mercoledì 23 dicembre 2009

AUGURI… PER TUTTI

In queste settimane natalizie, in cui le parole e la retorica si sprecheranno, desideriamo dedicare uno spazio ai nostri personali auguri, senza dimenticarci di chi da 2 anni e più ci amministra…:
AUGURI al SINDACO, sperando che al più presto si svegli dal lungo letargo in cui è caduto dal 29 maggio 2007 ad oggi…. E dia, finalmente, le dimissioni…
AUGURI alla GIUNTA COMUNALE (a quale non si sa bene), a quella che sta finendo con l’anno vecchio e a quelle che nasceranno con l’anno nuovo… sperando che non ce ne siano…
AUGURI ai CONSIGLIERI di minoranza a cui Babbo natale ha regalato una poltrona in maggioranza…

MA NON POSSIAMO DIMENTICARCI DEI BENEFICIARI DI TANTO MERITO AMMINISTRATIVO…I CITTADINI MINERVINESI…

AUGURI ai MINERVINESI, a quelli che ogni giorno viaggiano in strade di campagna dissestate, a quelli che avrebbero dovuto usufruire del trasporto urbano gratis (promesso prima delle ultime elezioni) e che si sono ritrovati a pagare regolarmente il biglietto (PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO)…

Durante questo Natale però non possiamo non essere solidali con gli operai che lo passeranno suio tetti della propria fabrica per difendere il posto di lavoro…

INOLTRE SIAMO VICINI AI LAVORATORI DELL’ OMP ED ALLE LORO FAMIGLIE CHE RICORDERANNO QUEST’ANNO PER LA CASSA INTEGRAZIONE E IL SEMPRE VICINO PERICOLO DI DISOCCUPAZIONE…
SIAMO ANCHE VICINI AGLI AGRICOLTORI PRESI IN GIRO DA GOVERNO NAZIONALE ED AMMINISTRAZIONE COMUNALE.

In questa situazione, cari concittadini, non sarebbe sbagliato scrivere a Babbo Natale e chiedere in regalo ciò che ci dovrebbe garantire chi ci governa…
Agli amministratori diciamo AUGURI… E BUON RIPOSO,
ai cittadini
AUGURI… E SVEGLIA!

martedì 22 dicembre 2009

Assistette a un pestaggio, detenuto muore in cella

Era stato il testimone di un presunto pestaggio avvenuto a settembre nel carcere di Castrogno, a Teramo. Il «negro», come lo chiamava Giovanni Luzi, il comandante delle agenti penitenziari preoccupato dal fatto che aveva visto tutto e che, con la sua testimonianza, avrebbe potuto provocare una rivolta tra gli altri detenuti. Venerdì scorso Uroma Emeka, 32 anni, nigeriano, è morto improvvisamente dopo essersi sentito male mentre era al telefono con la moglie. L'autopsia, disposta dalla procura di Teramo per fare chiarezza sulla sua morte, ha stabilito ieri che le cause del decesso sono naturali. Emeka, che stava scontando una condanna a due anni per spaccio di droga, è stato ucciso da un tumore al cervello, un'ernia cerebrale che avrebbe esercitato una compressione fatale. Un risultato che se sgombera il campo da possibili sospetti, non spiega però perché l'uomo si trovasse ancora rinchiuso a Teramo visto il suo ruolo di testimone scomodo e visto le sue condizioni di salute che avrebbero consigliato il ricovero in una struttura ospedaliera. Anche perché in passato, stando anche alle testimonianza degli stessi agenti di custodia, Emeka su sarebbe lamentato per i dolori e sarebbe svenuto sotto la doccia. E infatti, nonostante i risultati dell'autopsia, ieri sera la procura ha fatto sapere di non considerare affatto chiusa l'inchiesta e di voler fare chiarezza sull'indifferenza che ha circondato le ultime ore di Emeka. Sarebbero passate infatti 5 ore da quando l'uomo si è sentito male a quando è stato trasferito in ospedale. Un punto sul quale si dice d'accordo anche Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia e presidente dell'associazione «A buon diritto», La sua morte morte - - ha commentato ieri Manconi - dimostra lo stato d'abbandono terapeutico' in cui versava Emeka e nel quale versa l'intero sistema penitenziario italiano». La vicenda che ha visto Emeka protagonista risale al 22 dicembre scorso, giorno cui nel carcere abruzzese un detenuto sarebbe stato «punito» dagli agenti di custodia. Un pestaggio che il comandante degli agenti, Giovanni Luzi, avrebbe criticato durante una riunione con i suoi uomini non perché un atto di violenza illegale, bensì solo perché sarebbe stato eseguito di fronte a tutti gli altri detenuti. «In sezione non si può massacrare un detenuto, si va sotto», disse . «Si è rischiata al rivolta perché c'era il negro che visto tutto». Parole registrate di nascosto da un agente, che poi le inviò alla redazione di un giornale locale La Città. Per quel discorso nelle settimane successive Luzi è stato sospeso dal ministro ella Giustizia Angelino Alfano.Al di là del presunto pestaggio, sono più i generale le condizioni del carcere di Castrogno a sollevare preoccupazione. L'istituto è infatti sovraffollato, con 400 detenuti invece dei 230 previsti, e con un numero di agenti ritenuto insufficiente rispetto alle esigenze: 155 agenti in servizio invece di 203. Più della metà dei detenuti, inoltre, è malata, molti sono tossicodipendenti e con patologie psichiatriche.Una realtà particolarmente difficile, sulla quale adesso pesa anche la morte di Emeka e che, secondo la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, sarebbe completamente ignorata dal ministro Alfano. «Sarebbe utile sapere perché il ministro non risponde alle interrogazioni che abbiamo presentato proprio sul carcere di Teramo», accusa Bernardini. «Il ragazzo nigeriano morto era tossicodipendente, depresso e perciò fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora gli occhi per vedere ciò che non avrebbe dovuto vedere. Ma sarebbe stata giusto e opportuno non tenerlo i quel carcere».Sulla necessità di trasferire Emeka si dice d'accordo anche il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, mentre anche il senatore del Pd Francesco Ferrante invita il ministro Alfano ad aprire un'inchiesta per agevolare le indagini della procura di Teramo.

martedì 15 dicembre 2009


AGGRESSIONE BERLUSCONI, SCONFIGGERE IL DISEGNO REAZIONARIO

Abbiamo espresso la più netta condanna dell’aggressione subita da Silvio Berlusconi. Lo abbiamo fatto perché difendiamo la democrazia senza se e senza ma, e questo vuol dire difendere - per tutti - gli spazi di agibilità politica. Questo è tanto più necessario oggi, in una fase in cui la democrazia è pesantemente messa in discussione proprio dall’attacco delle destre che vogliono stravolgere la carta costituzionale.Di questa volontà di stravolgere le regole abbiamo avuto una testimonianza con l’utilizzo che, dell’aggressione, è stato fatto dalla destra, sia politica che giornalistica. L’aggressione è utilizzata per beatificare Berlusconi, per far dimenticare i suoi trascorsi e i suoi propositi eversivi. L’aggressione è utilizzata per dire che chi combatte politicamente Berlusconi è antidemocratico; si è arrivati a parlare di terrorismo. L’aggressione è utilizzata per cercare di normalizzare l’opposizione, per toglierle la parola cercando di obbligarla all’accettazione subalterna dei propositi governativi. Si tratta di una operazione demagogica e populista di tipo fascista, che cerca di criminalizzare l’opposizione per renderla innocua e per giustificare strette repressive. Del resto non è un caso che tutte le svolte antidemocratiche del secolo scorso siano state giustificate in nome della difesa della libertà: dai nazisti, dopo il rogo del Reichstag, alle dittature latinoamericane. Non a caso la Lega, che di questo disegno eversivo è la punta di diamante politica ed ideologica, sta imprimendo alla vicenda una torsione integralmente repressiva.L’aggressione del signor Tartaglia alla persona Berlusconi ha quindi determinato una grande occasione per il politico Berlusconi al fine di rifarsi una verginità e dare un duro colpo all’opposizione. L’aggressione al presidente del consiglio ha dato nuova linfa al progetto piduista di svolta reazionaria nel paese e solo un cretino può pensare il contrario.Occorre quindi difendere fino in fondo gli spazi democratici dagli attacchi strumentali e fascistoidi della destra, ma nel contempo progettare con chiarezza una risposta in avanti a questa situazione. La situazione attuale è caratterizzata dal tentativo berlusconiano di utilizzare la crisi economica per attuare una svolta reazionaria e uscire da destra dalla crisi della seconda repubblica. Questo tentativo cerca di tradurre l’atomizzazione e le solitudini sociali in consenso passivo alla svolta reazionaria. La nostra riposta non può essere il puro rovesciamento di questa prospettiva: il populismo di sinistra è nei fatti subalterno al populismo di destra. Dobbiamo progettare con ancora maggior cura di quanto fatto sin’ora la costruzione di una opposizione di massa alle politiche governative e confindustriali per riportare lo scontro politico al merito delle questioni sociali. Non rimanere impigliati in una personalizzazione dello scontro politico e mettere sul tappeto i problemi sociali: questo è il punto decisivo. La nostra risposta alla campagna d’opinione e repressiva del governo è il cambio radicale di terreno dello scontro politico. La nostra risposta è la costruzione certosina della mobilitazione sociale a partire dalla lotta per l’occupazione e la campagna referendaria da preparare sin da subito contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare e contro la precarietà. Per sconfiggere il berlusconismo non serve attaccare Berlusconi, ma ricostruire nel paese un sano conflitto di classe che dia vita ad una forte opposizione sociale e, quindi, apra la strada all’alternativa.

sabato 12 dicembre 2009

PRESIDIO IN PIAZZA BOVIO


Il Partito della Rifondazione Comunista organizza un presidio domenica 13 in Piazza Bovio dalle 10.00 alle 13.00 per la chiusura del tesseramenbto 2009 al Partito. Si terrà inoltre una raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua voluta dal Governo Berlusconi.Sarà presente all'iniziativa il compagno

MIMMO CAPORUSSO,

della Direzione Naz.le del PRC

FERRERO AI LEADERS OPPOSIZIONE: URGE AZIONE COMUNE

Roma, 11 dic. 2009 – Vi propongo di vederci rapidamente al fine di stabilire una possibile azione comune. Questa l’esortazione che il segretario nazionale del Prc-Se, Paolo Ferrero, ha rivolto oggi a nome del Coordinamento della Federazione della Sinistra (che riunisce Prc, Pdci, Socialismo 2000, Associazione Lavoro-Solidariertà, insieme a esponenti indipendenti e intellettuali di sinistra) a tutti i leader delle forze politiche di opposizione: Pierluigi Bersani (Pd), Antonio Di Pietro (Idv), Pierferdinando Casini (Udc), Francesco Rutelli (Alleanza per l’Italia), Angelo Bonelli (Verdi), Claudio Fava e Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Mario Staderini (Radicali), Riccardo Nencini (Psi), Salvatore Cannavò (Sinistra critica), Marco Ferrando (Pcl); cui è stata indirizzata l’allarmata lettera che segue.
“Le più recenti posizioni del Presidente del Consiglio, che minacciano di travolgere l’equilibrio tra i poteri costituzionali della Repubblica, delineano una vera e propria crisi istituzionale. Ha ragione il Presidente Napolitano: siamo di fronte ad un violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana. Dopo aver attaccato la sovranità del Parlamento, riducendone persino la funzionalità; dopo aver ridotto tutte le autonomie, di fatto Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali; è questo, infatti, il significato vero del brutale assalto alle istituzioni di garanzia. Questo si accompagna ad una sistematica azione di aggressione alle organizzazioni sindacali e sociali che esercitano il loro ruolo in autonomia ed indipendenza.Il Presidente del Consiglio ritiene che il voto popolare azzeri il sistema delle garanzie e dei controlli di legittimità perché non ha la concezione della legalità costituzionale. Non credo che questi elementi possano essere sottovalutati ne che possano essere affrontati come questione di ordinaria amministrazione. Vi è una vera e propria emergenza democratica di cui sarebbe irresponsabile non vedere la gravità e i possibili esiti nefasti. Credo sia indispensabile che tutte le forze di opposizione, pur nella pluralità delle rispettive posizioni, trovino una sede di confronto per discutere di questo problema al fine di attivare una efficace iniziativa politica che possa coinvolgere il complesso delle associazioni democratiche e della popolazione italiana, al fine di combattere e sconfiggere il disegno eversivo di Berlusconi.Vi propongo pertanto di vederci rapidamente al fine di stabilire una possibile azione comune”.

giovedì 10 dicembre 2009

«Divieto» di mobilitazione

di Roberto Ciccarelli
su il manifesto del 10/12/2009
Stop al corteo dell’Onda. Gli studenti: «assedieremo» il ministero. Alemanno «testa» il suo protocollo. Pantaleo (Cgil): grave limitazione
La questura di Roma ha revocato l’autorizzazione al corteo degli studenti, dei precari e dei lavoratori della conoscenza che domani avrebbe dovuto raggiungere da piazzale Aldo Moro il ministero.L’ordinanza consegnata ieri ai rappresentanti del movimento universitario, ai precari della scuola, ai sindacati di base lascia solo due alternative: il presidio in Largo Bernardino da Feltre, già fissato da tempo accanto al ministero, oppure sfilare con il corteo promosso dalla Flc Cgil da piazza della Repubblica fino a Piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale della conoscenza che chiede, tra l’altro, il ritiro del ddl Gelmini sull’università e la cancellazione dei tagli alla scuola. Un corteo al quale ha aderito anche la Fp Cgil per rivendicare un contratto nazionale che aumenti la capacità di acquisto delle retribuzioni e una contrattazione integrativa che premi la produttività legata al miglioramento dei servizi.Il divieto giunge dopo l’autorizzazione concessa la settimana scorsa e anticipa di un giorno l’applicazione del protocollo sottoscritto il 4 dicembre scorso da Cisl, Uil, Ugl insieme al Pdl e alla Destra, ma non dalla Cgil e dal Pd, in occasione della «tregua di natale» che durerà fino al 12 gennaio. La motivazione ufficiale è che i due cortei determinerebbero «la paralisi della mobilità del centro storico della città». Per gli organizzatori del corteo quanto accaduto ieri è invece una chiara violazione del diritto a manifestare contro i processi di dismissione di scuola e università e «contro ogni forma di precarizzazione del nostro lavoro e delle nostre vite». Domani i ricercatori e i precari annunciano di volere comunque «attraversare le strade della città riprendendoci il diritto a manifestare» e di riaffermare i contenuti del documento approvato dall’assemblea degli studenti e dei precari indetta insieme alla Flc il 20 novembre scorso alla Sapienza nel quale si sostiene che nessuna riforma dell’istruzione è possibile senza una radicale trasformazione del sistema di welfare italiano. Gli studenti medi ribadiscono, per venerdì, «l’intenzione di assediare, simbolicamente insieme a universitari e precari, il ministero dell’istruzione».La lunga trattativa che ha registrato nel corso dell’ultima settimana una serie di incontri tra questura e organizzatori non è servita ad evitare questo esito estremo. Viene così confermato l’orientamento del sindaco capitolino Gianni Alemanno che il 10 marzo scorso ha fatto sottoscrivere alle forze politiche e sindacali regionali un protocollo per lo svolgimento dei cortei a Roma. Dura la reazione del segretario della Flc-Cgil Domenico Pantaleo, che domani chiuderà il corteo in piazza del Popolo con il segretario nazionale Guglielmo Epifani. «Questo divieto – ha affermato – è inaccettabile perché revoca un corteo già autorizzato. È una limitazione al diritto di esprimere il dissenso contro il Ddl Gelmini e contro i tagli alla scuola voluti da questo governo. Ci auguriamo che una soluzione venga trovata al più presto per dare la possibilità al movimento di raggiungere il ministero».Ai margini di un’assemblea alla Sapienza, durante la quale il rettore Luigi Frati ha sostenuto che i 400 milioni stanziati dalla finanziaria per l’università sono inadeguati e che la Sapienza rischia di non approvare il bilancio, Pantaleo si è soffermato sulle voci della presenza del segretario del Pd Pierluigi Bersani al corteo della Cgil. «La sua partecipazione è benvenuta – ha detto – del resto, tranne l’Udc, tutti i partiti dell’opposizione parteciperanno alla manifestazione». Abbiamo chiesto al segretario della Flc se le valutazioni positive espresse in ordine sparso e mai organico da alcuni esponenti del Pd sul Ddl Gelmini non pongano un problema politico anche alla Cgil. «Se esistono altre opinioni, noi ci confronteremo – ha risposto Pantaleo – Intanto, chi parteciperà domani alla manifestazione deve sapere che la nostra è una netta opposizione alle politiche della Gelmini».

Le parole di Berlusconi degne di un fascista. Intervenga Napolitano

Le parole di Berlusconi contro la Magistratura sono eversive e fuori dalla legalità costituzionale. Parole degne di un fascista che vuole scardinare l’equilibrio dei poteri democratici. Invitiamo Fini a prendere atto di questa realtà ed a intervenire prima che la situazione precipiti ulteriormente. Chiediamo al Presidente della Repubblica di intervenire in modo chiaro come garante della costituzione.

domenica 6 dicembre 2009

Editoriale di DINO GRECO,
Direttore Liberazione

Venerdì titolavamo il giornale dando corpo ad una sensazione che era anche un auspicio, una speranza: «Scesi in campo», scrivevamo sotto la foto di un gruppo di giovanissimi, stretti in gruppo, che tenevano nelle mani il manifesto del NoBDay. Ebbene, ieri, per le vie di Roma si è visto davvero qualcosa di nuovo, di inedito. E di promettente. Quella generazione che si è inseguita per settimane sulla rete, che ha via via preso coscienza di sé, della possibilità di un agire politico diretto si è ritrovata in piazza, per dire che Berlusconi e con lui tutto il marcio che ammorba questo sderenato Paese se ne deve andare. Un corteo impressionante, per la quantità delle persone che hanno raccolto l'appello e, ancor più, per l'intensità di una partecipazione che emanava consapevolezza di una responsabilità collettiva. Tutto il contrario di quella passività rassegnata che abbiamo temuto potesse prendere il sopravvento nel clima di degenerazione che si sprigiona dai palazzi del potere. Chi abbia seguito il serpentone fin dentro una piazza San Giovanni per una volta troppo piccola non può non aver ricavato un'impressione profonda. Perché la protesta corale, la richiesta condivisa di giustizia, di uguaglianza, di pulizia, era declinata in mille modi diversi, come se ognuno volesse dirlo in un modo proprio, con un segno, un cartello, uno slogan, un drappo del vestito. C'era il viola, colore adottato dagli organizzatori della manifestazione. E c'era il rosso delle bandiere della Federazione della Sinistra che in mattinata, in un teatro Brancaccio straripante, ha posto la prima, fondamentale pietra di una sinistra unita e plurale. E che ora è attesa al compito più impegnativo, quello di mettere radici in tutto il Paese e divenire - senza supponenza - interlocutrice dei movimenti, del variegato conflitto sociale, di una domanda di democrazia rimasta per troppo tempo inascoltata e men che meno rappresentata. La nottata non è certo passata. Ma forse qualcosa comincia a cambiare davvero.

mercoledì 2 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009


Un processo aperto ma non moderato

Comitato pol. nazionale PRC
28 Novembre 2009
Intervento di Mimmo Caporusso

Non possiamo essere indifferenti al pericolo delle destre al governo, a come stanno peggiorando le condizioni materiali dei lavoratori, al fatto che non si danno risposte sulla crisi, si introduce lo scudo fiscale, si attacca continuamente la Costituzione facendo credere che il presidente del Consiglio, siccome è eletto dal popolo (falso) possa fare quello che vuole, ad un governo che privatizza l’acqua, attacca la scuola pubblica, introduce il processo breve. Per questo è importante il No Berlusconi Day, promosso dalla rete e a cui noi abbiamo aderito subito. Sarà una grande manifestazione. Come Federazione dobbiamo essere visibili con le nostre bandiere, i nostri contenuti, organizzare pullman e treni. Sulle regionali la questione alleanze va affrontata sulla base di punti programmatici, innanzitutto questione morale e crisi, e presentarsi come Federazione. Teniamo conto anche dello sfaldamento di Sinistra e libertà: i Verdi non ci sono più, i Socialisti pure, dopo Occhetto anche Mussi pensa di andare nel Pd. Andiamo avanti con la Federazione, processo aperto ma non moderato, che raccoglie le forze che vogliono il superamento del capitalismo e del patriarcato. Il 5 tutti al Brancaccio!

Per una rinnovata passione comunista

Comitato pol. nazionale PRC
28 Novembre 2009
Intervento di Maria Campese

Questa nostra discussione si colloca in una fase difficilissima, con una crisi drammatica, anzi con le crisi: economica, sociale ed ambientale a livelli altissimi di drammaticità, con un attacco feroce delle destre di portata inaudita. Per uscire da sinistra da queste crisi dobbiamo essere capaci di indicare un modello economico-sociale-ambientale alternativo al capitalismo, costruendo rapporti di forza adeguati a promuovere il cambiamento.La costruzione della Federazione della sinistra parte proprio dalla condivisione di un modello alternativo di società, non è quindi un cartello elettorale, e si pone l’obiettivo di superare la marginalità, la residualità, delle forze che si pongono alla sinistra del PD, di ricostruire una credibilità gravemente compromessa dalle continue scissioni e separazioni, di essere polo attrattivo per tutti coloro che negli anni, sfiduciati, hanno abbandonato la militanza politica, e per chi ancora crede in un progetto di cambiamento della società (tenuto conto anche del fallimento di Sinistra e Libertà).E’, quello della federazione, l’unico processo oggi possibile. Vanno superate molte difficoltà, ma se non investiamo convintamente in questo processo, se continuamo ad avere resistenze, se manteniamo un atteggiamento settario, se stiamo attenti solo alle logiche di orticello, allora faremo un danno alla federazione, ma ancor più faremo un danno alla Rifondazione Comunista.Dovremo invece avere coraggio, cimentarci in questa impresa con rinnovata passione, facendo egemonia e procedendo al radicamento sociale, stando nelle lotte e nelle vertenze, partecipando alle iniziative messe in campo dalle reti e dai movimenti; è con questo spirito che parteciperemo alla manifestazione NoPonte di Messina del 19 dicembre contro le grandi opere, così come siamo mobilitati per la ri-pubblicizzazione dell’acqua, attraverso un referendum, e contro il nucleare.

INTERNALIZZAZIONI, ORA E SUBITO. L’ENNESIMA BATTAGLIA DI RIFONDAZIONE.

Piero Manni – consigliere regionale PRC Puglia

Da oltre due anni Rifondazione comunista è impegnata in una campagna regionale per la cosiddetta “internalizzazione” dei servizi alla persona presso gli ospedali (pulizie, mensa, 118, portierato, guardiania, ecc), i quali attualmente vengono svolti da aziende private, alle quali sono appaltati.
Gli inconvenienti di tale sistema sono numerosi: gestione col criterio del massimo profitto (per cui, denunciano i lavoratori addetti, i pavimenti – anche quelli delle sale operatorie – vengono lavati con sola acqua, senza detersivi né disinfettanti); assunzioni clientelari richieste dai vari politici (e per poterne accontentare di più, su un posto lavorativo vengono assunte due o tre persone, per poche ore settimanali); appalti che da anni vengono prorogati. Si ha insomma una bassa qualità dei servizi e condizioni di lavoro poco dignitose.
Rifondazione comunista ha promosso la creazione presso ciascuna delle sei Asl pugliesi di società a totale capitale pubblico le quali, con una diminuzione dei costi (grazie al fatto che non si paga il 20% d’IVA più l’eliminazione del guadagno della ditta intermediaria), assicurano un miglioramento dei servizi e la stabilizzazione di 6-7000 lavoratori.
Dopo la costituzione della Sanitaservice a Foggia (la cui esperienza è del tutto positiva), il processo si è bloccato; Vendola e l’assessore Fiore proclamano in ogni occasione la volontà di realizzare il progetto in tutta la Puglia, ma intanto le direzioni generali delle Asl di fatto non costituiscono le società.
Ora poi si è aggiunta la protesta dei volontari del 118, che hanno un rapporto lavorativo effettivo di dipendenza ma che sono obbligati a dichiararsi volontari, i quali fomentati dalle associazioni temono di perdere anche quelle poche centinaia di euro mensili e non si rendono conto che la internalizzazione è l’unica possibilità che hanno per una reale sistemazione lavorativa.
Grande è la confusione sotto i cieli delle Asl; ancor più grandi gli interessi di aziende, cooperative e associazioni di pseudo volontariato.
Il processo di internalizzazione ha subito un brusco rallentamento, si va logorando tra resistenze, disinformazione, equivoci e trattative sindacali che fanno dei passi avanti e tre indietro.
Caro presidente Vendola, se tra un incontro e l’altro con i leaders di partito trovi un momento libero, batti un colpo sul testo delle internalizzazioni.
Caro assessore Fiore, se vuoi portare a termine il processo, accetta ed anzi cerca il sostegno dei lavoratori: che altrimenti ti troverai dall’altro lato della barricata, come è già successo per i “volontari” del 118 (a causa del mancato coinvolgimento, del quale tu personalmente sei responsabile).

lunedì 30 novembre 2009

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA (PRC-PDCI-SOC 2000-LAVORO E SOLIDARIETA’): ELEZIONI, ANDREMO CON …

Dichiarazione di Gianluigi Pegolo (Rifondazione Comunista), Pino Sgobio (Pdci), Giovanni Vigilante (Socialismo 2000), Fulvio Perini (Lavoro-Solidarietà)
La Federazione della sinistra, promossa dal Partito della Rifondazione comunista, dal Partito dei Comunisti Italiani, da Socialismo 2000 e da Lavoro e solidarietà, presenterà liste proprie in tutte le regioni chiamate al voto, con il proprio simbolo. La Federazione intende avviare un percorso di confronto con le altre forze del centro-sinistra, nell’auspicio di raggiungere intese organiche o circoscritte, al fine di dare alle regioni governi progressisti in grado di rispondere alle esigenze sociali, battere le destre e rafforzare la tenuta democratica. Se non ve ne saranno le condizioni sceglierà una collocazione autonoma, costituendo poli alternativi. Il confronto e le eventuali alleanze saranno fondati su due discriminanti: 1) Il profilo etico, con la scelta, in primo luogo, di un personale politico non compromesso con pratiche illecite, che si faccia garante di un processo di risanamento della vita pubblica; 2) I contenuti programmatici, ad iniziare da un massiccio intervento contro gli effetti della crisi, a difesa dell’occupazione, per il superamento del precariato e a sostegno del reddito dei licenziati e dei non occupati. Ulteriori elementi caratterizzanti dovranno essere la difesa del welfare, a partire dalla sanità pubblica, la valorizzazione del diritto allo studio e il contrasto alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali, rivendicando il carattere di bene comune dell’acqua e la necessità di perseguirne la ripubblicizzazione. La tutela e la valorizzazione dell’ambiente dovrà esplicarsi attraverso un netto rifiuto alle centrali nucleari, incentivando la raccolta differenziata anziché l’incenerimento dei rifiuti, promuovendo il riuso e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. La Federazione della Sinistra aprirà un confronto con le forze di movimento impegnate sui temi democratici, sociali ed ambientali e darà massima apertura alle proprie liste al fine di consentire una rappresentanza forte, ricca e plurale alle istanze sociali e politiche che convergano sui contenuti richiamati. L’eventuale partecipazione di esponenti della Federazione alle primarie è subordinata alla stipula di accordi politico/programmatici con le altre forze della coalizione, in assenza dei quali è esclusa la partecipazione.

TRICOLORE, NO ALLA BANDIERA SABAUDA E FASCISTA

I problemi dell’Italia non sono i minareti (che a norma di costituzione hanno diritto ad essere costruiti) ne la bandiera italiana ma le centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro senza che il governo faccia nulla e il fatto che il governo delegittima la lotta alla Mafia.Che la Lega sia imbarazzata perché ha tradito i suoi elettori sostenendo un governo antioperaio e con superfici di contatto con la malavita organizzata non è un buon motivo per tornare alla bandiera sabauda e fascista.Invitiamo i mezzi di comunicazione di massa a parlare della crisi che vivono milioni di persone e non delle sciocchezze della Lega.

venerdì 27 novembre 2009

FIRMA PER L'ACQUA PUBBLICA!

Domenica 29, dalle 10.30 alle 13,
Rifondazione Comunista raccoglie firme in Piazza Bovio contro la privatizzazione dell'acqua
promossa dal Governo Berlusconi.

giovedì 26 novembre 2009

NASCE CONTROLACRISI.ORG - Notizie, Conflitti, Lotte...

È nato ControLaCrisi.org (http://www.controlacrisi.org), uno spazio di informazione in tempo reale. ControLaCrisi.org è uno strumento realizzato per rispondere all'esigenza, espressa dalla maggior parte delle compagne e dei compagni, di essere informati "bene" e "subito".Con la combinazione di nuove tecnologie e programmi informatici è stato possibile racchiudere in questo strumento le funzioni di aggregatore avanzato di notizie (in grado di importare per intero testi e foto), social network e servizio di newsletter automatico.

martedì 24 novembre 2009

Prc, messaggio da Caserta: ce la possiamo fare

su Liberazione del 24/11/2009

L'assemblea sul partito che abbiamo tenuto a Caserta il 7 e 8 novembre scorsi è stata un momento importante di riflessione sullo stato della nostra organizzazione. Come ha detto Ferrero nelle conclusioni si è trattato di un primo momento di bilancio del lavoro svolto dopo il congresso di Chianciano. Il quadro che è emerso, sia dalle relazioni, sia dagli interventi di compagne e compagni giunti numerosi da tutta Italia, è quello di un Partito che comincia a reagire.Certamente il lavoro organizzativo da svolgere, dopo l'ennesima scissione, è quello della ricostruzione, del recupero degli iscritti, dell'insediamento dei circoli nei territori e nei luoghi di lavoro. Come si sa, infatti, il danno delle scissioni non consiste solo nel fatto che degli iscritti si spostano da una organizzazione ad un'altra, ma nella tentazione di farsi da parte che rischia di conquistare parecchi compagni. Proprio per questo, il lavoro di rilancio organizzativo per essere efficace deve andare di pari passo con una forte proposta politica in grado di suscitare nuova passione.Da questo punto di vista possiamo dire che qualche passo avanti positivo è stato fatto. Basta ricordare che quando tutto il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, nel 2007, si presentò davanti ai cancelli della Fiat Mirafiori, toccò con mano un clima di forte ostilità. Oggi possiamo dire che il nostro Partito non solo è presente in tutte le vertenze contro le chiusure di fabbriche e le delocalizzazioni, ma, in generale, viene accolto positivamente e gli viene chiesto di intensificare questo lavoro. Dalla Innse alla Lamse, da Pomigliano a Termini Imerese, per citare solo i casi più conosciuti, non vi è stata vertenza di lotta dove Rifondazione non abbia marcato una presenza. Con la costruzione di una cassa di resistenza, partecipando direttamente ai presidi, organizzando la vendita di prodotti a prezzi calmierati a partire dal pane, portando nei consigli comunali, provinciali o regionali le ragioni di quella lotta.L'altra sera ero ad Anagni, in provincia di Frosinone, ad una iniziativa promossa dal circolo di Rifondazione Comunista sulla grave situazione occupazionale che sta determinando, in quel territorio, la chiusura di fabbriche e il ricorso alla cassa integrazione e alla mobilità per migliaia di lavoratori. Un circolo appena ricostruito dopo la scissione, alla sua prima iniziativa pubblica. Ebbene, non solo la sala era piena, ma al dibattito sono intervenuti i rappresentanti di quelle fabbriche in lotta, Fiom e sindacati di base, comitati per la difesa dell'ambiente e rappresentanti politici della Federazione della Sinistra che anche lì si sta costruendo. Il tutto in un clima nient'affatto rassegnato, anzi di volontà di reagire. Ho richiamato questo piccolo esempio per dire che non solo si possono ricostruire un intervento e una presenza del nostro Partito, ma che su questi temi lo spazio è grande e noi dobbiamo lavorarci con impegno.Un lavoratore nel suo intervento ha detto: "Non sappiamo che farcene di una sinistra che per mesi ci parla delle escort di Berlusconi. Chi di noi ha ancora la fortuna di lavorare non arriva a fine mese e chi è in cassa integrazione o sta perdendo il posto di lavoro è nella disperazione più nera! Ma chi si occupa di tutto questo? Chi ne parla? E poi non sappiamo che farcene di una sinistra che si divide continuamente!". Penso che da queste parole si possa ricavare il senso del nostro lavoro.A Caserta abbiamo ragionato dei nostri limiti e di cosa fare per cercare di superarli. Il rischio che la situazione politica nel campo del centrosinistra si stabilizzi, con da una parte il Pd di Bersani che, pur guardando al centro, recupera un proprio insediamento popolare e dall'altra Di Pietro, che con una sorta di populismo di sinistra, occupa gran parte del nostro spazio, è reale.Sta anche in questo l'importanza, direi l'urgenza, assieme alla ricostruzione del nostro Partito, di fare avanzare rapidamente un processo unitario a sinistra che possa subito produrre una massa critica credibile per milioni di persone che oggi non trovano più una propria rappresentanza.La proposta della Federazione della Sinistra costituisce il primo positivo passo che va in questa direzione e, quindi, l'appuntamento del 5 Dicembre al Brancaccio deve vedere la mobilitazione di tutto il Partito.Ma a Caserta abbiamo messo in cantiere anche parecchie proposte di lavoro, sulle quali i vari dipartimenti stanno lavorando.Qui mi preme richiamarne una poiché ha una valenza generalizzata e nazionale. Si tratta di una settimana di mobilitazione dal 7 al 13 Dicembre nel corso della quale faremo un ultimo sforzo per il tesseramento al Partito. In particolare, dopo che nei prossimi giorni verrà inviata una lettera del segretario nazionale a tutti i vecchi iscritti a Rifondazione, proponiamo che tutti i circoli si mobilitino per contattarli singolarmente e per chiedere loro l'adesione al Partito.In quella settimana in tutti i circoli vorremmo che venisse messa in calendario un'assemblea pubblica per illustrare la nostra proposta politica. In particolare nelle grandi città il 12 e 13 Dicembre si organizzeranno iniziative con la presenza del gruppo dirigente nazionale.Da Caserta parte quindi un messaggio di speranza che non è solo "Su la testa! Si riparte!", ma: "Ce la possiamo fare, la ripartenza è già iniziata!".
di CLAUDIO GRASSI
Responsabile naz.le Organizzazione PRC

venerdì 20 novembre 2009

Direzione Naz.le PRC - 19 Novembre 2009 - Intervento di Claudio Grassi

Dovremmo cercare di sforzarci per portare questo nostro partito in una condizione un po’ meno schizofrenica di quanto sia stato negli ultimi anni. Cioè evitare di saltare repentinamente da una posizione ad un’altra: dai movimenti al governo, e adesso dal governo al disinteresse di quanto avviene nelle istituzioni. Banalizzo, qui nessuno l’ha posta in questo modo, però vorrei che non sottovalutassimo la prossima scadenza elettorale! Ho sentito dire che le elezioni regionali le dobbiamo fare ma, tutto sommato, non sono troppo importanti. Sono preoccupato da questo modo di ragionare. Noi già adesso siamo una forza politica sostanzialmente fuori da tutto, siamo fuori dal Parlamento italiano ed europeo, in conseguenza dei risultati negativi che abbiamo avuto, ma anche dagli sbarramenti che hanno messo. Se si dovesse determinare che anche in questo frangente delle elezioni regionali noi subiamo una drastica riduzione della nostra presenza, credo che questa percezione che c’è anche tra i lavoratori, secondo la quale “diciamo delle cose giuste ma tanto non contiamo niente”, potrebbe diventare definitiva. Dobbiamo quindi dare importanza ad entrambe le cose: l'iniziativa sociale e la presenza istituzionale. Sono d’accordo sul partito sociale, la presenza nei conflitti, ma teniamo anche presente che poi i lavoratori che manifestano sotto Palazzo Chigi quando arriva Di Pietro lo accolgono trionfalmente. Perché Di Pietro? Perché a differenza di noi, Di Pietro conta oggi nella politica italiana. E perché conta? Perché ha una presenza significativa in Parlamento e può incidere sulle scelte politiche. Mi hanno detto che, non solo ieri alla manifestazione dei lavoratori dell'Eutelia, ma anche alla manifestazione di Milano, quando ci fu lo sciopero della Fiom, Di Pietro venne acclamato dai lavoratori. Un po’ come era Bertinotti dieci anni fa. Se a ciò aggiungiamo l’intervista a De Magistris, pubblicata oggi da Liberazione, dove sostanzialmente assume posizioni simili alle nostre, credo che occorra essere molto attenti. Uno spostamento a sinistra di Idv sarebbe sicuramente un fatto positivo sotto un certo aspetto, ma da un punto di vista di quello che può succedere in futuro, se noi non riusciamo ad attrezzarci e quindi a ricostruire una presenza significativa che conta nella società e nelle istituzioni, il rischio è che si crei un Pd che guarda al centro e un partito populista di “sinistra” che copre tutto quello che sta a sinistra! Quindi penso che noi dobbiamo evitare di farci isolare.Sulla Federazione della Sinistra sono d’accordo con quello che è stato proposto qui dal segretario, sono d’accordo sul mandato e sono d’accordo anche sulle bozze di documento per il manifesto e lo statuto provvisorio. Siamo di fronte ad un passaggio importante ma del tutto logico e conseguente a tutte le scelte che abbiamo fatto dal congresso di Chianciano ad oggi passando per la scelta opportuna della lista comunista e anticapitalista per le elezioni europee. Noi oggi cosa stiamo facendo? Stiamo consolidando una coalizione che si è presentata alle elezioni europee sulla base non di un cartello elettorale ma di una condivisione programmatica e stiamo cercando di allargarla perché riteniamo che quella massa critica sia insufficiente. Questa è la Federazione. Questa è la proposta che oggi mettiamo in campo che coglie due esigenze: la prima, evitare di fare un papocchio all’Arcobaleno, alla Sinistra e libertà e la seconda, il bisogno di unità che c’è e che ci viene chiesto tutti i giorni dalla nostra gente rispetto al quale noi cerchiamo, attraverso questo processo, per la prima volta dopo tanti anni, di dargli una risposta in positivo. Credo che il nome Federazione della Sinistra tenga conto un po’ delle varie proposte che erano in campo. La connotazione politica di questa organizzazione è data di per sé al di là di come si chiama. Ecco perché il paragone con l’Arcobaleno non c’entra assolutamente niente. Così come quella proposta politica era connotata al di là di come si chiamava perché tutti sapevano che i promotori la portavano in direzione di un soggetto politico non più comunista, qui il problema è opposto. Questa Federazione alla fine che cosa è? La Federazione è il luogo dove si può costruire una sempre più forte convergenza tra i due partiti comunisti. Se la chiamiamo Federazione della Sinistra e la allarghiamo ad altri soggetti forse riusciamo a raccogliere anche altre energie e consensi! Infine per quanto riguarda le regole, le scelte non sono 100mila, sono due. La prima: si fa una Federazione come patto tra soggetti organizzati diversi e allora a quel punto ognuno fa i suoi congressi e si stabiliscono quelle che sono le cose che si fanno insieme. Si va da un minimo che è la presentazione alle elezioni ad un massimo che possono essere molte altre cose. Questa è una strada. Per quanto mi riguarda, nel lavoro che ho fatto nel gruppo sulle regole, l’ho contrastata perché la considero antitetico con quello che abbiamo cercato di dire in tutti questi mesi e cioè che la Federazione è un processo aperto che non riguarda solo i soci promotori. Allora come si fa a fare un soggetto aperto che non riguardi solo i soci promotori se non si attua un regolamento che parte da un elemento di fondo e cioè che tutti gli iscritti hanno gli stessi diritti che vale il principio una testa un voto e che c’è un luogo dove io mi iscrivo e posso dire la mia al di là se sono iscritto ad un partito? Se siamo d’accordo su questo allora spiegatemi come si può organizzare in modo diverso un congresso di una Federazione se non attraverso il fatto che nei territori e nei luoghi di lavoro tutti gli iscritti a quella federazione si riuniscono, decidono che cosa fare, dando vita alle proprie organizzazioni territoriali. Una via di mezzo non la vedo perché ci sarebbero degli iscritti che hanno una certa possibilità e degli altri iscritti che non l’hanno o ne hanno di diverse e quindi a mio parere faremmo un pasticcio. Capisco che questa modalità organizzativa possa essere simile a quella che si dà un partito, ma bisogna proporne però un’altra che sia coerente e che soprattutto non si presti al fatto che se tu fai un congresso apri un processo ingovernabile dove nessuno ci capisce più nulla. Ovviamente questo testo che è stato scritto è soggetto a degli errori, a delle incompiutezze, e quindi modifiche dovranno essere fatte, però volevo precisare qual è il senso che lo ha animato. Ci siamo trovati di fronte ad un bivio: o noi decidiamo che siamo quattro forze politiche e facciamo un accordo tra di noi e questa è la Federazione o altrimenti se vogliamo aprire veramente un tesseramento a partire dai territori, ognuno si può iscrivere e quegli iscritti devono avere un luogo dove partecipare e fare politica e quel luogo non può essere né il circolo di Rifondazione, né il circolo del Pdci, né il circolo di Socialismo 2000 ma deve essere il circolo della Federazione.
di Claudio Grassi
Responsabile naz.le Organizzazione PRC

BRENDA: I MANDANTI VANNO CERCATI IN ALTO!

A Roma il cadavere della trans Brenda viene trovato carbonizzato. Evidentemente qualcuno le ha voluto tappare la bocca per evitare che lei dicesse tutto quello che sapeva. Evidentemente non solo Marrazzo aveva frequentato via Gradoli. Fino ad ora sulla vicenda aleggiava solo una squallida ombra di doppie morali, di politici proibizionisti con gli altri e libertari con se stessi, oggi siamo arrivati all’assassinio. La Magistratura faccia il suo dovere per scoprire i colpevoli ma il punto vero è che questa seconda repubblica è marcia e on essa parte della sua classe dirigente. I mandanti vanno cercati in alto!

giovedì 19 novembre 2009

SULLA BUONA STRADA!

La Direzione nazionale approva il percorso della Federazione della Sinistra. Il 5 Dicembre, con il No Berlusconi Day, l'assemblea nazionale per la fondazione della nuova alleanza
Sintesi veloce di una discussione vera con cui Rifondazione Comunista entra nella fase operativa della Federazione della Sinistra, questo il nome - per ora - della coalizione anticapitalista, femminista,ecologista, di cui il Prc è promotore assieme al Pdci, a Socialismo2000 e a Lavoro e solidarietà. Con due voti contrari - l’area di Falcee Martello - e tre astenuti (Eleonora Forenza, Gianluigi Pegolo eMaurizio Acerbo) la direzione nazionale di Rifondazione ha datomandato alla segreteria per proseguire nelle trattative per laconvocazione dell’assemblea nazionale del soggetto federativo chestabilirà, a sua volta, il percorso con cui entro il prossimo anno siapproderà al congresso di fondazione. Una strada complessa di cui ilsegretario Paolo Ferrero ha dato conto senza reticenze di fronteall’organismo dirigente di Viale del Policlinico che ha potutovisionare le bozze di manifesto e di regolamento provvisorio,documenti che avevano visto la luce nella nottata immediatamenteprecedente. La sintesi “brutale” è che esiste una convergenzalarghissima sulla necessità di un processo di riaggregazione - nellaforma di una federazione - e una discussione molto articolata sullemodalità organizzative e sui linguaggi del manifesto. Ora la parolapassa ai comitati politici federali, che in molti casi già hannosvolto le prime assemblee territoriali della federazione in nuce. Afine mese sarà il parlamentino di Rifondazione, il Cpn, a dare il vialibero definitivo per la partecipazione all’assemblea nazionale chedovrebbe tenersi - probabilmente - la mattina del 5 dicembre, il NoBerlusconi Day da cui il Prc e i suoi compagni di strada dellafederazione torneranno anche con un pacchetto di campagne di massacontro la legge 30, la privatizzazione dell’acqua («da cui puòscaturire un movimento delle dimensioni di quello pacifista», segnalaRenato Patrito), il ritorno del nucleare.Il regolamento - ha spiegato Ferrero - è solo l’insieme delle normetransitorie, degli elementi di garanzia, per arrivare al congresso. Eil nome, dov’è stato espunto il riferimento all’anticapitalismo,allude piuttosto a una esigenza di praticità più che a una«slavatura». Al di là delle critiche emerse dalla discussione (24interventi dopo l’introduzione del segretario), il manifesto èpiuttosto netto. E al dilemma se uscire dalla crisi del capitalismo odal capitalismo in crisi la risposta è chiara. La seconda e con unriferimento diretto alle esperienze latinoamericane del socialismo delXXI secolo. Indipendente dalla socialdemocrazia e dalla sua varianteitaliana, la Federazione non sarà un fatto interno ai promotori.Saranno possibili tanto iscrizioni collettive quanto individuali. Soloadesioni personali, al contrario, sarebbero la prefigurazione di unnuovo partito piuttosto che di un soggetto federativo praticamenteinedito. Le adesioni, per bypassare eventuali ruggini locali chepotrebbero viziare il processo, saranno vagliate dal coordinamentonazionale. Almeno secondo l’attuale versione del regolamento. Suquesto punto, come sul livello territoriale della federazione, e sullaquota del 25% riservata nel coordinamento ai soci promotori, si sonoappuntate le principali critiche. Se a qualcuno (Pegolo, Giannini) ilmodello organizzativo proposto appare come una perdita di autonomiaper i comunisti, resta per tutti la necessità di individuare sia ilperimetro della cessione di sovranità, sia di inventare un luogo perla partecipazione dei senza- partito. La Federazione sarà una somma dipratiche che si riconoscono reciprocamente ma la cessione di sovranitàdovrà essere solo a livello istituzionale (Mantovani) o nascerà unsoggetto unitario e plurale (Rocchi)? Saprà intercettare i conflitti ovivrà nella sfera separata del politicismo? (Eleonora Forenza)? Gliinterventi si sono succeduti ponendo domande importanti ma - conl’eccezione di Claudio Bellotti, piuttosto netto sulla debolezza deldocumento e sulle regole «oligarchiche» - senza mai mettere indiscussione l’«urgenza di una inversione di tendenza» (Ezio Locatellie Mimmo Caporusso), della necessità «di uno spazio per il coraggio dileggere la nostra crisi e per rispondere al bisogno diffuso di unasinistra» (Linda Santilli). Dai territori, infatti, arrivano segnaliinteressanti dopo le prime assemblee a Milano, in Emilia e nel Lazio,sia di possibili interlocutori, sia dell’esistenza di un settore «acavallo tra l’ipotesi di SeL e quella della Federazione» (AntonelloPatta). Molti interventi hanno introdotto elementi analitici(Salvatore Bonadonna, Raffaele Tecce, Tommaso Sodano, Claudio Grassi,Erminia Emprin) da far ricadere nella stesura finale del documentogiudicato «migliorabile» (Stefano Cristiano e Rosy Rinaldi) o,all’opposto, «da riscrivere» (Stefano Zuccherini) magari esplicitandoil legame col Gue e col Partito della sinistra europea (Fabio Amato) econ il social forum mondiale (Alfio Nicotra). Per ciò che riguarda leforme organizzative da segnalare gli appelli a evitare «gabbie» ecercare «forme duttili» (Giovanni Russo Spena) e «sperimentali»(Roberta Fantozzi). Una cosa è certa, la Federazione sarà il contrariodell’Arcobaleno, «che nasceva governista e contro i due partiticomunisti» (Leonardo Masella).

mercoledì 18 novembre 2009

ACQUA, GOVERNO BLINDA DECRETO. SAREMO IN PIAZZA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.

Il governo Berlusconi, sordo come era facile prevedere alle migliaia di proteste dei cittadini e della società civile arrivate in queste settimane contro il ddl Ronchi, che di fatto privatizza le acque pubbliche italiane, ha posto la questione di fiducia al Senato, blindando il decreto. Come Rifondazione comunista abbiamo aderito con convinzione all’appello lanciato dal Forum italliano dei movimenti per l’acqua che ha chiesto al Parlamento italiano di ritirare il decreto legge 135, decreto con il quale si privatizza l’acqua in tutt’Italia.
La difesa dell’acqua come bene comune è stata una delle battaglie caratterizzanti la storia di Rifondazione comunista. La scelta del Senato di privatizzare l’acqua oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza verso scelte che altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua, che oggi sono tornati sui propri passi e che stanno ripubblicizzando i servizi idrici-
Rifondazione comunista è stata e sarà presente in tutte le mobilitazioni in difesa dell’acqua pubblica e chiederà a tutti i propri eletti negli enti locali di impegnarsi a sostenere la difesa dell’acqua come bene comune e bene pubblico. Il Prc, infine, s’impegna a far diventare il tema dell’acqua pubblica uno dei temi forti della manifestazione del prossimo 5 dicembre, il No Berlusconi Day.

martedì 17 novembre 2009

20 anni fa la "svolta" della Bolognina

Parlare del Partito Comunista Italiano a 20 anni dal discorso alla Bolognina di Occhetto (12 novembre 1989) è estremamente impegnativo e perciò anche fondamentale. Molti si sono interrogati sulle cause che portarono a quell’evento, ma nessuno sulle conseguenze che questa scelta comportò. Il PCI ha lasciato in eredità una società democratica fondata sul lavoro e la democrazia sindacale, mezzo secolo di conquiste della classe operaia, degli studenti e dei movimenti femministi e di liberazione. Dal 1991 (data dello scioglimento ufficiale del PCI) ad oggi, tutte queste conquiste sono state perse, basti pensare alla Scala Mobile o al Sistema Pensionistico Retributivo. Si è passati da un servizio televisivo pubblico di alfabetizzazione a uno di spazzature e di disvalori.
L’ITALIA E’ STATA CONSEGNATA NELLE MANI DI BERLUSCONI E DELLA PEGGIORE DESTRA REAZIONARIA ED IL SISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE, CHE PERMETTEVA UNA REALE RAPPRESENTAZIONE NEL PARLAMENTO, LUOGO DI CONFLITTO, DEI RAPPORTI DI FORZA TRA PADRONATO E CLASSE OPERAIA,
E’ STATO SOSTIUTITO CON UNO MAGGIORITARIO CHE ELIMINA IL CONFLITTO CAPITALE-LAVORO DALL’ATTUALITA’ POLITICA.
La sconfitta più grande per la sinistra è stata quella di perdere ciò che Gramsci chiamava EGEMONIA CULTURALE, strumento con cui per tanti anni i lavoratori sono riusciti a strappare diritti al padrone. Il PCI è stato anche uno scudo invincibile nella difesa della costituzione da nuovi fascisti e dalle ingerenze vaticane. Oggi ci sono le RONDE (LA NUOVE CAMICE NERE) e non è possibile decidere né della propria vita, né della propria morte (ELUANA ENGLARO). QUESTI VENT’ANNISONO STATI DISASTROSI.
Anche a sinistra gli errori sono stati molti, la storia stessa di Rifondazione è una storia di scissioni, lacerazioni e progressivo allontanamento dalla classe lavoratrice. D’altra parte nemmeno il Partito Democratico è riuscito nell’ ”allargare” per una prospettiva di governo. E’ sicuramente un segnale in controtendenza quello dell’elezione a segretario di Bersani a cui ripetutamente il PRC ha proposto una coalizione ampia in grado di rompere il berlusconismo e di approvare sia una nuova legge elettorale proporzionale sia una legge sul conflitto d’interessi. Ma il vero lavoro politico oggi è ricostruire assieme a quanti, orgogliosi della propria storia, intendono riprendere a lottare, un nuovo e forte PARTITO COMUNISTA in difesa degli oppressi e solo dalla parte del lavoro. Quando è nato il PRC sono state scelte due parole come nome di questo partito “RIFONDAZIONE” e “COMUNISTA”. E’ indispensabile rifondare le proprie idee e contestualizzarle in una società cambiata, però non bisogna rinunciare a trasformare la società oltre il limite dell’esistente perché l’oppressione, la guerra, l’ignoranza, la miseria sono ancora princìpi del capitalismo.
E’ PER QUESTO CHE HA ANCORA SENSO DIRSI COMUNISTI

venerdì 13 novembre 2009

Giustizia: Ferrero insieme a IDV per raccolta firme Referendum

Il ddl sui 'processi brevì «è l'ennesima legge ad personam, un modo per risolvere i problemi di Silvio Berlusconi. Invece c'è il problema di dare delle risorse adeguate alla magistratura per fare il proprio lavoro e c'è da verificare la validità della norma per alcune tipologie di processi». Lo dichiara il segretario del Prc, Paolo Ferrero, parlando con i giornalisti a Montecitorio del ddl da poco depositato dal Pdl al Senato.
L'ex ministro rivela che Rifondazione comunista sarà, dal 5 dicembre, al fianco dell'Italia dei valori nella raccolta di firme per il referendum contro la legge sui 'processi brevì. Allo stesso modo, però, interrogato sulla possibilità di fare un'opposizione condivisa con il Pd, Ferrero risponde: «Dipenderà da loro, da cosa vogliono fare. Noi siamo per fare un'opposizione molto netta perchè notiamo che Berlusconi continua a muoversi sempre nello stesso modo e anche questo accordo con Fini -conclude- mi sembra più che altro una foglia di fico».

martedì 10 novembre 2009

Come la liberazione divenne riconquista

di Luciana Castellina,
ex-eurodeputata di Rifondazione Comunista

Per sgomberare il campo da possibili equivoci voglio ricordare che io, assieme ad altri, dal Pci fui, nel '69, radiata anche perché ritenevo che il sistema sovietico fosse ormai irriformabile e non più difendibile. Molti di coloro che nei paesi dell'est si battevano per libertà e democrazia sono stati del resto interlocutori diretti (e a lungo esclusivi) della rivista cui demmo vita, il manifesto.Vent'anni dopo, nell''89, era ancora più chiaro che, se il comunismo poteva avere ancora un futuro (come noi pensavamo), non era certo in continuità con l'esperienza sovietica. Una rottura era dunque indispensabile, ma non una qualsiasi. In merito più che mai necessaria appariva una riflessione critica di tutte le forze che a quella storia si erano ispirate se volevano avere ancora un ruolo. Che invece non ci fu.Se insisto nel dire - e oggi, ad altri vent'anni di distanza è ancora più evidente - che in quell'autunno dell''89, vi fu certo liberazione da regimi diventati oppressivi, ma non una risolutiva liberazione, è perché il crollo del Muro si verificò in un preciso contesto: non per la vittoria di forze animatrici di un positivo cambiamento, ma come riconquista da parte di un occidente che proprio in quegli anni, con Reagan, Thatcher e Kohl, aveva avviato una drammatica svolta reazionaria.Quanto seguì non fu infatti certo glorioso. Al dissolversi del vecchio sistema si fece strada, arrogante e pervasivo, il capitalismo più selvaggio e ogni forma di aggregazione nella società civile, espressione di qualche valore collettivo, venne cancellata, lasciando sul terreno solo ripiegamento individuale, egoismi, prepotenza, quando non peggio. Non solo ad est della ormai ex cortina di ferro, del resto, ma anche dal nostro lato. Perché anche qui da noi, la morte del socialismo sovietico è stata vissuta come rinuncia ad ogni ipotesi di cambiamento. Persino un liberal-democratico come Bobbio, che certo comunista non era, ebbe - lucidamente - a preoccuparsene.Non era scontato che andasse così. La storia non si fa con i se, né può essere accusato il destino «cinico e baro». Se è andata così non è per caso, ma è per precise responsabilità di cui tutti, chi più chi meno, portiamo il peso. Voglio solo dire che c'erano altri scenari possibili e che a quel risultato si è invece arrivati perché si era nel frattempo consumata una storica sconfitta della sinistra a livello mondiale, e il 1989 è una data che ci ricorda anche questo. Se il Pci avesse operato la rottura che poi operò nel 1981 con il sistema sovietico quando noi lo avevamo chiesto, in quegli anni '60 in cui i rapporti di forza stavano cambiando a favore delle forze di rinnovamento in tutti i continenti, sarebbe stata ancora possibile una uscita «da sinistra» dall'esperienza sovietica, non la capitolazione al vecchio che invece c'è stata.E' un discorso che non vale solo per i comunisti, del resto. Per il modo come il Muro è caduto era chiaro che un impatto ci sarebbe stato alla lunga anche sull'altra corrente del movimento operaio, la socialdemocrazia. La cui crisi, sempre più accentuata, è oggi palese testimonianza. Perché è la legittimità stessa di ogni idea di sinistra che è stata messa in discussione. Non solo: anche se i partiti socialdemocratici erano stati sempre molto ostili al blocco sovietico bisogna ben dire che le loro conquiste sociali sono state strappate in Europa anche grazie al fatto che la borghesia era stata costretta a dei compromessi perché c'era una società che, con tutti i suoi difetti, aveva però spazzato via il feudalesimo e la reazione. Senza il vento dell'est quelle conquiste sarebbero state impensabili. È tutta la sinistra, insomma, che da quel tipo di crollo dell'Urss ha sofferto. Certo, il Muro avrebbe potuto cadere in modi molto più drammatici: incenerito dai missili che proprio in quegli anni '80 erano stati installati in tutta Europa, in attuazione della sconsiderata strategia reaganiana cui, con miopia, aveva risposto la corrispettiva installazione di SS20 da parte di Breznev. Se questo scenario devastante non si inverò fu molto - vorrei ricordarlo - per via del movimento pacifista, la più grande mobilitazione giovanile europea dopo il '68, che contenne le spinte belliciste e contribuì a far avanzare un negoziato di disarmo che creò lo spazio in cui Gorbaciov - vero artefice della caduta del Muro - poté inizialmente muoversi.Non abbastanza, tuttavia, perché il nuovo leader sovietico, che aveva capito che occorreva cambiare e in fretta, e in questo senso si era mosso con imprevedibile coraggio, non trovò interlocutori ad occidente disposti a costruire quella «casa comune europea» che egli aveva in mente e che avrebbe dovuto essere cosa diversa dalla semplice annessione all'Ue dei più obbedienti paesi dell'est. Qualche passo in questo senso lo accennò nel gennaio del '90 Jaques Delors, allora presidente della Commissione Ue, ma nessuno lo seguì. E così l''89 segna la data anche di un'altra sconfitta: quella dell'ambizione europea ad assumere un ruolo, che proprio le aperture di Gorbaciov consentivano, nel ridisegnare i rapporti internazionali. E così l'equilibrio bipolare non sfociò in un equilibrio multipolare, diventò semplicemente monopolare.Se nel nostro pezzo d'Europa ci fosse stata una sinistra più forte e lungimirante, avrebbe potuto cogliere l'occasione dello scioglimento dei due blocchi politico-militari per dare nuova forza al soggetto Europa, così riequilibrando i rapporti di forza nel mondo. E invece la sua debolezza finì solo per avallare una resa incondizionata al blocco atlantico, lasciando tutti alla mercè del dominio incontrastato degli Stati uniti. La guerra contro l'Iraq, la catastrofe palestinese, e infine l'Afganistan sono lì a provarlo. Quanto alle vecchie «democrazie popolari», sono tornate allo status vassallo di protettorato a dipendenza del capitalismo occidentale, riservato tra le due guerre all'Europa centrale e balcanica.L'esempio forse più illuminante di come malamente hanno proceduto le cose è quello dell'unificazione della Germania, che pure era stata sogno legittimo del popolo tedesco. A 20 anni da quell'evento, una inchiesta pubblicata sul settimanale Spiegel ci dice che il 57% dei cittadini della ex Repubblica Democratica Tedesca hanno nostalgia di quel regime. Che francamente non era davvero bello. Vuol dire dunque che l'integrazione è stata solo conquista, e che l'ovest è arrivato come un rullo compressore, cancellando ogni cosa, anche i diritti sociali che lì erano stati sanciti e oggi vengono rimpianti.Se insisto ancor oggi a sottolineare le occasioni mancate dell''89, e i guasti che il non averle colte ha provocato, è perché nell'agiografica euforia con cui viene ora celebrato il ventennale della caduta del Muro anche da una bella fetta della stessa sinistra, c'è qualcosa di anche più pericoloso: lo spensierato seppellimento di tutto il XX secolo, come se si fosse trattato solo di un cumulo di orrori, da dimenticare. Senza alcun rispetto storico per quanto di eroico e coraggioso, e non solo di tragico, c'è stato nei grandi tentativi, pur sconfitti, del Novecento. Non solo: una riduzione gretta del concetto di libertà e democrazia, arretrato persino rispetto alla Rivoluzione Francese, che assieme alla parola liberté aveva pur collocato le altre due significative espressioni egalité e fraternité, ormai considerate puerili e controproducenti obiettivi. Il mercato, infatti, non le può sopportare.Io non credo che andremo da nessuna parte se, invece, su quel secolo non torneremo a riflettere, perché si tratta di una storia piena di ombre, ma anche di esperienze straordinarie. Buttare tutto nel cestino significa incenerire anche ogni velleità di cambiamento, di futuro.In quelle settimane di precipitosa accelerazione della storia che culminò con la fiumana umana che attraversava festosa la porta di Brandenburgo, a Berlino c'ero anch'io. Certo partecipe di quella gioia, come si è contenti ogni volta che un ostacolo al cambiamento viene abbattuto. Ma la libertà vera, quella per cui i tanti che credono che un «altro mondo» sia possibile si battono, quella non ha trionfato. Per questo l''89 non è una festa, è un passaggio contraddittorio e difficile. Un'occasione per riflettere.

lunedì 9 novembre 2009

NOI E IL MURO

di Paolo Ferrero,
Segretazio Rif. Comunista


Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi – la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” – abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.
Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito – di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.
Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci – non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.
In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.
In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra. Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest – contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.
Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.
Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.
Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista – anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita.

COMUNICATO - APPELLO: SUI CROCIFISSI

Si parla di tradizioni e diritti. Senza consultare chi quel crocifisso lo vede quotidianamente, senza chiedersi cosa implichi averlo davanti tutti i giorni nel 2009. Dire “ci siamo cresciuti tutti senza grossi danni” significa scendere su un piano di discussione assurdo. Con il delitto d'onore tollerato all'interno della civiltà italiana sono cresciuti senza grossi traumi numerosi dei nostri padri o nonni. Ripristiniamo anche questo allora!

Altrettanto discutibile è la posizione di chi legge in quel simbolo una tradizione comune di cultura e civiltà. Occorrerebbe maggiore onestà, la volontà di vedere all'interno delle aule quanto abbia senso parlare di queste categorie. Riflettere se questa silenziosa imposizione di una simbologia religiosa ben definita non determini una lenta assuefazione e accettazione rispetto alle ingerenze che il Vaticano impone al nostro Paese. Quanti leghisti sono cresciuti nel nord Italia con quel crocifisso davanti agli occhi, sviluppando lo stesso un profondo odio verso il diverso, per non parlare dell'insofferenza verso la solidarietà? Cosa dovrebbe trasmettere quell'immagine? Il messaggio di un presunto profeta di Dio o la supremazia in campo spirituale di un'istituzione che ha influenze politiche non secondarie? Un ragazzo vede quella croce come la rappresentazione degli eventi narrati nel Nuovo Testamento o il simbolo della santa e apostolica Chiesa? Personalmente è sempre così che l'ho vista. Anche quando da bambino mi definivo credete e servivo messa. La croce non era il cristianesimo ma il cattolicesimo. Evidentemente si dà per scontato cose che non lo sono affatto. Una grande confusione aleggia sotto il cielo. Si parla di abolizione dei diritti rispetto ai cristiani. Perché? Qualcuno si è forse mai sognato di vietare ai cattolici di camminare ostentando il loro credo (non si fa riferimento solo alle suore e simili ma anche alle enormi croci d'oro che compaiono sui petti villosi)? Qualcuno si è mai lamentato dei Padre Pio sui cruscotti? Della Madonne agli angoli delle strade? Delle chiese che spuntano più numerose dei bar sport persino nei paesini più sperduti dell'Italia? Davvero c'è il rischio di perdere qualche tradizione? Di dubbio valore è anche l'affermazione riguardo al messaggio che il Cristo rappresenta. Questo vale secondo un'impostazione non per forza condivisibile. C'è chi crede che la religione sia sinonimo di sfruttamento, alienazione, integralismo. Può darsi che a queste persone dia fastidio sapere che il luogo dove dovrebbero sviluppare la propria conoscenza sia sotto la tutela spirituale di qualcuno in cui non credonoi.

Da studenti non credenti vorremmo che la si smettesse di ritenere i cattolici discriminati perché si pretende laicità nei luoghi dove è lo Stato a dover essere presente. Spiace sapere che le dirette sulla prima rete nazionale, una radio a diffusione capillare (al cui confronto RadioRai1 è una stazione pirata), scuole e università private, servizi in pompa magna al TG1, l'intero arco parlamentare, numerosi quotidiani e periodici non siano sufficienti a preservare una tradizione che per noi potrebbe anche rimanere dentro un museo. Rifiutiamo che la compensazione debba avvenire all'interno di strutture che appartengono a noi cittadini italiani (non vaticani e neanche di una presunta Repubblica Cristiana). Riteniamo offensivo che si consideri la cultura italiana coincidente con quella cattolica. Significa dimenticarsi una parte di Paese, significa escludere una fetta considerevole del presente. In alcuni Comuni ci si è rifiutati di intitolare strutture pubbliche e strade a Peppino Impastato, perché era un meridionale. Strano come cambi la considerazione riguardo a un Nazareno.

Siamo stanchi di dibattiti assurdi, improponibili a livello culturale. Pari dignità per tutte le religioni e per gli atei, gli agnostici e i razionalisti. Ci sembra di chiedere principi stabiliti dalla Costituzione. Se è mancanza di rispetto non volere l'imposizione di una cultura specifica... dovremo ripassare anche il dizionario della lingua italiana!


PRIMI FIRMATARI Dmitrij Palagi (Studente, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Marta Manzuoli (Studentessa, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Federica Frondizi (Studentessa, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Francesco Ricceri Ulivelli (Studente, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Federica Corazzi (Studentessa, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Eugenio Simoncini (Ricercatore precario, Circolo PRC CastelFiorentino),Alessandro Pascale (Studente, Circolo PRC E.Lexert - Aosta),Rosa Matucci (Studentessa, Circolo PRC Sesto Fiorentino),Andrea Malpezzi (Segretario Federazione PRC Firenze),Silvia Conca (Studentessa, Segreteria Federazione PRC Bari),Simone Oggionni (Studente, Direzione Nazionale PRC),Arturo Cavari (Studente, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Sofia Grossi (Studentessa, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Emiliano Ambretti (Studente, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Lorenzo Palandri (Studente, Circolo PRC P. Impastato Firenze),Andrea Parti (Stagista, Circolo PRC Tavarnelle),Filippo Fecondo (studente, Esecutivo Provinciale Giovani Comunisti/e Bari), Bernardo Croci (Segretario Federazione PdCI Firenze),Biagio Campanella (Studente, FGCI Firenze).

L’80% dei comunisti spagnoli ritiene prioritaria la ricostruzione del Partito Comunista di Spagna

Secondo un sondaggio realizzato, nel mese di ottobre, da Larepubblica.es, a cui hanno partecipato 943 iscritti e 345 simpatizzanti del Partito Comunista di Spagna, l’82% degli intervistati definisce la ricostruzione del PCE “prima priorità del Partito”, a fronte del 15% che ritiene che il compito primario del partito debba essere rappresentato dalla rifondazione di Izquierda Unida (la federazione della sinistra spagnola che da decenni sottrae sovranità e autonomia al partito comunista, con risultati elettorali catastrofici).
Dall’inchiesta si apprende anche che solo il 22,22% dei militanti ritiene che il suo partito sia visibile e influente nel proprio contesto sociale e lavorativo, mentre il 77,78% crede che non sia così.Circa il 30% dei militanti del PCE intervistati non milita in Izquierda Unida. Il 37% ritiene che nella propria località di residenza l’assemblea di IU non funzioni democraticamente.
Il 46,24% è di parere contrario.In merito a come debba definirsi ideologicamente il PCE, il 70,25% si pronuncia per il “marxismo-leninismo”, mentre il 24,73% ritiene che il partito debba fare riferimento al “marxismo rivoluzionario”.
Per quanto riguarda il modello di alleanze da adottare, il 43,01% crede che il PCE debba recuperare la pienezza delle sue prerogative, compresa quella elettorale, limitandosi ad aprire le proprie liste ad esterni. Il 32,62% si pronuncia per un tipo di coalizione che superi il modello di Izquierda Unida, con una nuova sigla (ad. es. solo “Izquierda”).
Solo il 22,58% ritiene che il PCE debba rifondare IU, conservandola come proprio progetto strategico.
Inoltre, circa il 90% degli intervistati è convinto che il PCE debba rivolgere un appello a ricostruire l’unità di tutti i comunisti spagnoli (dispersi dalle diverse scissioni degli ultimi decenni) nelle file del partito.
Fonte: http://larepublica.es/

sabato 7 novembre 2009

Acqua bene comune

Rendiamo note le due lettere (la prima di oggi e l’altra del 6 ottobre scorso) invita da Paolo Ferrero ai presidenti del Contratto Italiano sull’Acqua.
Caro Emilio e caro Rosario,
condivido pienamente il vostro articolo su Il Manifesto di oggi contro l’approvazione al Senato del decreto che, di fatto, obbligherebbe i comuni alla privatizzazione del bene acqua, senza lasciare più nessun margine di gestione diretta ed integralmente pubblica alle amministrazioni comunali. Condivido anche l’appello ai partiti di opposizione, ai movimenti ed ai sindacati ad assumere posizioni chiare ed a mobilitarsi con forza perché il decreto non sia convertito in legge alla Camera.
Su questo vi è il nostro impegno come PRC e certamente come forze della Federazione della Sinistra Alternativa, affinché il tema della battaglia contro la privatizzazione dei servizi idrici, qualifichi la stessa manifestazione nazionale del 5 dicembre.
Il nostro impegno sarà anche nei comuni e negli Enti Locali per portare avanti iniziative, ordini del giorno, ecc. in accordo con i movimenti in difesa per l’acqua pubblica al fine di ottenere che acqua e servizi idrici siano riconosciuti come beni comuni “privi di rilevanza economica”.
Resto a vostra disposizione.
Fraterni saluti

Paolo Ferrero

giovedì 5 novembre 2009

FERRERO DOMANI CON LAVORATORI EUTELIA IN LOTTA

Domani mattina 6 novembre 2009, a partire dalle ore 10, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, sarà presente al presidio e all’occupazione che i lavoratori del gruppo Eutelia stanno tenendo da oltre una settimana davanti e dentro i cancelli della loro fabbrica, che si trova a Roma, in via Tiburtina 100.
La situazione di Eutelia, dove 1800 lavoratori su 2000 sono stati messi in mobilità dall’ultima società che ha acquisito la fabbrica, il gruppo Agile, è drammatica ma dimostra al tempo stesso la ferma volontà dei lavoratori, che hanno continuato a lavorare per le commesse dei fornitori facendo entrare liquidità nell’azienda, a voler salvaguardare la loro fabbrica e i loro posti di lavoro. I lavoratori di Eutelia chiedono che venga convocato al più presto un tavolo, presso la Presidenza del Consiglio, per affrontare la situazione e bloccare i licenziamenti.

COCAINA, DATI CONFERMANO FALLIMENTO POLITICHE PROIBIZIONISTE

Gli impressionanti dati diffusi oggi sul consumo di cocaina in Europa e in particolare in Italia dimostrano che con le politiche proibizioniste continua a crescere a dismusura il consumo di droga.
A ringraziare sono le mafie di tutto il mondo, che hanno molto guadagnato, grazie al narcotraffico, e il governo Berlusconi che riciclerà in questo modo il denaro frutto dello spaccio di droga grazie allo scudo fiscale.
PAOLO FERRERO, Segretario Naz.le Rifondazione Comunista

mercoledì 4 novembre 2009

OGGI FERRERO HA PARTECIPATO A PRESIDIO CGIL - PRC ADERISCE A PIATTAFORMA E INVITA LAVORATORI A MOBILITAZIONE

Oggi il segretario del Prc, Paolo Ferrero, ha partecipato al presidio organizzato dalla Cgil in piazza Santi Apostoli contro le politiche economiche del governo e a difesa del contratto nazionale di lavoro, messo in discussione dagli accordi tra governo, Confindustria e altri sindacati lo scorso 22 gennaio.
Nel ringraziare la Cgil per la battaglia che sta conducendo a difesa dei diritti dei lavoratori, dell’occupazione e dei precari e non garantiti, Ferrero ha espresso la piena condivisione sua e del suo partito alla battaglia intrapresa dalla Cgil.
Infine, il segretario di Rifondazione ha invitato tutti gli iscritti al Prc e i lavoratori a partecipare sia alla manifestazione nazionale che la Cgil organizzerà il 14 novembre sia al No Berlusconi Day che si terrà il prossimo 5 dicembre, manifestazione che, promossa dalla Rete e dal web come occasione di protesta contro Berlusconi e il suo governo, vede l’adesione del Prc, dell’idv e di molte altre forze politiche e sociali organizzate e non.

COSTITUZIONE, BERLUSCONI SI ATTEGGIA A MUSSOLINI. OPPOSIZIONI RIFIUTINO DIALOGO ISTITUZIONALE SULLE RIFORME

Berlusconi ormai è come Mussolini, vuole il plebiscito e cercadi cambiare a colpi di maggioranza la Costituzione, Costituzione che è nata con la Resistenza e dal sacrificio dei partigiani. Chiediamo a tutte le forze dell’opposizione parlamentare di opporsi all’ennesimo tentativo berlusconiano di stravolgere la Costituzione e di rigettare, a partire da questi presupposti, ogni dialogo su presunte riforme che, con questa maggioranza e questo governo, sono impossibili.

domenica 1 novembre 2009

FERRERO - PRC: VERGOGNOSI TENTATIVI DI DEPISTAGGIO. SI FACCIA SUBITO L'INCHIESTA.

Comunicato stampa.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Sull'assassionio di Cucchi assistiamo oggi a vergognosi tentativi di depistaggio e di scaricabarile da parte di alcune frange delle forze dell'ordine. Tutto questo è inaccettabile e chiediamo che l'inchiesta per appurare la verità venga fatta immediatamente. Ogni ora che passa allontana la possibilità di accertare la verità. Viste le preventive assoluzioni annunciate dal ministro La Russa, visti i vergognosi fatti di Genova e il caso di Federico Aldovrandi chiediamo al presidente della repubblica di farsi garante della celerità e della correttezza.

venerdì 30 ottobre 2009

Lettera al Presidente della Repubblica di Giovani Comunisti, Fgci e Uds

Illustrissimo Signor Presidente,
le fotografie diffuse ieri con estremo coraggio dalla famiglia di Stefano Cucchi impongono una reazione delle coscienze.
Come Lei con la Sua biografia ci ha più volte insegnato, impongono in primo luogo una reazione della coscienza del nostro Paese, Repubblica democratica e antifascista per la cui nascita migliaia di martiri hanno offerto il sacrificio delle loro vite e migliaia di eroi hanno conosciuto la reclusione e l’internamento nelle carceri del regime. Anche in virtù di quel sacrificio, oggi possiamo dire che il tasso di democrazia di un Paese civile si misura dalle condizioni delle sue carceri, dal rispetto che lo Stato assicura a ciascun detenuto.
Se leggessimo con questo metro di giudizio la vicenda di Stefano Cucchi, dovremmo ritenere l’Italia un Paese schiavo, servo della barbarie e dell’arbitrio. Le Istituzioni che Lei rappresenta devono reclamare, insieme alla famiglia e insieme ad ogni cittadino democratico, verità e giustizia.
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, affinché sia fatta piena luce su questo episodio drammatico. Affinché noi giovani si possa cancellare questa assurda vergogna di sentirsi italiani.
Le porgiamo, ringraziandoLa, i nostri più sentiti saluti antifascisti,

Simone Oggionni
Flavio Arzarello
Stefano Perri
Tito Russo
Gianluca Schiavon
ed altri...

giovedì 29 ottobre 2009

La cugina di Umberto Terracini scrive a Liberazione

Spett/le Liberazione,
sono la cugina di un grande comunista, Umberto Terracini, Presidente dell'assemblea costituente e firmatario della carta costituzionale, base della nostra democrazia. I comunisti hanno sempre giocato un ruolo importante nel nostro paese , dalla resistenza in poi.
Mi chiedo ora perchè il segretario del PRC sia titubante per non direcontrario alla riunificazione dei 2 partiti comunisti, ma sembra optare per una sinistra unita, che non è altro che il vecchio arcobaleno.
Le basi dei due partiti mi pare siano concordi nel fondare la "Federazione dei comunisti",ma questo non basta, occorre l'unità dei comunisti, come avvenne dopo la sciagurata scelta della Bolognina.
Io mi auguro che il compagno Ferrero rifletta:c'è bisogno SUBITO di creare una forza che si opponga, senza se e senza ma, alla deriva fascista in atto nel nostro paese.

Ornella Terracini
Insegnante Torino