del potere d’acquisto di salari e pensioni, ecc.) in vario modo a pagare saranno quindi i soliti noti, i lavoratori a reddito fisso ed i pensionati, sia perché inevitabilmente i servizi saranno più costosi o ridotti, sia perché gli aiuti fiscali, che sono stati promessi ai lavoratori dipendenti, ai pensionati ed alle famiglie, sono inadeguati se non virtuali.
Eppure i lavoratori italiani guadagnano il 20% in meno della media OCSE e così pure stanno indietro per potere d’acquisto. A fronte di un’inflazione reale che viaggia sul 3,8%, è fissata un’inflazione programmata dell’1,7% per il 2008 e dell’1,5% per gli anni successivi, il che produrrà maggiore povertà, un restringimento e non un incremento dei consumi privati. Altro che tutela del potere d’acquisto! I lavoratori potranno però sbarcare il lunario effettuando molto lavoro straordinario ottenendo così un illusorio beneficio fiscale a scapito della sicurezza sul lavoro e del modello di vita. Perché invece non provvedere a restituire il fiscal drag e a concedere le detrazioni fiscali da tempo richiesti dalle Organizzazioni sindacali? Ovviamente Confindustria e company non sono interessate a questo discorso, che è di giustizia fiscale, ma che va più incisivamente in direzione dell’allargamento della domanda interna. I primi passi della manovra e dello stesso DPEF avrebbero dovuto avere come obiettivo prioritario proprio l’aumento dei consumi e degli investimenti. Invece si procede in senso contrario con conseguenti effetti recessivi anche sull’occupazione, soprattutto femminile e giovanile. Non sono previste misure a sostegno dei redditi più danneggiati dalla inflazione, né particolari interventi di politica stato sociale.
Per le tasse, almeno per i prossimi anni, non vi sarà nessun abbassamento della pressione fiscale.
In compenso, con l’annunciato “federalismo fiscale” resteranno ticket ed ulteriori addizionali regionali. Per non dire come la sua attuazione finirà, nel settore anzitutto della sanità, per penalizzare le regioni più piccole o meno ricche. Con il decreto-legge 112 del 25 giugno sono stati anticipati alcuni contenuti della manovra. Le questioni di metodo ci interessano sino ad un certo punto. Vediamo la sostanza: quali le linee strategiche? Il rilancio del Mezzogiorno? Per il Sud, il cui divario con il centro-nord non può che aumentare nell’attuale congiuntura non favorevole, non solo non viene riconfermata la percentuale del 45% della spesa in conto capitale, come il precedente Governo Prodi aveva stabilito, ma, per coprire l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa anche per i più abbienti, vengono sottratte risorse destinate alle infrastrutture, in particolare della Calabria e della Sicilia. Il nostro sistema produttivo risente di uno svantaggio competitivo anche per lo stato attuale delle infrastrutture, carenti soprattutto al Sud. Ma con il DL 112 subisce un taglio drastico, ancora non pienamente valutabile, anche il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), Tutto questo con buona pace dei parlamentari meridionali del PdL, entusiasti sostenitori delle nuove infrastrutture, come l’Alta Velocità Napoli-Bari o il Ponte sullo Stretto, niente affatto preoccupati della assoluta carenza dei fondi per finanziare l’elenco delle Grandi Opere programmate, che ha nelle migliori intenzioni un valore meramente ricognitivo. A meno che non si contentino del progetto di istituire la nuova Banca del Sud, tra l’altro con una dotazione iniziale risibile, che dovrebbe essere lo strumento per risollevare il Mezzogiorno. Con il decreto, tra l’altro, si avvia una nuova fase di dismissioni del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni ed altri enti locali, secondo le modalità e le disposizioni già imposte nel 2001 dal precedente governo Berlusconi.
Inoltre al decreto è allegato un elenco di disposizioni da abrogare. Si tratta per la quasi totalità di norme di fatto obsolete, già superate da un pezzo!Il Ministro Calderoni vende fumo. Staremo a vedere, dopo i primi fatti dimostrativi, quali leggi saranno inserite nella tabella E della Finanziaria, che definanzia in tutto o in parte le autorizzazioni di spesa per il triennio. Per intanto, al di là degli annunci, nessuna azione concreta sin qui è stata posta in essere per contrastare gli ingiustificati aumenti dei generi di prima necessità e delle tariffe.
Insomma la linea di politica economica del governo Berlusconi IV è la prosecuzione pedissequa di quanto già visto in passato: qualche regalo agli amici, come diceva B. Visentini, un po’ di demagogia tanto per dare l’impressione di dare subito qualcosa, mentre ai problemi veri di questo paese (questione salariale, precariato, casa, infrastrutture materiali ed immateriali, ricerca, innovazione, scuola, formazione, ecc.) non viene data risposta.

Bossi, insulti all'inno nazionale e ai prof. del sud

L'armata leghista non si smentisce
Dito medio alzato al grido di «mai più schiavi di Roma», così il ministro delle Riforme Bossi parla a Padova ai leghisti veneti riuniti a congresso
Il gestaccio è contro l'inno di Mameli in cui si dice che «l'Italia è schiava di Roma» infatti il Senatur torna prepotentemente all'attacco sul tema del federalismo usando toni concilianti con il Pd, «c'è spazio, siamo pronti ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni». Ma toni altrettanto inequivocabili verso uno «Stato centralista e fascista che trattiene troppe risorse». Per Bossi «l'obiettivo finale è la Padania, il federalismo solo il primo passo», parole “vecchio stile” pronunciate dopo che nei giorni scorsi aveva dichiarato la sua piena sintonia con Silvio Berlusconi sulla riforma della giustizia.Ma prima di arrivare al capitolo “Padania libera” il ministro del governo Berlusconi lancia una nuova battaglia quella della riforma della scuola tutta leghista, ovvero basta professori del sud al nord! «Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord. Un nostro ragazzo è stato stangato perché all'esame di maturità aveva presentato una tesina su Carlo Cattaneo». Nessun nome ma viene spontaneo il riferimento alla recente bocciatura scolastica di Bossi junior.Molte le condanne più o meno incisive alle parole e ai gesti del Senatur, infatti se An con la Russa in testa chiede che Bossi si scusi, Forza Italia si limita a censurare il gesto, sottolineando che sulla Lega il giudizio resta «positivo». Secondo il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, quello del ministro delle Riforme è il modo per «coprire» il cedimento nei confronti del premier.L'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ricorda invece che Bossi agisce così per una questione di «clima»: in fondo fu proprio il presidente del Consiglio Berlusconi ad alzare il dito medio in un comizio elettorale tempo fa.

CONGRESSO PDCI: DILIBERTO CONFERMATO SEGRETARIO


Si è concluso il V Congresso nazionale dei Comunisti Italiani. Alla fine dei lavori Oliviero Diliberto è stato confermato segretario all'unanimità. Confermato anche Antonino Cuffaro come presidente del Pdci. Anche per lui un voto unanime dai componenti del Comitato Centrale.

domenica 20 luglio 2008

«Ci batteremo per l'unità dei comunisti»


Diliberto, «è questa la strada per battere le destre e costruire una grande sinistra di classe e di massa che faccia pesare i lavoratori e tutti gli oppressi»

«Centomila persone hanno seguito il Congresso un dato straordinario che mi sorprende positivamente e su cui ciascuno di noi deve interrogarsi», così Oliviero Diliberto inizia le proprie conclusioni al Congresso del Pdci

«Abbiamo una responsabilità grande. E non sono certo che ciascuno di noi ne abbia consapevolezza fino in fondo. Abbiamo compiuto un miracolo. Dopo il risultato disastroso abbiamo avuto una tenuta del Partito che non era affatto scontato. Non abbiamo avuto particolari lacerazioni, le due mozioni si sono confrontate serenamente. Tanti i giovani intervenuti che hanno dimostrato maturità, e che per questo sono un investimento per il futuro». Ciò nonostante, il segretario insiste sul fatto che «resta il disastro che in tanti interventi sembra esser stato rimosso» ed invita a non «scambiare la solidità del Partito con il fatto che non sia successo nulla. Non contano retorica e demagogia ma il lavoro di ognuno di noi nei territori per riconquistare consensi». Il nuovo, quel qualcosa di nuovo di cui ci sarebbe bisogno secondo Fava, è stato già sperimentato, è stato l’Arcobaleno. «Prima c’era una grande sinistra confederata, che andava dal Pds alle forze di sinistra, ora non c’è più il Pds, c’è il Pd. Oggi l’unità della sinistra è dei comunisti, e devono farla il Pdci, il Prc e tutti i comunisti che sono nella società. Al Pd siamo strategicamente alternativi. Il Pd è dentro la struttura del mercato, accetta le compatibilità del mercato, è sempre più simile ai suoi nemici. Noi abbiamo un obiettivo diverso, alternativo, il superamento del sistema capitalistico. Ma se vogliamo fare politica, dobbiamo porci il problema dei rapporti con il Pd, la più grande forza di centrosinistra. Fare politica significa fare politica delle alleanze, che non si fa più a prescindere».Diliberto parla di due rischi. «Il primo l’abbiamo scongiurato, cioè lo scioglimento del partito in un’altra cosa indistinta, noi rimaniamo comunisti. La seconda è la deriva minoritaria, identitaria del noi siamo più comunisti e bastiamo a noi stessi. La proposta a Rifondazione parte dalla nostra inadeguatezza, parzialità, dal numero ridotto di voti presi». E poi dà appuntamento in autunno «per una grande manifestazione sulle questioni salariali, urgenti, di fronte ad una crisi mondiale energetica ed alimentare che un governo impopolare ed inadeguato come questo non è in grado di affrontare. Penso ad una mobilitazione di sinistra, di tutti quelli che ci stanno. Per ora ci si è mobilitati solo sulla giustizia».
Diliberto ricorda poi che ci saranno le europee, «un test fondamentale per noi, l'opinione pubblica vorrà sapere se ci siamo ancora. Come pensa Vendola di andare con due liste comuniste? Sarebbe una sciagura, ci faremmo la guerra fra di noi quando invece c'è il nemico di classe al Governo del Paese. Ripeterò queste cose anche al Congresso di Rifondazione, perché penso che la base e l'elettorato del Prc non percepisce più la differenza fra i nostri due partiti. E allora troviamoci insieme, a partire dalle lotte, a partire dal referendum di abrogazione della legge 30».Per Diliberto è fondamentale recuperare il rapporto «con la nostra gente, se in 2 anni abbiamo perso così tanti voti è perché il nostro evidentemente è un voto di opinione. La nostra proposta politica si rivolge ad un segmento di popolazione acculturato e politicizzato, al ceto medio più che al ceto operaio. Per questo dobbiamo costruire insediamenti del Partito nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche. Bisognerà lavorare sui territori per creare insediamento sociale e reclutare militanti, su questo vigilerà l'ufficio di segreteria».Compito del Pdci è recuperare una cifra di diversità, «altrimenti rischiamo che alle europee gli elettori disgustati votino Di Pietro e Grillo. Non me la sento di consegnare la bandiera della lotta contro i privilegi della politica a un signore coi panfili. Dobbiamo noi essere interpreti di un sentimento popolare diffuso, contro sprechi, privilegi, ruberie ma anche contro un'amministrazione scellerata del denaro pubblico».Per quanto riguarda la discussa questione del centralismo democratico Diliberto sottolinea: «Abbiamo approvato delle regole e finché sarò segretario, se mi rieleggerete, le farò rispettare. Senza non potremmo andare all'incontro con Rifondazione dove non c'è il centralismo democratico ma un'organizzazione per correnti. Nel momento che in cui si accetta un percorso faticosissimo questo non può passare attraverso continui strappi alla nostra comunità. Spero che i compagni del secondo documento condividano con noi in fraternità questo percorso, abbiamo bisogno di questa dialettica ma senza strappi e senza la cristallizzazione delle correnti».
«Le regole valgono per tutti e io ne sarò garante, non ho nulla da perdere. Essere comunisti è la scelta di un percorso esistenziale, prima che politico. Significa stare dalla parte degli oppressi».

giovedì 17 luglio 2008

Verso il Congresso: ricostruire la presenza comunista


di Oliviero Diliberto

Prima di qualsiasi riflessione politica, voglio rivolgere un apprezzamento al Partito, alle compagne e ai compagni, per la tenuta e l'equilibrio dimostrati dopo il colpo subito alle elezioni politiche. Non era scontato. E infatti abbiamo deciso di tenere un congresso straordinario nella piena consapevolezza della criticità della vicenda politica. Sono convinto che abbiamo fatto la cosa giusta, perché nei momenti difficili è bene che il partito rifletta e individui collettivamente la strada da percorrere. Al nostro interno si è sviluppato un dibattito ampio e serio e si confrontano posizioni anche diverse. Per la prima volta, al documento elaborato dalla commissione politica del Comitato Centrale si oppone un altro documento, sia pur di minoranza, che individua una diversa strategia. Dai congressi provinciali è venuto al primo un vantaggio molto ampio, ma nell'assise nazionale avremo modo di approfondire ulteriormente senza mai abbandonare la ricerca della sintesi unitaria. Oggi, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, i comunisti non siedono in Parlamento. Molti i fattori che hanno concorso. Non voglio qui fare un'analisi frettolosa quando c'è il documento congressuale che propone un serio approfondimento. Ma voglio qui ripetere, sia pur schematicamente, il “cuore” della nostra proposta, nella convinzione che oggi essa sia l'unica valida, l'unica che può consentire al nostro partito di affrontare con fermezza e moderato ottimismo una situazione straordinariamente difficile e complicata, contrariamente a ciò che accade in altre forze politiche dove le differenze e le difficoltà nell'individuare una strategia esplodono acutamente. Il “cuore” della nostra proposta politica sta nel forte appello unitario al Partito della Rifondazione comunista. Esso nasce dalla consapevolezza della gravità, persino della pericolosità, della situazione politica. Berlusconi non ha smentito se stesso. In neanche tre mesi, il suo governo si è caratterizzato per l'indegnità delle politiche razziste e xenofobe. Nella nostra assenza dal Parlamento e nella mancanza di ogni opposizione da parte del Pd, il governo ha rivelato il suo vero volto scatenandosi nella caccia all'immigrato - e quindi al più debole - con azioni indicibili come le impronte ai bimbi rom e la ferocia dei blitz ai campi nomadi. Sono state dette parole e avanzate proposte che ricordano i primi passi del nazismo e del fascismo e riportano agli anni più bui della storia d'Italia. E mentre il Pd taceva alla ricerca spasmodica del dialogo con Berlusconi, la situazione economica precipitava verso la recessione, con un ulteriore, drammatico peggioramento delle condizioni della nostra gente, dei lavoratori e dei pensionati, costretti a vivere con retribuzioni da fame, in ambienti di lavoro pericolosi, nella diminuzione costante dei diritti. Una china pericolosa che mette a serio rischio la democrazia, l'universalità dei diritti. E ancora una volta, come in ogni stato autoritario, per di più inasprito dall'ossessione di Berlusconi per la sua interminabile vicenda giudiziaria, è partito l'attacco all'autonomia della magistratura e alla libertà d'informazione. Potrei continuare con un lungo elenco di ingiustizie e sopraffazioni. Ma il compito prioritario dei comunisti è individuare la strada e le forze che possano modificare questa drammatica e pericolosa situazione. Ed è qui che nasce la nostra proposta di riunificazione a Rifondazione comunista, sapendo tutti e due, noi e loro, che le ragioni che nel passato ci hanno portato alla scissione sono superate e che le ragioni di oggi sono troppo serie perché i comunisti non si riorganizzino. Non c'è alcun settarismo, alcuna chiusura in questa proposta. C'è solo la volontà di rafforzare la presenza dei comunisti in un Paese dove sembrano diventate assenti le ragioni e la cultura e la capacità di lotta e la storia della sinistra. La sinistra, tutta la sinistra, quella organizzata nei partiti e quella che opera nella società, nelle tante associazioni che intervengono sul territorio, nei tanti e tante che si sono allontanati dalla politica. E' con questa sinistra, facendo tesoro della fallimentare esperienza dell'Arcobaleno, che i comunisti devono aprire interlocuzioni, fare esperienze, intessere legami. La sinistra è un vasto e variegato popolo, non sempre e non interamente riconducibile a noi, ma in esso vivono esperienze e azioni che fanno parte di una storia comune. C'è un nesso inscindibile tra comunisti e sinistra, che fa parte della nostra cultura e della nostra storia. Noi vogliamo ricostruire la sua presenza in Italia, senza alcuna presunzione di autosufficienza, nel rispetto delle tante anime e sensibilità che la compongono. Ci aspetta un lavoro duro e difficile. Le donne e gli uomini del Pdci ce la faranno. Perché è da ciò che passa il riscatto degli oppressi e il cambiamento dell'esistente.

martedì 15 luglio 2008

Uccidere la scuola pubblica, crescere un popolo senza cultura: questo il progetto della destra

Privare di una scuola qualificata e del diritto all’istruzione la maggioranza dei giovani e della popolazione italiana, crescere un popolo senza cultura e “telecomandato”, cioè di sudditi e non di cittadini. Questo è il progetto, questa è la storica scommessa che la destra vuole assolutamente vincere per dare basi stabili e durature alla società autoritaria e della disuguaglianza che essa intende governare. La destra, infatti, ben sa che a maggiore istruzione corrispondono maggiori diritti, che dove c’è più istruzione c’è più lavoro e più qualificato, c’è più richiesta e maggiore possibilità di uguaglianza economica e sociale, c’è maggiore esercizio di democrazia, di criticità, di contestazione, di protagonismo sociale, civile, politico, la destra sa che l’elevato livello di istruzione di un popolo è il presupposto per la sua emancipazione. Di qui la sua storica scommessa di colpire nella scuola pubblica il diritto di tutti all’istruzione. A tale progetto la destra ha dedicato un lavoro più che decennale e sta imprimendovi, ora, un’accelerazione senza precedenti.
Ecco come.
Viene ri-abbassato l’obbligo di istruzione ripristinando per decreto l’odiosa canalizzazione precoce a 14 anni di età.
Nei prossimi tre anni alla scuola pubblica e statale verranno tagliati 8 miliardi di euro (un terzo dell’intera manovra economica!), in quattro anni essa avrà 150.000 insegnanti in meno su un totale di 900.000 (le prime vittime sacrificali dovrebbero essere gli insegnanti precari).
Tutto ciò accadrebbe non a fronte di una diminuzione bensì di un incremento del numero degli studenti!
La scuola pubblica non potrà reggere ad un impatto di tagli così devastante, che non ha precedenti nella storia della scuola italiana e che non trovano alcuna giustificazione sia pur lontanamente plausibile nelle ragioni del bilancio dello Stato o in un presunto eccesso nel numero degli insegnanti rispetto ad altri paesi europei. Questi tagli pesantissimi sono un’operazione consapevolmente volta a dequalificare la scuola pubblica e statale, ad impedirne il normale funzionamento e quindi ad annullarne ruolo e finalità. Essi costituiscono l’atto prodromico alla privatizzazione della scuola. In questo senso, infatti, la destra opera la quadratura del cerchio proponendo, insieme ai tagli devastanti, un Disegno di Legge in cui si prevede che le risorse pubbliche vengano parimenti destinate alla scuola pubblica e a quella privata. Nello stesso Disegno di Legge si dà la possibilità alle scuole statali di trasformarsi in Fondazioni, cioè di diventare private! In questo modo privati facoltosi (enti, imprese, associazioni o famiglie che siano) potranno integrare le insufficienti risorse pubbliche (di cui continueranno a fruire come tutte le scuole statali) con finanziamenti privati, potranno governare la scuola (ex) statale sedendo nei costituendi Consigli di Amministrazione della stessa! Questo dunque è il disegno sotteso ai recenti provvedimenti della destra: una scuola pubblica povera e dequalificata per la grande maggioranza della popolazione una scuola di qualità privata e statale-privatizzata per ricchi e ricchissimi. Tutto ciò a partire dalla scuola dell’infanzia, per arrivare alla scuola elementare, alla scuola media, al liceo… Dai tre anni di età chi appartiene alle classi più abbienti avrà diritto (per legge!) ad una scuola migliore.
Siamo di fronte alla discriminazione classista più odiosa. Siamo agli antipodi della Costituzione che prevede che lo Stato debba garantire a tutti il diritto ad un’istruzione qualificata, che prevede che i capaci e meritevoli (non i più ricchi!) possano accedere ai gradi più alti degli studi, che preclude ogni finanziamento alla scuola privata.
Il prossimo anno sarà decisivo per sconfiggere questo disegno della destra. Bisognerà riaprire la grande battaglia per la scuola pubblica e statale, per una sua riforma che le consenta di essere ciò che essa compiutamente non è: la scuola che promuove la mobilità sociale, il luogo della socialità, la scuola qualificata in grado di dare a tutti le competenze, le conoscenze, le capacità critiche che consentano di essere cittadini a pieno titolo. Si dovrà ripartire dai genitori che nell’istruzione qualificata vedono una speranza per il futuro dei loro figli; si dovrà ripartire dagli insegnanti che chiedono un lavoro non precario, che vogliono praticare la libertà di insegnamento, che vogliono valorizzati, anche sul piano economico, il loro ruolo culturale e sociale, la loro professionalità; bisognerà ripartire dagli studenti dalle loro richieste di partecipazione, di sapere critico, di insegnanti competenti; si dovrà ripartire dagli intellettuali che potranno tornare protagonisti di una grande battaglia per il sapere nella società della conoscenza.
In questo modo si potrà smascherare la menzogna della destra che dice di voler guarire quella scuola pubblica statale che invece vuole uccidere, si potranno spingere le forze di opposizione in Parlamento a sciogliere pesanti ambiguità e colpevoli condivisioni che, oggi più di ieri, impediscono loro di condurre una lotta coerente per la scuola pubblica e statale, si potrà fermare il disegno della destra e anche cercare di vincere una storica battaglia per il futuro del Paese.

venerdì 11 luglio 2008

Impronte: a Padova appello dell'Opera Nomadi

La schedatura con il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro la Costituzione Italiana, (in particolare vìola gli artt. 2, 3 e 6), contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (in particolare artt. 1,3,7) e quella dei minori di 18 anni non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione Internazionale dei diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991, in particolare vìola gli artt. 2 e 3 comma 1. Inoltre, più volte il Ministro Maroni ha dichiarato che il provvedimento è in linea con il regolamento della Comunità Europea n° 380\2008 ch e prevede l’identificazione biometrica di adulti e bambini dai sei anni in su. In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento (considerazioni 3 e 7 del Regolamento).
L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né, tanto meno, garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori. Quindi le misure previste dal ministro Maroni sarebbero compatibili con la normativa europea solo nel caso in cui si intendesse

dare il permesso di soggiorno agli individui schedati. Il rilevamento delle impronte è un atto di violenza e di razzismo perpetrato nei confronti degli adulti e dei bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i Rom e i Sinti pretendendo di schedare tutti compresi gli italiani ormai da decenni. Domani, seguendo la stessa logica razzista, il governo potrebbe allargare la schedatura a tutti i bambini gagè perché molti di essi, presenti nel territorio italiano, verrebbero ritenuti in pericolo e a rischio di devianza, perché, ad esempio, figli di camorristi e-o di di mafiosi. Ciò che invece dovrebbe essere attuato è un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, un progetto sociale per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadono l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione. Per anni in tutto il territorio italiano, nessun governo - (tranne durante il breve periodo del governo Prodi) - si è mai occupato seriamente dei piccoli rom e sinti : bambini fantasma senza nessun diritto, soprattutto per ciò che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza invece impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per favorire le famiglie ad abitare in condizioni dignitose, ad uscire dai campi nomadi e avere accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono stati abituate. Una situazione, quella dei campi nomadi, innaturale per molti Rom e Sinti, che ha portato ad enormi sperperi di denaro pubblico, dato anche alle associazioni, per la gestione dei mega ghetti/campi nomadi che non hanno mai permesso e che non permetteranno mai a queste persone di realizzare un percorso autonomo e responsabile che li metta in

condizione di divenire cittadini attivi con tutti i diritti e i doveri che ciò comporta. Non c’è mai stata la volontà politica di puntare sull’accoglienza di una popolazione che rappresenta lo 0,3 % del totale dei residenti e si preferisce usare metodi repressivi. Un disegno politico che, per distogliere la popolazione dal disagio quotidiano provocato da problematiche veramente gravi, quale quello dell’aumento esponenziale del costo della vita (stipendi, pensioni, casa, ambiente….), si propone, con un’operazione di carattere ideologico, di far diventare i Rom e i Sinti il capro espiatorio del malessere diffuso. E perché proprio contro Rom e Sinti? Perché da sempre sono stati discriminati, da sempre sono stati vittime del razzismo soprattutto durante la seconda guerra mondiale, eliminati nei campi di sterminio dai nazisti, assieme agli ebrei ed agli antifascisti, pur essendo essi l’unico popolo ad essere contrario da sempre alla guerra tanto da venir oggi proposti da alcuni intellettuali per il premio Nobel per la pace. Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio - (questo viene invero trasmesso da padre in figlio) -, e che alla sua base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; esso può ridursi solo col buon senso ed anche, e soprattutto, con la volontà politica, con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di quelli che vengono presentati come diversi: ebrei, rom, musulmani, e lo straniero in genere. Riguardo i recenti fatti di Verona, ribadiamo la condanna contro chiunque sfrutti i deboli: bambini, donne. Chi agisce in questo modo si pone contro la legge e va perseguito sia esso rom/sinto o gagè, italiano o meno; i bambini devono essere salvati da ogni situazione di sfruttamento, non solo economico ma anche sessuale da parte di chiunque.

mercoledì 9 luglio 2008

MARONI SCHEDACI TUTTI !!

Che il governo Berlusconi avesse una vena xenofoba e razzista era risaputo, ma la proposta del Ministro Maroni di schedare i bambini dei campi rom prelevando le loro impronte digitali, è qualcosa che sconcertante. La campagna per la sicurezza messa in campo negli ultimi mesi, che passa soprattutto attraverso la militarizzazione delle città con l’esercito dispiegato direttamente nei quartieri, fa tornare alla memoria le prime disposizioni del governo fascista comandato da Mussolini. Persino la Comunità Europea e il Vaticano hanno attaccato questo provvedimento perché non è conforme ne ad alcun trattato internazione da una parte, ne tanto meno garantisce la solidarietà cristiana auspicata dal vaticano stesso. Dobbiamo contrastare questa ondata xenofoba, attaccando Maroni ma ricordandoci che il primo a lanciare questa campagna xenofoba contro i Roma fu l’allora sindaco di Roma Veltroni, che fece radere al suolo i campi nomadi. Lanciamo quindi questa campagna di solidarietà con i Rom e Sinti, lasciando le nostre impronte digitali e spedendole in massa al Ministro Maroni.
FEDERAZIONE GIOVANILE COMUNISTI ITALIANI

martedì 8 luglio 2008

Scuola. Tagli a non finire

pubblicato su La Rinascita della Sinistra del 3 luglio 2008

Nella manovra economica predisposta dal governo della destra quasi un terzo del totale dei tagli di spesa previsti (circa 30 miliardi), ricade sulla scuola: 8 miliardi di tagli, 150.000 posti di personale in meno in tre anni. Mai, nei 150 anni della sua storia, la scuola pubblica italiana aveva subito tagli tanto pesanti. Essi sono tali da mettere in discussione nell’immediato il semplice funzionamento delle scuole e la loro qualità e, nel breve-medio periodo, l’esistenza stessa della scuola pubblica. Il tutto mentre si annunciano finanziamenti a chi frequenta la scuola privata.
Per l’attuazione di questi tagli si prevedono classi più numerose, orari scolastici ridotti, drastico ridimensionamento del sostegno all’handicap, interventi non meglio precisati sul segmento di eccellenza del nostro sistema scolastico (la scuola elementare) che fanno pensare a tagli al tempo pieno e al ritorno al maestro unico, riduzione se non annullamento dei corsi per adulti ecc.
Non è un azzardo affermare che il governo sceglie di risanare il Bilancio dello Stato non attingendo all’oceano di denaro delle rendite finanziarie e dell’evasione fiscale, bensì a spese dell’ignoranza delle attuali e delle future generazioni dei cittadini italiani.
I tagli avvengono su un sistema scolastico già in difficoltà che oggi non è in grado di corrispondere adeguatamente alle esigenze della società, che non promuove più mobilità sociale: una scuola cui lo stato lo Stato destina già oggi risorse di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei paesi più avanzati. I tagli avvengono in un Paese caratterizzato da pesantissimi ritardi culturali e da arretratezza nei livelli di istruzione che rischiano seriamente di comprometterne il futuro. A un Paese che ha bisogno di più scuola con insegnanti sempre più qualificati, la destra risponde nella direzione esattamente opposta: tagli senza precedenti a risorse e insegnanti con irridenti promesse a questi ultimi di aumenti stipendiali.
Ma con questa micidiale manovra contro la scuola pubblica la destra sembra perseguire un obiettivo strategico preciso: quello di “privatizzare” il sistema pubblico dell’istruzione.
Ben presto, infatti, le singole scuole, non avendo risorse pubbliche sufficienti per funzionare autonomamente, sarebbero costrette a chiedere risorse a genitori ed enti privati. Si realizzerà così un sistema di scuole privatistico e della disuguaglianza: scuole ricche per ricchi in grado di pagare alte contribuzioni per l’istruzione dei figli e scuole meno qualificate o completamente dequalificate per gli altri. Con questi tagli alla scuola la destra sembra voler inaugurare il suo progetto di società: una società che deve essere dell’ignoranza per essere senza democrazia. Sarà necessaria una discesa in campo di tutta la scuola e di tutta la società per impedire questa sciagurata deriva che, sessant’anni dopo, cancellerebbe la Carta costituzionale.

giovedì 3 luglio 2008

Veneto: chiarezza sugli ultras neofascisti!

Apprendiamo con soddisfazione e sollievo dell’azione della Procura antimafia di Venezia che ha smascherato e indagato l’organizzazione criminale di stampo neofascista legata all’ambiente ultras di Treviso, in particolare agli 11 trevigiani e al piacentino indagati. Da tempo chiedevamo azioni concrete delle forze dell’ordine nel contrastare una realtà che continua a farsi più violenta e pericolosa, finalmente un segnale concreto. La presenza di armi e obbiettivi presso questi 12 delinquenti dimostra che l’estrema destra non è una normale area politica ma una vera e propria sacca di squadrismo che miete regolarmente le sue vittime.
Ora, dato che è noto –per loro stessa dichiarazione- a Digos e Questure che partiti politici come Forza Nuova, rappresentata a Treviso da Arboit, e Fiamma Tricolore rappresentata a Treviso da Recchia, operano a stretto contatto con gli ambienti ultras, ci piacerebbe davvero sapere se e quanto anche queste forze siano coinvolte in organizzazioni di tipo criminale come gli ultras del Treviso indagati. La nostra azione antifascista, anche di informazione e formazione culturale, continua a maggior ragione dopo questi fatti. L’11 luglio terremo nella provincia di Treviso la proiezione simultanea del documentario “Nazircok” in tre importanti comuni. In quell’occasione presenteremo il nostro dossier sulla composizione e le attività della destra neofascista nella nostra regione.

BALLE DI TREMONTI


mercoledì 2 luglio 2008

DILIBERTO: L'8 luglio il Pdci in piazza contro leggi vergogna e per salari e pensioni

"L'otto luglio i Comunisti Italiani saranno in piazza. E' una risposta per far sapere al Governo che invece di occuparsi di leggi vergogna dovrebbe pensare ai milioni di pensionati e lavoratori a basso reddito. E' una risposta per contrastare il clima razzista e xenofobo in cui questo Governo vorrebbe far precipitare il Paese". Lo scrive il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto nella lettera di adesione alla manifestazione dell'otto luglio organizzata da Micromega. "I Comunisti Italiani saranno in piazza convintamente e chiamano tutti i partiti dell'opposizione, dalla Sinistra al Pd, ad aderire. L'otto luglio i Comunisti Italiani scenderanno in piazza a sostegno della manifestazione che voi avete promosso. E' una prima risposta che dobbiamo dare ai primi atti del Governo Berlusconi. E' una risposta necessaria alla luce dei primi atti di questo esecutivo: dal razzismo nei confronti dei rom all'attacco alla magistratura e all'informazione, dalle leggi ad personam all'immunità parlamentare per evitare i processi in cui Berlusconi è imputato all'indifferenza per le condizioni miserevoli in cui versano lavoratori e pensionati. Sono primi atti di un governo pericoloso, autoritario, sostanzialmente estraneo ai principi democratici della Costituzione repubblicana. I Comunisti Italiani saranno presenti convintamente e in massa e chiamano tutti i partiti dell'opposizione, dalla Sinistra al Pd, ad aderire per contrastare il dilagare del clima razzista e xenofobo".