venerdì 20 novembre 2009

Direzione Naz.le PRC - 19 Novembre 2009 - Intervento di Claudio Grassi

Dovremmo cercare di sforzarci per portare questo nostro partito in una condizione un po’ meno schizofrenica di quanto sia stato negli ultimi anni. Cioè evitare di saltare repentinamente da una posizione ad un’altra: dai movimenti al governo, e adesso dal governo al disinteresse di quanto avviene nelle istituzioni. Banalizzo, qui nessuno l’ha posta in questo modo, però vorrei che non sottovalutassimo la prossima scadenza elettorale! Ho sentito dire che le elezioni regionali le dobbiamo fare ma, tutto sommato, non sono troppo importanti. Sono preoccupato da questo modo di ragionare. Noi già adesso siamo una forza politica sostanzialmente fuori da tutto, siamo fuori dal Parlamento italiano ed europeo, in conseguenza dei risultati negativi che abbiamo avuto, ma anche dagli sbarramenti che hanno messo. Se si dovesse determinare che anche in questo frangente delle elezioni regionali noi subiamo una drastica riduzione della nostra presenza, credo che questa percezione che c’è anche tra i lavoratori, secondo la quale “diciamo delle cose giuste ma tanto non contiamo niente”, potrebbe diventare definitiva. Dobbiamo quindi dare importanza ad entrambe le cose: l'iniziativa sociale e la presenza istituzionale. Sono d’accordo sul partito sociale, la presenza nei conflitti, ma teniamo anche presente che poi i lavoratori che manifestano sotto Palazzo Chigi quando arriva Di Pietro lo accolgono trionfalmente. Perché Di Pietro? Perché a differenza di noi, Di Pietro conta oggi nella politica italiana. E perché conta? Perché ha una presenza significativa in Parlamento e può incidere sulle scelte politiche. Mi hanno detto che, non solo ieri alla manifestazione dei lavoratori dell'Eutelia, ma anche alla manifestazione di Milano, quando ci fu lo sciopero della Fiom, Di Pietro venne acclamato dai lavoratori. Un po’ come era Bertinotti dieci anni fa. Se a ciò aggiungiamo l’intervista a De Magistris, pubblicata oggi da Liberazione, dove sostanzialmente assume posizioni simili alle nostre, credo che occorra essere molto attenti. Uno spostamento a sinistra di Idv sarebbe sicuramente un fatto positivo sotto un certo aspetto, ma da un punto di vista di quello che può succedere in futuro, se noi non riusciamo ad attrezzarci e quindi a ricostruire una presenza significativa che conta nella società e nelle istituzioni, il rischio è che si crei un Pd che guarda al centro e un partito populista di “sinistra” che copre tutto quello che sta a sinistra! Quindi penso che noi dobbiamo evitare di farci isolare.Sulla Federazione della Sinistra sono d’accordo con quello che è stato proposto qui dal segretario, sono d’accordo sul mandato e sono d’accordo anche sulle bozze di documento per il manifesto e lo statuto provvisorio. Siamo di fronte ad un passaggio importante ma del tutto logico e conseguente a tutte le scelte che abbiamo fatto dal congresso di Chianciano ad oggi passando per la scelta opportuna della lista comunista e anticapitalista per le elezioni europee. Noi oggi cosa stiamo facendo? Stiamo consolidando una coalizione che si è presentata alle elezioni europee sulla base non di un cartello elettorale ma di una condivisione programmatica e stiamo cercando di allargarla perché riteniamo che quella massa critica sia insufficiente. Questa è la Federazione. Questa è la proposta che oggi mettiamo in campo che coglie due esigenze: la prima, evitare di fare un papocchio all’Arcobaleno, alla Sinistra e libertà e la seconda, il bisogno di unità che c’è e che ci viene chiesto tutti i giorni dalla nostra gente rispetto al quale noi cerchiamo, attraverso questo processo, per la prima volta dopo tanti anni, di dargli una risposta in positivo. Credo che il nome Federazione della Sinistra tenga conto un po’ delle varie proposte che erano in campo. La connotazione politica di questa organizzazione è data di per sé al di là di come si chiama. Ecco perché il paragone con l’Arcobaleno non c’entra assolutamente niente. Così come quella proposta politica era connotata al di là di come si chiamava perché tutti sapevano che i promotori la portavano in direzione di un soggetto politico non più comunista, qui il problema è opposto. Questa Federazione alla fine che cosa è? La Federazione è il luogo dove si può costruire una sempre più forte convergenza tra i due partiti comunisti. Se la chiamiamo Federazione della Sinistra e la allarghiamo ad altri soggetti forse riusciamo a raccogliere anche altre energie e consensi! Infine per quanto riguarda le regole, le scelte non sono 100mila, sono due. La prima: si fa una Federazione come patto tra soggetti organizzati diversi e allora a quel punto ognuno fa i suoi congressi e si stabiliscono quelle che sono le cose che si fanno insieme. Si va da un minimo che è la presentazione alle elezioni ad un massimo che possono essere molte altre cose. Questa è una strada. Per quanto mi riguarda, nel lavoro che ho fatto nel gruppo sulle regole, l’ho contrastata perché la considero antitetico con quello che abbiamo cercato di dire in tutti questi mesi e cioè che la Federazione è un processo aperto che non riguarda solo i soci promotori. Allora come si fa a fare un soggetto aperto che non riguardi solo i soci promotori se non si attua un regolamento che parte da un elemento di fondo e cioè che tutti gli iscritti hanno gli stessi diritti che vale il principio una testa un voto e che c’è un luogo dove io mi iscrivo e posso dire la mia al di là se sono iscritto ad un partito? Se siamo d’accordo su questo allora spiegatemi come si può organizzare in modo diverso un congresso di una Federazione se non attraverso il fatto che nei territori e nei luoghi di lavoro tutti gli iscritti a quella federazione si riuniscono, decidono che cosa fare, dando vita alle proprie organizzazioni territoriali. Una via di mezzo non la vedo perché ci sarebbero degli iscritti che hanno una certa possibilità e degli altri iscritti che non l’hanno o ne hanno di diverse e quindi a mio parere faremmo un pasticcio. Capisco che questa modalità organizzativa possa essere simile a quella che si dà un partito, ma bisogna proporne però un’altra che sia coerente e che soprattutto non si presti al fatto che se tu fai un congresso apri un processo ingovernabile dove nessuno ci capisce più nulla. Ovviamente questo testo che è stato scritto è soggetto a degli errori, a delle incompiutezze, e quindi modifiche dovranno essere fatte, però volevo precisare qual è il senso che lo ha animato. Ci siamo trovati di fronte ad un bivio: o noi decidiamo che siamo quattro forze politiche e facciamo un accordo tra di noi e questa è la Federazione o altrimenti se vogliamo aprire veramente un tesseramento a partire dai territori, ognuno si può iscrivere e quegli iscritti devono avere un luogo dove partecipare e fare politica e quel luogo non può essere né il circolo di Rifondazione, né il circolo del Pdci, né il circolo di Socialismo 2000 ma deve essere il circolo della Federazione.
di Claudio Grassi
Responsabile naz.le Organizzazione PRC

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