giovedì 29 maggio 2008

ISTAT: Una brutta fotografia dell’Italia

L’Italia fotografata dal Rapporto Istat sul 2007, presentato ieri, è un paese “dell’orrore”, che resta praticamente fermo, sempre più povero, con sempre maggiori diseguaglianze tra nord e sud e nella distribuzione della ricchezza. Un ritratto a tinte fosche, quindi, che dovrebbe far riflettere sull’urgenza di interventi a favore delle fasce più deboli della popolazione, pena la discesa tra i paesi più poveri d’Europa.
La metà delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese, una su tre fatica ad affrontare una spesa imprevista, una su sei non arriva alla fine del mese. Questo perché l’andamento delle retribuzione continua a scendere, attestandosi ben al di sotto della media europea. Dal 2000 al 2007 gli italiani si sono impoveriti ed i salari hanno perso il 3 per cento rispetto al resto del continente.
Ciò comporta situazioni drammatiche: il 6.2% dei nuclei ritiene di non potersi permettere un’alimentazione adeguata, il 10.4% un sufficiente riscaldamento per la propria casa, il 38.7% una settimana di vacanza l’anno.
E sul versante lavoro le cose vanno anche peggio, se possibile. È vero, la disoccupazione continua a diminuire, confermando un trend che oramai va avanti da una decina di anni, nel 2007 i disoccupati sono scesi ad un milione e mezzo, ma a questo calo non corrisponde un aumento dell’occupazione. Semplicemente, sono aumentati gli “inattivi”, ossia tutti coloro che, pur disposti a lavorare, non ricercano un’occupazione (quasi tre milioni di persone). Un trend che, naturalmente, interessa più il sud che il nord, tanto che aumenta il flusso di coloro che, per lavorare, decidono di lasciare la propria terra e andare alla ricerca di “lidi” migliori nella parte settentrionale del paese. Un ritorno al passato, insomma. E la conferma, casomai ancora ce ne fosse bisogno, che i giovani non credono più nella possibilità di costruirsi un futuro, rinunciando talvolta, purtroppo sempre più spesso, anche a provarci.
Ancora troppo poche sono le donne che lavorano in Italia, in confronto con gli altri paesi, forse perché a volte, spesso, sono costrette a decidere tra figli e lavoro.
Ci sono sempre meno laureati, soprattutto in materie scientifiche, ma è la nostra struttura produttiva a richiederne pochi, difatti la quota di occupati nelle professioni intellettuali continua a scendere, tanto che, oramai, si fatica a dire ai propri figli di studiare per assicurarsi un futuro.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Tutte cose che ripetiamo da tempo immemore, e che vengono ribadite da ogni rapporto dell’ISTAT da qualche anno a questa parte.
Sempre sperando che qualcuno, ogni tanto, dia un’occhiata a queste fotografie, accorgendosi che, mano a mano che il tempo passa, diventano sempre più scure.
Elisa Mariotti
Responsabile Nazionale Lavoro FGCI

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