giovedì 29 aprile 2010

Eutelia: la doppia morale dell’Idv

dipietristi per mesi sono stati al fianco dei lavoratori licenziati. Ieri, nel momento di votare norme a loro sostegno, però, alcuni deputati Idv si sono assentati lasciando via libera agli articoli voluti dalla maggioranza. Bocciati gli emendamenti Pd per soli 15 voti di scarto.L’Italia dei Valori si è mostrata molto vicina ai dipendenti dell’ex Eutelia che nei mesi scorsi protestavano con veemenza nel mentre vedevano svanire nel nulla il loro posto di lavoro. Sono stati vicini non solo in senso metaforico. Deputati e senatori erano spesso impegnati anche fisicamente al fianco dei lavoratori, come quando, ad esempio, avevano protestato sotto Palazzo Chigi. A testimonianza della sua sensibilità, alle ultime elezioni regionali l’Idv – i cui parlamentari, tra l’altro, erano stati tra i primi a presentare interrogazioni parlamentari – aveva perfino provveduto a candidare, nella circoscrizione di Padova, due tecnici licenziati dalla società di telecomunicazioni, Domenico Gimigliano, 56 anni, ingegnere elettronico, e Alessandra Ragazzi, 52 anni, capo progetto informatico.ASSENZE IDV – Oggi, invece, l’atteggiamento pare diverso. Proprio nel momento di votare in aula i provvedimenti che interessano di più gli ex-Eutelia, infatti, il partito di Di Pietro sembra non tener fede agli impegni più volte presi con i manifestanti a rischio disoccupazione. “Antonio Di Pietro e Silvana Mura sono assenti. In tutto mancano una decina di deputati dell’Idv”, ci faceva sapere sconsolato ieri un deputato Pd mentre venivano votati articoli ed emendamenti al disegno di legge sugli ammortizzatori sociali fatti su misura per la vicenda di quei lavoratori. L’opposizione – che puntava alla approvazione in Aula di un testo uguale in tutto e per tutto a quello fuoriuscito dai lavori della Commissione Lavoro (a maggioranza di centrodestra) – continuava ad andar sotto di circa 15 voti rispetto a Pdl e Lega.SU MISURA PER GLI EX EUTELIA – Gli emendamenti presentati in Aula dal Pd, in particolare, intendevano ripristinare l’articolo 1, quello riguardante i lavoratori di imprese abbandonate dal management e dalla proprietà, imprese nelle quali i dipendenti non solo non ricevono da mesi le retribuzioni dovute, ma non possono nemmeno accedere ai trattamenti di disoccupazione, nè richiedere anticipazioni del trattamento di fine rapporto (Tfr), almeno fin quando non sia formalmente dichiarato lo stato di crisi. A tal fine veniva proposto di autorizzare l’Inps ad anticipare, a valere sul fondo di Garanzia per il Tfr, le mensilità non corrisposte, subentrando nel credito che i lavoratori vantano nei confronti dell’impresa.AGGIUNTA LA COPERTURA – I Democratici avevano provveduto anche a precisare come reperire apposite coperture finanziarie senza intaccare il bilancio dello Stato: attraverso l’utilizzo delle risorse destinate alla detassazione dei contratti di produttività e, in parte, attraverso l’introduzione di una addizionale straordinaria Irpef del 2% sulla quota di reddito superiore ai 200.000 euro annui (un modesto contributo per i percettori di redditi alti: nel caso di 250.000 euro di reddito, ad esempio, il contributo sarebbe stato di mille euro l’anno, meno di 3 euro al giorno).
di Donato De Sena – www. giornalettismo. com

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