domenica 14 giugno 2009

"Unità del PRC, unità della Lista, unità della sinistra"

Intervista a Claudio Grassi

Riflettere sulla sconfitta, allargare la maggioranza dentro Rifondazione e cercare il dialogo con altri “pezzi” della sinistra. Con questi tre obiettivi, secondo Claudio Grassi – membro dimissionario della segreteria e leader dell’area Essere Comunisti – il Prc si presenta davanti al suo ‘parlamentino’.Infine la questione delle alleanze politiche e il rapporto con il PD. E Grassi non ha dubbi: “Non mettono in discussione il capitalismo”.

Grassi, avete appena riunito il coordinamento della lista anti-capitalista. Il voto del 6-7 giugno non ha bocciato questo progetto?

Le nostre aspettative erano di andare oltre la soglia del 4% e questo obiettivo non è stato conseguito. Ma il risultato insoddisfacente va contestualizzato: c’è un passo avanti rispetto ai consensi ottenuti dalla vecchia Sinistra Arcobaleno. La nostra lista è stata costruita sulla base di una convergenza programmatica e non come alleanza elettorale. Pensiamo che l’unità di queste forze vada conservata.

Si mormora che i rapporti con Diliberto non siano eccellenti.

Non ho di queste notizie. Certo proveniamo da storie diverse, ci sono questioni da affrontare in progress, ma mi pare che la cosa vada avanti tranquillamente.

In queste ore si parla di “allargamento”. Chi sono i vostri interlocutori?

Insieme al rafforzamento della lista anticapitalista bisogna aprire agli altri soggetti: penso a Sinistra e Libertà, ma anche ad associazioni e movimenti che sono rimasti fuori dalla competizione elettorale e che davanti a una sinistra divisa hanno deciso di non votare.

Oggi e domani si riunisce il comitato politico nazionale del Prc. C’è aria di resa dei conti?

Non credo che sarà un’assemblea infuocata. Noi della segreteria abbiamo rimesso il mandato per operare una discussione e un’analisi del voto del 6 e 7 giugno. Pensavamo di raggiungere risultati migliori e ora serve una discussione, che però sarà libera. Il Cpn deciderà se accettare le dimissioni o respingerle, questo fa parte della democrazia. Ma francamente non vedo una situazione così grave come la descrivono i giornali.

I giornali dicono anche che Ferrero sarà costretto a fare l’equilibrista: da un lato sosterrà il coordinamento, dall’altro dovrà tenere a bada i malumori dei “bertinottiani”. Non si rischia il cortocircuito?

Anche questa è un’interpretazione forzata. Noi fin da Chianciano abbiamo proposto ai compagni della seconda mozione di partecipare alla gestione del partito e in quella occasione loro hanno ritenuto di non farlo. Da allora ad oggi sono successe tante cose e penso che se in questo Cpn dovesse emergere una convergenza politica a partire da quella maggioranza la cosa sarebbe assolutamente positiva. Il segretario sta lavorando a questo e io sono con lui.

C’è chi ipotizza un rimpasto nella segreteria, con l’ingresso di alcuni elementi della vecchia maggioranza. E’ uno scenario verosimile?

Non ci sarebbe nulla di scandaloso. Se si dovesse registrare una convergenza politica è chiaro che col tempo si potrebbe verificare una modifica degli organismi…

Stanno venendo al pettine alcuni nodi di Chianciano?

La maggioranza uscita dal congresso si presenta unita a questo appuntamento. La linea emersa lo scorso luglio va ulteriormente applicata, perché in questi mesi non abbiamo avuto molto tempo per metterla in pratica. Abbiamo affrontato una scissione e poi è partita subito la campagna elettorale. Riteniamo valido quel percorso, lavoreremo per allargare la maggioranza dentro Rifondazione, per stringere l’unità con la lista anticapitalista e anche per un’aggregazione più ampia della sinistra.

Cosa risponde a chi dice che Rifondazione è morta?

E’ un’analisi che non mi convince. Rifondazione è in campo malgrado le difficoltà determinate non solo dal risultato elettorale ma anche dalla scissione subita. Non ritengo possa nascere una nuova sinistra più forte di quella che c’è oggi, azzerando il Prc. E’ una vecchia linea che è stata positivo.

A proposito di Bertinotti. Come giudica la proposta di una Grande Sinistra, estesa ai radicali e a pezzi del PD?

E’ stato Bertinotti a dire sempre che le sinistre sono due: una moderata e una di alternativa. Leggo in questi giorni che ha cambiato posizione di 180 gradi. Penso che la sua analisi non sia giusta. Credo che in questo Paese ci sia ancora un centrosinistra, come il PD, che non mette in discussione il sistema capitalistico e non ragiona, come noi, su un’alternativa di società. Queste due ricerche, molto diverse, sono ancora in campo e non vedo perché dovrebbero essere dismesse.

Ci sono i margini per intavolare iniziative comuni?

Bisogna stare sui contenuti e non sui contenitori. Solo così si possono individuare battaglie comuni: ciò che io indico come priorità è l’unità sui temi del lavoro, con iniziative da mettere in campo già nei mesi di giugno e di luglio. Se la discussione verte invece su improbabili contenitori, il discorso fallisce in partenza.

L’anno prossimo ci saranno le elezioni regionali. La lista anti-capitalista si presenterà da sola?

Lavoreremo per fare delle alleanze sulla base di contenuti, come abbiamo fatto in questa tornata amministrativa. Escludiamo le due estreme: rottura sempre e comunque, e appoggio incondizionato ai candidati del centrosinistra, magari anche con l’Udc…

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