Solo l'Udc vota contro, ok di Di Pietro e astensione del Pd
«Il governo, con la complicità dell’opposizione parlamentare, uccide l’unità del Paese, favorendo gli interessi di Bossi, a discapito di quelli dei cittadini del Sud
L’atteggiamento del Pd sul federalismo dimostra continuità tra la segreteria di Veltroni e quella di Franceschini, entrambi impegnati ad asfaltare la strada al governo. Per non dire di Di Pietro, che addirittura si fa paladino di una riforma che creerà il caos nel Paese.». E' il commento di Pino Sgobio, responsabile per le politiche del mezzogiorno del Pdci, dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge sul federalismo fiscale. Il vaglio del Senato è in calendario ad aprile. Bossi e sodali hanno brindato alla vittoria che certo non speravano così schiacciante: 319 voti favorevoli, 195 astenuti e 35 contrari. Contrari solo l'Udc, Pierluigi Mantini e Furio Colombo del Partito democratico. Di Pietro si è schierato con la maggioranza e il Pd si è astenuto. L'obiettivo della riforma é di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali in modo da sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i servizi fondamentali, che devono costare ed essere erogati in modo uguale in tutto il Paese e si passa dai trasferimenti statali alla compartecipazione ai tributi erariali. Gli enti territoriali avranno autonomia tributaria ma non dovrà aumentare la pressione fiscale. Saranno istituite 9 città metropolitane ed è passato l'ordinamento per Roma capitale con norme e finanziamenti appositi. Un fondo perequativo verrà utilizzato per aiutare i territori con minori capacità fiscali. Il parere sui decreti attuativi sarà dato da una sorta di “bicameralina” composta da 15 deputati e 15 senatori scelti dai presidenti del Parlamento.
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