lunedì 14 settembre 2009

Direzione Nazionale PRC 11 Settembre 2009 - Intervento di Simone Oggionni

di Simone Oggionni


Voglio esercitarmi anch’io sul tema del conflitto, perché penso che la ripresa del conflitto sociale nel nostro Paese sia – in prospettiva e dal nostro punto di vista – l’elemento centrale di questa fase politica.A me piacerebbe che il comitato politico nazionale di domani si aprisse con l’elencazione puntuale e precisa di tutte le lotte che in questi dieci giorni sono esplose, nelle fabbriche (da Battipaglia a Milano) e nel mondo della scuola (da Catania a Cagliari, da Roma a Trapani). Così come mi piacerebbe che nella riunione di domani si desse conto del ruolo che il partito sta acquisendo nelle lotte che si stanno sviluppando in ogni territorio.Da questo punto di vista raccolgo con sincera condivisione l’appello di Ferrero a non dividersi più sul tema per noi così spinoso del rapporto con i movimenti. Ricordo che un anno fa, in questa direzione, ci dividemmo in una discussione molto accesa che vertava proprio sul rapporto tra partito e movimenti, sulla cessione di sovranità, sull’egemonia: una discussione lacerante che produsse documenti contrapposti. Proviamo da oggi a bandire l’idea che ci sia nel partito qualcuno così ottuso da non volere investire strategicamente la propria iniziativa politica nei movimenti di lotta e contemporaneamente da non volere che il partito tragga ulteriore forza e consenso dalla propria presenza organizzata nel conflitto sociale?Oggi il segretario ci ha proposto un punto di sintesi concettuale avanzata, che io traduco così: il partito deve essere lo strumento politico dell’auto-organizzazione sociale. Non c’è alcuna Rifondazione Comunista se non si ricrea una presenza e un investimento costanti nei movimenti e nelle lotte!Diceva bene però Zuccherini: serve a fianco di questo un progetto organico di società. Aggiungo: una piattaforma di proposte unificanti e uno sbocco politico concreto.Un progetto organico: proviamo a riproporre il tema, in questa epoca di crisi che è svuotamento della democrazia, regressione civile e sociale, di una democrazia aggettivata, e cioè di una democrazia dal basso, di una democrazia progressiva, di un nuovo protagonismo dei lavoratori, degli studenti e delle classi popolari, a partire dalla propria autodeterminazione nelle fabbriche e nei luoghi di studio e di formazione.Una piattaforma di proposte: stop ai licenziamenti, statalizzazione delle fabbriche in crisi, autogestione operaia, salario sociale, riqualificazione della ricerca, stop ai tagli agli organici nella scuola, politica di diritto allo studio. Sono o non sono queste le proposte che, se elencate tutte insieme e all’interno di un quadro organico, ci darebbero credibilità e forza in questa fase embrionale di conflitti?Infine lo sbocco politico concreto. Io penso a tre cose. Ferrero parlava di un governo a termine per le riforme istituzionali. Condivido, invece, l’idea di un’alleanza trasversale e tecnica per la garanzia costituzionale e le riforme istituzionali, a partire dalla legge elettorale proporzionale. Che è una cosa diversa, obiettivamente meno impegnativa e altrettanto (forse: più) efficace della prima per arginare le derive del regime berlusconiano.La seconda: rafforzare la federazione dando risposte concrete all’esigenza di unità che prorompe da ogni territorio, dall’insieme dei nostri compagni e dal popolo della sinistra. Unità, un’idea forte di aggregazione e unificazione dei comunisti e degli anticapitalisti. La penso esattamente al contrario di Pegolo: penso alla costruzione di un soggetto politico a tutto tondo. Non è più il tempo dei cartelli elettorali e dei contenitori incomprensibili. Abbiamo deciso di investire sulla federazione? Benissimo, che sia una cosa seria, che porti Rifondazione Comunista a costruire il soggetto politico unitario dei comunisti e degli anticapitalisti. Meglio: il soggetto politico unitario dei comunisti e degli anticapitalisti nelle lotte e nei conflitti.Infine, serve un partito unito, compatto, che fa fronte alle difficoltà mettendo in campo tutte le energie di cui dispone, anche nel gruppo dirigente centrale. In questo, per fortuna, abbiamo corretto gli errori compiuti dal congresso di Chianciano in poi. Ma che non per questo – come diceva giustamente Steri –ci porti senza colpo ferire ad una modificazione dei rapporti interni senza ridiscutere della linea politica e di quanto ogni pezzo del partito contribuisce a definirla.In conclusione due parole telegrafiche sul campeggio dei Giovani Comunisti. Abbiamo sperimentato un percorso unitario, con una discussione accesa ma alla fine produttiva sia tra noi sia nel confronto con i compagni che abbiamo incontrato. E, alla fine, abbiamo lanciato l’idea di moltiplicare le mobilitazioni che in questi giorni stiamo costruendo. Penso che i Giovani Comunisti oggi, dopo molto tempo, possono tornare a dire qualcosa e a dare un contributo positivo anche nel partito e nel suo dibattito interno.

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