Cremaschi, «gli incentivi alla rottamazione sono un brodino». Sì agli aiuti a patto che «non chiuda neanche uno stabilimento italiano e che non si licenzi»O il governo interviene o 60mila lavoratori del settore in Italia resteranno a casa. Questo è l'ultimatum lanciato dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, alla vigilia del tavolo sulla crisi del settore automobilistico a palazzo Chigi tra governo, aziende e sindacati
Che il settore dell'auto ormai sia vittima di un uragano a livello mondiale è una dato di fatto, e difatti molti governi stranieri a partire dagli stessi Stati Uniti hanno varato piani costituiti da ingenti aiuti per evitare il collasso totale. Una crisi, quella del settore automobilitico, da cui l'Italia non è immune come dimostra il vertiginoso aumento della cassa integrazione e il massiccio utilizzo di ammortizzatori sociali alla Fiat. Secondo i dati Fiom il ricorso alla cassa integrazione nel settore metalmeccanico ha fatto registrare in dicembre 2008 un aumento del 1000% rispetto allo stesso mese del 2007. Ma l'allarme è ancora più grave. A lanciarlo inizialmente è stato il segretario della Fim-Cisl Vitali che ha quantificato in 60mila i posti di lavoro a rischio nell'intera filiera automotiva senza un intervento del governo.Una previsione ripresa da Marchionne, «60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, resteranno a casa, se non ci sarà un intervento del governo, è reale» ha detto all'Unione Industriale dove si tiene la riunione del consiglio direttivo sulla crisi economica. «Dal governo - ha continuato l'ad della Fiat -ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia». Il calo della domanda nel settore è già arrivato a meno 20%. Ed a rendere la situazione più nera anche la nuove stime dell'Fmi che indicano per l'Italia una crescita negativa sia per il 2009, -2,1%, che per il 2010, -0,1%.Intanto il governo è a lavoro sia sul piano politico, la Lega infatti con Calderoli si dice contraria a nuovi aiuti alla Fiat, che sul piano finanziario. Si parla di circa 260 milioni stanziati per un provvedimento che favorirebbe le vetture meno inquinanti. Critico e preoccupato Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom che sciopererà il prossimo 13 febbraio insieme a Fp, «gli incentivi alla rottamazione in questo momento sono un brodino che in una crisi che dura un anno servirà a far vendere un po' più d'auto ma non risolverà il problema strategico del sistema industriale italiano. La nostra posizione - spiega Cremaschi - è molto chiara e molto simile a quella di molti governi stranieri. Noi non siamo contrari agli aiuti pubblici, soprattutto in un momento di crisi, compresi quelli per il settore dell'auto. Però poniamo due condizioni: che non chiuda neanche uno stabilimento italiano, cosa che la Fiat non ha ancora garantito, e che non si licenzi recuperando anche quelle migliaia di lavoratori precari che la Fiat ha già licenziato e che sono in mezzo alla strada».Nel frattempo continua lo stillicidio della cassa integrazione: le presse dello stabilimento di Mirafiori chiuderanno tre settimane, dal 23 febbraio al 15 marzo e resteranno a casa tutti i 600 lavoratori (519 operai e 83 impiegati). Certo, su fronte Chrysler le cose sembrano andare meglio; sembra che le due società introdurranno sul mercato americano sette nuovi veicoli, di cui quattro con il marchio Chrysler e tre con quello Fiat o Alfa Romeo. Veicoli prodotti negli impianti Chrysler in Nord America e venduti tramite i concessionari Chrysler, Dodge e Jeep.
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