Le proposte del PdCI per l’Università
DIRITTO AL SAPERE, DIRITTO AL FUTURO
Una vera riforma dell’università deve mettere al centro il diritto al sapere, come diritto al futuro per l’intera società italiana. Il progetto del governo è invece molto chiaro: smantellare l'università pubblica, garantita dalla Costituzione per la creazione e la trasmissione della conoscenza come bene comune, lasciandola senza risorse umane e finanziarie,determinandone la privatizzazione con la trasformazione delle istituzioni universitarie in Fondazioni.
La nostra proposta è opposta a questo disegno e si traduce in poche proposte, semplici e immediatamente praticabili, ove ce ne fosse la volontà politica:
● Se si riconosce che la società ha diritto alla conoscenza, è necessario che al sistema che la produce e la trasmette siano garantite risorse umane e finanziamenti pubblici almeno al livello della media europea.
Investire massicciamente sull’università e la ricerca è vitale per l’Italia
● Va garantito un effettivo sostegno al diritto allo studio, non solo tramite un consistente numero di borse di livello economico sufficiente, ma soprattutto tramite l’effettiva disponibilità per tutti gli studenti di adeguate
infrastrutture logistiche (alloggi, mense, trasporti, ecc.) e didattiche (biblioteche, laboratori, aule, ecc.) e di un accettabile rapporto docenti/studenti.
● Occorre introdurre per legge il principio del tempo pieno per i docenti a tutti i livelli, affinché si possano dedicare esclusivamente alla ricerca ed alla didattica, rinunciando quindi ad attività professionali ed ad altri incarichi continuativi, lasciando l’interazione, certamente necessaria, degli studenti con il mondo delle professioni a complementi didattici svolti da professionisti esterni al corpo docente.
● Al contempo, va garantita ai docenti la libertà di insegnamento e di ricerca, sancita dalla Costituzione, non solo tramite l’esclusione di ogni condizionamento politico, confessionale e burocratico, ma anche attraverso la effettiva disponibilità di strutture, finanziamenti e tempo per dedicarsi a entrambe queste funzioni.
● La cronica carenza di docenti, la distribuzione fortemente sbilanciata degli incarichi e l’ormai intollerabile peso del precariato nelle università e negli enti di ricerca italiani dimostra che deve essere profondamente trasformato il meccanismo del reclutamento, che deve essere nazionale, realizzato con criteri trasparenti e rigorosi e così garantire un costante afflusso di giovani per il futuro, salvaguardando le competenze acquisite da quanti sono stati per anni costretti a lavorare in condizioni precarie e spesso inaccettabili per mantenere l’attuale alto livello scientifico e didattico del sistema accademico nazionale.
● La persistenza di alcune fasce di parassitismo, anche se prevalentemente concentrate in settori e situazioni particolari, rende necessario che si metta in opera un efficiente sistema di autovalutazione da parte della comunità scientifica, che garantisca la continuità della produzione di sapere di ogni docente, premiando comportamenti virtuosi e penalizzando assenteismo, scarso impegno nell’attività didattica e disinteresse e superficialità in quella di ricerca; questo processo deve però basarsi su regole certe e condivise dalla comunità scientifica nelle sue diverse articolazioni.
● Ciò comporta anche la necessità di una razionalizzazione dell’esistente, ponendo fine ad esperienze fallimentari di micro-atenei e sedi distaccate prive di ogni struttura didattica e scientifica e di centri di ricerca fantasma, nati solo per soddisfare pretese localistiche ed interessi di lobbies, garantendo al tempo stesso le necessità ed i diritti degli studenti, dei precari e dei docenti che vi studiano e lavorano, solitamente non per scelta ma per ineluttabile necessità. Va garantita anche l’unitarietà del sapere, intrinseca nell’origine stessa del nome “Università” e resa oggi inevitabile dalla crescente necessità di studio e ricerca interdisciplinare indispensabili per rispondere ai sempre più complessi bisogni, materiali e culturali della società moderna: assurda appare quindi la scelta di delocalizzare e separare spazialmente tra loro le diverse facoltà e dipartimenti di un ateneo.
● E’ infine indispensabile, fissando con chiarezza i criteri minimi comuni che ogni corso di laurea deve garantire agli studenti che lo frequentano, abrogando il sistema del 3+2, assegnando precisi obiettivi e soglie ai percorsi di formazione e riassorbendo il frazionamento e la pletora di corsi di laurea che definiscono ambiti estremamente limitati ed angusti del sapere, effettuare una drastica inversione di tendenza nella autonomia selvaggia dei singoli atenei che, sotto la spinta ad una innaturale concorrenza di tipo mercantilistico, sta compromettendo nei fatti il valore legale del titolo di studio, unico strumento che ha garantito, nel nostro Paese, il principio costituzionale dell’eguaglianza sostanziale per tutti.
La libertà e l’efficienza dell’università pubblica e della ricerca costituiscono uno dei beni fondamentali per il progresso, la democrazia e l’uguaglianza nel Paese.
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