Intervento conclusivo alla IV Conferenza nazionale dei GC
Care compagne e cari compagni, vorrei provare a raccontarvi, in questo mio intervento, che tipo di organizzazione sognavo quando nel 2001 (non a caso nel 2001, alla vigilia della stagione di lotta più forte e appassionante di questo nuovo secolo) presi la mia prima tessera.Che tipo di organizzazione sognavo e per che tipo di organizzazione abbiamo lavorato in tanti, uniti, in tutti questi anni, con tenacia, costanza, entusiasmo, passione e serietà, prima, in tanti anni di battaglie di minoranza e ora, con un contesto nuovo e con una maggiore agibilità politica. Abbiamo lavorato per dare vita ad un’organizzazione democratica, in cui la linea politica fosse il frutto del confronto permanente dentro il gruppo dirigente ma soprattutto tra il centro e i territori, le federazioni, le piccole realtà di provincia che sprezzantemente in questi anni sono state invece chiamate “periferia”, come se esistesse un Impero e vi fossero ai suoi margini province dell’Impero popolate da sudditi e non da compagni. Abbiamo lavorato per un’organizzazione non verticistica, non oligarchica, non autoreferenziale, non autistica. Un’organizzazione in cui – per dirla con Gramsci – fosse abolita la dicotomia tra “dirigenti” e “diretti” e si potesse davvero costruire insieme un nuovo intellettuale collettivo. Un’organizzazione in cui al centro vi fossero gli iscritti, i territori, ripeto: le piccole realtà, i nostri eroici avamposti di resistenza e non un ceto politico burocratico e slegato dalla società e dalle lotte reali.Abbiamo lavorato per un’organizzazione seria, responsabile, onesta, pulita, che riscoprisse nel suo essere comunista davvero un elemento di radicale diversità dall’esistente. In cui l’essere comunisti fosse davvero la messa in atto di quello che sempre Gramsci chiamava “spirito di scissione”, la progressiva acquisizione della coscienza della propria “personalità storica”, del proprio compito e dunque della propria irriducibile diversità. Un’organizzazione quindi in cui, per essere chiari tra noi fino in fondo: senza alcun intento polemico, perché davvero non abbiamo bisogno di fare polemiche, le tessere (che sono il primo atto politico di qualunque militante, il primo atto di adesione ad un progetto collettivo) si firmano e si pagano, e non si regalano o si vendono in cambio di favori, congressuali o post-congressuali.Abbiamo lavorato per un’organizzazione sociale, non ideologica, che dimostrasse la sua identità nelle lotte, nelle mobilitazioni, nel conflitto di classe tra padroni e lavoratori, tra capitale e studenti, e non nel catechismo con il quale i Sacerdoti del Verbo impartiscono lezioni con in mano il Vangelo secondo Marx o secondo Trotzky.Ma al contempo, e lo dico ai compagni che ancora non avessero ben compreso che cosa è accaduto nella nostra organizzazione nell’ultimo anno e in questa nostra conferenza, un’organizzazione orgogliosamente comunista, che fa parte di una storia gloriosa nazionale ed internazionale che è la storia, tutta intera, del movimento operaio, del movimento studentesco, del movimento antifascista e del movimento comunista. Una Storia che nessuno d’ora in poi qui dentro potrà più processare. È finito – compagni - il tempo del piombo nelle ali, è finito il tempo del Novecento dipinto soltanto come il secolo dei nostri orrori e delle nostre tragedie.Perché quella Storia è la nostra – lo ripeto: tutta intera – e di essa dobbiamo andare fieri, perché è la Storia di chi ha lottato sempre e solo per la libertà, la pace, l’eguaglianza e la giustizia sociale. E, infine, volevamo e abbiamo lavorato in tutti questi anni per un’organizzazione unita. Vedete, io capisco che le differenze che ci sono nel primo documento possano offuscare e in parte depotenziare la pulsione unitaria che abbiamo voluto imprimere alla nostra organizzazione. Ma sono convinto di una cosa: che tra i compagni più responsabili (e, credetemi, sono tantissimi) e soprattutto nei territori, in ogni realtà, in ogni provincia, è talmente forte la voglia di un’organizzazione forte e unita dopo anni di scissioni e di guerre fratricide che questa nostra aspirazione non potrà che diventare presto realtà.Ecco, lo dico in questi termini, guardando all’oggi e soprattutto al domani: io oggi sono felice perché quell’organizzazione per la quale abbiamo lavorato e in alcuni frangenti anche combattuto con tutte le nostre forze oggi non è più un miraggio ma una realtà molto vicina da realizzare.In primo luogo su questo punto specifico: perché con questa conferenza noi oggi mettiamo al bando definitivamente la pratica e la logica maggioritaria. In questo sta la proposta ai compagni del secondo documento di una gestione unitaria. Noi avremmo voluto trovare una sintesi politica e dare all’organizzazione un unico documento, un’unica linea politica condivisa da tutti. Prendiamo atto che questo oggi non è ancora possibile, ma quello che è possibile – e noi su questo ci impegniamo in questa assemblea - è cancellare una volta per tutte, e definitivamente, la lotta fratricida tra maggioranza e minoranza.Nelle scorse ore i compagni di Rigenerazioni hanno deciso (diciamo così) di serrare le file della loro componente. È un’operazione legittima, anzi: utile perché più forte è Rigenerazioni in questa organizzazione e più forti sono i Giovani Comunisti, perché più forte è Rigenerazioni e più basso è il rischio che la nostra organizzazione mandi in soffitta, insieme alle innovazioni degenerative, anche le innovazioni più feconde e più felici che il nostro partito e la nostra organizzazione nello specifico hanno praticato negli ultimi anni. Nei confronti di questa scelta nutro il massimo del rispetto. Sappiate però che la scelta che noi abbiamo compiuto è esattamente opposta. Abbiamo percepito con ogni evidenza che il nostro peso, la nostra organizzazione è per molti motivo di preoccupazione, anche di sospetto. Per questo in questi giorni non abbiamo convocato alcuna riunione di componente, alcuna riunione di area, alcuna riunione di corrente. Tutto questo, dal nostro punto di vista, fa parte del passato. Oggi siamo interamente a disposizione – io per primo – della nostra comune organizzazione. Siamo a disposizione del Partito della Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti. Siamo, per primi, interessati a lavorare pancia a terra per rimettere in piedi questa nostra organizzazione, così bistrattata e umiliata in anni di gestione oligarchica e di linea politica fallimentare. Perché una cosa ancora voglio dirla. Ho girato tantissimo in questi ultimi mesi e ancor di più nelle ultime settimane. Ho incontrato un’organizzazione viva, popolata da compagne e compagni straordinari, capaci di incidere nelle lotte e sovente di costruirle, di guidarle, capaci di vivere nel proprio tessuto sociale, di costruire legami e rapporti virtuosi con i movimenti, con i collettivi, con i comitati di lotta. Ho incontrato un’organizzazione che, dove è in difficoltà, ha sete di riscatto, di discussione, di rinnovamento, ha fame e sete di politica, di iniziativa, di lotta. Di questa organizzazione noi dobbiamo essere orgogliosi, perché non esiste, cari compagni, in Italia una struttura che – dopo tutte le mazzate che ha subìto, le scissioni, gli inganni dei gruppi dirigenti, gli opportunismi, i carrierismi agiti sulle teste dei militanti – sia in grado di mobilitare migliaia di compagni e di avere credibilità e autorevolezza con tutti gli interlocutori politici e sociali come la nostra.Io vorrei che noi riacquistassimo quindi a fianco dell’orgoglio di essere comunisti, l’orgoglio di fare parte di questa nostra organizzazione, dei Giovani Comunisti e delle Giovani Comuniste.Una volta rialzata la testa, e una volta guardati negli occhi i nostri compagni e le nostre compagne con questa fiducia, con questo coraggio e questa fierezza, bisogna avere bene in testa quello che dobbiamo fare.Quali lotte e soprattutto con quali forme. Io la dico in questi termini: siamo necessari, fondamentali ma non sufficienti. Bisogna allargarsi a sinistra, espandersi in maniera tentacolare ed egemonica, mettere insieme, contare di più. Qui sta la proposta del soggetto politico giovanile della sinistra d’alternativa, di uno spazio politico giovanile comunista e di sinistra. Il nostro obiettivo deve essere quello di invertire una sequenza infinita di scissioni, divisioni, separazioni che purtroppo è tanta parte della nostra storia recente. Dobbiamo unirci, perché uniti siamo più forti: uniti, come comunisti, e uniti, insieme alle organizzazioni di lavoratori in lotta, ai centri sociali, ai movimenti, ai centri culturali marxisti, alle associazioni anti-razziste, ai collettivi, a tutti i compagni e le compagne che con noi condividono una prospettiva anti-capitalistica e anti-sistemica. A tutti quei compagni, per essere chiari, che ritengono il Partito democratico un partito strutturalmente moderato e strategicamente alternativo alla nostra Rifondazione comunista e a tutti quei compagni che guardando al congresso della Cgil non hanno dubbi su quale sia il documento concertativo e quale sia invece il documento del conflitto, della lotta, della rivendicazione e non a caso della parte più avanzata del movimento operaio italiano.Cari compagni, guardiamo a noi, guardiamo questa sala: abbiamo un patrimonio di militanza straordinario, di passione, di impegno, di lotte. Questo patrimonio va messo al servizio di un compito storico: ricostruire una generazione di comunisti, di nuovi partigiani pronti ad affrontare il nuovo fascismo che avanza. Una generazione fatta dunque di conflitti, ma anche di sogni e di rivoluzioni. Perché non siamo freddi esecutori burocratici di un progetto politico e meno che meno delle risoluzioni del nostro comitato centrale, ma siamo sognatori (vogliamo un mondo di libertà e giustizia) e siamo rivoluzionari, perché quel mondo migliore noi continuiamo a chiamarlo comunismo.Insieme, tutti insieme, possiamo farcela.
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