Immergersi nelle lotte, costruire la federazione, avanzare una proposta sul piano politico istituzionale e, nel partito, dare alla luce una nuova fase improntata alla gestione unitaria. Si può riassumere così, schematicamente in questi passaggi, la relazione del segretario Paolo Ferrero svolta venerdì 11 settembre durante la riunione della Direzione nazionale del Partito. E’ stata dunque una relazione molto articolata quella del segretario, condensata in un intervento con cui sono stati affrontati diversi temi molto complessi. Molta carne al fuoco quindi, col rischio di non riuscire a individuare le priorità che il Partito deve darsi in una fase di difficoltà. Ferrero è innanzitutto partito dall’assunto che le nostre analisi sulla crisi sono valide. Tesi questa condivisa anche dal nuovo coordinatore di Essere comunisti, Bruno Steri che, nel corso del dibattito, ha definito azzeccata la nostra visione sulla crisi ma “il consenso, lo abbiamo visto, non arriva per questo”. Per Steri occorre quindi calibrare bene i messaggi che vogliamo lanciare, provare a dare una prospettiva generale alle vertenze in atto ed elaborare parole d’ordine che buchino la cortina di silenzio che ci circonda. Continuando col discorso del segretario, Ferrero, valutando le mosse nel campo nemico, ha analizzato alcuni aspetti del governo Berlusconi: l’esecutivo non è interessato ad una politica anticiclica, aspetta una ripresa internazionale e al contempo gestisce la crisi con caratteri simili alle dittature degli anni ’20. In luce nell’intervento di Ferrero anche la presa di distanza delle classi dominanti che iniziano a smarcarsi dal caudillo al potere. E proprio sui poteri forti adesso in non piena adesione col governo e visti come fattore di instabilità si è concentrato l’intervento di Alberto Burgio. Berlusconi è tornato infatti ad essere un problema, non solo per ambienti vaticani, ma per il sistema del credito, per la nulla credibilità internazionale e per vasti settori che prima lo hanno sostenuto. Per Burgio dobbiamo allora interrogarci su scenari alternativi. Non è da escludere un governo di destra senza Berlusconi e con invece al vertice i grandi garanti del grande capitale. Si determinerebbe per noi un quadro problematico perché su tale ipotesi potrebbe esserci il consenso o la benevola astensione del Pd. Un passaggio della relazione del segretario è dedicato alle preoccupazioni sul golpe in Honduras ed all’interesse che dobbiamo nutrire per l’esperienza latinoamericana ed un altro punto importante riguarda la situazione tedesca, che per noi vuol dire molto ed in primo luogo, con il recente risultato elettorale della Linke, rappresenta un’uscita da sinistra alla crisi. Il discorso sulla Linke viene ripreso ancora da Bruno Steri. Il coordinatore di Essere comunisti ritiene che la sinistra tedesca vada bene anche per un fatto dirompente che riguarda l’Ue: la Linke ha infatti fatto ricorso a Corte costituzionale tedesca per far sì che la sovranità europea non sia un dominus ed ha vinto. Anche su questo punto dobbiamo quindi riuscire a dare risposte anche noi.Per il segretario Ferrero il Prc deve innanzitutto ripartire dal conflitto, anzi alimentarlo e renderlo più visibile, e così aiutare a creare coscienza, e dentro le vertenze costruire anche la visibilità del Partito. Liberazione deve diventare una sorta di giornale delle lotte ed il Prc deve dar vita ad una piattaforma in risposta alla crisi. Al tempo stesso – ha spiegato Ferrero – occorre proseguire nel percorso di costruzione della federazione per farne un polo politico autonomo e strategicamente alternativo al Pd, che si muova nel solco della storia del movimento operaio italiano e che non sia la sommatoria fra le forze necessarie per la sua costruzione, Prc e Pdci, ma un processo aperto e coinvolgente. Sul piano politico istituzionale Ferrero ha quindi proposto di trovare un accordo con le altre opposizioni, in caso di caduta del governo Berlusconi, legato solo a due punti: una legge elettorale proporzionale per scardinare il bipolarismo - decisivo in questo senso è anche il rilancio dell’idea delle due sinistre - e una legge sul conflitto di interessi. Su questo punto Burgio si è chiesto perché anche i settori proporzionalisti del Pd dovrebbero aprire uno spiraglio che possa farci risollevare, mentre per Leonardo Masella “siamo troppo al traino delle cultura e della politica del Pd”. Il capogruppo in regione Emilia-Romagna definisce infatti ultrapoliticista l’ipotesi di governo tecnico per cambiare legge elettorale. Una conferma che siamo in qualche modo a traino della politica del Pd, Masella la trova anche nell’editoriale di oggi del direttore di Liberazione, Dino Greco, che invita a trasformare la manifestazione su libertà di stampa in una manifestazione di popolo. Masella in proposito ricorda che chi tira le fila della protesta è la stessa stampa che ci cancella e ci emargina. Ma punto centrale della discussione oggi in Direzione è stata anche la questione della gestione unitaria, che per il segretario è un allargamento della segreteria e non una ridiscussione complessiva dell’impianto in cui ci siamo mossi negli ultimi mesi, rappresentando in particolar modo il compimento del congresso di Chianciano in un’ottica di rilancio del Prc. Di diverso avviso Claudio Bellotti, di Falce e martello, che ritiene si tratti di un’ambiguità, un cambio di maggioranza, con una nuova segreteria e una nuova linea politica. Per Aurelio Crippa la gestione unitaria è invece un elemento di democrazia, i gruppi dirigenti diventano rappresentanza del corpo del partito e finisce così lo scempio portato avanti dal congresso di Venezia con la costruzione di organismi dirigenti col sistema maggioritario. Ora però – questa la proposta avanzata da Crippa - questo raccordo nazionale si traduca a tutti i livelli nel partito. Il dirigente del Prc, nel corso dell’intervento, ha poi mosso alcuni dubbi sul procedere del Partito, in particolare – ha ammonito riguardo al Cpn - “se domani si registra quanto avvenuto al Cpn di giugno questo partito non ha maggioranza”. Inoltre – ha continuato - “in questi mesi siamo stati presenti in tutte le lotte, ma le elezioni ed il tesseramento non danno dati positivi. Fra agire e traduzione c’è dunque uno scarto, sul quale occorre riflettere”. Per Crippa manca uno sbocco a livello politico, occorre costruire un progetto, un minimo di programma. Sui tanti problemi del paese occorre fare una scelta, e la scelta non può che essere quella del lavoro, con la crisi in atto, col congresso della Cgil alle porte. Si metta in campo dunque la conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori e si mobiliti il partito attorno a queste questioni, mentre sulle elezioni regionali ci si chieda prima qual è il nostro progetto e poi si apra il confronto.Il Cpn di sabato e domenica è dunque chiamato ad affrontare tante questioni di rilievo, tutte utili per il rilancio del Prc e della federazione. Serve una proposta chiara su pochi punti che affronti i nodi centrali delle classi che intendiamo rappresentare, sennò rischiamo di fare una discussione avvitati su noi stessi. E serve farlo subito per ripartire nel paese e nel conflitto.
lunedì 14 settembre 2009
Direzione: Prc verso una gestione unitaria
Immergersi nelle lotte, costruire la federazione, avanzare una proposta sul piano politico istituzionale e, nel partito, dare alla luce una nuova fase improntata alla gestione unitaria. Si può riassumere così, schematicamente in questi passaggi, la relazione del segretario Paolo Ferrero svolta venerdì 11 settembre durante la riunione della Direzione nazionale del Partito. E’ stata dunque una relazione molto articolata quella del segretario, condensata in un intervento con cui sono stati affrontati diversi temi molto complessi. Molta carne al fuoco quindi, col rischio di non riuscire a individuare le priorità che il Partito deve darsi in una fase di difficoltà. Ferrero è innanzitutto partito dall’assunto che le nostre analisi sulla crisi sono valide. Tesi questa condivisa anche dal nuovo coordinatore di Essere comunisti, Bruno Steri che, nel corso del dibattito, ha definito azzeccata la nostra visione sulla crisi ma “il consenso, lo abbiamo visto, non arriva per questo”. Per Steri occorre quindi calibrare bene i messaggi che vogliamo lanciare, provare a dare una prospettiva generale alle vertenze in atto ed elaborare parole d’ordine che buchino la cortina di silenzio che ci circonda. Continuando col discorso del segretario, Ferrero, valutando le mosse nel campo nemico, ha analizzato alcuni aspetti del governo Berlusconi: l’esecutivo non è interessato ad una politica anticiclica, aspetta una ripresa internazionale e al contempo gestisce la crisi con caratteri simili alle dittature degli anni ’20. In luce nell’intervento di Ferrero anche la presa di distanza delle classi dominanti che iniziano a smarcarsi dal caudillo al potere. E proprio sui poteri forti adesso in non piena adesione col governo e visti come fattore di instabilità si è concentrato l’intervento di Alberto Burgio. Berlusconi è tornato infatti ad essere un problema, non solo per ambienti vaticani, ma per il sistema del credito, per la nulla credibilità internazionale e per vasti settori che prima lo hanno sostenuto. Per Burgio dobbiamo allora interrogarci su scenari alternativi. Non è da escludere un governo di destra senza Berlusconi e con invece al vertice i grandi garanti del grande capitale. Si determinerebbe per noi un quadro problematico perché su tale ipotesi potrebbe esserci il consenso o la benevola astensione del Pd. Un passaggio della relazione del segretario è dedicato alle preoccupazioni sul golpe in Honduras ed all’interesse che dobbiamo nutrire per l’esperienza latinoamericana ed un altro punto importante riguarda la situazione tedesca, che per noi vuol dire molto ed in primo luogo, con il recente risultato elettorale della Linke, rappresenta un’uscita da sinistra alla crisi. Il discorso sulla Linke viene ripreso ancora da Bruno Steri. Il coordinatore di Essere comunisti ritiene che la sinistra tedesca vada bene anche per un fatto dirompente che riguarda l’Ue: la Linke ha infatti fatto ricorso a Corte costituzionale tedesca per far sì che la sovranità europea non sia un dominus ed ha vinto. Anche su questo punto dobbiamo quindi riuscire a dare risposte anche noi.Per il segretario Ferrero il Prc deve innanzitutto ripartire dal conflitto, anzi alimentarlo e renderlo più visibile, e così aiutare a creare coscienza, e dentro le vertenze costruire anche la visibilità del Partito. Liberazione deve diventare una sorta di giornale delle lotte ed il Prc deve dar vita ad una piattaforma in risposta alla crisi. Al tempo stesso – ha spiegato Ferrero – occorre proseguire nel percorso di costruzione della federazione per farne un polo politico autonomo e strategicamente alternativo al Pd, che si muova nel solco della storia del movimento operaio italiano e che non sia la sommatoria fra le forze necessarie per la sua costruzione, Prc e Pdci, ma un processo aperto e coinvolgente. Sul piano politico istituzionale Ferrero ha quindi proposto di trovare un accordo con le altre opposizioni, in caso di caduta del governo Berlusconi, legato solo a due punti: una legge elettorale proporzionale per scardinare il bipolarismo - decisivo in questo senso è anche il rilancio dell’idea delle due sinistre - e una legge sul conflitto di interessi. Su questo punto Burgio si è chiesto perché anche i settori proporzionalisti del Pd dovrebbero aprire uno spiraglio che possa farci risollevare, mentre per Leonardo Masella “siamo troppo al traino delle cultura e della politica del Pd”. Il capogruppo in regione Emilia-Romagna definisce infatti ultrapoliticista l’ipotesi di governo tecnico per cambiare legge elettorale. Una conferma che siamo in qualche modo a traino della politica del Pd, Masella la trova anche nell’editoriale di oggi del direttore di Liberazione, Dino Greco, che invita a trasformare la manifestazione su libertà di stampa in una manifestazione di popolo. Masella in proposito ricorda che chi tira le fila della protesta è la stessa stampa che ci cancella e ci emargina. Ma punto centrale della discussione oggi in Direzione è stata anche la questione della gestione unitaria, che per il segretario è un allargamento della segreteria e non una ridiscussione complessiva dell’impianto in cui ci siamo mossi negli ultimi mesi, rappresentando in particolar modo il compimento del congresso di Chianciano in un’ottica di rilancio del Prc. Di diverso avviso Claudio Bellotti, di Falce e martello, che ritiene si tratti di un’ambiguità, un cambio di maggioranza, con una nuova segreteria e una nuova linea politica. Per Aurelio Crippa la gestione unitaria è invece un elemento di democrazia, i gruppi dirigenti diventano rappresentanza del corpo del partito e finisce così lo scempio portato avanti dal congresso di Venezia con la costruzione di organismi dirigenti col sistema maggioritario. Ora però – questa la proposta avanzata da Crippa - questo raccordo nazionale si traduca a tutti i livelli nel partito. Il dirigente del Prc, nel corso dell’intervento, ha poi mosso alcuni dubbi sul procedere del Partito, in particolare – ha ammonito riguardo al Cpn - “se domani si registra quanto avvenuto al Cpn di giugno questo partito non ha maggioranza”. Inoltre – ha continuato - “in questi mesi siamo stati presenti in tutte le lotte, ma le elezioni ed il tesseramento non danno dati positivi. Fra agire e traduzione c’è dunque uno scarto, sul quale occorre riflettere”. Per Crippa manca uno sbocco a livello politico, occorre costruire un progetto, un minimo di programma. Sui tanti problemi del paese occorre fare una scelta, e la scelta non può che essere quella del lavoro, con la crisi in atto, col congresso della Cgil alle porte. Si metta in campo dunque la conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori e si mobiliti il partito attorno a queste questioni, mentre sulle elezioni regionali ci si chieda prima qual è il nostro progetto e poi si apra il confronto.Il Cpn di sabato e domenica è dunque chiamato ad affrontare tante questioni di rilievo, tutte utili per il rilancio del Prc e della federazione. Serve una proposta chiara su pochi punti che affronti i nodi centrali delle classi che intendiamo rappresentare, sennò rischiamo di fare una discussione avvitati su noi stessi. E serve farlo subito per ripartire nel paese e nel conflitto.
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