martedì 31 marzo 2009

L'ottimismo non risolve la crisi..

Un fine settimana strano, quello appena passato. Non per il tempo, più invernale che primaverile; non per il cambio d'orario, che lascia frastornati per qualche giorno, e neanche perchè la nazionale, pur senza Cassano, è riuscita a vincere sul Montenegro. No, tutto questo non c'entra. È stato un week end strano perchè, mentre al vertice G8 dedicato a previdenza e lavoro l'Ilo, agenzia Onu per il lavoro, asseriva che in due anni i disoccupati, nei paesi del G8, arriveranno al 10%, mentre a Genova Gabriele, geometra di 55 anni senza lavoro, decideva di togliersi la vita per non pesare su di una società nella quale sembra non esserci più posto per quelli come lui, il nostro Ministro del Lavoro Sacconi, dopo aver affossato il Testo Unico sulla Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, giocava al vertice la carta dell'ottimismo, e rimproverava gli analisti, compresa Confindustria, di “sparare” troppe previsione infauste.
Non c'è che dire, i “Berlusconini” hanno imparato bene dal loro capo, ma forse stavolta la precisazione di Sacconi è apparsa “stonata” ai più, perchè si “infrange” contro cifre che, proprio nel loro essere fredde e precise, sono per lo stessa natura incontrovertibili.
L'Ocse stima che sono 40 milioni i posti di lavoro in pericolo, che 200 milioni sono i lavoratori a rischio “povertà estrema”, che dovremo aspettare almeno altri 18 mesi prima di vedere una ripresa dell'economia ( comunque molto debole).
Il povero Ministro Sacconi si è trovato stretto da una parte da queste cifre, dall'altra dai sindacati “amici”, CISL, UIL e UGL che cominciano a lamentarsi e che guardano con crescente preoccupazione la manifestazione indetta dalla CGIL per il prossimo 4 aprile.
Per uscire da questa “morsa” non ha trovato niente di meglio che “rispolverare” il “leit motiv” del Cavaliere, che è vero che siamo di fronte alla crisi, ma che non bisogna farsi travolgere dalle previsioni pessimiste, pena un calo di fiducia dei consumatori, riuscendo a far alterare anche il Vicepresidente di Confindustria Bombassei, che ha ribadito che le cifre si limitano a fotografare la realtà, e non a peggiorarla.
Ecco allora il colpo di genio del Ministro: se le cifre sono queste allora cerchiamo di “concentrarle”, diamole tutte insieme, evitiamo uno stillicidio quotidiano, come se, passata la paura una volta, poi le cose potessero magicamente cambiare. D' altronde, ha continuato Sacconi, l'Italia è stata brava, ha perso posti di lavoro con più lentezza rispetto all'America.
Avrebbe potuto fare quasi tenerezza ieri il Ministro al vertice G8, se non fosse che l'Italia è oramai un paese in ginocchio, dove la cassa integrazione cresce ogni mese in maniera esponenziale, dove quotidianamente famiglie intere perdono il posto di lavoro, dove Gabriele si impicca in un bosco perchè, pur essendo specializzato in brevetti, le imprese non possono investire, e senza lavoro non ha la forza di andare avanti ma, nonostante questo, trova ancora la forza per preoccuparsi per chi resta, e chiede di non spendere soldi per il suo funerale, di non essere rianimato se non ce la dovesse fare a morire.
E allora le parole del Ministro Sacconi suscitano solo rabbia, indignazione, come quelle del Capo del governo che, pochi giorni fa, ha spronato gli operai FIAT a non starsene con le mani in mano, a cercare un nuovo posto di lavoro, perchè lui farebbe lo stesso.
C'è da provare solo vergogna davanti a certe affermazioni, perchè alla fine dei giochi sembra quasi che la responsabilità di quel 6,7% di disoccupazione registrato dall'ISTAT alla fine del 2008 sia colpa dei lavoratori “fannulloni”, che non si sono rimboccati le maniche alla ricerca di una nuova occupazione.
Come se la responsabilità del gesto di Gabriele ricada solo su di lui, su di una persona forse troppo fragile, forse troppo “pessimista” per sopportare di essere tagliato fuori dalla società. Perchè quando si perde il lavoro si perde la dignità ma questo, Berlusconi e Sacconi, fanno finta di non saperlo.
E mentre Gabriele moriva, mentre il Ministro Sacconi non sapeva più a quale santo votarsi, il Popolo della libertà nasceva, davanti ad una folla osannante, commossa, piangente sulle note di “Meno male che Silvio c'è”.
Forse, alla fine, aveva ragione Cuore: “Il limite della democrazia è che votano anche i coglioni”.

sabato 28 marzo 2009

Comunisti in Europa

Presentato il simbolo con cui si presenteranno insieme Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Consumatori uniti

Una lista «anticapitalista» unitaria per i Comunisti italiani e Rifondazione comunista, che si presenteranno sotto lo stesso simbolo insieme a Socialismo 2000 e Consumatori uniti. Una sfida per le prossime europee, ma non solo perché «le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni».
È quanto si legge nel documento sottoscritto dalle quattro formazioni, che stamattina hanno presentato il simbolo in una conferenza stampa a Roma.
«Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo "una' falce e martello"», sottolinea il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. Della necessità di «costruire la sinistra in Italia e in Europa» parla per il Prc Paolo Ferrero, che ribadisce «noi aderiremo al gruppo unito della sinistra in Europa, che fa opposizione politica al trattato di Maastricht e al trattato di Lisbona, che sono all'origine di questa crisi economica».
Rinasce l'opposizione politica e sociale, nelle stesse ore in cui la destra al governo si autocelebra nella sua kermesse congressuale. Al populismo berlusconiano e al post-fascismo interclassista, i comunisti rispondono rilanciando un progetto di azione politica unitaria, radicato nella società, critico nei confronti di un sistema diseguale fondato sullo sfruttamento. Per la difesa del lavoratori, dei loro salari e diritti, dei loro interessi e condizioni di vita, ora c'è un votoutile, «di classe».

venerdì 27 marzo 2009

I COMUNISTI UNITI SUPERANO IL 4%

Non è la solita autocelebrazione propria del periodo pre-elettorale.
E' LA REALTA'!
Un primo sondaggio della compagnia Euromedia Research dava qualche giorno fa la lista comunista - anticapitalista al 4.6%.
Oggi è apparso un altro sondaggio della stessa compagnia che attesta i comunisti uniti al 4.9%.
Conosciamo la fragilità del materiale sondaggistico ma non possiamo fare a meno di inorgoglirci e di proseguire nella nostra battaglia per una nuova organizzazione comunista italiana che si batta al fianco dei lavoratori.

giovedì 26 marzo 2009

La Russa, «i partigiani rossi volevano la dittatura comunista. Con loro non celebro il 25 aprile»

E intanto a Milano si prepara l'adunata europea dei nazifascisti. Proteste dell'Anpi

«Per me i partigiani non sono tutti uguali». Alla vigilia del 25 aprile, data storica che ha segnato la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazi-fascista, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, rilascia dichiarazioni provocatorie su una delle fasi più oscure della storia del nostro Paese.
Nonostante la carica di ministro della Repubblica, non dimentica la sua militanza missina, il suo ancoraggio ideologico al regime fascista. E seppur costretto a riconoscere il «grande valore della Resistenza che ha contributo a ridarci libertà e democrazia» non manca di sottolineare la «profonda differenza tra i partigiani bianchi e quelli che volevano la dittatura comunista». E lo dice mentre nel suo stesso campo c'è chi, come Gianfranco Fini, dall'alto della sua veste istituzionale torna sui suoi passi e disconosce opinioni scomode, ormai lontane dal percorso storico intrapreso. Arrivando fino a ritrattare il ruolo di «più grande statista del Novecento» attribuito a Benito Mussolini.
Su posizioni diverse sembrano trovarsi oggi i due militanti del Movimento sociale italiano, protagonisti del congresso costituente di Alleanza nazionale e ora traghettatori del partito dalla svolta di Fiuggi a quella della Fiera di Roma. Confluire nel Pdl, spogliandosi di tutti i vessilli del passato e vestendo abiti perbene, questo il prezzo che sono chiamati a pagare gli ex fascisti per entrare a far parte del «polo» di potere berlusconiano.
Ma i rigurgiti, se non l'orgoglio di quella tradizione - e magari il consenso elettorale di qualche camerata nostalgico - è dura a morire. E così La Russa non si lascia sfuggire l'occasione per prendere le distanze da uno Stato democratico fondato sulla lotta delle forze di liberazione nazionale. Uomini e donne che decisero di mettere in gioco le loro vite per un futuro fatto di diritti, di garanzie, di libertà, di pace. «Parteciperò alle celebrazioni che il presidente della Repubblica ha deciso di fare non con i partigiani ma con i militari che aderirono alla guerra di Liberazione». Perché i partigiani che combatterono contro i fascisti e poi i nazisti erano comunisti. Non tutti ma la maggior parte. Perché i comunisti combatterono in Italia la battaglia antifascista, una scelta di campo che pagarono molto spesso con la vita.
C'è chi sta tentando, con le armi del più bieco e cialtrone revisionismo, di relegare fascismo e antifascismo a categorie storiche, lontane dal nostro presente. Andare al di là dei semplicismi dello scontro ideologico è la parola d'ordine di chi vuole imporre e legittimare un «pensiero unico» privo di conflittualità. Concordia sociale invece che lotta di classe, secondo un disegno condiviso internazionalmente tra Confindustria e governo.
Oggi la lotta antifascista è quanto mai attuale, è necessario costruire un fronte di mobilitazione comune e condiviso che non dia spazio a derive autoritarie. Bisogna appoggiare l'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Milano nella sua battaglia per vietare il raduno internazionale convocato da Forza Nuova. In piazza San Babila a Milano, sabato 5 aprile, si sono dati appuntamento tutti movimenti di estrema destra europei, come il francese Front National di Jean Marie Le Pen, la tedesca Ndp di Udo Voigt e il Miep ungherese. «Una provocazione inaccettabile e vergognosa» la definisce l'Anpi che si appella alle norme costituzionali e alle leggi Scelba e Mancino.
Noi ci uniamo alla loro lotta, oggi come allora. Sempre dalla stessa parte, dalla parte dei nostri partigiani.

mercoledì 25 marzo 2009

Passa il federalismo fiscale, brinda la Lega

Solo l'Udc vota contro, ok di Di Pietro e astensione del Pd

«Il governo, con la complicità dell’opposizione parlamentare, uccide l’unità del Paese, favorendo gli interessi di Bossi, a discapito di quelli dei cittadini del Sud
L’atteggiamento del Pd sul federalismo dimostra continuità tra la segreteria di Veltroni e quella di Franceschini, entrambi impegnati ad asfaltare la strada al governo. Per non dire di Di Pietro, che addirittura si fa paladino di una riforma che creerà il caos nel Paese.». E' il commento di Pino Sgobio, responsabile per le politiche del mezzogiorno del Pdci, dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge sul federalismo fiscale. Il vaglio del Senato è in calendario ad aprile. Bossi e sodali hanno brindato alla vittoria che certo non speravano così schiacciante: 319 voti favorevoli, 195 astenuti e 35 contrari. Contrari solo l'Udc, Pierluigi Mantini e Furio Colombo del Partito democratico. Di Pietro si è schierato con la maggioranza e il Pd si è astenuto. L'obiettivo della riforma é di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali in modo da sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i servizi fondamentali, che devono costare ed essere erogati in modo uguale in tutto il Paese e si passa dai trasferimenti statali alla compartecipazione ai tributi erariali. Gli enti territoriali avranno autonomia tributaria ma non dovrà aumentare la pressione fiscale. Saranno istituite 9 città metropolitane ed è passato l'ordinamento per Roma capitale con norme e finanziamenti appositi. Un fondo perequativo verrà utilizzato per aiutare i territori con minori capacità fiscali. Il parere sui decreti attuativi sarà dato da una sorta di “bicameralina” composta da 15 deputati e 15 senatori scelti dai presidenti del Parlamento.

lunedì 23 marzo 2009

Casa – Longhi: “Il governo pensa ai ricchi e lascia per strada i poveri cristi”

“Di fronte ai dati di Cgil e Sunia, secondo cui 150mila famiglie potrebbero restare senza casa nei prossimi due anni, un governo responsabile dovrebbe subito bloccare gli sfratti, sia quelli per finita locazione che quelli per morosità, per evitare che si consumi un vero e proprio dramma sociale. In un periodo di crisi economica come quella che stiamo attraversando, i lavoratori che vanno in cassa integrazione, ad esempio, come fanno a pagare un affitto o un mutuo… Berlusconi non può eludere queste terribili domande. Di tutta risposta, invece, il governo continua a pensare agli interessi dei soliti noti che, con il cosiddetto ‘piano-casa’, saranno autorizzati a sviluppare a più non posso le loro speculazioni edilizie. La questione casa è un’emergenza e solo un governo classista come quello attuale non la vede. Gli affitti hanno raggiunto soglie inimmaginabili ed i salari dei lavoratori sono al palo: urge un massiccio piano di interventi, che ponga al centro il potenziamento dell’edilizia residenziale pubblica, l’unica misura concreta per dare un casa a chi non c’è l’ha”. E’ quanto afferma Aleandro Longhi, responsabile per le politiche abitative del PdCI.

lunedì 16 marzo 2009

E' NATO UN NUOVO STRUMENTO CONTRO LA GELMINI

E' NATO UN NUOVO SITO INTERNET DEI COMUNISTI ITALIANI SPECIFICO IN DIFESA DELL'ISTRUZIONE PUBBLICA.
Rinascita della Scuola

Prodi, «è finita quando il Pd è voluto andare da solo»

«Coalizione forte solo con le ali estreme»

Romano Prodi, dopo oltre un anno dalla crisi di governo, sceglie la trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa” per tornare a parlare del Pd, di Veltroni e Mastella, di coalizioni e di crisi economica
Il Professore, da «pensionato», come si definisce, e iscritto al Pd, indica al suo partito la strada da imboccare: «I pilastri su cui lavorare sono giustizia sociale, democrazia interna e rilancio dei giovani», ma soprattutto coglie l'occasione per lanciare qualche stilettata contro Walter Veltroni. Pur confermando la adesione ideale al progetto, tanto che per lui «se non teniamo assieme le forze riformiste l’Italia non si salva e il Pd è ultima speranza per il rinnovamento del paese», boccia senza possibilità di appello la scelta dell'ex segretario di correre da soli alle scorse elezioni politiche. Così il Professore ribadisce che «è noto che non fosse la mia idea perché io credo che il compito della democrazia sia quello di assorbire le ali estreme», motivo per cui «mi sono fatto da parte».Ma si spinge ben oltre e afferma chiaramente che il suo governo poteva durare. A questo proposito ricorda e racconta cosa accadde a gennaio 2008, alla vigilia della crisi di governo, quando Veltroni annunciò la fine dell'Unione, decretando l'autosufficienza del Pd con l'intenzione di correre da solo alle elezioni: «Si affacciò Mastella nella porta del mio ufficio a Palazzo Chigi, mise la testa di traverso e disse: “Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io che faccio prima fuori voi”». A questo proposito l'interessato Mastella, ex Guardasigilli del governo Prodi, risponde e a mezzo stampa rilascia la sua versione dell'aneddoto: andò sì nell'ufficio del presidente del Consiglio, ma per dirgli «Romano, guarda che qui stanno cercando di fregarti...». Sfumature, oseremmo dire, perché a distanza di oltre un anno, la sostanza non cambia.

lunedì 9 marzo 2009

DILIBERTO: "SERVE UN NUOVO PCI"

"Ci manca, manca ai lavoratori di questo paese. Perché? Basta vedere cosa è successo ai diritti dei lavoratori dopo la sua fine: soppressione della scala mobile, abbassamento delle pensioni con introduzione del sistema contributivo, precarizzazione del lavoro. Ora siamo addirittura alla proposta di inibire il diritto di sciopero. Non sono pazzo. So che non è obiettivo realistico una forza del 30 per cento, ma mi basterebbe dar vita a un partito comunista di media dimensione come la Rifondazione degli anni Novanta". E' quanto afferma il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto rispondendo alle domande di Stefano Cappellini in una lunga intervista pubblicata da 'Il Riformista'. E parla di tutto. Dalla svolta della Bolognina ("Occhetto se avesse fatto un partito socialdemocratico lo avrei capito, non sarei stato d'accordo ma avrei capito invece ha fatto una melassa") a una Bolognina con vent'anni di ritardo che qualcuno prefigura ("un'alleanza con socialisti filo atlantici e favorevoli alla legge Biagi"); dalla crisi dei Paesi dell'Est ("Sul lastrico ci sono caduti dopo la crisi del socialismo con un sistema allucinante delle privatizzazioni") a D'Alema che "non ne ha azzeccate molte ultimamente". Per chiudere con l'attualità e annunciare che la lista fra Pdci e Rifondazione Comunista si farà ("è grottesco che esistano due partiti comunisti") e terminare con un duro giudizio su Vendola: "Ha aperto ufficialmente all'Udc".

INTERVISTA A DILIBERTO: VOGLIO RIFARE IL PCI


domenica 8 marzo 2009

ECCOCI

“Bisogna ripartire dalla politica ed essere fieri della propria passione e dei propri ideali come lo era Berlinguer”, “ i giovani nell’emancipazione politica non hanno da perdere, permettetemi, che le proprie catene”. Così ha concluso l’intervento all’ assemblea di sabato a Minervino Murge, il responsabile di sezione della FGCI Francesco della Croce. Subito dopo ha cominciato ad esporre le sue considerazioni Riccardo Messina, relazione impeccabile e determinata. Non c’è dubbio, una splendida serata durante la quale la politica ha fatto da padrona di casa. In effetti anche il luogo (storica sezione del PCI minervinese) è stata congeniale all’occasione. Per altro una buona partecipazione in una provincia, la BAT, molto giovane e di conseguenza con anche una FGCI molto giovane. Continuiamo su questa strada compagne e compagni, costruiamo l’opposizione e l’unità dei comunisti non solo tra di noi, ma coinvolgendo la società e soprattutto i giovane, futura umanità!

FGCI Minervino Murge - BAT

mercoledì 4 marzo 2009

INIZITAIVA DELLA FGCI A MINERVINO

Sabato 07 marzo alle 18.30 in via Fratelli Bandiera 24 (Associazione "Cecchino Leone"), si terrà una iniziativa pubblica della
Federazione Giovanile Comunisti Italiani
di Minervino Murge.Il titolo della conferenza è "I Giovani e la Politica".Intervengono:

Francesco della Croce, Responsabile di sezione della FGCI,

Riccardo Messina, Coordinatore nazionale della FGCI

PARTECIPIAMO NUMEROSE E NUMEROSI

Pensioni - Pagliarini: "Governo ipocrita con le lavoratrici. Aumento età pensionabile è misura contro la parità"

"La richiesta di innalzamento dell’età pensionabile per le lavoratrici della Pubblica amministrazione da parte del governo è una misura ipocrita e inaccettabile. I ministri Sacconi e Brunetta, a fianco a tutti coloro che fanno sfoggio di una ‘modernità’ antisociale, sanno benissimo che alle donne è stata storicamente garantita la possibilità di andare anticipatamente in pensione come misura compensativa di fronte alle minori e peggiori possibilità di accesso al mercato del lavoro e per favorire il lavoro di cura, in larghissima parte sulle spalle delle donne stesse. Che cosa è cambiato negli ultimi decenni? Non sono forse le lavoratrici le prime ad essere espulse in caso di crisi aziendale? Non sono forse le donne a scegliere spessissimo il part-time per potersi occupare dei figli? Per tutto ciò l’accanimento del governo è intollerabile e rappresenta un chiaro segnale contro le istanze di parità tra i sessi. Noi comunisti denunciamo con grande forza la sistematica opera di falsificazione e strumentalizzazione della realtà operata da un governo irresponsabile". E' quanto afferma Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI.