
Ci sono storie che non si dimenticano. Ci sono storie che ti entrano dentro e segnano per sempre il resto della tua vita. Ci sono storie di compagni che hanno dato la vita per cambiare il mondo. C’è la storia di Peppino, un giovane trucidato dalla mafia perché aveva capito che l’oppressione della criminalità gravava soprattutto sulla classe lavoratrice. Peppino tentò di diffondere l’idea del cambiamento, l’idea che se la gente si fosse liberata del pesante fardello mafioso, avrebbe potuto lottare più liberamente per l’avanzamento dei diritti sociali ed economici. Allora come oggi, la mafia è davvero una montagna di merda.. e spesso la povera gente è costretta dai potenti a nuotarvici dentro. Sono passati 30 anni dalla morte di Peppino, i Cento Passi che lui auspicava non sono stati ancora compiuti. Ma noi abbiamo il dovere di continuare, possibilmente accelerare ed incrementare il nostro impegno e la nostra lotta contro tutte le organizzazioni criminali e mafiose. L’uguaglianza è una condizione che si raggiunge solo attraverso il riscatto e la libertà. Ricordiamo Peppino, nella consapevolezza che sebbene la strada sia ancora lunga, sarebbe imperdonabile per noi fermarci anche solo per un attimo…
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