«Uno su cento», ci si può stare. Così stamattina, Silvio Berlusconi, uscendo da Palazzo Grazioli, affrontando il solito gruppo di giornalisti, ha risposto a chi gli domandava se fosse preoccupato degli sviluppi delle inchieste sul G8 de La Maddalena. «Preoccupato? Assolutamente no. Sono casi singoli». Niente a che fare, dunque, con una riedizione di Tangentopoli. Il "fenomeno” è molto, molto più limitato. Ecco di cosa si tratta, secondo la "lettura” del premier. Che si lascia ad andare ad una serie di paragoni: «Ci sono casi singoli come ci sono nelle aziende, nei carabinieri, ovunque. Come ho detto l'altro giorno e ci sono state anche ironie a riguardo, è statisticamente provato che su cento persone, qualcuno fa il proprio interesse in maniera non legittima. Càpita sempre una cosa del genere».
E come mai, tanto più se i «malfattori» sono una percentuale così irrisoria, il governo non riesce a varare misure per contrastarli? Anche in questo caso, la risposta è stata disarmante: «Tutto il governo è stato concorde per rendere più articolato il disegno di legge contro la corruzione: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo».
Per il premier, dunque, la giornata - cominciata con la lettura dei giornali che deve essere stata meno felice del solito, con il lungo articolo sul "Corriere" che racconta di un Presidente del Consiglio infuriato col suo partito e tentato dall'idea di "chiudere”, subito dopo le elezioni, il Pdl - è stata spesa in gran parte a rassicurare i suoi. Non c'è un'emergenza morale nella destra, non c'è una sua irritazione nei confronti del partito, non ci sono misure urgenti da prendere per far fronte all'irritazione dell'opinione pubblica.
In questa situazione, la notizia viene da un ministro del governo: Rotondi. Anche lui è stato avvicinato dai giuornalisti, che gli hanno chiesto un commento sul "fermento" che agita il Popolo della Libertà. La sua risposta è stata, però, molto meno diplomatica: "Io non so se Verdini (uno dei "reggenti" del Pdl, finito sotto inchiesta nello scandalo del G8 de La Maddalena) abbia o meno i giorni contati. So che il Pdl si gioca tutto alle regionali. Se perdiamo voti sulle liste, il progetto va in crisi».
E come mai, tanto più se i «malfattori» sono una percentuale così irrisoria, il governo non riesce a varare misure per contrastarli? Anche in questo caso, la risposta è stata disarmante: «Tutto il governo è stato concorde per rendere più articolato il disegno di legge contro la corruzione: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo».
Per il premier, dunque, la giornata - cominciata con la lettura dei giornali che deve essere stata meno felice del solito, con il lungo articolo sul "Corriere" che racconta di un Presidente del Consiglio infuriato col suo partito e tentato dall'idea di "chiudere”, subito dopo le elezioni, il Pdl - è stata spesa in gran parte a rassicurare i suoi. Non c'è un'emergenza morale nella destra, non c'è una sua irritazione nei confronti del partito, non ci sono misure urgenti da prendere per far fronte all'irritazione dell'opinione pubblica.
In questa situazione, la notizia viene da un ministro del governo: Rotondi. Anche lui è stato avvicinato dai giuornalisti, che gli hanno chiesto un commento sul "fermento" che agita il Popolo della Libertà. La sua risposta è stata, però, molto meno diplomatica: "Io non so se Verdini (uno dei "reggenti" del Pdl, finito sotto inchiesta nello scandalo del G8 de La Maddalena) abbia o meno i giorni contati. So che il Pdl si gioca tutto alle regionali. Se perdiamo voti sulle liste, il progetto va in crisi».
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