sabato 30 maggio 2009

Bankitalia, «i disoccupati potranno arrivare al 10%»

Le considerazioni finali di Draghi prevedono un crollo del Pil nel 2009 del 5%




L'Italia non è mai uscita dalla crisi economica del 1992/94 e oggi Mario Draghi, governatore della banca d'Italia, nella sua relazione annuale lo ha ricordato con preoccupazione: sono stati venti anni di salari e consumi bassi, economia stagnante, tasse troppo alte. «In Italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, una caduta del Pil di circa il 5 per cento quest’anno, – ha detto nelle sue considerazioni finali - dopo la diminuzione di un punto nel 2008». E il futuro, nonostante lo sbandierato ottimismo del presidente del Consiglio, non è affatto roseo: «I recenti segnali di un affievolimento della fase più acuta della recessione - ha detto stamattina - provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d’opinione, più che dalle statistiche finora disponibili sull’economia reale. Il ritorno a una crescita duratura richiede che l’economia internazionale si riprenda stabilmente, che la debolezza del mercato del lavoro non si ripercuota ancora più duramente sui consumi interni, che si rafforzi la struttura del nostro sistema produttivo». Via alle riforme strutturali ponendo la massima attenzione al riequilibrio dei conti pubblici e al credito più attento alle imprese che in questi mesi hanno trovato troppo spesso lo sportello delle banche chiuso: «Secondo la nostra indagine l’8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento; è il valore più elevato dalla metà degli anni novanta; era meno di un anno fa. Oltre il 10 per cento delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati». I lavoratori stanno pagando duramente la crisi e il governatore di palazzo Koach prevede un innalzamento della disoccupazione che potrebbe arrivare al 10%, ma i lavoratori vanno protetti: «Va colta oggi l’occasione per una riforma organica e rigorosa, che razionalizzi l’insieme degli ammortizzatori sociali esistenti e ne renda più universali i trattamenti. Non occorre rivoluzionare il sistema attuale. Lo si può ridisegnare intorno ai due tradizionali strumenti della Cassa integrazione e dell’indennità di disoccupazione ordinarie, opportunamente adeguati e calibrati. Essi andrebbero affiancati da una misura di sostegno al reddito per i casi non coperti». E le imprese più solide dovrebbero stare attente a garantire il mantenimento delle professionalità interne.Nel 2009 il disavanzo pubblico supererà il 4,5% e nel 2010 il 5% e la spesa pubblica supererà il 50% del Pil, il rischio secondo Draghi è che la politica economica si avvii sulla stessa strada degli ultimi 15 anni che ha portato a una bassa crescita e a una pressione fiscale elevata invece «dobbiamo, da subito, puntare a conseguire una più alta crescita nel medio periodo».Un altro tema da affrontare è quello dell'evasione fiscale che Bankitalia stima in più del 15% dell'attività economica. Questo riduce la competitività delle imprese, determina iniquità e disarticola il tessuto sociale mentre una lotta all'evasione consentirebbe anche di ridurre le tasse.Draghi ha parlato anche di riforme e ha agitato lo spauracchio dell'innalzamento dell'età pensionabile che secondo il governatore «innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia» e assicurerà pensioni di importo medio adeguato.

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