sabato 27 febbraio 2010

Ferrero: "Sciogliere le Camere"

"Il governo Berlusconi deve andare a casa e il Parlamento deve essere sciolto per fare subito le elezioni anticipate: perché è una situazione vergognosa». È questa l’opinione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della sinistra, secondo il quale «il coinvolgimento di frange della destra nell’inchiesta sui rapporti tra politica e malavita a fini di riciclaggio dimostra che i fascisti si sono messi a fare affari e che hanno più di una superficie di contatto con la destra di governo, che si qualifica ancora di più come un governo del malaffare".
"Siamo – ha concluso Ferrero – alla vergogna nazionale. Il fatto che ci siano un Governo e un Parlamento in queste condizioni è devastante per la democrazia".

La sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese

Da Liberazione di venerdì 26 febbraio 2010

L'Italia è un paese che ha bellezze naturali spesso incomparabili con quelle di altre aree del mondo. Un patrimonio che però si va via via sempre più depauperando a causa di scelte ignobili fatte dalla cattiva politica e dalle commistioni con i comitati d’affari, la lobby del cemento e le mafie sempre pronte a fare scempio del territorio pur di lucrare. Un intreccio perverso in cui sguazza e si pasce la borghesia mafiosa. L'Italia è infatti anche il paese dove il 70 % dei comuni è a rischio idrogeologico, come conferma il rapporto Ambiente Italia 2010 recentemente presentato da Legambiente.I dissesti idrogeologici, e le catastrofi naturali, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto rappresentano una delle principali priorità della agenda politica non solo a livello nazionale e locale. E purtroppo suscitano anche appetiti da sciacalli, come si è visto anche col caso del terremoto dell’Aquila. In Italia da decenni i dissesti idrogeologici, in particolare frane e inondazioni, determinano ingenti perdite di vite umane e frequenti distruzioni di insediamenti, infrastrutture, attività sul territorio e beni culturali. La loro prevenzione e gestione dovrebbero quindi avere una priorità nell’agenda politica. Le notevoli risorse finanziarie pubbliche spese negli ultimi anni non sono di fatto riuscite a ridurre i rischi. Questo dimostra le gravi carenze strutturali della gestione dei territori e soprattutto l’insufficienza dell’agire in stato di emergenza ed è forse dovuto in particolare, come stiamo vedendo con chiarezza oggi, alla precisa volontà politica di operare in emergenza, così da aggirare le norme e poter utilizzare metodi più sbrigativi per gestire affari evitando pastoie burocratiche. Tutto ciò anche a costo di maggiori esborsi e di minori controlli sulla qualità degli interventi e sulla legittimità delle decisioni. E tutto soprattutto senza la ben più lungimirante politica di programmazione del risanamento e di prevenzione del dissesto idrogeologico in atto.Tocca alla politica mettere fine alle cattive urbanizzazioni, al malgoverno dei bacini fluviali, alla debolezza della lotta contro la deforestazione e l’inquinamento industriale.Come Federazione della Sinistra nelle regioni in cui andremo a governare e anche in quelle in cui saremo all’opposizione, dobbiamo essere quindi in grado di mettere in atto proposte sulle politiche regionali in materia di dissesto idrogeologico e di mantenere alta l’attenzione dei governi locali sul problema, cercando così di evitare di agire dopo l’ennesimo dramma.Ricordiamo che si parla di 5581 i comuni, pari al 70 per cento del totale, a potenziale rischio elevato. Sempre come Federazione della Sinistra e come Rifondazione, con i nostri circoli ed i nostri militanti, dobbiamo essere dunque delle sentinelle, delle antenne pronte a captare i segnali di guasto, a monitorare il territorio, a segnalare, denunciare, proporre soluzioni anche in termini di cifre da stanziare.Dal 1998 al 2007 la spesa per il ripristino delle aree colpite dai principali eventi alluvionali è stata di oltre 10 miliardi di euro. Una stima del 2003 fatta dal ministero dell'Ambiente quantificava in 43 miliardi di euro i fondi necessari per mettere in sicurezza i territori individuati a rischio frane e alluvioni. Il sottosegretario Guido Bertolaso dopo la tragedia che ha colpito il messinese ha parlato di 25 miliardi, mentre il suo collega di governo Altero Matteoli li quantificava a 35. Insomma dalle parti dell’esecutivo nemmeno su questo grave tema hanno le idee chiare.Resta il fatto che per affrontare il problema servono enormi risorse che non si trovano con i proclami o con la spettacolarizzazione. Si potrebbe però ad esempio pensare di toglierle dalle tante opere inutili e disastrose per il territorio che l’attuale governo cerca di portare avanti.E’ ora di dire basta alle tragedie annunciate. Sarno, Soverato, la Versilia, e più recentemente Giampilieri e Scaletta Zanclea, nelle menti degli italiani appaiono come sinonimi di tragedie evitabili. Questi eventi luttuosi sono la dimostrazione che la messa in sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese, la vera grande opera pubblica verso cui convogliare risorse, competenze, progetti, investimenti.Le tragedie servano almeno da monito per il futuro. Non si dovranno più ripetere simili disastri ambientali. Si punti quindi con forza su un intervento pubblico che metta al centro un impegno deciso sul versante del rischio idrogeologico e della difesa del suolo.

Maria Campese
Candidata comunista al Consiglio regionale
Segreteria nazionale Prc
Resp. Dip. Ambiente, Territorio e Beni comuni

lunedì 22 febbraio 2010

Per costruire una nuova generazione di comunisti

di Simone Oggionni
Intervento conclusivo alla IV Conferenza nazionale dei GC

Care compagne e cari compagni, vorrei provare a raccontarvi, in questo mio intervento, che tipo di organizzazione sognavo quando nel 2001 (non a caso nel 2001, alla vigilia della stagione di lotta più forte e appassionante di questo nuovo secolo) presi la mia prima tessera.Che tipo di organizzazione sognavo e per che tipo di organizzazione abbiamo lavorato in tanti, uniti, in tutti questi anni, con tenacia, costanza, entusiasmo, passione e serietà, prima, in tanti anni di battaglie di minoranza e ora, con un contesto nuovo e con una maggiore agibilità politica. Abbiamo lavorato per dare vita ad un’organizzazione democratica, in cui la linea politica fosse il frutto del confronto permanente dentro il gruppo dirigente ma soprattutto tra il centro e i territori, le federazioni, le piccole realtà di provincia che sprezzantemente in questi anni sono state invece chiamate “periferia”, come se esistesse un Impero e vi fossero ai suoi margini province dell’Impero popolate da sudditi e non da compagni. Abbiamo lavorato per un’organizzazione non verticistica, non oligarchica, non autoreferenziale, non autistica. Un’organizzazione in cui – per dirla con Gramsci – fosse abolita la dicotomia tra “dirigenti” e “diretti” e si potesse davvero costruire insieme un nuovo intellettuale collettivo. Un’organizzazione in cui al centro vi fossero gli iscritti, i territori, ripeto: le piccole realtà, i nostri eroici avamposti di resistenza e non un ceto politico burocratico e slegato dalla società e dalle lotte reali.Abbiamo lavorato per un’organizzazione seria, responsabile, onesta, pulita, che riscoprisse nel suo essere comunista davvero un elemento di radicale diversità dall’esistente. In cui l’essere comunisti fosse davvero la messa in atto di quello che sempre Gramsci chiamava “spirito di scissione”, la progressiva acquisizione della coscienza della propria “personalità storica”, del proprio compito e dunque della propria irriducibile diversità. Un’organizzazione quindi in cui, per essere chiari tra noi fino in fondo: senza alcun intento polemico, perché davvero non abbiamo bisogno di fare polemiche, le tessere (che sono il primo atto politico di qualunque militante, il primo atto di adesione ad un progetto collettivo) si firmano e si pagano, e non si regalano o si vendono in cambio di favori, congressuali o post-congressuali.Abbiamo lavorato per un’organizzazione sociale, non ideologica, che dimostrasse la sua identità nelle lotte, nelle mobilitazioni, nel conflitto di classe tra padroni e lavoratori, tra capitale e studenti, e non nel catechismo con il quale i Sacerdoti del Verbo impartiscono lezioni con in mano il Vangelo secondo Marx o secondo Trotzky.Ma al contempo, e lo dico ai compagni che ancora non avessero ben compreso che cosa è accaduto nella nostra organizzazione nell’ultimo anno e in questa nostra conferenza, un’organizzazione orgogliosamente comunista, che fa parte di una storia gloriosa nazionale ed internazionale che è la storia, tutta intera, del movimento operaio, del movimento studentesco, del movimento antifascista e del movimento comunista. Una Storia che nessuno d’ora in poi qui dentro potrà più processare. È finito – compagni - il tempo del piombo nelle ali, è finito il tempo del Novecento dipinto soltanto come il secolo dei nostri orrori e delle nostre tragedie.Perché quella Storia è la nostra – lo ripeto: tutta intera – e di essa dobbiamo andare fieri, perché è la Storia di chi ha lottato sempre e solo per la libertà, la pace, l’eguaglianza e la giustizia sociale. E, infine, volevamo e abbiamo lavorato in tutti questi anni per un’organizzazione unita. Vedete, io capisco che le differenze che ci sono nel primo documento possano offuscare e in parte depotenziare la pulsione unitaria che abbiamo voluto imprimere alla nostra organizzazione. Ma sono convinto di una cosa: che tra i compagni più responsabili (e, credetemi, sono tantissimi) e soprattutto nei territori, in ogni realtà, in ogni provincia, è talmente forte la voglia di un’organizzazione forte e unita dopo anni di scissioni e di guerre fratricide che questa nostra aspirazione non potrà che diventare presto realtà.Ecco, lo dico in questi termini, guardando all’oggi e soprattutto al domani: io oggi sono felice perché quell’organizzazione per la quale abbiamo lavorato e in alcuni frangenti anche combattuto con tutte le nostre forze oggi non è più un miraggio ma una realtà molto vicina da realizzare.In primo luogo su questo punto specifico: perché con questa conferenza noi oggi mettiamo al bando definitivamente la pratica e la logica maggioritaria. In questo sta la proposta ai compagni del secondo documento di una gestione unitaria. Noi avremmo voluto trovare una sintesi politica e dare all’organizzazione un unico documento, un’unica linea politica condivisa da tutti. Prendiamo atto che questo oggi non è ancora possibile, ma quello che è possibile – e noi su questo ci impegniamo in questa assemblea - è cancellare una volta per tutte, e definitivamente, la lotta fratricida tra maggioranza e minoranza.Nelle scorse ore i compagni di Rigenerazioni hanno deciso (diciamo così) di serrare le file della loro componente. È un’operazione legittima, anzi: utile perché più forte è Rigenerazioni in questa organizzazione e più forti sono i Giovani Comunisti, perché più forte è Rigenerazioni e più basso è il rischio che la nostra organizzazione mandi in soffitta, insieme alle innovazioni degenerative, anche le innovazioni più feconde e più felici che il nostro partito e la nostra organizzazione nello specifico hanno praticato negli ultimi anni. Nei confronti di questa scelta nutro il massimo del rispetto. Sappiate però che la scelta che noi abbiamo compiuto è esattamente opposta. Abbiamo percepito con ogni evidenza che il nostro peso, la nostra organizzazione è per molti motivo di preoccupazione, anche di sospetto. Per questo in questi giorni non abbiamo convocato alcuna riunione di componente, alcuna riunione di area, alcuna riunione di corrente. Tutto questo, dal nostro punto di vista, fa parte del passato. Oggi siamo interamente a disposizione – io per primo – della nostra comune organizzazione. Siamo a disposizione del Partito della Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti. Siamo, per primi, interessati a lavorare pancia a terra per rimettere in piedi questa nostra organizzazione, così bistrattata e umiliata in anni di gestione oligarchica e di linea politica fallimentare. Perché una cosa ancora voglio dirla. Ho girato tantissimo in questi ultimi mesi e ancor di più nelle ultime settimane. Ho incontrato un’organizzazione viva, popolata da compagne e compagni straordinari, capaci di incidere nelle lotte e sovente di costruirle, di guidarle, capaci di vivere nel proprio tessuto sociale, di costruire legami e rapporti virtuosi con i movimenti, con i collettivi, con i comitati di lotta. Ho incontrato un’organizzazione che, dove è in difficoltà, ha sete di riscatto, di discussione, di rinnovamento, ha fame e sete di politica, di iniziativa, di lotta. Di questa organizzazione noi dobbiamo essere orgogliosi, perché non esiste, cari compagni, in Italia una struttura che – dopo tutte le mazzate che ha subìto, le scissioni, gli inganni dei gruppi dirigenti, gli opportunismi, i carrierismi agiti sulle teste dei militanti – sia in grado di mobilitare migliaia di compagni e di avere credibilità e autorevolezza con tutti gli interlocutori politici e sociali come la nostra.Io vorrei che noi riacquistassimo quindi a fianco dell’orgoglio di essere comunisti, l’orgoglio di fare parte di questa nostra organizzazione, dei Giovani Comunisti e delle Giovani Comuniste.Una volta rialzata la testa, e una volta guardati negli occhi i nostri compagni e le nostre compagne con questa fiducia, con questo coraggio e questa fierezza, bisogna avere bene in testa quello che dobbiamo fare.Quali lotte e soprattutto con quali forme. Io la dico in questi termini: siamo necessari, fondamentali ma non sufficienti. Bisogna allargarsi a sinistra, espandersi in maniera tentacolare ed egemonica, mettere insieme, contare di più. Qui sta la proposta del soggetto politico giovanile della sinistra d’alternativa, di uno spazio politico giovanile comunista e di sinistra. Il nostro obiettivo deve essere quello di invertire una sequenza infinita di scissioni, divisioni, separazioni che purtroppo è tanta parte della nostra storia recente. Dobbiamo unirci, perché uniti siamo più forti: uniti, come comunisti, e uniti, insieme alle organizzazioni di lavoratori in lotta, ai centri sociali, ai movimenti, ai centri culturali marxisti, alle associazioni anti-razziste, ai collettivi, a tutti i compagni e le compagne che con noi condividono una prospettiva anti-capitalistica e anti-sistemica. A tutti quei compagni, per essere chiari, che ritengono il Partito democratico un partito strutturalmente moderato e strategicamente alternativo alla nostra Rifondazione comunista e a tutti quei compagni che guardando al congresso della Cgil non hanno dubbi su quale sia il documento concertativo e quale sia invece il documento del conflitto, della lotta, della rivendicazione e non a caso della parte più avanzata del movimento operaio italiano.Cari compagni, guardiamo a noi, guardiamo questa sala: abbiamo un patrimonio di militanza straordinario, di passione, di impegno, di lotte. Questo patrimonio va messo al servizio di un compito storico: ricostruire una generazione di comunisti, di nuovi partigiani pronti ad affrontare il nuovo fascismo che avanza. Una generazione fatta dunque di conflitti, ma anche di sogni e di rivoluzioni. Perché non siamo freddi esecutori burocratici di un progetto politico e meno che meno delle risoluzioni del nostro comitato centrale, ma siamo sognatori (vogliamo un mondo di libertà e giustizia) e siamo rivoluzionari, perché quel mondo migliore noi continuiamo a chiamarlo comunismo.Insieme, tutti insieme, possiamo farcela.

domenica 21 febbraio 2010

Le lavoratrici Omsa alle donne: «Non comprate le nostre calze»

Campagna di boicottaggio dei marchi del gruppo Goldenlady lanciata dalle donne del sito di Faenza che rischiano il posto di lavoro. Le lavoratrici lanciano un invito esplicito a “tutte le donne ad essere solidali, boicottando”: Philippe Matignon, Sisi, Omsa, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Saltallegro, Saltallegro Bebè e Serenella. La vertenza, iniziata, lo scorso 21 gennaio con l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, vede contrapposti 350 lavoratori - di cui 320 donne - che ritengono “inaccettabile” la decisione dell’azienda che chiude nel pieno rigoglio di un mercato che - come si dice - “tira” ed una proprietà, guidata dal presidente del Gruppo Golden Lady (che detiene il 50 per cento del mercato mondiale delle calze), Nerino Grassi, che ritiene più profittevole la delocalizzazione in Serbia, dove l’azienda ha già costruito uno stabilimento di 10 mila metri quadrati a Valjevo, a 100 chilometrida Belgrado, dove una lavoratrice come quelle che scioperano davanti ai cancelli di Faenza, costa meno della metà: circa 300 euro, contro il migliaio di un'operaia nostrana. Uno stabilimento dove costa meno l’energia ma, soprattutto, dove il sindacato è pressoché inesistente.Intanto, in attesa che scada la cassa integrazione, il prossimo 16 marzo, le lavoratrici proseguono il loro presidio davanti ai cancelli, 24 ore su 24, iniziato da più di un mese per impedire il trasferimento dei macchinari, lasciandolo soltanto il tempo necessario per le manifestazioni in città o, come pochi giorni fa, davanti alle sedi dove si tengono gli incontri. Pochi giorni fa le lavoratrici hanno fatto sentire la loro voce in via Veneto a Roma. A ministero dello Sviluppo economico si è tenuto un incontro tra la direzione dell’azienda, il ministero, le organizzazioni nazionali di categoria di Cgil, Cisl e Uil dei tessili, e anche le istituzioni locali.Secondo quanto riferito dall’assessore regionale alle Attività produttive dell’Emilia Romagna, Duccio Campagnoli - al termine della riunione - si sarebbe aperto uno spiraglio per la costruzione di un . Alla fine dell’incontro i rappresentanti del gruppo Golden Lady e le organizzazioni sindacali si sono riservati di approfondire i contenuti nel corso di un appuntamento il prossimo 25 febbraio.

Fabrizio Salvatori

Il ministro Rotondi: «Se alle regionali si perde salta il progetto del partito unico»

«Uno su cento», ci si può stare. Così stamattina, Silvio Berlusconi, uscendo da Palazzo Grazioli, affrontando il solito gruppo di giornalisti, ha risposto a chi gli domandava se fosse preoccupato degli sviluppi delle inchieste sul G8 de La Maddalena. «Preoccupato? Assolutamente no. Sono casi singoli». Niente a che fare, dunque, con una riedizione di Tangentopoli. Il "fenomeno” è molto, molto più limitato. Ecco di cosa si tratta, secondo la "lettura” del premier. Che si lascia ad andare ad una serie di paragoni: «Ci sono casi singoli come ci sono nelle aziende, nei carabinieri, ovunque. Come ho detto l'altro giorno e ci sono state anche ironie a riguardo, è statisticamente provato che su cento persone, qualcuno fa il proprio interesse in maniera non legittima. Càpita sempre una cosa del genere».
E come mai, tanto più se i «malfattori» sono una percentuale così irrisoria, il governo non riesce a varare misure per contrastarli? Anche in questo caso, la risposta è stata disarmante: «Tutto il governo è stato concorde per rendere più articolato il disegno di legge contro la corruzione: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo».
Per il premier, dunque, la giornata - cominciata con la lettura dei giornali che deve essere stata meno felice del solito, con il lungo articolo sul "Corriere" che racconta di un Presidente del Consiglio infuriato col suo partito e tentato dall'idea di "chiudere”, subito dopo le elezioni, il Pdl - è stata spesa in gran parte a rassicurare i suoi. Non c'è un'emergenza morale nella destra, non c'è una sua irritazione nei confronti del partito, non ci sono misure urgenti da prendere per far fronte all'irritazione dell'opinione pubblica.
In questa situazione, la notizia viene da un ministro del governo: Rotondi. Anche lui è stato avvicinato dai giuornalisti, che gli hanno chiesto un commento sul "fermento" che agita il Popolo della Libertà. La sua risposta è stata, però, molto meno diplomatica: "Io non so se Verdini (uno dei "reggenti" del Pdl, finito sotto inchiesta nello scandalo del G8 de La Maddalena) abbia o meno i giorni contati. So che il Pdl si gioca tutto alle regionali. Se perdiamo voti sulle liste, il progetto va in crisi».

FERRERO: ‘SIAMO L’UNICA ALTERNATIVA Ad ACCORDI DI POTERE E MALAPOLITICA’

Il candidato presidente della Federazione della Sinistra dichiara: Le dimissioni velocemente rientrate di Cosentino la dicono lunga su chi comanda nel Popolo delle Libertà in Campania. Caldoro è un paravento dei vari Cesaro e Cosentino, dove l’intreccio tra politica e malaffare è purtroppo all’ordine del giorno. Il centrodestra è impresentabile a queste elezioni per i molti punti oscuri e di contatto col mondo della malavita, che alcuni esponenti anche di spicco non possono negare”. Dall’altra, De Luca si è presentato come l’uomo del rinnovamento, della discontinuità da Bassolino. Come l’uomo della società civile che è libero dai partiti. Questa mattina veniamo invece a sapere che la discontinuità c’è solo a chiacchiere e che ci troviamo davanti alla più netta continuità degli apparati di potere. La discontinuità a parole e gli accordi di potere sottobanco nei fatti: complimenti! In questo contesto la prima necessità in Campania è ricostruire un rapporto di coerenza tra le parole e i fatti: bisogna fare le cose che si dicono non il contrario. Per questo la Federazione della Sinistra si candida in alternativa tanto a Caldoro quanto a De Luca. Per uscire dalla crisi è necessario ripartire dalla trasparenza e dalla chiarezza, altrimenti la politica invece che servire a risolvere i problemi contribuirà solo a peggiorarli.

IL GOVERNO METTA UN TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER DELLE AZIENDE IN CRISI CHE UTILIZZANO LA CIG

COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione di Paolo Ferrero (PRC), portavoce della Federazione della Sinistra.
FERRERO (FEDERAZIONE): VERGOGNOSI STIPENDI MARCHIONNE E MONTEZEMOLO. LA FEDERAZIONE PROPONE CHE IL GOVERNO METTA UN TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER DELLE AZIENDE IN CRISI CHE UTILIZZANO LA CIG.
I dieci milioni di euro regalati dalla FIAT a Marchionne e Montezemolo sono una vergogna in una situazione caratterizzata da Cassa integrazione e chiusura di stabilimenti. Se siamo tutti sulla stessa barca, come ci dicono sempre, come mai in due guadagnano quanto 3/400 operai? La Federazione della Sinistra propone che il governo metta un tetto alle retribuzioni dei manager delle aziende in crisi che utilizzano la cassa integrazione. Lo stipendio più alto non può essere più di dieci volte lo stipendio dell’operaio che guadagna meno.

venerdì 19 febbraio 2010

Protezione Civile, passa la legge. Ma il governo va sotto tre volte

da www.liberazione.it

La notizia: è stato approvato il pacchetto di misure sulla Protezione civile. Duecento ottantadue sì, 246 no. Non ci sono più le mostruosità contenute nella prima stesura (la trasformazione dell’ente in società per azioni, la garanzia dell’immunità per i «commissari») ma resta un provvedimento bruttissimo. Che delega alla Protezione Civile, anzi meglio: a Bertolaso, tutto ciò che riguarda la ricostruzione in Abruzzo. Di notizia ce n’è però anche un’altra: e che comunque a questo piccolo - per molti insignificante - cambiamento del provvedimento ci si è arrivati grazie al fatto che il governo è stato costretto a non ricorrere alla fiducia. E a fargli cambiare idea, di più, come detto: a costringerlo a cambiare idea, è stato proprio il Presidente della Camera, Fini. Che in una burrascosa riunione con i capi-gruppo aveva concordato una sorta di patto: l’opposizione avrebbe ridotto a 40 - da 220 - gli emendamenti, in cambio la maggioranza avrebbe rinunciato a mettere la fiducia. A metà mattinata di ieri, però, tutto è sembrato tornare in alto mare. Il sottosegretario Bertolaso aveva fatto capire che i tempi stavano riducendosi (il decreto deve essere convertito in legge entro febbraio e deve ripassare a Palazzo Madama) e che quindi, probabilmente, si sarebbe fatto ricorso al voto di fiducia. A questo punto, Fini ha perso le staffe. Si racconta di burrascose telefonate con Cicchitto, si «narra» di un Presidente infuriato come poche altre volte contro la «sua» maggioranza. E alla fine, il Presidente l’ha spuntata. Ricevendo anche il plauso del Quirinale, con una nota di Napolitano che si dice compiaciuto per l’approvazione avvenuta al termine di un «normale» - lo definisce così - confronto parlamentare.Una volta tolta di mezzo la fiducia, e si ritorna al racconto della mattinata, si è passati alle votazioni, emendamento per emendamento. E qui, arriva la terza notizia: in più di un’occasione il governo è andato sotto. Su due documenti presentati dal piddì e su uno dell’Udc. Testi che il governo aveva chiesto di bocciare, soprattutto quello che istituisce una black-list, una lista di imprese, sospettate di collusione con la criminalità, che non potranno più partecipare a gare d’appalto. Invece, anche in questo caso il governo è stato battuto.Ma non è ancora tutto. Perché la giornata è stata segnata anche da una quarta notizia. Questa tutta e solo «politica». Che ha avuto per protagonista lo stesso Fini. Il Presidente della Camera ha scelto il luogo più simbolico di tutti, l’Aquila, per un impegnativo discorso sulla necessità dei controlli. Ecco il passaggio chiave del suo discorso: «In uno stato di diritto le procedure non possono essere considerate come degli inutili orpelli da derogare fin troppo facilmente in qualsiasi momento».Parole che suonano polemiche. Soprattutto nei confronti di Bertolaso, del governo, della «filosofia» che era sottesa al decreto sulla Protezione civile. In base al quale Bertolaso avocava a sè tutte le competenze - e tutti i controlli - sulle opere della ricostruzione. In nome della «celerità».In una giornata difficile, dunque, sia per la maggioranza che per l’opposizione, in una giornata dove il premier ha respinto senza consultarsi con nessuno le dimissioni del sottosegretario Cosentino (che le aveva annunciate in polemica per l’accordo elettorale con l’Udc in Campania), in una giornata così, si diceva, si è consumato l’ennesimo «strappo» fra Fini e il premier. Fra il Presidente della Camera e la «sua» maggioranza. Non è il primo - probabilmente non sarà l’ultimo - ma è il primo che avviene in piena campagna elettorale.Non resta che dare allora la quinta notizia della giornata. Decisamente meno rilevante ma significativa. Pure questa riguarda Bertolaso. Che smessi definitivamente i panni del «tecnico» super-partes, ha abbracciato definitivamente il linguaggio dei politici. Ha abbracciato lo stile dei politici, la battuta ad effetto. Così ai giornalisti che l’attorniavano ieri alla Camera, chiedendogli un commento sulle vicende di queste ore, ha risposto così: «Se succede qualcosa chi è che va a scavare nel fango? Pensate che ci vada Bersani?».La replica, una volta tanto, non si è adeguata allo stile della provocazione. Semplicemente, il segretario del piddì ed il suo staff, sono andati a ritrovare le foto di un giovanissimo Bersani e le hanno messe sul web. Su Facebook. Si vede un Bersani, poco più che ragazzo, che spala il fango dopo l’alluvione di Firenze del ’66.
Stefano Bocconetti

Il governo: bando internazionale per Termini Imerese. Fiom: spot pubblicitari

da www.liberazione.it

Il futuro di Termini Imerese e dei suoi lavoratori sbarca a Bruxelles. «Faremo un bando internazionale pubblico per vedere se ci sono ulteriori manifestazioni di interesse» per il sito Fiat di Termini Imerese. E' quanto ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola a margine di una riunione convocata dal commissario all'industria Antonio Tajani a Bruxelles per discutere del rilancio del settore automobilistico. Scajola ha ripetuto quanto sostenuto ieri in parlamento e che finora ci sarebbero 14 offerto su Termini Imerese. «Abbiamo tempo, la fretta è una cattiva consigliera. Lo stabilimento di Termini Imerese produrrà la Ypsilon fino al 31 dicembre 2011 quindi abbiamo tempo di scegliere con attenzione la migliore opportunità», ha sottolineato Scajola.In difesa di Termini si è pronunciato da Bruxelles anche il vicepresidente della Commissione Europea e Commissario all'Industria Antonio Tajani: «Se la Fiat lascerà sono convinto che bisogna difendere Termini Imerese come sito legato all'auto, ad esempio come sito avanzato di innovazione per l'auto elettrica». Tajani ha spiegato che «bisogna impegnarsi, anche se c'è il fondo di globalizzazione» destinato ad aiutare i lavoratori che perdono il posto di lavoro per ragioni legate a questo fenomeno. «Si può riflettere - ha detto il responsabile Ue - a chiedere nuovi fondi legati a questa nuova fase», appunto quella della trasformazione del sito in un centro d'eccellenza.Il rilancio e la trasformazione di Termini Imerese, ha ipotizzato Tajani, potrebbe avvenire nell'ambito di un progetto finanziato con fondi Ue e inserito nella nuova strategia europea per lo sviluppo dell'industria automobilistica 'verde' e in particolar modo elettrica.«Credo si possa avere un progetto anche europeo, innovativo, che punti a realizzare auto elettriche e, perché no, anche con un forte collegamento con l'università e con l'Europa», ha sottolineato il commissario europeo all'industria riferendosi alla eventuale “riconversione” di Termini.La Sicilia potrebbe quindi non solo salvaguardare i posti di lavoro legati all'indotto auto, ma diventare una sorta di centro d'avanguardia europeo per la “green car". «La Sicilia può diventare un punto di riferimento importante, un'avanguardia per la realizzazione di questo tipo di progetti innovativi nel settore auto», ha concluso il commissario all'industria.L'ottimismo di Scaiola e Tajani però non tranquillizza i lavoratori Fiat. «Per Termini Imerese siamo in una fase assolutamente confusa rispetto alle espressioni di interesse per lo stabilimento siciliano, di cui parla il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola. Siamo di fronte a spot pubblicitari, col rischio di non capire il confine tra progetti seri e fattibili, cordate politiche e interesse per le risorse pubbliche che Stato e Regione siciliana mettono a disposizione», spiega il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini.

giovedì 18 febbraio 2010

Ferrero: "mi candido in Campania perché De Luca è di destra"

da www.liberazione.it

"La difesa del lavoro sarà il primo punto del mio impegno da candidato alle regionali in Campania. Ma deve esserlo per chiunque". Così Paolo Ferrero conferma, a margine della sua visita all'Fma, stabilimento del gruppo Fiat a Pratola Serra, in Irpinia, la sua candidatura per la presidenza della Giunta campana per la Federazione di Sinistra. Tra il candidato del centro-sinistra Vincenzo De Luca e quello del centro-destra Stefano Caldorlo, dice, "le differenze sono mille", "ma pensiamo che anche la sinistra abbia diritto a un candidato di sinistra, perchè non capiamo come la sinistra possa riconoscersi in un uomo che si richiama a una cultura di destra e ha fatto cose da uomo di destra", specifica a chi gli chiede un giudizio sul sindaco di Salerno.

martedì 16 febbraio 2010

UN NUOVO SITO, PER UN NUOVO CAMMINO...


Da oggi, il giornale del Prc, Liberazione, ha un nuovo sito internet (www.liberazione.it). Sarà uno strumento che tenderà a rovesciare quel gioco forza che costringe quotidianamente il giornale ad omettere e non trattare alcune notizie o a dare solo un breve accenno.
E' inoltre disponibile il blog personale del direttore di Liberazione, Dino Greco.

TRA POCO IL NUOVO SITO ONLINE
DEL QUOTIDIANO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
Liberazione

lunedì 15 febbraio 2010

"Acqua: Hasta la Victoria!” Appello di Alex Zanotelli

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari.
E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: “sorella acqua”.Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!).
Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico. L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang. E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale.
Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica. Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme.
Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro: o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico. Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo). Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.
E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica.
Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano.
Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo. Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere.
Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica.
Ce la possiamo fare anche noi. Mobilitiamoci ! E’ l’anno dell’acqua!

Alex Zanotelli

IL CAPPIO DELLA DISOCCUPAZIONE

Lo hanno trovato ieri mattina alle 8,45 nel magazzino della sua azienda, una piccola cooperativa nella provincia torinese, a Vinovo: Emanuele Vatta aveva 28 anni, si era tolto la vita - impiccandosi - probabilmente poco tempo prima, forse all'alba. Così hanno interpretato i primi operatori di soccorso intervenuti dopo l'allarme di uno dei soci, che all'apertura ha trovato il corpo del giovane senza vita. L'essersi tolto la vita all'interno del suo posto di lavoro, può dire molto sulle motivazioni, anche se ovviamente in casi come questi non si possono dare risposte definitive. La cooperativa per cui lavorava Emanuele si chiama Tecnodrink, e si occupa di vendita e assistenza di erogatori e spillatori di birra, acqua, caffè e altre bevande. Il ragazzo ci lavorava da quattro anni ma proprio mercoledì scorso erano partite le procedure di mobilità per tutti i nove dipendenti Tecnodrink: la cooperativa, infatti, aveva perso all'inizio di quest'anno l'unico suo committente, il gruppo danese Carlsberg, che aveva deciso di interrompere il rapporto di lavoro con tutte le piccole ditte che in Italia installano i suoi spillatori, passando a un unico appalto con la multinazionale Coca Cola.Emanuele viveva da solo con suo fratello: il padre era morto di tumore qualche anno fa, la madre era andata a vivere con un nuovo compagno. A sentire i colleghi, pare che il ragazzo avesse in qualche modo trovato una seconda «famiglia» proprio nel suo lavoro, a cui per questo motivo era ancora più attaccato. Secondo gli amici la sola cosa che lo tormentava ultimamente era il problema del lavoro. Con i colleghi era solito trovarsi al bar, vicino al magazzino in cui è stato trovato impiccato. Proprio la possibilità che finisse quella vita che faceva da 4 anni, potrebbe aver innescato il processo di depressione che lo ha portato a togliersi la vita. Pochi giorni fa il ragazzo era stato ripreso dai colleghi per essersi ubriacato «per dimenticare», ma nessuno, secondo quanto raccontato ai carabinieri intervenuti sul posto, poteva immaginare un epilogo tanto tragico.Il sociologo Marco Revelli, profondo conoscitore del mondo del lavoro, e in particolare del torinese, ci dice che questo gesto gliene ricorda uno analogo accaduto circa due anni fa: allora a togliersi la vita, nel comune di Trofarello, era stato un operaio, più anziano rispetto a Emanuele, e con una famiglia a carico. «Qui in questo momento c'è una moria continua di aziende, si stanno perdendo moltissimi posti di lavoro - spiega Revelli - Abbiamo i dati più alti d'Italia».Del difficile momento che attraversano le cooperative, i soci e i dipendenti, parlano i dati della Legacoop. Tecnodrink non era associata a questa centrale, ma i numeri sono pesantissimi in tutto il settore: sono almeno trecento, ad esempio, i lavoratori delle pulizie scolastiche - quasi tutte donne - che in questi mesi perdono il posto, nella sola provincia di Torino, a causa dei tagli imposti dalla circolare Gelmini (-25% per i servizi di pulizia e ausiliari). Tantissimi altri sono in cassa, messi a zero ore, e infine anche licenziati, in tutti gli altri settori.

sabato 13 febbraio 2010

I NOSTRI FIGLI AL FREDDO E AL GELO

L’ennesima prova di incapacità sulla pelle dei cittadini

Non è una semplice rivisitazione della celebre canzone natalizia.
E’ LA PURA VERITA’!
La nostra Amministrazione comunale non ha pagato la fattura del Luglio 2009 relativa al saldo dell’anno termico precedente, il 2008 alla ditta Socogest che si occupa del riscaldamento delle nostre scuole. Dunque la società ha trasmesso tramite Ufficiale giudiziario una diffida nei confronti dell’Amministrazione comunale.
L’Amministrazione ha tempo per saldare il suo debito fino al 13 Febbraio p.v. altrimenti i nostri figli dovranno pagare in termini di salute l’incapacità di chi ci governa. Queste situazioni di disagio non sono una novità, ricordiamo bene infatti le proteste dei genitori dei bambini che sono stati trasferiti tra mille problemi presso il nostro Liceo Scientifico.
Responsabili di queste situazioni sono il Sindaco Roccotelli e tutti i suoi sostenitori, quelli passati (ora approdati all’UdC, Di Salvo e Forenza), e quelli attuali, dal PdL, Popolo del (tutto è) Lecito, a tutto il resto della maggioranza, allineata e coperta dietro le forti (sic!) spalle del Sindaco. Essi infatti erano consapevoli del problema ma in tutt’altre faccende erano affaccendati (nel puntellare a dovere un’ Amministrazione pericolante).
E’ DOVERE DI QUEST’AMMINISTRAZIONE ASSICURARE UN DIRITTO IMPRESCINDIBILE COME QUELLO ALL’ISTRUZIONE.
NON SONO I CITTADINI CHE DEVONO PAGARE PER LA VOSTRA INCOMPETENZA!

venerdì 12 febbraio 2010

Addio a Nicola Teti, papà del Calendario del Popolo

di Massimo Loche
su il manifesto del 11/02/2010


Ho conosciuto personalmente Nicola Teti pochi mesi fa, ma chi fosse l'editore Teti lo sapevo da tempo. Era «quello» del Calendario del popolo. L'incontro con lui era avvenuto nella stanza di Valentino Parlato, al manifesto. Dovevamo cercare assieme un modo per rilanciare la rivista: «Sono vecchio, mi disse, ho bisogno di qualcuno che prenda in mano la rivista e la porti avanti, rinnovandola». Nel marzo di quest'anno, esattamente il 27, il Calendario avrebbe compiuto 65 anni. Era nato a Roma nel 1945. La forma iniziale fu quella dell'almanacco. Ogni mese si ricordavano le ricorrenze di avvenimenti importanti del passato. Il primo numero, ad esempio, era in gran parte dedicato alla Comune di Parigi, nata ufficialmente il 26 marzo del 1871 e conteneva un articolo sul «grande democratico statunitense» Thomas Jefferson nato nell'aprile del 1743.Esattamente come facevano gli almanacchi popolari, diffusissimi nella prima metà del Ventesimo secolo. Il suo scopo dichiarato: informare e formare militanti e dirigenti del Pci, ma anche il popolo la gente comune di quell'Italia con tanti analfabeti. Nel 1947 la redazione si trasferì a Milano e conobbe anni di notevole successo, giungendo a diffondere fino a 120 mila copie, passando dalla stampa su carta da quotidiano al rotocalco. Nel corso del tempo il Calendario si trasformò in quella che il suo direttore e fondatore Giulio Trevisani chiamava «un'enciclopedia di tipo nuovo». Sfogliando le sue annate colpisce la grande qualità della rivista: i collaboratori sono scelti tra il meglio dell'intellettualità accademica e non del e vicina al Pci. Ma accanto alle firme prestigiose, per conservare il carattere popolare alla rivista, compaiono le «pagine dell'autodidatta» dove vengono forniti gli elementi per comprendere gli articoli più complessi pubblicati nello stesso numero della rivista. Nel 1964 il Pci decide però di porre fine all'esperienza che sembrava non reggere il passo con l'Italia che stava mutando rapidamente. E qui entra in ballo Nicola Teti che propone di rilevare la rivista, ma non è ben accolto. Mi raccontava: «In mano tua, la rivista avrà pochi mesi di vita, mi dicevano. Natta mi obiettò: 'beh se vuoi proprio prendere in mano il Calendario devi trovarti un direttore di grande prestigio'. E io lo trovai: Carlo Salinari. Quel nome servì a superare le ultime resistenze».Salinari diresse la rivista fino al 1977, gli subentrò fino ad oggi Franco della Peruta, ma la vera anima del Calendario fu lui: Nicola Teti. E lo è stato fino ad ora, l'ultimo numero del Calendario del popolo porta la data del gennaio 2010 e annuncia iniziative per il 65° anniversario della rivista che Nicola Teti voleva che fosse la data di un rilancio nel quale aveva coinvolto e voleva coinvolgere sindacati, cooperative, l'Arci, convinto dell'importanza di continuare a diffondere e sviluppare la cultura popolare.Sarebbe un giusto omaggio alla sua memoria far venire alla luce quel progetto e far vivere ancora Nicola Teti nel suo Calendario.

NO AL Bavaglio ELETTORALE E NO ALL'ESCLUSIONE Pluralismo DEL POLITICO

Rifondazione Comunista Condivide la protesta del sindacato DELL'USIGRAI

Il Governo e la maggioranza uno difesa della casta e contro la democrazia

La Commissione di vigilanza chiude le trasmissioni di approfondimento politico come Anno Zero, Ballarò, Porta a Porta ed altre, per tutto il mese di Che precedono le elezioni regionali e decidere di escludere Dagli spazi elettorali televisivi, per la prima parte della campagna elettorale, le FORZE Politiche più piccole;Tomba E 'una decisione e senza precedenti, Che lede il diritto all'informazione dei Cittadini con l'evidente intento di condizionare il voto verso chi oggi detiene il potere lo esercita o ai margini della democrazia;Trasmissioni verso una decisione intimidatoria Quelle Quei giornalisti e non addomesticati, Che favorisce Quei partiti Che già godono del Finanziamento pubblico uno scapito di tutti gli altri. Che una decisione segue la richiesta fatta da Berlusconi, l'estate scorsa di non far vedere nei TG le Lotte OPERAIE.A questo si aggiunga Che ad oggi sono esclusi dai finanziamenti pubblici più di 100 giornalistiche testamentaria, con gravi SIA Ripercussioni sul piano della pluralità dell'informazione, dell'occupazione che;Ancora una volta la Costituzione Viene offesa, svuotando di senso l'art .21. Il Governo vuole Mettere la mordacchia all'informazione ed impedire a chi canta fuori dal coro di ben sentire la sua voce.QUESTI Denunciamo Comportamenti e facciamo appello al Presidente della Repubblica Perché eviti questo scempio della Carta Costituzionale;Siamo solidali con la protesta del Sindacato DELL'USIGRAI e della Federazione della stampa

.Contro questo Governo fascistoide, per respingere Il Bavaglio ELETTORALE, E Difendere l'art: 21 della CostituzioneIl 27 febbraio tutti in piazza col popolo viola a difesa della Costituzione


mercoledì 10 febbraio 2010

Roma: alla crisi rispondono con i manganelli

FERRERO (RIFONDAZIONE): ALLA CRISI RISPONDONO CON I MANGANELLI: E' L'UNICA RISPOSTA CHE IL GOVERNO SA DARE A CHI HA PERSO LA CASA O IL LAVORO. FERITO IL CONSIGLIERE REGIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Condanno con forza la carica a freddo della polizia contro le circa 2000 persone, uomini, donne e bambini, che davanti alla Prefettura di Roma chiedevano risposte concrete ai loro reali problemi (la perdita della casa o del lavoro) e hanno ricevuto solo manganellate.

Esprimo solidarietà ai feriti, fra i quali il consigliere regionale del Prc Ivano Peduzzi.
È questa la risposta che il governo offre a chi paga colpe non sue, un atto repressivo inaudito, inaccettabile per la Federazione della Sinistra.
Il governo, incapace di affrontare le mille emergenze sociali, ricorre al metodo antico del manganello, per dare l’ennesimo colpo ad una parvenza di democrazia.
Aderisci su www.rifondazione.it o con un'email a rifondaminervino@libero.it ,
oppure presso il circolo cittadino in Corso Matteotti, 169 che presto sarà inaugurato

lunedì 8 febbraio 2010

DI PIETRO – FERRERO: “CARO ANTONIO, IL 5 DICEMBRE C’ERAVAMO PRESI IMPEGNO A FARE PIU’ OPPOSIZIONE NON...

“Se andare a governare significa far assolvere da un congresso chi è rinviato a giudizio dalla magistratura e ha amministrato la propria città su posizioni di destra, allora non ci siamo proprio”. Così Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della sinistra, commenta l’investitura di Vincenzo De Luca come candidato governatore della Campania avvenuta durante il congresso nazionale dell’Italia dei Valori. “La svolta fatta da Di Pietro mi pare fortemente negativa – continua Ferrero – In primo luogo, appunto, perché il fatto simbolico su cui si è realizzata è l’incoronazione di De Luca”.Secondo il leader della Federazione della sinistra, inoltre, “scambiare la protesta con una sorta di ‘diarrea sociale’ è francamente insultante”. Ferrero insiste sul fatto che “quella che manca in Italia è proprio una opposizione degna di questo nome, e questo è l’impegno che ci siamo assunti quando siamo andati insieme al 5 dicembre a fare la splendida manifestazione del No Berlusconi Day”. “Sapevamo bene che non sarebbe stata una manifestazione a far cadere Berlusconi – conclude Ferrero – ma, a differenza di Di Pietro, penso che per sconfiggere Berlusconi occorra proprio costruire una vasta opposizione sociale, non certo proclamare una alternativa di governo che per anni rimarrà solo un miraggio. Oggi è il tempo dell’opposizione, la più ampia, la più netta e la più popolare possibile”.

domenica 7 febbraio 2010

CRONACA “NERA” DAL CONSIGLIO REGIONALE PUGLIESE.

Ieri, 4 febbraio, nel Consiglio Regionale della Puglia si è aperta una ferita difficilmente rimarginabile. Dopo oltre 4 anni di rinvii, dovevano finalmente andare in discussione le modifiche alla legge elettorale regionale contenute nel programma di governo. Fra le modifiche, tutte importanti in quanto attinenti al nodo cruciale della rappresentanza democratica e al diritto di accesso alle istituzioni di tutte le componenti presenti nella società (è chiaro che lo sbarramento al 4% impedisce tale diritto), vi erano quelle sulla rappresentanza di genere. In un mondo decente la presenza paritaria ed equilibrata dei due generi nelle sedi istituzionali dovrebbe essere, come dire, naturale; non dovrebbe cioè essere oggetto di rivendicazioni o di specifiche disposizioni di legge.
In un mondo decente.
Sui banchi dell’ ormai “scadente” Consiglio Regionale Pugliese siedono 70 consiglieri, fra cui 1 donna: assistere ad una seduta di Consiglio significa visualizzare questa mostruosità.
Ieri, anche se con un ritardo di qualche anno, si aveva l’ occasione per tentare un rimedio, un risarcimento, attraverso l’approvazione di due emendamenti presentati da Rifondazione Comunista, uno sull’ inammissibilità di liste che non rispettassero una equilibrata presenza di genere (non si osava il 50%), l’ altro sulla pari presenza dei due generi in caso di doppia preferenza sulla scheda. La discussione preliminare era stata avviata qualche settimana fa, ma si era alla vigilia delle primarie ed i consiglieri (di destra e di centro-sinistra) decisero opportunisticamente di rinviarla. Non che non ci fossero segnali premonitori, l’ assenza del Presidente, il tono dell’ intervento del capogruppo del PD, la svogliatezza che aleggiava nell’ aula. Ma, come dire, ci fidavamo degli impegni presi e delle dichiarazioni pubbliche. Alle donne presenti non fu risparmiato niente, neppure lo sberleffo che si levò da parte di alcuni esponenti del centrodestra che, rivolgendosi al capogruppo del PRC che si apprestava a presentare gli emendamenti in questione salutando i consiglieri e “la consigliera”, lo invitavano a salutare anche “l’aula”, “che pure quella è femmina”.
Questo fra l’ indifferenza, le risate e gli ammiccamenti dei più, anzi dei “meno”. A noi, che assistevamo sbigottite a quella manifestazione di bullismo istituzionale, restava addosso un inspiegabile senso di vergogna.
Ieri l’ aula è tornata ad occuparsi della questione. Per poco, perchè Rocco Palese, candidato della destra alla presidenza della Regione, ha presentato un emendamento per rinviare sine die la discussione. I consiglieri del PRC, nell’ impossibilità di ottenere di votare tutti gli emendamenti, hanno proposto e difeso almeno quelli sulla rappresentanza di genere. La proposta non è stata accolta. L’emendamento della destra è stato votato, con soli 4 voti contrari, da tutti i consiglieri del centro-sinistra, compresi quelli di Sinistra e Libertà.
Succede nel terzo millennio, nella Puglia Migliore. Il Presidente era altrove.

Bari, 5 febbraio 2008
Tonia Guerra – Segreteria Regionale PRC Puglia
Eleonora Forenza – Segreteria Nazionale PRC

venerdì 5 febbraio 2010

A MINERVINO, LA CASA DELLA SINISTRA...

Rifondazione Comunista e PdCI di Minervino Murge rendono noto di aver trasferito la sede unitaria dei 2 partiti in Corso Matteotti, 169.
Nonostante le difficoltà i comunisti, come risaputo, non chinano la testa!
Sarà inoltre comunicata la data dell'inaugurazione ufficiale della sede.
SU LA TESTA!

mercoledì 3 febbraio 2010

CONTRO IL SETTARISMO

di CLAUDIO GRASSI
Membro della Segreteria naz.le del PRC,
Responsabile naz.le Organizzazione

Una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo. I grandi dirigenti comunisti lo hanno sempre contrastato duramente. Basti pensare alla lotta intrapresa da Gramsci contro Bordiga, nei primi anni di vita del Partito Comunista d’Italia. La vittoria di Gramsci – che produsse quel documento straordinario per l’epoca che furono “le Tesi di Lione” – fu decisiva per portare i comunisti su una linea che si rivelò fondamentale per sconfiggere il fascismo e per costruire un grande Partito comunista.Il settarismo lo contrastò anche Togliatti che nel 1943, con la svolta di Salerno, costruì una vasta alleanza senza la quale non si sarebbe sconfitto il fascismo e non si sarebbero cacciati i nazisti. Senza quelle scelte l’Italia non avrebbe avuto la Costituzione, firmata, appunto, anche da Umberto Terracini.Si potrebbero fare molti altri esempi, ma non mi sembra necessario.Perché ho deciso di scrivere questo post sul settarismo? Perché credo sia il peggior nemico, oggi, per la ricostruzione di un Partito comunista con basi di massa e per ricostruire una sinistra che non sia un semplice “sfogatoio” o un ritrovo di reduci.
So che scrivendo queste cose vado contro il pensiero di molti compagni e compagne, come si vede leggendo anche i commenti ai miei post. Ma voglio dire quel che penso poiché ritengo che l’errore più grave che possa fare un dirigente sia lisciare il pelo a certe posizioni per non rendersi impopolari.Per esempio sono rimasto colpito dal fatto che in Puglia Rifondazione Comunista abbia dovuto sudare sette camicie prima di decidere che alle primarie era del tutto logico appoggiare Nichi Vendola. Per non parlare di alcuni settori della sinistra più “ortodossa” che, pur di non votare Vendola, hanno votato Boccia.Come si spiega un atteggiamento del genere? Ha una logica politica? Certamente no. Nonostante tutte le critiche che giustamente abbiamo mosso e muoviamo a Vendola, non possiamo non riconoscere che le sue posizioni sono sicuramente più di sinistra rispetto a quelle di Boccia. Non è un caso che, se avesse vinto Boccia, l’Udc sarebbe entrata nella coalizione, e che, avendo invece vinto Vendola, ne resta fuori.Perché allora queste resistenze? Perché prevale, appunto, il settarismo. Che ti fa vedere come nemico principale quello che ti sta più vicino, magari quello con cui hai condiviso, fino a poco tempo prima, la militanza nello stesso partito.La stessa cosa avvenne anche nel 1998, quando i Comunisti Italiani se ne andarono da Rifondazione.Ricordo che per parecchi anni era proibito anche solo nominarli, mentre oggi, giustamente, si sta facendo assieme uno sforzo sia per riunificare le forze comuniste, sia per dare vita alla Federazione. Ci abbiamo messo 12 anni! Dobbiamo aspettarne altrettanti per dialogare con Sinistra, Ecologia e Libertà?Anche il dibattito sulle alleanze elettorali, a mio giudizio, è fortemente segnato da questa impronta settaria. La discussione, infatti, spesso si astrae dal contesto concreto, dai rapporti di forza, dalle leggi elettorali, da quello che pensa la maggior parte delle persone.Si parte dall’assunto che siccome le altre forze della sinistra hanno fatto cose che non condividiamo allora non dobbiamo fare alleanze con loro. Come se andando da soli il problema si risolvesse e la nostra azione politica diventasse più efficace!Come ho già avuto modo di dire, nell’ultima tornata amministrativa dello scorso anno Rifondazione Comunista in molte realtà è andata da sola, ma questo non ha affatto comportato un aumento dei consensi, che anzi in genere sono diminuiti in rapporto alle realtà dove ci siamo coalizzati.Inoltre, con gli sbarramenti che ormai sono ovunque, questo comporterebbe non avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni locali e questo è molto grave. Non perché, come si usa dire, “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni!L’impostazione settaria di rifiutare qualsiasi forma di alleanza è l’altra faccia della medaglia di chi le alleanze le vuole fare a prescindere. Entrambe rinunciano alla lotta e si sostanziano in due forme di subalternità.La Lega Nord è alleata ovunque con Berlusconi: qualcuno può dire che per questo ha perso il suo profilo, la sua identità, la sua autonomia? E’ vero il contrario. Un progetto forte, una politica di alleanze che le consente di incidere e quindi di rendere credibile la sua proposta politica: questo sta alla base del successo della Lega.Io credo che il nostro limite, di Rifondazione Comunista e delle Federazione della Sinistra, non siano le alleanze, ma la mancanza di credibilità (dilapidata con infinite scissioni e con le scelte compiute al tempo del governo Prodi) e di un organico e convincente progetto di società.Quindi, anziché dedicare tutte le nostre energie al contrasto interno, dovremmo procedere con impegno nella costruzione dell’unità tra le forze comuniste e anticapitaliste (la Federazione) e nella individuazione di alcuni punti di programma (“le bandiere fissate nella testa della gente”), che sappiano indicare una via d’uscita concreta dal disastro in cui ci ha portato il capitalismo.

lunedì 1 febbraio 2010

CONFERENZA NAZIONALE LAVORATORI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA A TORINO. FERRERO: SITUAZIONE DEI LAVORATORI ITALIANI E’ INACCETTABILE.

Bloccare i licenziamenti per i prossimi 36 mesi, introdurre nuovi strumenti pubblici per creare buona occupazione, generalizzare gli ammortizzatori sociali, aumentare le pensioni minime: queste alcune delle proposte affrontate nella due giorni sul lavoro a Torino, appuntamento cui partecipano, tra gli altri, il sociologo Luciano Gallino e il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini e che, domani 31 gennaio, sarà chiusa dal portavoce della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero.
Ferrero oggi ha detto che “La situazione in cui versano i lavoratori italiani è inaccettabile: precarietà alle stelle, bassi salari e due milioni di disoccupati. questo è il frutto delle politiche liberiste di Berlusconi. Occorre far pagare i ricchi e fare un piano per il lavoro basato su investimenti pubblici e finalizzato alla costruzione di posti di lavoro nei settori dell’energia solare e della riconversione ambientale delle produzioni. Se la Fiat continua a prendere denaro pubblico per dare dividendi agli azionisti e mette in cassa integrazione gli operai la si nazionalizzi”.

conferenza provinciale (BAT) dei Giovani Comunisti

In data 31 gennaio 2010 si è tenuta la conferenza provinciale dei Giovani Comunisti. Nella conferenza è stato votato all'unanimità il documento
"Una generazione di sogni, conflitti e rivoluzioni"
E' stato eletto il coordinamento provinciale provvisorio che comprende:
-Flavio Di Schiena (Andria), coordinatore provinciale e delegato alla conferenza nazionale,
- Francesco della Croce (Minervino Murge),
- Pasquale Erriquez (Spinazzola).
I GC continuano nell'opera di radicamento territoriale e di lotta in particolar modo promuovendo iniziative unitarie con le altre giovanili della sinistra anticapitalista a partire dalla FGCI dei Comunisti Italiani