Un fine settimana strano, quello appena passato. Non per il tempo, più invernale che primaverile; non per il cambio d'orario, che lascia frastornati per qualche giorno, e neanche perchè la nazionale, pur senza Cassano, è riuscita a vincere sul Montenegro. No, tutto questo non c'entra. È stato un week end strano perchè, mentre al vertice G8 dedicato a previdenza e lavoro l'Ilo, agenzia Onu per il lavoro, asseriva che in due anni i disoccupati, nei paesi del G8, arriveranno al 10%, mentre a Genova Gabriele, geometra di 55 anni senza lavoro, decideva di togliersi la vita per non pesare su di una società nella quale sembra non esserci più posto per quelli come lui, il nostro Ministro del Lavoro Sacconi, dopo aver affossato il Testo Unico sulla Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, giocava al vertice la carta dell'ottimismo, e rimproverava gli analisti, compresa Confindustria, di “sparare” troppe previsione infauste.Non c'è che dire, i “Berlusconini” hanno imparato bene dal loro capo, ma forse stavolta la precisazione di Sacconi è apparsa “stonata” ai più, perchè si “infrange” contro cifre che, proprio nel loro essere fredde e precise, sono per lo stessa natura incontrovertibili.
L'Ocse stima che sono 40 milioni i posti di lavoro in pericolo, che 200 milioni sono i lavoratori a rischio “povertà estrema”, che dovremo aspettare almeno altri 18 mesi prima di vedere una ripresa dell'economia ( comunque molto debole).
Il povero Ministro Sacconi si è trovato stretto da una parte da queste cifre, dall'altra dai sindacati “amici”, CISL, UIL e UGL che cominciano a lamentarsi e che guardano con crescente preoccupazione la manifestazione indetta dalla CGIL per il prossimo 4 aprile.
Per uscire da questa “morsa” non ha trovato niente di meglio che “rispolverare” il “leit motiv” del Cavaliere, che è vero che siamo di fronte alla crisi, ma che non bisogna farsi travolgere dalle previsioni pessimiste, pena un calo di fiducia dei consumatori, riuscendo a far alterare anche il Vicepresidente di Confindustria Bombassei, che ha ribadito che le cifre si limitano a fotografare la realtà, e non a peggiorarla.
Ecco allora il colpo di genio del Ministro: se le cifre sono queste allora cerchiamo di “concentrarle”, diamole tutte insieme, evitiamo uno stillicidio quotidiano, come se, passata la paura una volta, poi le cose potessero magicamente cambiare. D' altronde, ha continuato Sacconi, l'Italia è stata brava, ha perso posti di lavoro con più lentezza rispetto all'America.
Avrebbe potuto fare quasi tenerezza ieri il Ministro al vertice G8, se non fosse che l'Italia è oramai un paese in ginocchio, dove la cassa integrazione cresce ogni mese in maniera esponenziale, dove quotidianamente famiglie intere perdono il posto di lavoro, dove Gabriele si impicca in un bosco perchè, pur essendo specializzato in brevetti, le imprese non possono investire, e senza lavoro non ha la forza di andare avanti ma, nonostante questo, trova ancora la forza per preoccuparsi per chi resta, e chiede di non spendere soldi per il suo funerale, di non essere rianimato se non ce la dovesse fare a morire.
E allora le parole del Ministro Sacconi suscitano solo rabbia, indignazione, come quelle del Capo del governo che, pochi giorni fa, ha spronato gli operai FIAT a non starsene con le mani in mano, a cercare un nuovo posto di lavoro, perchè lui farebbe lo stesso.
C'è da provare solo vergogna davanti a certe affermazioni, perchè alla fine dei giochi sembra quasi che la responsabilità di quel 6,7% di disoccupazione registrato dall'ISTAT alla fine del 2008 sia colpa dei lavoratori “fannulloni”, che non si sono rimboccati le maniche alla ricerca di una nuova occupazione.
Come se la responsabilità del gesto di Gabriele ricada solo su di lui, su di una persona forse troppo fragile, forse troppo “pessimista” per sopportare di essere tagliato fuori dalla società. Perchè quando si perde il lavoro si perde la dignità ma questo, Berlusconi e Sacconi, fanno finta di non saperlo.
E mentre Gabriele moriva, mentre il Ministro Sacconi non sapeva più a quale santo votarsi, il Popolo della libertà nasceva, davanti ad una folla osannante, commossa, piangente sulle note di “Meno male che Silvio c'è”.
Forse, alla fine, aveva ragione Cuore: “Il limite della democrazia è che votano anche i coglioni”.
Nessun commento:
Posta un commento