martedì 17 novembre 2009

20 anni fa la "svolta" della Bolognina

Parlare del Partito Comunista Italiano a 20 anni dal discorso alla Bolognina di Occhetto (12 novembre 1989) è estremamente impegnativo e perciò anche fondamentale. Molti si sono interrogati sulle cause che portarono a quell’evento, ma nessuno sulle conseguenze che questa scelta comportò. Il PCI ha lasciato in eredità una società democratica fondata sul lavoro e la democrazia sindacale, mezzo secolo di conquiste della classe operaia, degli studenti e dei movimenti femministi e di liberazione. Dal 1991 (data dello scioglimento ufficiale del PCI) ad oggi, tutte queste conquiste sono state perse, basti pensare alla Scala Mobile o al Sistema Pensionistico Retributivo. Si è passati da un servizio televisivo pubblico di alfabetizzazione a uno di spazzature e di disvalori.
L’ITALIA E’ STATA CONSEGNATA NELLE MANI DI BERLUSCONI E DELLA PEGGIORE DESTRA REAZIONARIA ED IL SISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE, CHE PERMETTEVA UNA REALE RAPPRESENTAZIONE NEL PARLAMENTO, LUOGO DI CONFLITTO, DEI RAPPORTI DI FORZA TRA PADRONATO E CLASSE OPERAIA,
E’ STATO SOSTIUTITO CON UNO MAGGIORITARIO CHE ELIMINA IL CONFLITTO CAPITALE-LAVORO DALL’ATTUALITA’ POLITICA.
La sconfitta più grande per la sinistra è stata quella di perdere ciò che Gramsci chiamava EGEMONIA CULTURALE, strumento con cui per tanti anni i lavoratori sono riusciti a strappare diritti al padrone. Il PCI è stato anche uno scudo invincibile nella difesa della costituzione da nuovi fascisti e dalle ingerenze vaticane. Oggi ci sono le RONDE (LA NUOVE CAMICE NERE) e non è possibile decidere né della propria vita, né della propria morte (ELUANA ENGLARO). QUESTI VENT’ANNISONO STATI DISASTROSI.
Anche a sinistra gli errori sono stati molti, la storia stessa di Rifondazione è una storia di scissioni, lacerazioni e progressivo allontanamento dalla classe lavoratrice. D’altra parte nemmeno il Partito Democratico è riuscito nell’ ”allargare” per una prospettiva di governo. E’ sicuramente un segnale in controtendenza quello dell’elezione a segretario di Bersani a cui ripetutamente il PRC ha proposto una coalizione ampia in grado di rompere il berlusconismo e di approvare sia una nuova legge elettorale proporzionale sia una legge sul conflitto d’interessi. Ma il vero lavoro politico oggi è ricostruire assieme a quanti, orgogliosi della propria storia, intendono riprendere a lottare, un nuovo e forte PARTITO COMUNISTA in difesa degli oppressi e solo dalla parte del lavoro. Quando è nato il PRC sono state scelte due parole come nome di questo partito “RIFONDAZIONE” e “COMUNISTA”. E’ indispensabile rifondare le proprie idee e contestualizzarle in una società cambiata, però non bisogna rinunciare a trasformare la società oltre il limite dell’esistente perché l’oppressione, la guerra, l’ignoranza, la miseria sono ancora princìpi del capitalismo.
E’ PER QUESTO CHE HA ANCORA SENSO DIRSI COMUNISTI

Nessun commento: