martedì 4 agosto 2009

LA NUOVA AREA

Un successo la "Festa per l'unità". Ora Essere comunisti continua il suo percorso con nuove responsabilità

Che cos’è una festa politica? È, in primo luogo, un’occasione per stare insieme e discutere in una cornice distesa (spesso la cornice modifica il quadro). Ed è anche, di solito, un momento di sintesi per tentare un bilancio del cammino percorso. La Festa per l’unità che quest’anno (dal 29 luglio al 2 agosto) le compagne e i compagni di «Essere comunisti» hanno voluto porre alle pendici della collina di Castell’Arquato, splendido borgo medievale nel piacentino, ha confermato in pieno queste consuetudini. Al cospetto di platee affollatissime (sino a seicento presenze) e attentissime, sono stati affrontati nodi-chiave della fase politica: gli scenari internazionali dopo l’elezione di Obama, sullo sfondo dell’effervescenza politica dell’America latina e dello spostamento del baricentro del sistema economico mondiale verso la Cina e le altre economie emergenti; il quadro sociale prodotto dal trentennio neoliberista approdato all’attuale, devastante crisi recessiva; la recrudescenza del razzismo, alimentato da sciagurate politiche governative; infine, il paesaggio politico nazionale, marcato dalla evanescenza dell’opposizione moderata alla destra e dalla frammentazione della sinistra, alla quale occorre porre urgente rimedio, sia a mezzo di misure politiche (la federazione delle forze comuniste e anticapitaliste), sia, soprattutto – in controtendenza rispetto all’ultimo decennio – investendo sul terreno sociale, lavorando concretamente per il radicamento del partito sul territorio e nei luoghi del conflitto, e per la partecipazione attiva nelle lotte già a partire dall’autunno imminente. Ad affrontare questi temi cruciali sono state figure rappresentative della sinistra di alternativa, a cominciare dal segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, e dal compagno Cesare Salvi, animatore di «Socialismo 2000» (era prevista anche la presenza di Oliviero Diliberto, impedito all’ultimo momento da un imprevisto). Con altri dirigenti di Rifondazione comunista (tra i quali i compagni Campese e Grassi della segreteria, e i compagni Bracci Torsi, Caporusso, Crippa, Mantovani, Rinaldi, Rocchi e Steri della direzione) hanno via via discusso Giorgio Cremaschi e Gian Paolo Patta della Cgil, Valentino Parlato e Francesco Piccioni del manifesto, Gianni Pagliarini e Jacopo Venier del Pdci, Alfonso Gianni di Sinistra e libertà: tutte voci autorevoli che hanno animato un confronto vero, prodigo di preziosi spunti di riflessione. Resta un solo non lieve rammarico: non aver potuto ospitare il previsto dibattito su Liberazione a causa dell’assenza del compagno Dino Greco, impossibilitato a lasciare, anche per poche ore, la redazione di viale del Policlinico: a testimonianza di quanto gravoso sia l’impegno quotidiano del direttore di questo giornale, al quale confermiamo, anche in questa occasione, la nostra grata e affettuosa solidarietà.Sin qui, insomma, tutto nella norma di una festa perfettamente riuscita. Basti un altro dato: nelle cinque serate sono stati distribuiti oltre cinquemila pasti, tutti degni della celebre tradizione gastronomica della zona, grazie anche alla straordinaria ospitalità dei compagni del Circolo di Castell’Arquato, e alla puntuale organizzazione curata, in particolare, dal segretario Ivano Fedeli. Ma questa festa è stata anche altro. Sabato, nella consueta assemblea plenaria che ha visto la partecipazione di oltre duecento compagne e compagni del partito, l’area «Essere comunisti» ha assunto decisioni importanti, che riguardano tutto il Prc e sulle quali è giusto richiamare l’attenzione.È stato deciso, in primo luogo, di designare un nuovo coordinatore dell’area – il compagno Bruno Steri, direttore della rivista esserecomunisti – che dunque subentra in questa delicata funzione al compagno Claudio Grassi, che ha diretto l’area sin dalla sua costituzione. Perché? Non si è trattato di un mutamento di linea politica, bensì della volontà di Grassi di dedicarsi in toto alla responsabilità dell’Organizzazione del partito, affidatagli dal Congresso nazionale di Chianciano. È un momento cruciale per il partito, dopo la disfatta del 2008 e la grave scissione determinata dai compagni confluiti in Sinistra e libertà. In questo frangente, che impone a ciascuno il massimo impegno per la ricostruzione del partito, la scelta di Grassi, condivisa da tutti i compagni di «Essere comunisti», testimonia innanzi tutto la determinazione di dedicare ogni energia al rilancio del Prc, a cominciare dal suo concreto radicamento – di là dalle declamazioni retoriche – nel vivo della condizione materiale delle classi lavoratrici e dei settori sociali più colpiti dallo sfruttamento capitalistico e dai contraccolpi della crisi. Ma questo avvicendamento – insieme all’unificazione con altre componenti: le aree di «Valorizzare il saper fare» e dei «Comunisti in movimento» – ha anche un altro significato. Le recenti vicende del partito – in specie la crescente unità del gruppo dirigente – consentono il superamento dell’aspra contrapposizione tra componenti che ha purtroppo segnato la vita del Prc nel decennio successivo alla scissione del 1998. E rendono finalmente possibile quel processo unitario – antitetico alla rigidità correntizia – auspicato ancora di recente dal compagno Ferrero. In questo senso va intesa la decisione presa dall’area «Essere comunisti», secondo quanto è scritto a chiare lettere nel documento conclusivo dell’assemblea dell’area. Non è più il tempo – vi si legge – di «operare come un “partito nel partito”», ciò a cui in passato fummo costretti, pur senza mai venir meno «al patto di lealtà che sin dall’inizio ci ha legato alle compagne e ai compagni di Rifondazione». Oggi, dopo Carrara e dopo Chianciano, le aree del partito possono svolgere la funzione costruttiva che compete loro in un partito comunista: quella di «luoghi di elaborazione di idee e proposte, e di centri promotori di studio e di dibattito» al servizio della comunità politica costituita dal partito nel suo intero. È a questo «scongelamento dei rapporti interni» che dunque finalmente si accede, ponendo a disposizione del partito e dell’intera sinistra comunista e anticapitalista il bene più prezioso di cui si disponga: la volontà unitaria e la ferma determinazione ad operare, tutte e tutti concordemente, per la rifondazione di un forte movimento di massa, teso alla lotta contro un modello sociale iniquo, violento, sempre più distruttivo.

Nessun commento: