Dopo le elezioni regionali si sono sviluppate molte riflessioni e si sono svolti importanti appuntamenti congressuali (Fiom e Arci).Anche in questo blog la discussione è stata molto intensa. Ho letto tutti i commenti molto attentamente e sono molto soddisfatto dei contributi che sono arrivati: fanno riflettere. Per quanto mi riguarda la loro lettura non è meno importante e stimolante di una riunione di un organismo di Partito. Chiederei solo, come ho già fatto in passato, due cose. Evitare l’anonimato. Perché si deve aver paura di associare il proprio nome a ciò che si pensa e si scrive? Inoltre, ma su questo vi è stato un netto miglioramento, chiederei di tenere il confronto, anche aspro, senza scadere nell’insulto e nello stravolgimento delle posizioni altrui.
Detto questo, l’intensità della discussione conferma la straordinaria opportunità che ci è data dalla “rete” per dibattere, partecipare, organizzare. Se una critica dobbiamo farci è che usiamo ancora troppo poco questi strumenti, lasciando ad altri – Beppe Grillo, “Popolo Viola”, lo stesso Di Pietro - uno spazio che dovremmo occupare noi per primi.
Alla fine di questo post troverete i seguenti documenti:
- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;
- la lettera aperta di Diliberto;
- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;
- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;
- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;
- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.
- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;
- la lettera aperta di Diliberto;
- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;
- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;
- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;
- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.
Vi inviterei a leggere attentamente questi testi poiché rappresentano posizioni politiche ed esperienze di lotta e di aggregazione di pezzi importanti della sinistra di classe. Sono convinto che senza una convergenza tra queste forze sia difficile, in questa fase, costruire una piattaforma di lotta credibile e in grado di incidere.
Per fare il punto della situazione partirei dalla discussione che si è svolta nel Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. E’ stata una riunione importante per due motivi.
Il primo è che, a differenza di quanto avvenne all’indomani delle elezioni europee, il consenso raccolto dal documento proposto dalla segreteria nazionale è stato molto ampio. Il secondo è che, attraverso un emendamento che proponeva di togliere dal documento qualsiasi riferimento al congresso della Federazione della Sinistra, si è manifestata esplicitamente una posizione che vuole rallentare e rivedere il processo di costruzione della Federazione stessa.
Il documento approvato è positivo, fa una analisi onesta del voto e avanza proposte concrete di lavoro sia per quanto riguarda i rapporti a sinistra e con il centro sinistra, sia per quanto riguarda il lavoro nella società. Viceversa se l’emendamento proposto fosse stato approvato avrebbe fatto “saltare” la Federazione, con conseguenze politiche disastrose. Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare.
Per quanto riguarda la lettera di Diliberto. Anch’essa contiene molte cose condivisibili. In particolare è giusto l’allarme che viene lanciato sul pericolo di ulteriori attacchi alla Costituzione, all’indipendenza della magistratura, ad una torsione autoritaria che la vittoria dell’asse Berlusconi Bossi potrebbe mettere in campo. Molte riflessioni su questo argomento e su come costruire alleanze a sinistra sono simili a quelle contenute nel documento di Rifondazione. Vi sono due punti che, invece, meritano un approfondimento. Approfondimento che, per quanto mi riguarda, va fatto senza che per questo si metta in discussione il processo unitario avviato tra di noi ormai da due anni che, anzi, deve procedere con ancora maggiore forza.
Il primo riguarda l’unità tra Prc e Pdci (è importante che Diliberto usi questa declinazione che almeno rende un po’ più chiara la proposta di unità dei comunisti che, in quanto tale, a mio parere non ha alcun senso). Ho già espresso in altre sedi la mia opinione su questo, ma vorrei precisare. Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni. Deve avvenire processualmente in una condivisione reciproca di entrambi i partiti, poiché la cosa peggiore che si potrebbe fare sarebbe quella di battere la grancassa dell’unità e, contemporaneamente, scassare i partiti coinvolti. Per questo ritengo che il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non sia un ripiego, ma il luogo più avanzato, quello oggi concretamente fattibile, dove si sperimentano le forme di unità possibili.
Il secondo punto da approfondire riguarda la valutazione delle forze comuniste e di sinistra di alternativa sullo scacchiere europeo. Intanto vorrei dire a Diliberto che anche Rifondazione, e non solo il Pdci, lotta per il superamento del capitalismo. A parte questo, darei un giudizio più problematico e articolato sulle forze comuniste europee che Diliberto cita poiché, se è vero che in Grecia, in Portogallo e a Cipro i comunisti hanno mantenuto un consenso importante, è altrettanto vero che parliamo di Paesi che per dimensione e livello di sviluppo non sono paragonabili all’Italia. Viceversa le esperienze francese e tedesca del Front de Gauche e della Linke, esperienze che considero positive, afferiscono a Paesi più simili al nostro. Ovviamente non ci sono modelli. Credo però che queste esperienze vadano studiate con grande attenzione e che da esse ci possano giungere spunti interessanti che possono aiutarci nel processo di costruzione della Federazione della Sinistra.
In conclusione, leggendo anche gli altri documenti – quello di Sinistra Ecologia e libertà, Sinistra Critica, ma anche le relazioni di Gianni Rinaldini della Fiom e di Paolo Beni dell’Arci che qui sono allegate, credo che si possano fare alcune semplici considerazioni.
Queste forze, che rappresentano una parte importante della sinistra italiana, pur nella loro diversità, su alcuni punti importanti possono convergere. Parliamo di obiettivi importantissimi:
- difesa dei diritti del lavoro e lotta alla precarietà;
- lotta a qualsiasi forma di razzismo, di discriminazione sessuale, per i diritti civili;
- difesa dei beni comuni a partire dall’acqua;
- difesa della Costituzione, dell’indipendenza della magistratura, contro il presidenzialismo;
- no alla guerra, ritiro delle truppe dall’Afghanistan;
- libertà di informazione.
Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.
Contemporaneamente a questo va portato a compimento il processo di costruzione della Federazione della Sinistra che non deve essere dilazionato. La cosa peggiore, infatti, è rimanere troppo a lungo in una situazione di transizione. Da questo punto di vista occorre subito creare nelle Regioni dove abbiamo eletto consiglieri i gruppi della Federazione e in ogni città i coordinamenti politici composti non solo dai “soci fondatori” ma da tutti i soggetti attivi sul territorio interessati a portare il loro contributo.
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