di Bianca Bracci Torsi*A Roma sta arrivando una nuova titolazione stradale, già decisa in Campidoglio: lo slargo di via Acca Larentia, dove si apriva la sede del Msi-Dn del quartiere Tuscolano e dove il 7 gennaio 1978 furono uccisi tre militanti dell'estrema destra, si chiamerà "Caduti di Acca Larentia". Lo ha annunciato Alemanno alla celebrazione ufficiale del trentesimo anniversario, parlando di «una violenza immotivata e gratuita che dimostra disprezzo della vita umana». Lo stesso pomeriggio Teodoro Buontempo e Francesco Storace (La Destra), Fabio Sabbatani Schiuma (Mpi), Giuliano Castellino (Popolo di Roma) e Gianfranco Iannone (CasaPound) con qualche centinaio di attivisti hanno ricordato lo stesso episodio distinguendosi, con una critica discreta ma esplicita, dai camerati istituzionali che «avrebbero dovuto andarci tutti evitando fastidiosi e imponenti servizi d'ordine» e avrebbero parlato «senza alcuna riflessione sul sacrificio di tre ragazzi che, con sacralità, dobbiamo chiamare camerati nel significato più profondo di questa parola di guerra e d'amore, di fede e di comunità». Il sindaco non ha però da temere uscite estemporanee, sempre pericolose alla vigilia delle elezioni: Buontempo ha garantito a nome di tutti i presenti l'appoggio alla candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio. D'altronde gli stessi "irriducibili" non hanno forse festeggiato con uguali saluti romani e slogan appropriati la sua elezione a Sindaco di Roma?In tutte e due le circostanze nessuno delle forze dell'ordine presenti è intervenuto a contestare la violazione della Legge Scelba (n. 645 del 1952), la quale annovera fra i reati perseguibili d'ufficio l'apologia di fascismo, consistente in «denigrazione della democrazia, delle sue istituzioni e dei valori della Resistenza, l'esaltazione di esponenti, principi e metodi del partito fascista e manifestazioni esterne di carattere fascista».Lo stesso avveniva nel 1978 quando nelle sezioni del Msi-Dn sventolavano bandiere nere, simboli fascisti e nazisti, foto di Mussolini e ne uscivano volantini inneggianti al fascismo e squadre in "spedizione punitiva". Una delle più note è la sezione di Acca Larentia, dove quella sera di gennaio un gruppo dei Nuclei per il Contropotere Territoriale, che rivendicheranno l'attentato, sparano sui missini che stanno uscendo, uccidendo Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, molto noti nella variegata comunità neofascista romana nonostante la giovane età.Poche ore dopo, una folla di attivisti, venuti da tutta Roma, riempie la piazzetta: ci sono giovani dirigenti, che saranno protagonisti della politica nazionale, come Buontempo, Gasparri e Fini, e futuri Nar che riempiranno le cronache degli anni successivi come i fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ci sono anche la Ps e i Carabinieri, coi quali i manifestanti entrano presto in conflitto. Forse un lancio di sassi, l'apparizione di minacciose spranghe, un insulto di troppo, al quale rispondono i lacrimogeni e gli spari in aria, poi un ufficiale dei carabinieri spara ad altezza d'uomo e coglie, in piena faccia, la terza vittima della giornata: Stefano Recchioni.Non restano che le vie legali, ma solo contro i Nuclei Armati. Per il carabiniere, l'unico visto in faccia da tutti, è intervenuto tempestivamente e con molta fermezza Almirante: i fascisti non possono attaccare l'Arma. Disciplinatamente i giovani fascisti cercano vendetta solo contro i "rossi", comunque connotati. Due mesi dopo, Alessandro Alibrandi, Valerio e Cristiano Fioravanti, dopo una lunga e vana ricerca intorno a varie sedi della nuova sinistra, finiscono ai giardinetti di piazza Giovanni Bosco a Cinecittà e sparano contro un gruppo di ragazzi seduti su una panchina, che riconoscono come "rossi" dai giubbotti e dai capelli lunghi. Muore Roberto Scialabba, si salva fuggendo, ferito, suo fratello Nicola.Erano gli anni in cui nei riemergenti gruppi neofascisti si affiancano ai vecchi picchiatori uomini nuovi, armati di pistole ed esplosivi, che si autodefiniscono idealisti, perseguitati da un regime la cui eminenza grigia, potentissima e feroce, è il comunismo, cioè il Pci, vero padrone della polizia, della magistratura, della stampa, tutti coalizzati contro giovani onesti, laboriosi e gentili colpevoli solo di voler riportare l'Italia alle sane tradizioni del Ventennio. Si contrappongono loro coetanei armati in nome dell'antifascismo e dell'anticapitalismo che contestano la tattica e la strategia del Pci e giudicano pre-rivoluzionaria la fase politica italiana.Il vittimismo e la violenza dei giovani fascisti, che si proclamano insieme "brutti, sporchi e cattivi" e vittime innocenti, risulteranno, nonostante la palese contraddizione, propagandisticamente efficaci, tanto da costituire, a distanza di tre decenni, una delle idee portanti del più recente revisionismo. Il facile oblio della propria storia, anche vicina, ha infatti cancellato la memoria di quegli anni, di una fase nella quale alla cauta copertura del partito neofascista legale e rappresentato in Parlamento, rispondeva una ben orchestrata campagna della Dc e dei suo alleati di governo che con la formula degli "opposti estremismi" creava un clima di paura diffusa, la cui responsabilità, più che sull'Msi ancora (per poco) fuori dal cosiddetto arco costituzionale, era attribuita al Pci, accusato di essere, perlomeno, cattivo maestro e comunque collegato da un resistente filo rosso a qualsiasi azione violenta di chiunque si definisse comunista.Oggi, usciti dalle fogne alle quali si riferiva il titolo di un giornaletto fascista semi-clandestino e assunti al governo, i nazifascisti del terzo millennio possono permettersi di inneggiare alla X Mas e insultare la Resistenza e la Costituzione, la più bella eredità arrivata a noi, mentre la teoria degli opposti estremismi, opportunamente rielaborata, serve anche a definire la guerra di Liberazione uno scontro fra bande ugualmente violente sulla pelle di un popolo immobilizzato dalla paura. C'è però una distinzione fra i partigiani complessivamente definiti "traditori d'Italia e servi di Mosca" e i "ragazzi di Salò", un po' fanatici, a volte un po' violenti, ma animati da sacrosanto amore di patria, comunque da rivalutare insieme ai loro camerati di tutti i tempi, dai gerarchi dell'era fascista, alle SS italiane, ai neofascisti e neonazisti protagonisti e/o vittime di più recenti episodi di violenza. Perché una strada, una piazza, un parco, non si negano a nessuno, basta che possa esibire sicure credenziali di anticomunismo.
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