venerdì 30 aprile 2010

«La Puglia parla alla sinistra nazionale»

Intervista a Maria Campese (PRC ), neoassessora nella giunta pugliese
«La giunta Vendola, in questi anni, ha fatto molto, credo che si potrà continuare un lavoro già avviato e inserirsi in una progettualità in cui mettere in campo le mie competenze - dice a Liberazione, Maria Campese - la Puglia è all’avanguardia col suo rifiuto del nucleare, con l’impegno nei primi 100 giorni della nuova Giunta a trasformare l’acquedotto in ente di diritto pubblico. E poi c’è una giunta connotata dalla presenza di donne (sono 7 su 14), dall’impegno sulla Ru486, ed è fortemente collocata a sinistra, senza componenti centriste (6 assessori sono del Pd, 1 di Idv, 1 di Fds-Verdi, 2 di Sel, 1 della lista civica Puglia per Vendola più 3 tecnici riconfermati dalla scorsa legislatura, ndr)»Dalla segereteria nazionale di Rifondazione, dov’è responsabile Ambiente, Maria Campese approda alla giunta Vendola come assessora a Personale, sport e semplificazione amministrativa. Anni 51, ingegnere edile, di Barletta, docente di fisica alle superiori,Campese ha iniziato la sua militanza nel movimento studentesco e nei collettivi femministi. In Rifondazione dal ’96, ha all’attivo un’esperienza amministrativa a Barletta, comune di 100mila abitanti. Dal 2002 è stata assessora prima a Lavori pubblici, casa e traffico poi ad Ambiente, servizi pubblici e alle infrastrutture tecnologiche.
Per colpa di una legge elettorale la Federazione della sinistra è rimasta fuori dal Consiglio.
Lo sbarramento elettorale al 4%, che è stato applicato per la prima volta, ha consentito ciò ma il risultato è stato notevole, il 3,3%, con la vecchia legge avremmo tre eletti.
La tua nomina pare un’apertura importante visto che, tra una primavera pugliese e l’altra c’è stata la scissione del Prc.
E’ stato un riconoscersi vicendevolmente: in Puglia, Rifondazione e la Federazione della sinistra hanno sempre avuto una posizione leale. Ci siamo schierati da subito per la ricandidatura di Vendola, lo abbiamo sostenuto alle primarie, ora siamo alleati in questo scenario di devastazione del centrosinistra. Stavolta la sua vittoria è netta, si riparte con maggiori potenzialità.
Dunque credi che l’esperienza pugliese parli anche alla sinistra nazionalmente?
Credo di sì, il governo di una Regione parla anche alla capacità di governo, qui non ci sono componenti centriste e sarà possibile sperimentare piattaforme programmatiche che parlino al di là della Puglia. Dovremo capire come affrontare le elezioni del 2013 e, se resta questa legge elettorale, al centro ci saranno le possibili alleanze per cacciare Berlusconi.
Tra il Nord leghista e il Sud in mano alla destra, non sarà facile il governo della Regione.
Penso che la Puglia, con Vendola presidente e fortemente caratterizzato a sinistra, possa condurre la lotta alle spinte separatatiste, al federalismo fiscale - i fondi europei Fas sono stati distolti per coprire le multe delle quote latte del Nord - per il rilancio del mezzogiorno
.Sei soddisfatta delle deleghe ricevute, hai già iniziato a lavorare?
Ho appena iniziato a rendermi conto. Ora dovrò guardarmi il bilancio e osservare quello che è in corso d’opera prima di formulare gli indirizzi. Punterò sullo sport sociale, sulle attività motorie vissute come promozione sociale, non solo agonismo ma sport come vettore della lotta alla devianze, al disagio giovanile, al razzismo, alla tossicodipendenza. Lavorerò su un ambito che intreccia la salute, il sociale, le politiche giovanili. Servirà un coordinamento forte con altri assessorati per dare risposte a tutte le fasce d’età.

giovedì 29 aprile 2010

Eutelia: la doppia morale dell’Idv

dipietristi per mesi sono stati al fianco dei lavoratori licenziati. Ieri, nel momento di votare norme a loro sostegno, però, alcuni deputati Idv si sono assentati lasciando via libera agli articoli voluti dalla maggioranza. Bocciati gli emendamenti Pd per soli 15 voti di scarto.L’Italia dei Valori si è mostrata molto vicina ai dipendenti dell’ex Eutelia che nei mesi scorsi protestavano con veemenza nel mentre vedevano svanire nel nulla il loro posto di lavoro. Sono stati vicini non solo in senso metaforico. Deputati e senatori erano spesso impegnati anche fisicamente al fianco dei lavoratori, come quando, ad esempio, avevano protestato sotto Palazzo Chigi. A testimonianza della sua sensibilità, alle ultime elezioni regionali l’Idv – i cui parlamentari, tra l’altro, erano stati tra i primi a presentare interrogazioni parlamentari – aveva perfino provveduto a candidare, nella circoscrizione di Padova, due tecnici licenziati dalla società di telecomunicazioni, Domenico Gimigliano, 56 anni, ingegnere elettronico, e Alessandra Ragazzi, 52 anni, capo progetto informatico.ASSENZE IDV – Oggi, invece, l’atteggiamento pare diverso. Proprio nel momento di votare in aula i provvedimenti che interessano di più gli ex-Eutelia, infatti, il partito di Di Pietro sembra non tener fede agli impegni più volte presi con i manifestanti a rischio disoccupazione. “Antonio Di Pietro e Silvana Mura sono assenti. In tutto mancano una decina di deputati dell’Idv”, ci faceva sapere sconsolato ieri un deputato Pd mentre venivano votati articoli ed emendamenti al disegno di legge sugli ammortizzatori sociali fatti su misura per la vicenda di quei lavoratori. L’opposizione – che puntava alla approvazione in Aula di un testo uguale in tutto e per tutto a quello fuoriuscito dai lavori della Commissione Lavoro (a maggioranza di centrodestra) – continuava ad andar sotto di circa 15 voti rispetto a Pdl e Lega.SU MISURA PER GLI EX EUTELIA – Gli emendamenti presentati in Aula dal Pd, in particolare, intendevano ripristinare l’articolo 1, quello riguardante i lavoratori di imprese abbandonate dal management e dalla proprietà, imprese nelle quali i dipendenti non solo non ricevono da mesi le retribuzioni dovute, ma non possono nemmeno accedere ai trattamenti di disoccupazione, nè richiedere anticipazioni del trattamento di fine rapporto (Tfr), almeno fin quando non sia formalmente dichiarato lo stato di crisi. A tal fine veniva proposto di autorizzare l’Inps ad anticipare, a valere sul fondo di Garanzia per il Tfr, le mensilità non corrisposte, subentrando nel credito che i lavoratori vantano nei confronti dell’impresa.AGGIUNTA LA COPERTURA – I Democratici avevano provveduto anche a precisare come reperire apposite coperture finanziarie senza intaccare il bilancio dello Stato: attraverso l’utilizzo delle risorse destinate alla detassazione dei contratti di produttività e, in parte, attraverso l’introduzione di una addizionale straordinaria Irpef del 2% sulla quota di reddito superiore ai 200.000 euro annui (un modesto contributo per i percettori di redditi alti: nel caso di 250.000 euro di reddito, ad esempio, il contributo sarebbe stato di mille euro l’anno, meno di 3 euro al giorno).
di Donato De Sena – www. giornalettismo. com

martedì 27 aprile 2010

Gramsci, 73° anniversario morte - La Federazione della Sinistra depone corona di fiori su tomba

Questa mattina una delegazione della Federazione della Sinistra, composta da Claudio Grassi, Fabio Amato, Alessandro Pignatiello, Vincenzo Calò e Flavio Arzarello, presso il cimitero acattolico di Roma ha deposto una corona di fiori sulla tomba di Antonio Gramsci, in occasione del 73° anniversario della morte (27 aprile 1937).

Ferrero: “Bene Bersani. Diamo vita subito a stati generali dell’opposizione”

"L’appello di Bersani rappresenta un importante passo nella direzione giusta. Diamo subito vita agli stati generali dell’opposizione”. Così il portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, commenta e accoglie positivamente le valutazioni espresse dal leader del Pd, Pierluigi Bersani, in merito alla situazione politica, caratterizzata dallo scontro a cielo aperto dentro il Pdl, e la conseguente proposta di unità rivolta a tutte le opposizioni.Parole, quelle di Ferrero, che in realtà rinnovano la proposta già avanzata dalla Federazione della Sinistra prima dello show down interno al Pdl. “Proponiamo a tutte le forze che hanno promosso l’iniziativa del 13 marzo 2010, e a tutte le forze sociali, politiche e della società civile disponibili a dar seguito a quell’appuntamento, di concordare alcuni obiettivi chiari e qualificanti della mobilitazione – è l’invito rivolto dalla Federazione già all’indomani delle regionali – Redistribuzione del reddito e del lavoro, lotta alla precarietà, politiche economiche e ambientali, diritti civili. In modo da dar vita a una mobilitazione vasta e duratura nel paese che poggi su alcuni argomenti condivisi di impegno unitario”.Adesso che presagisce per certo “tensioni nella maggioranza” dagli “esiti imprevedibili”, anche il segretario del Pd avverte che le forze di opposizione a “non possono sottovalutare i rischi” relativi a quel che “Berlusconi per un verso e la Lega per l’altro” possono intraprendere “per accelerare una situazione che non riescono ad affrontare”: con ciò riferendosi a prove di forza di carattere parlamentare o elettorale per regolare i conti col dissenso interno anche attraverso il voto anticipato.Anche Bersani mette quindi in guardia circa il fatto che “per le forze di opposizione serve una responsabilità nuova”. Intendendo con “forze di opposizione” l’arco che va sostanzialmente da Casini alle sinistre di alternativa.Il leader del Partito democratico si è andato sintonizzando su una lunghezza d’onda abbastanza vicina a quella della Federazione, affermando che “serve un impegno più forte a discutere e concertare l’azione parlamentare e un lavoro per stringere i contenuti dell’alternativa”. E questo perché “siamo di fronte ad una situazione estremamente confusa – spiega Bersani – Il paese, pieno di problemi, assiste attonito a lacerazioni molto profonde nella maggioranza che in un colpo solo ha distrutto tutta la retorica berlusconiana dei cieli azzurri e dei mondi felici”.Di qui l’esortazione del segretario del maggior partito di opposizioni, secondo cui “dalle opposizioni deve arrivare un appello ad altre forze, ma anche a energie sociali ed economiche su due questioni fondamentali: cambiare l’agenda della politica per occuparsi di questioni sociali e un confronto in Parlamento per dare al bipolarismo una forma efficace, più moderna e saldamente costituzionale che blocchi i rischi di derive plebiscitarie”.Un binomio che non corrisponde esattamente all’invito della Federazione della sinistra, in particolare per quanto riguarda il tema del bipolarismo. E che d’altra parte rappresenta una proposta fortemente in sintonia con quella avanzata dalla Federazione e da Ferrero; specialmente per quel che concerne la costruzione di un’alleanza e di un’alternativa politica e programmatica alla destra reazionaria e plebiscitaria.“Come abbiamo ripetuto più volte in queste settimane, è necessario dare continuità alla manifestazione del 13 di marzo, costruendo nel paese una mobilitazione che metta al centro i temi sociali – sostiene il portavoce nazionale della Federazione – Il governo Berlusconi infatti sta scaricando addosso ai ceti popolari tutti i costi della crisi producendo una situazione insostenibile”. Accanto a questo, conclude Ferrero, “parallelamente è necessario costruire un fronte democratico in grado di porsi l’obiettivo di sconfiggere Berlusconi e di superare il bipolarismo con una legge elettorale proporzionale”. A giudizio di Ferrero “è infatti evidente che l’attuale legge elettorale maggioritaria permette a Berlusconi di governare il suo partito come una caserma tappando la bocca a chiunque dissente”.

sabato 24 aprile 2010


RICONCILIAZIONE MAI, PARTIGIANI SEMPRE!

Oggi come ieri scendiamo in piazza con gli stessi fazzoletti rossi al collo che portavano le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto nel nostro paese e sono morti per la libertà dalla dittatura e dall’oppressione.
Ogni volta che si affaccia una pesante crisi del capitalismo viene messo in discussione ogni diritto democratico e sociale in nome dell’unica libertà ormai garantita: quella dei padroni di fare profitti sulle spalle di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Per garantire la sopravvivenza del modello capitalista, l’attuale sistema bipolare ha bisogno di politica autoritarie e di massacro sociale. Per questo tenta di sdoganare il fascismo, dividere i lavoratori col razzismo, calpestare i principi della nostra Costituzione, cancellare i diritti conquistati da decenni di lotte del movimento operaio.
Non dobbiamo lasciare nessuno spazio né concedere nessuna riconciliazione ai fascisti di oggi come a quelli di ieri.
Sta alle comuniste ed ai comunisti ricostruire e rilanciare una forte opposizione di classe ed essere in prima fila nel dare nuova linfa vitale alle resistenze di chi lotta nei posti di lavoro, nei territori, nelle scuole, nelle università contro il capitalismo e contro il fascismo.
DA 65 ANNI RESISTENTI

venerdì 23 aprile 2010

Piattaforme comuni

Dopo le elezioni regionali si sono sviluppate molte riflessioni e si sono svolti importanti appuntamenti congressuali (Fiom e Arci).
Anche in questo blog la discussione è stata molto intensa. Ho letto tutti i commenti molto attentamente e sono molto soddisfatto dei contributi che sono arrivati: fanno riflettere. Per quanto mi riguarda la loro lettura non è meno importante e stimolante di una riunione di un organismo di Partito. Chiederei solo, come ho già fatto in passato, due cose. Evitare l’anonimato. Perché si deve aver paura di associare il proprio nome a ciò che si pensa e si scrive? Inoltre, ma su questo vi è stato un netto miglioramento, chiederei di tenere il confronto, anche aspro, senza scadere nell’insulto e nello stravolgimento delle posizioni altrui.
Detto questo, l’intensità della discussione conferma la straordinaria opportunità che ci è data dalla “rete” per dibattere, partecipare, organizzare. Se una critica dobbiamo farci è che usiamo ancora troppo poco questi strumenti, lasciando ad altri – Beppe Grillo, “Popolo Viola”, lo stesso Di Pietro - uno spazio che dovremmo occupare noi per primi.
Alla fine di questo post troverete i seguenti documenti:
- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;
- la lettera aperta di Diliberto;
- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;
- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;
- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;
- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.

Vi inviterei a leggere attentamente questi testi poiché rappresentano posizioni politiche ed esperienze di lotta e di aggregazione di pezzi importanti della sinistra di classe. Sono convinto che senza una convergenza tra queste forze sia difficile, in questa fase, costruire una piattaforma di lotta credibile e in grado di incidere.
Per fare il punto della situazione partirei dalla discussione che si è svolta nel Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. E’ stata una riunione importante per due motivi.
Il primo è che, a differenza di quanto avvenne all’indomani delle elezioni europee, il consenso raccolto dal documento proposto dalla segreteria nazionale è stato molto ampio. Il secondo è che, attraverso un emendamento che proponeva di togliere dal documento qualsiasi riferimento al congresso della Federazione della Sinistra, si è manifestata esplicitamente una posizione che vuole rallentare e rivedere il processo di costruzione della Federazione stessa.
Il documento approvato è positivo, fa una analisi onesta del voto e avanza proposte concrete di lavoro sia per quanto riguarda i rapporti a sinistra e con il centro sinistra, sia per quanto riguarda il lavoro nella società. Viceversa se l’emendamento proposto fosse stato approvato avrebbe fatto “saltare” la Federazione, con conseguenze politiche disastrose. Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare.
Per quanto riguarda la lettera di Diliberto. Anch’essa contiene molte cose condivisibili. In particolare è giusto l’allarme che viene lanciato sul pericolo di ulteriori attacchi alla Costituzione, all’indipendenza della magistratura, ad una torsione autoritaria che la vittoria dell’asse Berlusconi Bossi potrebbe mettere in campo. Molte riflessioni su questo argomento e su come costruire alleanze a sinistra sono simili a quelle contenute nel documento di Rifondazione. Vi sono due punti che, invece, meritano un approfondimento. Approfondimento che, per quanto mi riguarda, va fatto senza che per questo si metta in discussione il processo unitario avviato tra di noi ormai da due anni che, anzi, deve procedere con ancora maggiore forza.
Il primo riguarda l’unità tra Prc e Pdci (è importante che Diliberto usi questa declinazione che almeno rende un po’ più chiara la proposta di unità dei comunisti che, in quanto tale, a mio parere non ha alcun senso). Ho già espresso in altre sedi la mia opinione su questo, ma vorrei precisare. Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni. Deve avvenire processualmente in una condivisione reciproca di entrambi i partiti, poiché la cosa peggiore che si potrebbe fare sarebbe quella di battere la grancassa dell’unità e, contemporaneamente, scassare i partiti coinvolti. Per questo ritengo che il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non sia un ripiego, ma il luogo più avanzato, quello oggi concretamente fattibile, dove si sperimentano le forme di unità possibili.
Il secondo punto da approfondire riguarda la valutazione delle forze comuniste e di sinistra di alternativa sullo scacchiere europeo. Intanto vorrei dire a Diliberto che anche Rifondazione, e non solo il Pdci, lotta per il superamento del capitalismo. A parte questo, darei un giudizio più problematico e articolato sulle forze comuniste europee che Diliberto cita poiché, se è vero che in Grecia, in Portogallo e a Cipro i comunisti hanno mantenuto un consenso importante, è altrettanto vero che parliamo di Paesi che per dimensione e livello di sviluppo non sono paragonabili all’Italia. Viceversa le esperienze francese e tedesca del Front de Gauche e della Linke, esperienze che considero positive, afferiscono a Paesi più simili al nostro. Ovviamente non ci sono modelli. Credo però che queste esperienze vadano studiate con grande attenzione e che da esse ci possano giungere spunti interessanti che possono aiutarci nel processo di costruzione della Federazione della Sinistra.
In conclusione, leggendo anche gli altri documenti – quello di Sinistra Ecologia e libertà, Sinistra Critica, ma anche le relazioni di Gianni Rinaldini della Fiom e di Paolo Beni dell’Arci che qui sono allegate, credo che si possano fare alcune semplici considerazioni.
Queste forze, che rappresentano una parte importante della sinistra italiana, pur nella loro diversità, su alcuni punti importanti possono convergere. Parliamo di obiettivi importantissimi:
- difesa dei diritti del lavoro e lotta alla precarietà;
- lotta a qualsiasi forma di razzismo, di discriminazione sessuale, per i diritti civili;
- difesa dei beni comuni a partire dall’acqua;
- difesa della Costituzione, dell’indipendenza della magistratura, contro il presidenzialismo;
- no alla guerra, ritiro delle truppe dall’Afghanistan;
- libertà di informazione.
Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.
Contemporaneamente a questo va portato a compimento il processo di costruzione della Federazione della Sinistra che non deve essere dilazionato. La cosa peggiore, infatti, è rimanere troppo a lungo in una situazione di transizione. Da questo punto di vista occorre subito creare nelle Regioni dove abbiamo eletto consiglieri i gruppi della Federazione e in ogni città i coordinamenti politici composti non solo dai “soci fondatori” ma da tutti i soggetti attivi sul territorio interessati a portare il loro contributo.

mercoledì 21 aprile 2010

SOSTIENI LIBERAZIONE!

Care compagne e cari compagni,
per recuperare il grosso disavanzo economico che Liberazione aveva maturato negli anni (oltre 3 milioni di euro nel 2008, ridotti a 1,7 milioni di euro nel 2009) sono stati necessari impegno e sacrifici da parte di tutti. Come saprete l’accordo sindacale che ha consentito di accedere agli ammortizzatori sociali e la riduzione della foliazione del giornale sono alla base del risultato conseguito. Contemporaneamente sono state operate scelte importanti come l’apertura del sito del giornale www.liberazione.it che rappresenta la capacità espansiva ed interattiva del giornale stesso così come la produzione dell’inserto “Lotte” ha corrisposto e corrisponde ad un vero viaggio nel conflitto sociale dando voce ai protagonisti.
Con questa nota, vi sollecitiamo da un lato a segnalarci iniziative di lotta sociale sui vostri territori,e ad attivarvi, attraverso la prenotazione delle copie del giornale a diffonderla verso i protagonisti stessi.
Vi chiediamo, di curare la diffusione del giornale in occasione delle manifestazioni programmate sui vostri territori, non ultime il 25 Aprile e il primo Maggio.
Vi segnaliamo che nonostante gli sforzi organizzativi ed economici vi è la necessità di recuperare, con uno sprint finale, il disavanzo che ancora si prevede per il 2010. Al fine di raggiungere e consolidare il riequilibrio economico, che garantisca la possibilità di continuare la pubblicazione del nostro giornale facciamo appello a tutti voi e ad un impegno straordinario di diffusione militante e a promuovere abbonamenti al giornale.
Il nostro Partito, a differenza di quanto avvenuto sin qui, non potrà sanare il disavanzo, seppure ridotto in misura davvero straordinaria, ciò in relazione alle serie difficoltà economiche in cui versiamo, e tuttavia pensiamo che Liberazione rappresenti un “bene comune” per il partito e per la sinistra, di comunicazione, quasi unico per tutti noi, specie se si guarda all’oscuramento che il sistema dei media ci riserva. Perciò facciamo appello a tutti voi, perché lo sforzo che vi chiediamo sia compreso e condiviso. Buon 25 aprile!

Rosa Rinaldi
Resp. naz. Comunicazione PRC

domenica 18 aprile 2010

lunedì 12 aprile 2010

L’ITALIA CHE RIPUDIA LA GUERRA ALZI LA VOCE PER CHIEDERE LIBERAZIONE MEDICI EMERGENCY

L’arresto dei tre medici di Emergency , le inaudite dichiarazioni di esponenti della maggioranza e del governo contro l’organizzazione umanitaria, dimostrano che si vuole eliminare ogni testimone dalla guerra sporca che si sta svolgendo in Afghanistan. Il ministro Frattini ha affermato che se le accuse ad Emergency fossero vere da italiano si vergognerebbe . Ci permettiamo di domandare al Ministro : perché si vergogna di tre medici che curano tutte le vittime della guerra e non spende una parola di sdegno quando le truppe Nato, di cui i militari italiani fanno parte, massacrano civili? Il governo italiano brucia 2 milioni di euro al giorno per sostenere un governo come quello Karzai, fondato sulla frode elettorale, la corruzione e la gestione dei signori della guerra del mercato dell’oppio. Allo stesso tempo si scaglia inopinatamente contro la parte migliore del nostro Paese che salva in quelle zone il buon nome dell’Italia infangato dalla nostra partecipazione alla guerra. Mentre rinnoviamo la richiesta al governo di pretendere l’immediato rilascio dei tre medici arrestati, ci uniamo all’appello di Gino Strada rivolto ai cittadini e alle cittadine affinché sottoscrivano la solidarietà ad Emergency sul sito dell’organizzazione (www.emergency.it). L’Italia che ripudia la guerra alzi la voce, fermi questa vergogna.

sabato 10 aprile 2010

Unità, radicamento e conflitto. Per tornare ad essere protagonisti

di Simone Oggionni *
su Liberazione del 09/04/2010


È tempo di un primo bilancio, a quasi due mesi dalla fine della IV Conferenza nazionale della nostra organizzazione.«Unità, radicamento, conflitto» è lo slogan che abbiamo scelto per la conferenza di Pomezia ed è in queste parole d’ordine che dobbiamo trovare il senso del nostro progetto politico.Abbiamo investito innanzitutto nell’unità e l’unità sta dando i suoi frutti. Lungi dall’essere – come ci è stato rimproverato – un feticcio, l’unità ha un valore essenziale, è il collante che ci consente di affrontare con fiducia questi mesi difficilissimi di resistenza, è il cemento della nostra ricostruzione.Ed è ciò intorno a cui concretamente si sta plasmando la nostra organizzazione: archiviato il congresso, si sta aprendo una fase nuova, nella quale finalmente si guarda ai propri compagni con meno diffidenza e più fiducia. Il meccanismo virtuoso messo in atto con il congresso (mi riferisco innanzitutto alla scelta del documento unitario e alla smilitarizzazione, anche se spesso forzata e asimmetrica, del dibattito interno) sta producendo i suoi effetti nei territori e ci sta consentendo di scoprirci – in una misura inedita per un’organizzazione così drammaticamente abituata ai conflitti interni e alle spaccature – una grande e omogenea comunità politica. E che grazie alla sua compattezza interna può guardare anche al processo unitario esterno, necessario, irreversibile, con meno timore e più razionalità.La seconda parola chiave è «radicamento». Nelle cinque settimane successive alla conclusione della conferenza di Pomezia sono giunte al sito nazionale quasi trecento richieste di tesseramento. Trecento compagne e compagni, spesso giovanissimi, che si sono messi in contatto con noi, centralmente, perché sino ad oggi slegati dal lavoro politico sul territorio. A questo capitale enorme si aggiunge il tesseramento ordinario e capillare che sta partendo in ogni singola federazione in questi giorni. Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale.Ma sbaglieremmo se concentrassimo la nostra attenzione soltanto sull’impatto virtuale e sul riconoscimento esterno. Dobbiamo guardare a noi stessi, ricostruendo nelle relazioni quotidiane e concrete con il movimento di classe una credibilità fortemente annebbiata in questi ultimi anni. Le assemblee universitarie, le mobilitazioni antirazziste, i luoghi di lavoro, i cortei studenteschi devono tornare ad essere casa nostra. Un’organizzazione che non ha una vocazione di massa, che non vive e non frequenta giorno per giorno gli spazi abitati dai propri soggetti di riferimento non ha alcun senso. Da questo punto di vista l’imperativo deve essere quello di uscire dalle stanze chiuse delle nostre sedi e di mettere radici nella società e nei conflitti che l’attraversano.I conflitti, appunto: l’ultimo corno della nostra linea politica. Questo è un tempo di grandi conflitti e di grandi sfide, ed è il tempo di tornare a vincerli.Ci lancia una sfida questo governo di fascisti che calpesta ogni giorno la Costituzione e le regole democratiche, persino le leggi elettorali.Ci lanciano una sfida i padroni che, con le destre, spingono sull’acceleratore della lotta di classe contro i lavoratori, puntando a cancellare le tutele più elementari, come il contratto collettivo nazionale di lavoro e l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.Ci lancia una sfida il ministro Gelmini che, in accoppiata con Tremonti, non fa altro che distruggere il diritto allo studio, privatizzare i centri di formazione, a partire dalle scuole e dalle Università, e depauperare la ricerca.Ci lancia una sfida un sistema di illegalità che attraversa la politica in maniera epidemica e fa perdere credibilità all’idea stessa di trasformare il mondo attraverso la partecipazione e la lotta.Dentro questo mondo, e non auto-esiliati in un universo ideologico astratto, nostalgico e consolatorio, dobbiamo tornare a fare conflitto e ad essere protagonisti.In queste settimane, dando un’occhiata alle mille manifestazioni, al fiorire delle iniziative in tutta Italia, al moltiplicarsi dei blog, delle vertenze e delle campagne territoriali, mi pare di capire che abbiamo imboccato la strada giusta. Dimostriamo che ciò che stiamo costruendo non è un’illusione.

* Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

Riapre la centrale Enel anche se non è sicura

Asl, Ispels e Inail danno il via libera. Ma le indagini dicono tutt’altro

Civitavecchia. La centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, da lunedì, sarà di nuovo in funzione. Questo il contenuto di una nuova ordinanza, la seconda in tre giorni dopo quella di martedì che aveva sancito la chiusura dell’impianto, proveniente dal Comune della città portuale. Oggi, entro le 17, la cosiddetta “task force” voluta dal sindaco Moscherini e composta da Asl/F, Ispels e Inail presenterà una relazione che darà il via libera alla riapertura. Il sindaco Moscherini può così tirare un sospiro di sollievo: è ormai quasi del tutto scongiurato il rischio che Enel possa chiedere i danni al Comune di Civitavecchia per la prima ordinanza di chiusura della centrale. Peccato, però, che in questo modo, con l’autorizzazione rilasciata da tre organi preposti al controllo e controfirmata dal Comune, si rischia di insabbiare buona parte dell’inchiesta che l’Ispettorato provinciale al Lavoro di Roma sta portando avanti, giorno e notte, da sabato pomeriggio, giorno dell’incidente mortale che ha ucciso Sergio Capitani. Un’inchiesta dalla quale stanno emergendo gravissime inadempienze in materia di sicurezza da parte di Enel. Sergio Capitani, infatti, non è stato ucciso all’interno dell’area cantiere, ma in una parte di centrale completata, collaudata e in produzione da tempo. Un’area che la Fiom ha definito una vera e propria “zona franca” all’interno dell’impianto, gestita da Enel Produzione. Così, mentre a Civitavecchia, al momento in cui Liberazione va in stampa, è ancora in corso l’autopsia sul corpo di Sergio Capitani per stabilire se vi sia stata tempestività sui soccorsi, dall’inchiesta emerge che l’operaio è rimasto per oltre venti minuti su un ponteggio troppo stretto e privo di via di accesso per le emergenze, come invece prevedrebbero le più elementari norme di sicurezza, motivo per il quale la magistratura ha deciso di indagare per omicidio colposo undici persone tra responsabili Enel e dirigenti delle ditte appaltatrici. Nonostante ciò, il sindaco di Civitavecchia, Moscherini, ha deciso di concedere il via libera alla riaccensione dell’impianto, mentre resterà sotto sequestro della magistratura la sezione in cui è avvenuto l’incidente mortale. Con questa ordinanza, in sede di dibattimento, eventuali carenze strutturali riscontrate da parte degli ispettori potrebbero essere “superate” da un parere positivo ai livelli di sicurezza emesso dagli altri enti preposti. Si rischia, quindi, che al processo ci si trovi davanti alla “parola dell’ispettorato” contro la “parola di Asl, Inail e Ispels”. Fin dal primo momento gli ispettori del lavoro hanno immediatamente incentrato le propria indagine sul perché nessuno ha detto alla squadra della Guerrucci, di cui Capitani faceva parte, che il tubo da pulire era in realtà in pressione e pieno di ammoniaca: non appena la sonda è stata inserita nel tubo, una fortissima fuoriuscita di acqua mista ad ammoniaca ha travolto Capitani e gli altri operai presenti. Intanto, ieri mattina, circa cinquanta operai tra dipendenti Enel e delle ditte esterne, hanno presidiato la sala consiliare del comune dove era in corso un consiglio straordinario sulla riconversione a carbone del quarto gruppo di Tirreno Power. «Abbiamo chiesto al sindaco» spiegano gli operai «di ritirare l’ordinanza di riapertura: non siamo disposti a rientrare in un cantiere e in un impianto così pericoloso dopo appena un giorni di controlli dopo che si erano decisi almeno 15 giorni di verifiche». Per questo il Prc di Civitavecchia non usa mezze parole nel definire la decisione di riapertura proveniente dal sindaco Moscherini «una vera e propria presa in giro, dettata, evidentemente, dalla necessità di non indispettire troppo una multinazionale che, tramite le compensazioni, ha riempito e continua a riempire di denaro le casse dell’amministrazione comunale». Nel frattempo altri particolari inquietanti emergono sulla Centrale Enel di Civitavecchia: dopo le 119 contravvenzioni della Asl del 2009, le violazioni da parte di Enel delle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale, la mancanza di Autorizzazione Integrata Ambientale e altre decine di irregolarità riscontrare a Torre Valdaliga Nord, lo scorso 22 gennaio il procuratore Gianfranco Amenendola ha effettuato una richiesta preventiva di sequestro della centrale “per esercizio in assenza di autorizzazioni e per gravità della stessa per la sicurezza dei lavoratori e della salute pubblica”. Richiesta rigettata dal Gip, Giovanni Giorgianni. Dopo queste ultime indiscrezioni, quindi, emerge una domanda: se la richiesta di sequestro fosse stata accolta, Sergio Capitani, oggi, sarebbe ancora vivo?


Daniele Nalbone, giornalisa di Liberazione

sabato 3 aprile 2010

di Matteo Bartocci
su il manifesto del 03/04/2010

Lo scioglimento di Rifondazione non è più un tabù La «Fed Prc-Pdci» stringe l'unità e vara un nuovo simbolo. Comunisti e non solo pronti ad andare oltre i partiti esistenti ma senza rinunciarvi. Cesare Salvi: «Auguri a Vendola ma non ci persuade, meglio pensare a un nuovo soggetto politico». Congresso in autunno con una sola falce e martello. Pressing dell'area Grassi su Ferrero contro l'isolamento dal centrosinistra dopo la batosta elettorale in quasi tutta Italia

Dalla Federazione della sinistra alla fusione di Prc, Pdci e associazioni varie in un «unico soggetto politico»? «Non oggi - chiosa il portavoce Paolo Ferrero - ma tra cinque anni chi lo sa». Che così com'è, la «Fed rossa» non sia stata premiata dal voto è indubitabile. Per questo la cinquantina di dirigenti, comunisti e non, che hanno discusso ieri per oltre sei ore nel consiglio nazionale della «Fed» hanno deciso di accelerare il passaggio dall'attuale «guscio-contenitore» provvisorio a un'altra cosa. Più stabile e più concreta sul territorio, con coordinamenti unici che vadano oltre i fondatori Prc e Pdci a livello provinciale, e con un congresso fondativo in autunno. Vuoi per motivi di cassa (i rimborsi elettorali sono prossimi allo zero), vuoi perché l'unità della sinistra è ciò che resta del mezzo naufragio nelle urne, serrare i ranghi è una strada obbligata. Nel mezzo, durante l'estate, si batterà la strada dei referendum per l'acqua pubblica, contro il nucleare e contro la legge 30. Un impegno su cui peraltro Paolo Ferrero e Angelo Bonelli dei Verdi criticano l'Idv per l'atteggiamento sprezzante verso le altre forze promotrici con la sua raccolta solitaria delle firme.E' chiaro che dopo i mezzi fallimenti di tutte le elezioni dal 2008 a oggi, sullo sfondo si agita soprattutto il «che fare» negli anni che separano dalle politiche. Per il futuro, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e solidarietà ma anche l'area di Claudio Grassi dentro Rifondazione sono tutte per accelerare fino a fondere le varie anime comuniste post-Arcobaleno in un «salto di qualità organizzativo». Al punto di poter sciogliere anche i partiti fondatori nel «nuovo soggetto». Non è un tema di oggi, appunto, ma domani chissà. L'analisi di fondo è la medesima per tutti: c'è un area di sinistra larga del 10-12%. «Un 7% di eroi che votano ancora a sinistra, per noi o Sel», per dirla con Salvi. A cui si aggiunge un 5% di elettorato tra liste Grillo e civiche varie da rispettare. Tutto sommato un potenziale di oltre due milioni di voti che sono senza rappresentanza in parlamento e in Europa ed è presente al lumicino anche nei consigli regionali. La sinistra esiste ma è frammentata come non mai. Sul tema dell'unità è logico che si arrovellino in molti. Vendola con le sue «Fabbriche» oltre i partiti, De Magistris con una federazione larga dai grillini all'Idv. Paolo Ferrero - che a fine mese sarà sostituito da Cesare Salvi come portavoce della Fed secondo il principio della rotazione degli incarichi - «frena» chi parla di fusioni e «andare oltre i partiti». Fedele al motto congressuale «Rifondazione non si scioglie né oggi né domani». Ma dentro il partito e nella stessa Fed non tutti la pensano così. In tanti anzi auspicano un «rimescolamento complessivo» e anche «un nuovo gruppo dirigente». Sciogliere Rifondazione, almeno tra i «grassiani», potenzialmente non è più un tabù se si fa per una sinistra più forte e «non isolata». A via del Policlinico c'è chi dipinge il segretario eletto a Chianciano due anni fa come isolato, sostenuto solo dai compagni dell'ex Democrazia proletaria. Maldicenze. Esagerazioni. Di fronte alle quali Ferrero esclude difficoltà particolari. Non rimetterà il mandato da segretario al comitato politico nazionale di sabato prossimo come gli ha chiesto l'area «vendoliana» rimasta nel Prc e come fece autonomamente dopo il deludente 3% alle europee di nove mesi fa. «In segreteria se ne è parlato - spiega - ma non crediamo ce ne sia la necessità. Del resto le scelte sulle regionali le abbiamo condivise tutti». Segno però che i malumori per l'isolamento e per i risultati ci sono anche al vertice e non solo nella «base». Che per la prima volta può dire la sua in viva voce sul sito www.federazionedellasinistra.it. La «road map» del segretario è tracciata: entro ottobre congresso della Fed, a primavera 2011 congresso del Prc. Nessuno però può assicurare che se la Federazione dovesse accelerare veramente, al congresso del Prc poi si arrivi mai. Che il «rimescolamento» sia nei fatti lo dimostra anche il lavorìo sul nuovo simbolo della Fed. Una scritta semplice e più visibile «Federazione della sinistra» su falce e martello e bandiera rossa. Spariscono, insomma, i nomi dei fondatori a cerchio come oggi. «Sicuramente la Federazione andrà avanti velocemente - spiega Orazio Licandro del Pdci - ed è per noi lo strumento dell'unità tra comunisti e non. Altrettanto sicuramente la sinistra non può presentarsi alle prossime politiche con l'ennesimo cartello elettorale. E se si vuole battere Berlusconi non può certo presentarsi da sola». Sfumature non piccole che riguardano alleanze e prospettive. Salvi: «Vendola non ci persuade, gli faccio i migliori auguri ma mi sembra faccia i discorsi di Bassolino di cinque anni fa». Ferrero insiste che il «modello Marche (cioè una sinistra unita e autonoma dal Pd, ndr) è il migliore». Altri fanno notare invece che il successo più grande è stato in Umbria, l'unica regione dove pur alleata col Pd una Fed di lotta e di governo ha aumentato i consensi rispetto alle europee di nove mesi fa.

giovedì 1 aprile 2010

LETTERA APERTA A TUTTI I PARTITI DELL'OPPOSIZIONE PER UNA MOBILITAZIONE COMUNE CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI A PARTIRE DALLA DIFESA DELL'ARTICOLO 18

Cari amici e compagni,
I risultati delle elezioni regionali consolidano a mio parere il governo Berlusconi. Questo nonostante la corruzione, le iniziative antidemocratiche e la politica antisociale che scarica i costi della crisi su giovani, lavoratori e pensionati.
Penso che l’unico modo per modificare questa drammatica situazione non stia nel cielo delle alchimie politiche ma bensì nella consapevole costruzione di un movimento di opposizione. Questo deve essere unitario e partire dai problemi sociali – dalla drammatica questione occupazionale e salariale - che la popolazione vive in solitudinesenza trovare nella politica alcuna risposta.
Vi propongo pertanto di costruire un'iniziativa politica che dia continuità alla manifestazione del 13 marzo scorso. Partendo da subito con una mobilitazione affinché, dopo l’intervento di Napolitano, venga respinto definitivamente l’attacco all’articolo 18 e ai diritti dei lavoratori contenuto nel “collegato lavoro”.
Vi propongo di costruire una primavera referendaria che oltre a sostenere il referendum promosso dai comitati per l’acqua pubblica, promuova unitariamente referendum contro il nucleare, contro la precarietà e legge 30.
Vi propongo di concordare alcuni obiettivi chiari sulla redistribuzione del reddito e del lavoro, sulla lotta alla precarietà, sulle politiche economiche e ambientali, al fine di determinare la base su cui costruire una mobilitazione duratura nel paese.
Ritengo che un impegno unitario in questa direzione permetterebbe di sbloccare l’attuale situazione ed in particolare di costruire l’agenda politica a partire dai problemi del paese, impedendo al premier di imporre la propria agenda. Resto infatti convinto che ogni alternativa non può che partire qui ed ora dalla rimessa al centro della questione sociale.
Nell’attesa di un Vostro riscontro
Un caro saluto

Paolo Ferrero,
portavoce nazionale della Federazione della Sinistra