mercoledì 17 giugno 2009

Imperia, ancora due morti in un depuratore

Cadono nella cisterna, vittime delle esalazioni. Dal 2006 sono 29 i casi analoghi

Cronaca di una morte annunciata, quella di Gianfranco Iamma, 36 anni di Genova e di Francesco Mercurio, 40 anni di San Biagio della Cima (Imperia), i due operai morti ieri pomeriggio dopo essere caduti nella vasca delle acque reflue all'interno del depuratore di Riva Ligure e uccisi dalle esalazioni
Un terzo operaio, Marco Marongiu, che si trovava sul bordo della vasca, si è sentito male ma è vivo e insieme Mohammed Abidi, che era sul camion, hanno dato l’allarme, ma non è servito a salvare la vita ai colleghi. Tutti e tre lavoravano per la Ciem Srl, una ditta esterna che aveva l'affidamento delle acque reflue per conto della società pubblica Secom, che gestisce gli impianti di depurazione.Si profila ora l’apertura di un’inchiesta per omicidio colposo mentre è attesa per domani l’autopsia sulle salme dei due operai.Ovviamente già si dice che «probabilmente le vittime non indossavano le mascherine di protezione», e che «i carabinieri stanno verificando se le mascherine di sicurezza si trovavano a bordo del camion, e non sono state utilizzate dagli operai, oppure se non c'erano affatto» quasi a dire «sarà mica colpa loro». E sorge un dubbio: ma c'è davvero qualcuno che pensa ai lavoratori come ad una strana setta di aspiranti suicidi? O come a una banda di irresponsabili o temerari Rambo “de noantri”?Ma soprattutto, a nessuno viene il dubbio che 29 uomini morti dal 2006 ad oggi in condizioni analoghe -cioè a causa delle esalazioni nocive provocate dalla manutenzione di cisterne di vario genere- non possano essere considerati una “coincidenza”?18 agosto 2006, due operai muoiono cadendo in una cisterna, storditi dalle esalazioni in uno stabilimento oleario di Monopoli (Bari).8 settembre 2006, un agricoltore muore a Villachiara (Brescia) dopo essere precipitato all'interno di un silo, stordito dalle esalazioni prodotte dal foraggio.8 gennaio 2007, due operai muoiono a Pegognaga (Mantova) dopo una caduta nell'imbuto di un silo di una azienda agricola, durante operazioni di pulizia.16 marzo 2007, due lavoratori muoiono a Cogollo di Tregnago (Verona), uccisi dalle esalazioni provenienti dalla cisterna in cui si erano calati per eseguire lavori di manutenzione.2 aprile 2007, un operaio muore per asfissia in un cantiere edile di Noicattaro (Bari), dopo essere caduto in una cisterna colma di sabbia.13 agosto 2007, un operaio muore dopo essere caduto in una cisterna di lavorazione del vino in un'azienda vinicola di Dozza Imolese (Bologna).12 ottobre 2007, un operaio muore in una cartiera di Varazze (Savona), precipitando in una cisterna contenente acqua e solvente, durante operazioni di manutenzione.18 gennaio 2008, due operai addetti ai lavori di pulizia della stiva di una nave a Porto Marghera (Venezia) muoiono asfissiati dalle esalazioni di gas.20 gennaio 2008, un operaio muore a Castel Bolognese (Ravenna) precipitando in un silo di stoccaggio di prodotti per la lavorazione della ceramica mentre ne puliva l'imboccatura.3 marzo 2008, cinque persone muoiono a Molfetta (Bari) per le esalazioni liberatesi durante la pulitura della cisterna di un camion.11 giugno 2008, sei morti a Mineo, in Sicilia: pulivano una vasca del depuratore, quattro erano dipendenti comunali, altri due di un azienda privata.26 maggio 2009, tre operai morti per asfissia nello spazio di pochi minuti, l'uno per salvare l'altro negli impianti della Saras di Sarroch, a 25 km da Cagliari.Rispetto all'accaduto la Cgil di Imperia e della Liguria pretende «il massimo di chiarezza nell'individuazione delle cause, della dinamica e delle responsabilità dell'incidente in modo che non abbia a ripetersi mai più. E' indispensabile che il Governo si convinca a rinunciare a modificare il Testo Unico sulla sicurezza, indebolendo le norme di tutela della salute dei lavoratori; finché non ci sarà rispetto rigoroso delle stesse continueremo a commentare, quasi impotenti, queste tragedie».Una strage continua quella dei lavoratori che muoiono sul lavoro e che vengano considerate “tragiche fatalità” quando non addirittura “normale amministrazione”, come quella che sta diventando la morte nelle cisterne killer. Cronaca di una morte annunciata, quella di Gianfranco e Francesco, così come purtroppo quella delle altre 27 vittime della logica del profitto che calpesta la sicurezza, e la vita di chi quel profitto lo crea con il sudore. Perché la sicurezza non è abbastanza redditizia e allora il governo ne smantella il Testo unico. Del resto il “progresso vuole le sue vittime”.

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