Gli operai non esistono. L'hanno ripetuto così a lungo che stavamo per crederci anche noi. La società postindustriale, il postfordismo, prima ancora l'automazione e il sogno stantio che le macchine avrebbero sostituito le braccia e le gambe degli esseri umani, di cui si sarebbero salvati solo i cervelli. Forse era una predizione avanzata argutamente dagli indovini che avevano previsto la Grande Crisi e l'annessa distruzione di lavoro. Effettivamente, sono svariate centinaia di migliaia i tesserini di lavoro operaio stracciati nell'arco di un anno soltanto nel nostro paese, ancora di più quelli che faranno la stessa fine, per non parlare dei fuori-conteggio: altre centinaia di migliaia di precari ancor più invisibili rimandati a casa. E quanti aspiranti precari resteranno in attesa di tempi migliori per iniziare la loro maledetta via crucis?L'Italia è un paese giovane rispetto ad altri democraticamente più maturi come la Francia. Forse è per questo che ci comportiamo - maggioranze, opposizioni, media e, alla fine e di conseguenza, la stessa opinione pubblica - come i bambini che per cancellare quel che non vogliono vedere si coprono gli occhi con una mano. Per questo gli operai, da noi, non esistono più. Per questo, quando a mazzi da invisibili vengono trasformati in disoccupati usando l'ascia della crisi, non fanno notizia, figuriamoci se possono fare «politica», cioè contare, diventare voci centrali nelle agende della politica.In quanti si sono accorti della ripresa delle lotte di massa alla Fiat, a Termini Imerese decretata in stato terminale da Marchionne così come la fabbrica della Cnh in Emilia, a Pomigliano, a Melfi, finalmente a Mirafiori? In quanti sanno delle stazioni e dei binari occupati nel Belpaese, o dell'aeroporto di Alghero bloccato dai lavoratori di Porto Torres che l'Eni vorrebbe rimandare a casa per due mesi, almeno per ora?Le risposte sbagliate e quelle mancate alla crisi economica da parte del governo, la sottovalutazione della crisi da parte dell'opposizione, l'odiosa crescita dell'ingiustizia fiscale e sociale, stanno facendo esplodere il mondo invisibile di chi lavora, con le braccia e con la mente. La crisi economica è diventata emergenza sociale anche se quasi tutti fanno finta che non esista - potenza dell'ottimismo, potenza dei congressi di partito che, questi sì, sono la priorità italiana. Possono votare in maggioranza a destra, o non votare, i lavoratori dipendenti, compresi molti con la tessera della Cgil. Ma quando vengono trasformati da invisibili in disoccupati, quando si rendono conto che sono stati prescelti per pagare la crisi per tutti - evasori, banchieri, industriali, manager - mentre le rendite vengono sottotassate e le imprese e le banche salvate con il danaro pubblico, finisce che si incazzano.In Francia si incazzano ancora di più che in Italia e alzano il livello dello scontro. Dai minisequestri dei manager si è passati alla concreta minaccia di far esplodere le fabbriche che i padroni vogliono chiudere. Queste forme estreme di lotta operaia sono riconosciute per quello che sono: forme di lotta, autodifesa operaia. Tant'è che in Francia si tratta con i ribelli, solo ieri sono state tolte le bombole di gas piazzate per far saltare uno stabilimento, grazie all'impegno ad avviare un confronto sul futuro dell'occupazione e dei salari.In base a quale scaltro ragionamento da noi si esclude che la lotta in difesa del lavoro e dei salari possa assumere queste forme esasperate? Gli operai di Termini Imerese, o di Pomigliano d'Arco, o di Porto Torres, sono forse fatti con una farina diversa rispetto a quella con cui sono impastati i loro compagni francesi? L'autunno è alle porte, quarant'anni dopo quello caldo del '69. Ne vedremo delle belle.venerdì 17 luglio 2009
LA RISCOPERTA DELLA CLASSE OPERAIA
Gli operai non esistono. L'hanno ripetuto così a lungo che stavamo per crederci anche noi. La società postindustriale, il postfordismo, prima ancora l'automazione e il sogno stantio che le macchine avrebbero sostituito le braccia e le gambe degli esseri umani, di cui si sarebbero salvati solo i cervelli. Forse era una predizione avanzata argutamente dagli indovini che avevano previsto la Grande Crisi e l'annessa distruzione di lavoro. Effettivamente, sono svariate centinaia di migliaia i tesserini di lavoro operaio stracciati nell'arco di un anno soltanto nel nostro paese, ancora di più quelli che faranno la stessa fine, per non parlare dei fuori-conteggio: altre centinaia di migliaia di precari ancor più invisibili rimandati a casa. E quanti aspiranti precari resteranno in attesa di tempi migliori per iniziare la loro maledetta via crucis?L'Italia è un paese giovane rispetto ad altri democraticamente più maturi come la Francia. Forse è per questo che ci comportiamo - maggioranze, opposizioni, media e, alla fine e di conseguenza, la stessa opinione pubblica - come i bambini che per cancellare quel che non vogliono vedere si coprono gli occhi con una mano. Per questo gli operai, da noi, non esistono più. Per questo, quando a mazzi da invisibili vengono trasformati in disoccupati usando l'ascia della crisi, non fanno notizia, figuriamoci se possono fare «politica», cioè contare, diventare voci centrali nelle agende della politica.In quanti si sono accorti della ripresa delle lotte di massa alla Fiat, a Termini Imerese decretata in stato terminale da Marchionne così come la fabbrica della Cnh in Emilia, a Pomigliano, a Melfi, finalmente a Mirafiori? In quanti sanno delle stazioni e dei binari occupati nel Belpaese, o dell'aeroporto di Alghero bloccato dai lavoratori di Porto Torres che l'Eni vorrebbe rimandare a casa per due mesi, almeno per ora?Le risposte sbagliate e quelle mancate alla crisi economica da parte del governo, la sottovalutazione della crisi da parte dell'opposizione, l'odiosa crescita dell'ingiustizia fiscale e sociale, stanno facendo esplodere il mondo invisibile di chi lavora, con le braccia e con la mente. La crisi economica è diventata emergenza sociale anche se quasi tutti fanno finta che non esista - potenza dell'ottimismo, potenza dei congressi di partito che, questi sì, sono la priorità italiana. Possono votare in maggioranza a destra, o non votare, i lavoratori dipendenti, compresi molti con la tessera della Cgil. Ma quando vengono trasformati da invisibili in disoccupati, quando si rendono conto che sono stati prescelti per pagare la crisi per tutti - evasori, banchieri, industriali, manager - mentre le rendite vengono sottotassate e le imprese e le banche salvate con il danaro pubblico, finisce che si incazzano.In Francia si incazzano ancora di più che in Italia e alzano il livello dello scontro. Dai minisequestri dei manager si è passati alla concreta minaccia di far esplodere le fabbriche che i padroni vogliono chiudere. Queste forme estreme di lotta operaia sono riconosciute per quello che sono: forme di lotta, autodifesa operaia. Tant'è che in Francia si tratta con i ribelli, solo ieri sono state tolte le bombole di gas piazzate per far saltare uno stabilimento, grazie all'impegno ad avviare un confronto sul futuro dell'occupazione e dei salari.In base a quale scaltro ragionamento da noi si esclude che la lotta in difesa del lavoro e dei salari possa assumere queste forme esasperate? Gli operai di Termini Imerese, o di Pomigliano d'Arco, o di Porto Torres, sono forse fatti con una farina diversa rispetto a quella con cui sono impastati i loro compagni francesi? L'autunno è alle porte, quarant'anni dopo quello caldo del '69. Ne vedremo delle belle.
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