su il manifesto del 11/02/2010
Ho conosciuto personalmente Nicola Teti pochi mesi fa, ma chi fosse l'editore Teti lo sapevo da tempo. Era «quello» del Calendario del popolo. L'incontro con lui era avvenuto nella stanza di Valentino Parlato, al manifesto. Dovevamo cercare assieme un modo per rilanciare la rivista: «Sono vecchio, mi disse, ho bisogno di qualcuno che prenda in mano la rivista e la porti avanti, rinnovandola». Nel marzo di quest'anno, esattamente il 27, il Calendario avrebbe compiuto 65 anni. Era nato a Roma nel 1945. La forma iniziale fu quella dell'almanacco. Ogni mese si ricordavano le ricorrenze di avvenimenti importanti del passato. Il primo numero, ad esempio, era in gran parte dedicato alla Comune di Parigi, nata ufficialmente il 26 marzo del 1871 e conteneva un articolo sul «grande democratico statunitense» Thomas Jefferson nato nell'aprile del 1743.Esattamente come facevano gli almanacchi popolari, diffusissimi nella prima metà del Ventesimo secolo. Il suo scopo dichiarato: informare e formare militanti e dirigenti del Pci, ma anche il popolo la gente comune di quell'Italia con tanti analfabeti. Nel 1947 la redazione si trasferì a Milano e conobbe anni di notevole successo, giungendo a diffondere fino a 120 mila copie, passando dalla stampa su carta da quotidiano al rotocalco. Nel corso del tempo il Calendario si trasformò in quella che il suo direttore e fondatore Giulio Trevisani chiamava «un'enciclopedia di tipo nuovo». Sfogliando le sue annate colpisce la grande qualità della rivista: i collaboratori sono scelti tra il meglio dell'intellettualità accademica e non del e vicina al Pci. Ma accanto alle firme prestigiose, per conservare il carattere popolare alla rivista, compaiono le «pagine dell'autodidatta» dove vengono forniti gli elementi per comprendere gli articoli più complessi pubblicati nello stesso numero della rivista. Nel 1964 il Pci decide però di porre fine all'esperienza che sembrava non reggere il passo con l'Italia che stava mutando rapidamente. E qui entra in ballo Nicola Teti che propone di rilevare la rivista, ma non è ben accolto. Mi raccontava: «In mano tua, la rivista avrà pochi mesi di vita, mi dicevano. Natta mi obiettò: 'beh se vuoi proprio prendere in mano il Calendario devi trovarti un direttore di grande prestigio'. E io lo trovai: Carlo Salinari. Quel nome servì a superare le ultime resistenze».Salinari diresse la rivista fino al 1977, gli subentrò fino ad oggi Franco della Peruta, ma la vera anima del Calendario fu lui: Nicola Teti. E lo è stato fino ad ora, l'ultimo numero del Calendario del popolo porta la data del gennaio 2010 e annuncia iniziative per il 65° anniversario della rivista che Nicola Teti voleva che fosse la data di un rilancio nel quale aveva coinvolto e voleva coinvolgere sindacati, cooperative, l'Arci, convinto dell'importanza di continuare a diffondere e sviluppare la cultura popolare.Sarebbe un giusto omaggio alla sua memoria far venire alla luce quel progetto e far vivere ancora Nicola Teti nel suo Calendario.
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