Un successo la "Festa per l'unità". Ora Essere comunisti continua il suo percorso con nuove responsabilitàChe cos’è una festa politica? È, in primo luogo, un’occasione per stare insieme e discutere in una cornice distesa (spesso la cornice modifica il quadro). Ed è anche, di solito, un momento di sintesi per tentare un bilancio del cammino percorso. La Festa per l’unità che quest’anno (dal 29 luglio al 2 agosto) le compagne e i compagni di «Essere comunisti» hanno voluto porre alle pendici della collina di Castell’Arquato, splendido borgo medievale nel piacentino, ha confermato in pieno queste consuetudini. Al cospetto di platee affollatissime (sino a seicento presenze) e attentissime, sono stati affrontati nodi-chiave della fase politica: gli scenari internazionali dopo l’elezione di Obama, sullo sfondo dell’effervescenza politica dell’America latina e dello spostamento del baricentro del sistema economico mondiale verso la Cina e le altre economie emergenti; il quadro sociale prodotto dal trentennio neoliberista approdato all’attuale, devastante crisi recessiva; la recrudescenza del razzismo, alimentato da sciagurate politiche governative; infine, il paesaggio politico nazionale, marcato dalla evanescenza dell’opposizione moderata alla destra e dalla frammentazione della sinistra, alla quale occorre porre urgente rimedio, sia a mezzo di misure politiche (la federazione delle forze comuniste e anticapitaliste), sia, soprattutto – in controtendenza rispetto all’ultimo decennio – investendo sul terreno sociale, lavorando concretamente per il radicamento del partito sul territorio e nei luoghi del conflitto, e per la partecipazione attiva nelle lotte già a partire dall’autunno imminente. Ad affrontare questi temi cruciali sono state figure rappresentative della sinistra di alternativa, a cominciare dal segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, e dal compagno Cesare Salvi, animatore di «Socialismo 2000» (era prevista anche la presenza di Oliviero Diliberto, impedito all’ultimo momento da un imprevisto). Con altri dirigenti di Rifondazione comunista (tra i quali i compagni Campese e Grassi della segreteria, e i compagni Bracci Torsi, Caporusso, Crippa, Mantovani, Rinaldi, Rocchi e Steri della direzione) hanno via via discusso Giorgio Cremaschi e Gian Paolo Patta della Cgil, Valentino Parlato e Francesco Piccioni del manifesto, Gianni Pagliarini e Jacopo Venier del Pdci, Alfonso Gianni di Sinistra e libertà: tutte voci autorevoli che hanno animato un confronto vero, prodigo di preziosi spunti di riflessione. Resta un solo non lieve rammarico: non aver potuto ospitare il previsto dibattito su Liberazione a causa dell’assenza del compagno Dino Greco, impossibilitato a lasciare, anche per poche ore, la redazione di viale del Policlinico: a testimonianza di quanto gravoso sia l’impegno quotidiano del direttore di questo giornale, al quale confermiamo, anche in questa occasione, la nostra grata e affettuosa solidarietà.Sin qui, insomma, tutto nella norma di una festa perfettamente riuscita. Basti un altro dato: nelle cinque serate sono stati distribuiti oltre cinquemila pasti, tutti degni della celebre tradizione gastronomica della zona, grazie anche alla straordinaria ospitalità dei compagni del Circolo di Castell’Arquato, e alla puntuale organizzazione curata, in particolare, dal segretario Ivano Fedeli. Ma questa festa è stata anche altro. Sabato, nella consueta assemblea plenaria che ha visto la partecipazione di oltre duecento compagne e compagni del partito, l’area «Essere comunisti» ha assunto decisioni importanti, che riguardano tutto il Prc e sulle quali è giusto richiamare l’attenzione.È stato deciso, in primo luogo, di designare un nuovo coordinatore dell’area – il compagno Bruno Steri, direttore della rivista esserecomunisti – che dunque subentra in questa delicata funzione al compagno Claudio Grassi, che ha diretto l’area sin dalla sua costituzione. Perché? Non si è trattato di un mutamento di linea politica, bensì della volontà di Grassi di dedicarsi in toto alla responsabilità dell’Organizzazione del partito, affidatagli dal Congresso nazionale di Chianciano. È un momento cruciale per il partito, dopo la disfatta del 2008 e la grave scissione determinata dai compagni confluiti in Sinistra e libertà. In questo frangente, che impone a ciascuno il massimo impegno per la ricostruzione del partito, la scelta di Grassi, condivisa da tutti i compagni di «Essere comunisti», testimonia innanzi tutto la determinazione di dedicare ogni energia al rilancio del Prc, a cominciare dal suo concreto radicamento – di là dalle declamazioni retoriche – nel vivo della condizione materiale delle classi lavoratrici e dei settori sociali più colpiti dallo sfruttamento capitalistico e dai contraccolpi della crisi. Ma questo avvicendamento – insieme all’unificazione con altre componenti: le aree di «Valorizzare il saper fare» e dei «Comunisti in movimento» – ha anche un altro significato. Le recenti vicende del partito – in specie la crescente unità del gruppo dirigente – consentono il superamento dell’aspra contrapposizione tra componenti che ha purtroppo segnato la vita del Prc nel decennio successivo alla scissione del 1998. E rendono finalmente possibile quel processo unitario – antitetico alla rigidità correntizia – auspicato ancora di recente dal compagno Ferrero. In questo senso va intesa la decisione presa dall’area «Essere comunisti», secondo quanto è scritto a chiare lettere nel documento conclusivo dell’assemblea dell’area. Non è più il tempo – vi si legge – di «operare come un “partito nel partito”», ciò a cui in passato fummo costretti, pur senza mai venir meno «al patto di lealtà che sin dall’inizio ci ha legato alle compagne e ai compagni di Rifondazione». Oggi, dopo Carrara e dopo Chianciano, le aree del partito possono svolgere la funzione costruttiva che compete loro in un partito comunista: quella di «luoghi di elaborazione di idee e proposte, e di centri promotori di studio e di dibattito» al servizio della comunità politica costituita dal partito nel suo intero. È a questo «scongelamento dei rapporti interni» che dunque finalmente si accede, ponendo a disposizione del partito e dell’intera sinistra comunista e anticapitalista il bene più prezioso di cui si disponga: la volontà unitaria e la ferma determinazione ad operare, tutte e tutti concordemente, per la rifondazione di un forte movimento di massa, teso alla lotta contro un modello sociale iniquo, violento, sempre più distruttivo.
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