mercoledì 23 dicembre 2009

AUGURI… PER TUTTI

In queste settimane natalizie, in cui le parole e la retorica si sprecheranno, desideriamo dedicare uno spazio ai nostri personali auguri, senza dimenticarci di chi da 2 anni e più ci amministra…:
AUGURI al SINDACO, sperando che al più presto si svegli dal lungo letargo in cui è caduto dal 29 maggio 2007 ad oggi…. E dia, finalmente, le dimissioni…
AUGURI alla GIUNTA COMUNALE (a quale non si sa bene), a quella che sta finendo con l’anno vecchio e a quelle che nasceranno con l’anno nuovo… sperando che non ce ne siano…
AUGURI ai CONSIGLIERI di minoranza a cui Babbo natale ha regalato una poltrona in maggioranza…

MA NON POSSIAMO DIMENTICARCI DEI BENEFICIARI DI TANTO MERITO AMMINISTRATIVO…I CITTADINI MINERVINESI…

AUGURI ai MINERVINESI, a quelli che ogni giorno viaggiano in strade di campagna dissestate, a quelli che avrebbero dovuto usufruire del trasporto urbano gratis (promesso prima delle ultime elezioni) e che si sono ritrovati a pagare regolarmente il biglietto (PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO)…

Durante questo Natale però non possiamo non essere solidali con gli operai che lo passeranno suio tetti della propria fabrica per difendere il posto di lavoro…

INOLTRE SIAMO VICINI AI LAVORATORI DELL’ OMP ED ALLE LORO FAMIGLIE CHE RICORDERANNO QUEST’ANNO PER LA CASSA INTEGRAZIONE E IL SEMPRE VICINO PERICOLO DI DISOCCUPAZIONE…
SIAMO ANCHE VICINI AGLI AGRICOLTORI PRESI IN GIRO DA GOVERNO NAZIONALE ED AMMINISTRAZIONE COMUNALE.

In questa situazione, cari concittadini, non sarebbe sbagliato scrivere a Babbo Natale e chiedere in regalo ciò che ci dovrebbe garantire chi ci governa…
Agli amministratori diciamo AUGURI… E BUON RIPOSO,
ai cittadini
AUGURI… E SVEGLIA!

martedì 22 dicembre 2009

Assistette a un pestaggio, detenuto muore in cella

Era stato il testimone di un presunto pestaggio avvenuto a settembre nel carcere di Castrogno, a Teramo. Il «negro», come lo chiamava Giovanni Luzi, il comandante delle agenti penitenziari preoccupato dal fatto che aveva visto tutto e che, con la sua testimonianza, avrebbe potuto provocare una rivolta tra gli altri detenuti. Venerdì scorso Uroma Emeka, 32 anni, nigeriano, è morto improvvisamente dopo essersi sentito male mentre era al telefono con la moglie. L'autopsia, disposta dalla procura di Teramo per fare chiarezza sulla sua morte, ha stabilito ieri che le cause del decesso sono naturali. Emeka, che stava scontando una condanna a due anni per spaccio di droga, è stato ucciso da un tumore al cervello, un'ernia cerebrale che avrebbe esercitato una compressione fatale. Un risultato che se sgombera il campo da possibili sospetti, non spiega però perché l'uomo si trovasse ancora rinchiuso a Teramo visto il suo ruolo di testimone scomodo e visto le sue condizioni di salute che avrebbero consigliato il ricovero in una struttura ospedaliera. Anche perché in passato, stando anche alle testimonianza degli stessi agenti di custodia, Emeka su sarebbe lamentato per i dolori e sarebbe svenuto sotto la doccia. E infatti, nonostante i risultati dell'autopsia, ieri sera la procura ha fatto sapere di non considerare affatto chiusa l'inchiesta e di voler fare chiarezza sull'indifferenza che ha circondato le ultime ore di Emeka. Sarebbero passate infatti 5 ore da quando l'uomo si è sentito male a quando è stato trasferito in ospedale. Un punto sul quale si dice d'accordo anche Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia e presidente dell'associazione «A buon diritto», La sua morte morte - - ha commentato ieri Manconi - dimostra lo stato d'abbandono terapeutico' in cui versava Emeka e nel quale versa l'intero sistema penitenziario italiano». La vicenda che ha visto Emeka protagonista risale al 22 dicembre scorso, giorno cui nel carcere abruzzese un detenuto sarebbe stato «punito» dagli agenti di custodia. Un pestaggio che il comandante degli agenti, Giovanni Luzi, avrebbe criticato durante una riunione con i suoi uomini non perché un atto di violenza illegale, bensì solo perché sarebbe stato eseguito di fronte a tutti gli altri detenuti. «In sezione non si può massacrare un detenuto, si va sotto», disse . «Si è rischiata al rivolta perché c'era il negro che visto tutto». Parole registrate di nascosto da un agente, che poi le inviò alla redazione di un giornale locale La Città. Per quel discorso nelle settimane successive Luzi è stato sospeso dal ministro ella Giustizia Angelino Alfano.Al di là del presunto pestaggio, sono più i generale le condizioni del carcere di Castrogno a sollevare preoccupazione. L'istituto è infatti sovraffollato, con 400 detenuti invece dei 230 previsti, e con un numero di agenti ritenuto insufficiente rispetto alle esigenze: 155 agenti in servizio invece di 203. Più della metà dei detenuti, inoltre, è malata, molti sono tossicodipendenti e con patologie psichiatriche.Una realtà particolarmente difficile, sulla quale adesso pesa anche la morte di Emeka e che, secondo la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, sarebbe completamente ignorata dal ministro Alfano. «Sarebbe utile sapere perché il ministro non risponde alle interrogazioni che abbiamo presentato proprio sul carcere di Teramo», accusa Bernardini. «Il ragazzo nigeriano morto era tossicodipendente, depresso e perciò fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora gli occhi per vedere ciò che non avrebbe dovuto vedere. Ma sarebbe stata giusto e opportuno non tenerlo i quel carcere».Sulla necessità di trasferire Emeka si dice d'accordo anche il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, mentre anche il senatore del Pd Francesco Ferrante invita il ministro Alfano ad aprire un'inchiesta per agevolare le indagini della procura di Teramo.

martedì 15 dicembre 2009


AGGRESSIONE BERLUSCONI, SCONFIGGERE IL DISEGNO REAZIONARIO

Abbiamo espresso la più netta condanna dell’aggressione subita da Silvio Berlusconi. Lo abbiamo fatto perché difendiamo la democrazia senza se e senza ma, e questo vuol dire difendere - per tutti - gli spazi di agibilità politica. Questo è tanto più necessario oggi, in una fase in cui la democrazia è pesantemente messa in discussione proprio dall’attacco delle destre che vogliono stravolgere la carta costituzionale.Di questa volontà di stravolgere le regole abbiamo avuto una testimonianza con l’utilizzo che, dell’aggressione, è stato fatto dalla destra, sia politica che giornalistica. L’aggressione è utilizzata per beatificare Berlusconi, per far dimenticare i suoi trascorsi e i suoi propositi eversivi. L’aggressione è utilizzata per dire che chi combatte politicamente Berlusconi è antidemocratico; si è arrivati a parlare di terrorismo. L’aggressione è utilizzata per cercare di normalizzare l’opposizione, per toglierle la parola cercando di obbligarla all’accettazione subalterna dei propositi governativi. Si tratta di una operazione demagogica e populista di tipo fascista, che cerca di criminalizzare l’opposizione per renderla innocua e per giustificare strette repressive. Del resto non è un caso che tutte le svolte antidemocratiche del secolo scorso siano state giustificate in nome della difesa della libertà: dai nazisti, dopo il rogo del Reichstag, alle dittature latinoamericane. Non a caso la Lega, che di questo disegno eversivo è la punta di diamante politica ed ideologica, sta imprimendo alla vicenda una torsione integralmente repressiva.L’aggressione del signor Tartaglia alla persona Berlusconi ha quindi determinato una grande occasione per il politico Berlusconi al fine di rifarsi una verginità e dare un duro colpo all’opposizione. L’aggressione al presidente del consiglio ha dato nuova linfa al progetto piduista di svolta reazionaria nel paese e solo un cretino può pensare il contrario.Occorre quindi difendere fino in fondo gli spazi democratici dagli attacchi strumentali e fascistoidi della destra, ma nel contempo progettare con chiarezza una risposta in avanti a questa situazione. La situazione attuale è caratterizzata dal tentativo berlusconiano di utilizzare la crisi economica per attuare una svolta reazionaria e uscire da destra dalla crisi della seconda repubblica. Questo tentativo cerca di tradurre l’atomizzazione e le solitudini sociali in consenso passivo alla svolta reazionaria. La nostra riposta non può essere il puro rovesciamento di questa prospettiva: il populismo di sinistra è nei fatti subalterno al populismo di destra. Dobbiamo progettare con ancora maggior cura di quanto fatto sin’ora la costruzione di una opposizione di massa alle politiche governative e confindustriali per riportare lo scontro politico al merito delle questioni sociali. Non rimanere impigliati in una personalizzazione dello scontro politico e mettere sul tappeto i problemi sociali: questo è il punto decisivo. La nostra risposta alla campagna d’opinione e repressiva del governo è il cambio radicale di terreno dello scontro politico. La nostra risposta è la costruzione certosina della mobilitazione sociale a partire dalla lotta per l’occupazione e la campagna referendaria da preparare sin da subito contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare e contro la precarietà. Per sconfiggere il berlusconismo non serve attaccare Berlusconi, ma ricostruire nel paese un sano conflitto di classe che dia vita ad una forte opposizione sociale e, quindi, apra la strada all’alternativa.

sabato 12 dicembre 2009

PRESIDIO IN PIAZZA BOVIO


Il Partito della Rifondazione Comunista organizza un presidio domenica 13 in Piazza Bovio dalle 10.00 alle 13.00 per la chiusura del tesseramenbto 2009 al Partito. Si terrà inoltre una raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua voluta dal Governo Berlusconi.Sarà presente all'iniziativa il compagno

MIMMO CAPORUSSO,

della Direzione Naz.le del PRC

FERRERO AI LEADERS OPPOSIZIONE: URGE AZIONE COMUNE

Roma, 11 dic. 2009 – Vi propongo di vederci rapidamente al fine di stabilire una possibile azione comune. Questa l’esortazione che il segretario nazionale del Prc-Se, Paolo Ferrero, ha rivolto oggi a nome del Coordinamento della Federazione della Sinistra (che riunisce Prc, Pdci, Socialismo 2000, Associazione Lavoro-Solidariertà, insieme a esponenti indipendenti e intellettuali di sinistra) a tutti i leader delle forze politiche di opposizione: Pierluigi Bersani (Pd), Antonio Di Pietro (Idv), Pierferdinando Casini (Udc), Francesco Rutelli (Alleanza per l’Italia), Angelo Bonelli (Verdi), Claudio Fava e Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Mario Staderini (Radicali), Riccardo Nencini (Psi), Salvatore Cannavò (Sinistra critica), Marco Ferrando (Pcl); cui è stata indirizzata l’allarmata lettera che segue.
“Le più recenti posizioni del Presidente del Consiglio, che minacciano di travolgere l’equilibrio tra i poteri costituzionali della Repubblica, delineano una vera e propria crisi istituzionale. Ha ragione il Presidente Napolitano: siamo di fronte ad un violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana. Dopo aver attaccato la sovranità del Parlamento, riducendone persino la funzionalità; dopo aver ridotto tutte le autonomie, di fatto Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali; è questo, infatti, il significato vero del brutale assalto alle istituzioni di garanzia. Questo si accompagna ad una sistematica azione di aggressione alle organizzazioni sindacali e sociali che esercitano il loro ruolo in autonomia ed indipendenza.Il Presidente del Consiglio ritiene che il voto popolare azzeri il sistema delle garanzie e dei controlli di legittimità perché non ha la concezione della legalità costituzionale. Non credo che questi elementi possano essere sottovalutati ne che possano essere affrontati come questione di ordinaria amministrazione. Vi è una vera e propria emergenza democratica di cui sarebbe irresponsabile non vedere la gravità e i possibili esiti nefasti. Credo sia indispensabile che tutte le forze di opposizione, pur nella pluralità delle rispettive posizioni, trovino una sede di confronto per discutere di questo problema al fine di attivare una efficace iniziativa politica che possa coinvolgere il complesso delle associazioni democratiche e della popolazione italiana, al fine di combattere e sconfiggere il disegno eversivo di Berlusconi.Vi propongo pertanto di vederci rapidamente al fine di stabilire una possibile azione comune”.

giovedì 10 dicembre 2009

«Divieto» di mobilitazione

di Roberto Ciccarelli
su il manifesto del 10/12/2009
Stop al corteo dell’Onda. Gli studenti: «assedieremo» il ministero. Alemanno «testa» il suo protocollo. Pantaleo (Cgil): grave limitazione
La questura di Roma ha revocato l’autorizzazione al corteo degli studenti, dei precari e dei lavoratori della conoscenza che domani avrebbe dovuto raggiungere da piazzale Aldo Moro il ministero.L’ordinanza consegnata ieri ai rappresentanti del movimento universitario, ai precari della scuola, ai sindacati di base lascia solo due alternative: il presidio in Largo Bernardino da Feltre, già fissato da tempo accanto al ministero, oppure sfilare con il corteo promosso dalla Flc Cgil da piazza della Repubblica fino a Piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale della conoscenza che chiede, tra l’altro, il ritiro del ddl Gelmini sull’università e la cancellazione dei tagli alla scuola. Un corteo al quale ha aderito anche la Fp Cgil per rivendicare un contratto nazionale che aumenti la capacità di acquisto delle retribuzioni e una contrattazione integrativa che premi la produttività legata al miglioramento dei servizi.Il divieto giunge dopo l’autorizzazione concessa la settimana scorsa e anticipa di un giorno l’applicazione del protocollo sottoscritto il 4 dicembre scorso da Cisl, Uil, Ugl insieme al Pdl e alla Destra, ma non dalla Cgil e dal Pd, in occasione della «tregua di natale» che durerà fino al 12 gennaio. La motivazione ufficiale è che i due cortei determinerebbero «la paralisi della mobilità del centro storico della città». Per gli organizzatori del corteo quanto accaduto ieri è invece una chiara violazione del diritto a manifestare contro i processi di dismissione di scuola e università e «contro ogni forma di precarizzazione del nostro lavoro e delle nostre vite». Domani i ricercatori e i precari annunciano di volere comunque «attraversare le strade della città riprendendoci il diritto a manifestare» e di riaffermare i contenuti del documento approvato dall’assemblea degli studenti e dei precari indetta insieme alla Flc il 20 novembre scorso alla Sapienza nel quale si sostiene che nessuna riforma dell’istruzione è possibile senza una radicale trasformazione del sistema di welfare italiano. Gli studenti medi ribadiscono, per venerdì, «l’intenzione di assediare, simbolicamente insieme a universitari e precari, il ministero dell’istruzione».La lunga trattativa che ha registrato nel corso dell’ultima settimana una serie di incontri tra questura e organizzatori non è servita ad evitare questo esito estremo. Viene così confermato l’orientamento del sindaco capitolino Gianni Alemanno che il 10 marzo scorso ha fatto sottoscrivere alle forze politiche e sindacali regionali un protocollo per lo svolgimento dei cortei a Roma. Dura la reazione del segretario della Flc-Cgil Domenico Pantaleo, che domani chiuderà il corteo in piazza del Popolo con il segretario nazionale Guglielmo Epifani. «Questo divieto – ha affermato – è inaccettabile perché revoca un corteo già autorizzato. È una limitazione al diritto di esprimere il dissenso contro il Ddl Gelmini e contro i tagli alla scuola voluti da questo governo. Ci auguriamo che una soluzione venga trovata al più presto per dare la possibilità al movimento di raggiungere il ministero».Ai margini di un’assemblea alla Sapienza, durante la quale il rettore Luigi Frati ha sostenuto che i 400 milioni stanziati dalla finanziaria per l’università sono inadeguati e che la Sapienza rischia di non approvare il bilancio, Pantaleo si è soffermato sulle voci della presenza del segretario del Pd Pierluigi Bersani al corteo della Cgil. «La sua partecipazione è benvenuta – ha detto – del resto, tranne l’Udc, tutti i partiti dell’opposizione parteciperanno alla manifestazione». Abbiamo chiesto al segretario della Flc se le valutazioni positive espresse in ordine sparso e mai organico da alcuni esponenti del Pd sul Ddl Gelmini non pongano un problema politico anche alla Cgil. «Se esistono altre opinioni, noi ci confronteremo – ha risposto Pantaleo – Intanto, chi parteciperà domani alla manifestazione deve sapere che la nostra è una netta opposizione alle politiche della Gelmini».

Le parole di Berlusconi degne di un fascista. Intervenga Napolitano

Le parole di Berlusconi contro la Magistratura sono eversive e fuori dalla legalità costituzionale. Parole degne di un fascista che vuole scardinare l’equilibrio dei poteri democratici. Invitiamo Fini a prendere atto di questa realtà ed a intervenire prima che la situazione precipiti ulteriormente. Chiediamo al Presidente della Repubblica di intervenire in modo chiaro come garante della costituzione.

domenica 6 dicembre 2009

Editoriale di DINO GRECO,
Direttore Liberazione

Venerdì titolavamo il giornale dando corpo ad una sensazione che era anche un auspicio, una speranza: «Scesi in campo», scrivevamo sotto la foto di un gruppo di giovanissimi, stretti in gruppo, che tenevano nelle mani il manifesto del NoBDay. Ebbene, ieri, per le vie di Roma si è visto davvero qualcosa di nuovo, di inedito. E di promettente. Quella generazione che si è inseguita per settimane sulla rete, che ha via via preso coscienza di sé, della possibilità di un agire politico diretto si è ritrovata in piazza, per dire che Berlusconi e con lui tutto il marcio che ammorba questo sderenato Paese se ne deve andare. Un corteo impressionante, per la quantità delle persone che hanno raccolto l'appello e, ancor più, per l'intensità di una partecipazione che emanava consapevolezza di una responsabilità collettiva. Tutto il contrario di quella passività rassegnata che abbiamo temuto potesse prendere il sopravvento nel clima di degenerazione che si sprigiona dai palazzi del potere. Chi abbia seguito il serpentone fin dentro una piazza San Giovanni per una volta troppo piccola non può non aver ricavato un'impressione profonda. Perché la protesta corale, la richiesta condivisa di giustizia, di uguaglianza, di pulizia, era declinata in mille modi diversi, come se ognuno volesse dirlo in un modo proprio, con un segno, un cartello, uno slogan, un drappo del vestito. C'era il viola, colore adottato dagli organizzatori della manifestazione. E c'era il rosso delle bandiere della Federazione della Sinistra che in mattinata, in un teatro Brancaccio straripante, ha posto la prima, fondamentale pietra di una sinistra unita e plurale. E che ora è attesa al compito più impegnativo, quello di mettere radici in tutto il Paese e divenire - senza supponenza - interlocutrice dei movimenti, del variegato conflitto sociale, di una domanda di democrazia rimasta per troppo tempo inascoltata e men che meno rappresentata. La nottata non è certo passata. Ma forse qualcosa comincia a cambiare davvero.

mercoledì 2 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009


Un processo aperto ma non moderato

Comitato pol. nazionale PRC
28 Novembre 2009
Intervento di Mimmo Caporusso

Non possiamo essere indifferenti al pericolo delle destre al governo, a come stanno peggiorando le condizioni materiali dei lavoratori, al fatto che non si danno risposte sulla crisi, si introduce lo scudo fiscale, si attacca continuamente la Costituzione facendo credere che il presidente del Consiglio, siccome è eletto dal popolo (falso) possa fare quello che vuole, ad un governo che privatizza l’acqua, attacca la scuola pubblica, introduce il processo breve. Per questo è importante il No Berlusconi Day, promosso dalla rete e a cui noi abbiamo aderito subito. Sarà una grande manifestazione. Come Federazione dobbiamo essere visibili con le nostre bandiere, i nostri contenuti, organizzare pullman e treni. Sulle regionali la questione alleanze va affrontata sulla base di punti programmatici, innanzitutto questione morale e crisi, e presentarsi come Federazione. Teniamo conto anche dello sfaldamento di Sinistra e libertà: i Verdi non ci sono più, i Socialisti pure, dopo Occhetto anche Mussi pensa di andare nel Pd. Andiamo avanti con la Federazione, processo aperto ma non moderato, che raccoglie le forze che vogliono il superamento del capitalismo e del patriarcato. Il 5 tutti al Brancaccio!

Per una rinnovata passione comunista

Comitato pol. nazionale PRC
28 Novembre 2009
Intervento di Maria Campese

Questa nostra discussione si colloca in una fase difficilissima, con una crisi drammatica, anzi con le crisi: economica, sociale ed ambientale a livelli altissimi di drammaticità, con un attacco feroce delle destre di portata inaudita. Per uscire da sinistra da queste crisi dobbiamo essere capaci di indicare un modello economico-sociale-ambientale alternativo al capitalismo, costruendo rapporti di forza adeguati a promuovere il cambiamento.La costruzione della Federazione della sinistra parte proprio dalla condivisione di un modello alternativo di società, non è quindi un cartello elettorale, e si pone l’obiettivo di superare la marginalità, la residualità, delle forze che si pongono alla sinistra del PD, di ricostruire una credibilità gravemente compromessa dalle continue scissioni e separazioni, di essere polo attrattivo per tutti coloro che negli anni, sfiduciati, hanno abbandonato la militanza politica, e per chi ancora crede in un progetto di cambiamento della società (tenuto conto anche del fallimento di Sinistra e Libertà).E’, quello della federazione, l’unico processo oggi possibile. Vanno superate molte difficoltà, ma se non investiamo convintamente in questo processo, se continuamo ad avere resistenze, se manteniamo un atteggiamento settario, se stiamo attenti solo alle logiche di orticello, allora faremo un danno alla federazione, ma ancor più faremo un danno alla Rifondazione Comunista.Dovremo invece avere coraggio, cimentarci in questa impresa con rinnovata passione, facendo egemonia e procedendo al radicamento sociale, stando nelle lotte e nelle vertenze, partecipando alle iniziative messe in campo dalle reti e dai movimenti; è con questo spirito che parteciperemo alla manifestazione NoPonte di Messina del 19 dicembre contro le grandi opere, così come siamo mobilitati per la ri-pubblicizzazione dell’acqua, attraverso un referendum, e contro il nucleare.

INTERNALIZZAZIONI, ORA E SUBITO. L’ENNESIMA BATTAGLIA DI RIFONDAZIONE.

Piero Manni – consigliere regionale PRC Puglia

Da oltre due anni Rifondazione comunista è impegnata in una campagna regionale per la cosiddetta “internalizzazione” dei servizi alla persona presso gli ospedali (pulizie, mensa, 118, portierato, guardiania, ecc), i quali attualmente vengono svolti da aziende private, alle quali sono appaltati.
Gli inconvenienti di tale sistema sono numerosi: gestione col criterio del massimo profitto (per cui, denunciano i lavoratori addetti, i pavimenti – anche quelli delle sale operatorie – vengono lavati con sola acqua, senza detersivi né disinfettanti); assunzioni clientelari richieste dai vari politici (e per poterne accontentare di più, su un posto lavorativo vengono assunte due o tre persone, per poche ore settimanali); appalti che da anni vengono prorogati. Si ha insomma una bassa qualità dei servizi e condizioni di lavoro poco dignitose.
Rifondazione comunista ha promosso la creazione presso ciascuna delle sei Asl pugliesi di società a totale capitale pubblico le quali, con una diminuzione dei costi (grazie al fatto che non si paga il 20% d’IVA più l’eliminazione del guadagno della ditta intermediaria), assicurano un miglioramento dei servizi e la stabilizzazione di 6-7000 lavoratori.
Dopo la costituzione della Sanitaservice a Foggia (la cui esperienza è del tutto positiva), il processo si è bloccato; Vendola e l’assessore Fiore proclamano in ogni occasione la volontà di realizzare il progetto in tutta la Puglia, ma intanto le direzioni generali delle Asl di fatto non costituiscono le società.
Ora poi si è aggiunta la protesta dei volontari del 118, che hanno un rapporto lavorativo effettivo di dipendenza ma che sono obbligati a dichiararsi volontari, i quali fomentati dalle associazioni temono di perdere anche quelle poche centinaia di euro mensili e non si rendono conto che la internalizzazione è l’unica possibilità che hanno per una reale sistemazione lavorativa.
Grande è la confusione sotto i cieli delle Asl; ancor più grandi gli interessi di aziende, cooperative e associazioni di pseudo volontariato.
Il processo di internalizzazione ha subito un brusco rallentamento, si va logorando tra resistenze, disinformazione, equivoci e trattative sindacali che fanno dei passi avanti e tre indietro.
Caro presidente Vendola, se tra un incontro e l’altro con i leaders di partito trovi un momento libero, batti un colpo sul testo delle internalizzazioni.
Caro assessore Fiore, se vuoi portare a termine il processo, accetta ed anzi cerca il sostegno dei lavoratori: che altrimenti ti troverai dall’altro lato della barricata, come è già successo per i “volontari” del 118 (a causa del mancato coinvolgimento, del quale tu personalmente sei responsabile).