di Matteo Bartoccisu il manifesto del 03/04/2010
Lo scioglimento di Rifondazione non è più un tabù La «Fed Prc-Pdci» stringe l'unità e vara un nuovo simbolo. Comunisti e non solo pronti ad andare oltre i partiti esistenti ma senza rinunciarvi. Cesare Salvi: «Auguri a Vendola ma non ci persuade, meglio pensare a un nuovo soggetto politico». Congresso in autunno con una sola falce e martello. Pressing dell'area Grassi su Ferrero contro l'isolamento dal centrosinistra dopo la batosta elettorale in quasi tutta Italia
Dalla Federazione della sinistra alla fusione di Prc, Pdci e associazioni varie in un «unico soggetto politico»? «Non oggi - chiosa il portavoce Paolo Ferrero - ma tra cinque anni chi lo sa». Che così com'è, la «Fed rossa» non sia stata premiata dal voto è indubitabile. Per questo la cinquantina di dirigenti, comunisti e non, che hanno discusso ieri per oltre sei ore nel consiglio nazionale della «Fed» hanno deciso di accelerare il passaggio dall'attuale «guscio-contenitore» provvisorio a un'altra cosa. Più stabile e più concreta sul territorio, con coordinamenti unici che vadano oltre i fondatori Prc e Pdci a livello provinciale, e con un congresso fondativo in autunno. Vuoi per motivi di cassa (i rimborsi elettorali sono prossimi allo zero), vuoi perché l'unità della sinistra è ciò che resta del mezzo naufragio nelle urne, serrare i ranghi è una strada obbligata. Nel mezzo, durante l'estate, si batterà la strada dei referendum per l'acqua pubblica, contro il nucleare e contro la legge 30. Un impegno su cui peraltro Paolo Ferrero e Angelo Bonelli dei Verdi criticano l'Idv per l'atteggiamento sprezzante verso le altre forze promotrici con la sua raccolta solitaria delle firme.E' chiaro che dopo i mezzi fallimenti di tutte le elezioni dal 2008 a oggi, sullo sfondo si agita soprattutto il «che fare» negli anni che separano dalle politiche. Per il futuro, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e solidarietà ma anche l'area di Claudio Grassi dentro Rifondazione sono tutte per accelerare fino a fondere le varie anime comuniste post-Arcobaleno in un «salto di qualità organizzativo». Al punto di poter sciogliere anche i partiti fondatori nel «nuovo soggetto». Non è un tema di oggi, appunto, ma domani chissà. L'analisi di fondo è la medesima per tutti: c'è un area di sinistra larga del 10-12%. «Un 7% di eroi che votano ancora a sinistra, per noi o Sel», per dirla con Salvi. A cui si aggiunge un 5% di elettorato tra liste Grillo e civiche varie da rispettare. Tutto sommato un potenziale di oltre due milioni di voti che sono senza rappresentanza in parlamento e in Europa ed è presente al lumicino anche nei consigli regionali. La sinistra esiste ma è frammentata come non mai. Sul tema dell'unità è logico che si arrovellino in molti. Vendola con le sue «Fabbriche» oltre i partiti, De Magistris con una federazione larga dai grillini all'Idv. Paolo Ferrero - che a fine mese sarà sostituito da Cesare Salvi come portavoce della Fed secondo il principio della rotazione degli incarichi - «frena» chi parla di fusioni e «andare oltre i partiti». Fedele al motto congressuale «Rifondazione non si scioglie né oggi né domani». Ma dentro il partito e nella stessa Fed non tutti la pensano così. In tanti anzi auspicano un «rimescolamento complessivo» e anche «un nuovo gruppo dirigente». Sciogliere Rifondazione, almeno tra i «grassiani», potenzialmente non è più un tabù se si fa per una sinistra più forte e «non isolata». A via del Policlinico c'è chi dipinge il segretario eletto a Chianciano due anni fa come isolato, sostenuto solo dai compagni dell'ex Democrazia proletaria. Maldicenze. Esagerazioni. Di fronte alle quali Ferrero esclude difficoltà particolari. Non rimetterà il mandato da segretario al comitato politico nazionale di sabato prossimo come gli ha chiesto l'area «vendoliana» rimasta nel Prc e come fece autonomamente dopo il deludente 3% alle europee di nove mesi fa. «In segreteria se ne è parlato - spiega - ma non crediamo ce ne sia la necessità. Del resto le scelte sulle regionali le abbiamo condivise tutti». Segno però che i malumori per l'isolamento e per i risultati ci sono anche al vertice e non solo nella «base». Che per la prima volta può dire la sua in viva voce sul sito www.federazionedellasinistra.it. La «road map» del segretario è tracciata: entro ottobre congresso della Fed, a primavera 2011 congresso del Prc. Nessuno però può assicurare che se la Federazione dovesse accelerare veramente, al congresso del Prc poi si arrivi mai. Che il «rimescolamento» sia nei fatti lo dimostra anche il lavorìo sul nuovo simbolo della Fed. Una scritta semplice e più visibile «Federazione della sinistra» su falce e martello e bandiera rossa. Spariscono, insomma, i nomi dei fondatori a cerchio come oggi. «Sicuramente la Federazione andrà avanti velocemente - spiega Orazio Licandro del Pdci - ed è per noi lo strumento dell'unità tra comunisti e non. Altrettanto sicuramente la sinistra non può presentarsi alle prossime politiche con l'ennesimo cartello elettorale. E se si vuole battere Berlusconi non può certo presentarsi da sola». Sfumature non piccole che riguardano alleanze e prospettive. Salvi: «Vendola non ci persuade, gli faccio i migliori auguri ma mi sembra faccia i discorsi di Bassolino di cinque anni fa». Ferrero insiste che il «modello Marche (cioè una sinistra unita e autonoma dal Pd, ndr) è il migliore». Altri fanno notare invece che il successo più grande è stato in Umbria, l'unica regione dove pur alleata col Pd una Fed di lotta e di governo ha aumentato i consensi rispetto alle europee di nove mesi fa.
Nessun commento:
Posta un commento