giovedì 30 ottobre 2008

Sciopero generale della scuola. Oltre un milione a Roma

Studenti, insegnanti, lavoratori, famiglie contro la legge Gelmini. Diliberto e Ferrero in piazza

«È una manifestazione straordinaria che ci dice una cosa semplice, e cioè che il movimento c’è e nel momento in cui c’è questo movimento può riprendere un’opposizione seria contro un governo scellerato che quando taglia sulla scuola taglia sul futuro dell’Italia». A dichiararlo Oliviero Diliberto partecipando allo sciopero generale e al corteo contro la riforma della scuola indetto dai sindacati Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals e Gilda
Una nuova grande manifestazione di dissenso ed opposizione contro la politica di tagli del Governo dopo lo sciopero generale del 17 ottobre scorso organizzato dal sindacalismo di base. Un corteo di oltre 1 milione di lavoratori e studenti sta sfilando da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, in cui confluiranno anche gli universitari che vengono dalla Sapienza. Una moltitudine di persone che hanno riempito a tal punto piazza della Repubblica, mentre la testa del corteo era già arrivata a piazza del Popolo, che la manifestazione si è divisa in altri due grandi filoni, autorizzati all'ultimo momento dal questore, uno che sfilava per via Nazionale, l'altro per via Cavour, paralizzando Roma. Tutto ciò mentre continuano ad arrivare ancora pullmann e treni carichi di manifestanti provenienti da tutta Italia, da Bassano del Grappa a Trapani. Tanti gli slogan e gli striscioni contro il governo e soprattutto controil ministro Gelmini, da “tutti insieme per la scuola di tutti”, a “meno insegnanti più bambini ignoranti”, a “Gelmini, nuoce gravemente alla scuola”, fino a uno striscione dei ricercatori con su scritto “a saperlo facevo l'idraulico”.
Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, è una giornata memorabile per la capacità di solidarietà ed unità che è riuscita a produrre questa mobilitazione fatta di migliaia di persone che, a differenza di quanto sostiene il Governo, non sono oggetto di nessuna strumentalizzazione. «La legge è fatta di una parte consistente di tagli, 8 mld, e questo accade mentre in tutto il mondo oggi si investe per l’istruzione. In questa maniera si tagliano risorse ma non si riforma la scuola», continua Epifani attaccando nel merito i provvedimenti che non contengono nessun progetto riformatore. Dal palco di piazza del Popolo il leader della Cgil informa che Roma è attraversata da 4 cortei, «piazza della Repubblica si svuota e si riempie in continuazione. In tutta Italia sono in corso manifestazioni: è un intero Paese che insorge». In apertura lo striscione «Uniti per la scuola di tutti», centinaia le bandiere e i palloncini colorati per uno sciopero che ha coinvolto tutta Italia, unendo studenti, delle scuole medie e superiori e delle università, ed insegnanti, tantissimi in piazza, così come i bambini delle scuole elementari e le associazioni dei genitori. «La manifestazione di oggi testimonia che tutto il mondo della scuola è contro questa riforma ed il governo dovrebbe ascoltarlo», ammonisce il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero dalla piazza. E ribadisce che si tratta di «una protesta che andrà avanti insieme con la raccolta delle firme per il referendum contro la riforma Gemini». Insieme con i Comunisti italiani, l'Idv e il Pd che lo ha lanciato e il cui leader Veltroni oggi era presente alla manifestazione. Tra i partecipanti anche Antonio Di Pietro che si è detto pronto, dopo il lodo Alfano, ad iniziare un’altra raccolta di firme contro la riforma Gemini perché «giustizia e istruzione sono settori fondamentali per la democrazia».Tante le adesioni, da Unicobas-Altrascuola alla Federazione dei sindacati indipendenti (Fsi-Usae), dai Comitati degli insegnanti precari (Cip) ai metalmeccanici della Fim Cisl, ma anche dall’Arci, da Legambiente, dalla Federconsumatori, da Cittadinanza attiva e da molteplici associazioni impegnate nella scuola.
Al termine degli interventi a piazza del Popolo un fiume di migliaia di studenti si è staccato dalla manifestazione e al grido "Dimettiti, dimettiti" ha preso d'assedio il ministero della Pubblica Istruzione, invitando Maria Stella Gelmini a dimettersi dall'incarico.

APPROVATO IL DECRETO GELMINI! ORA INIZIA LA LOTTA!!!

L'approvazione del Dl Gelmini oggi al Senato non fermerà le nostre lotte, che sono ancora tantissime e determinate. C'è in discussione alla Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati un disegno di legge, presentato dal presidente Aprea, che vuole distruggere definitivamente ciò che resta di pubblico nel sistema di istruzione italiana. Agli studenti che protestano con noi chiediamo di continuare a lottare, di resistere e di vigilare. I molti fascisti che stanno tentando di infiltrarsi nei cortei (da ultimo oggi al Senato), con la polizia che lascia fare (che abbia ricevuto ordini superiori?) dimostrano che c'è un tentativo del governo di criminalizzare il movimento. E chi sa che questa criminalizzazione non passi anche spingendo qualche fascistello a inserirsi per provocare disordini.

mercoledì 22 ottobre 2008

E' TORNATA LA PANTERA!


Assemblee di facoltà e di ateneo, presidi fuori e dentro l’università, sit-in davanti ai rettorati, cortei e manifestazioni, lezioni in piazza, notti bianche, fiaccolate e occupazioni; se non ci fossero le date dell’autunno 2008 in calce agli articoli dei giornali che descrivono il fermento che in questi giorni percorre gli atenei italiani, sembrerebbe di leggere un omaggio alquanto insolito all’anniversario del ’68. Ancora, sembrerebbe la riedizione delle cronache di quella Pantera degli anni ’90 la quale, oltre a essere fuggita da uno zoo di Roma, rappresentò soprattutto quell’imponente movimento che tentò, attraverso le riflessioni politiche e la generosità delle lotte studentesche, di contrastare il disegno di controriforma dell’università italiana che in quegli anni, con l’Autonomia di Ruberti, iniziava a delinearsi e che, successivamente, sarebbe andato ampliandosi. I legislatori che si sono succeduti negli ultimi diciassette anni, così sensibili ai richiami delle sirene europee e, più nello specifico, di quella strategia di Lisbona che ha impresso un’accelerata all’aziendalizzazione delle università e alla privatizzazione del sapere, hanno ben pensato di continuare a muoversi nel solco di Ruberti: in scia si è messo dapprima il duo Berlinguer-Zecchino, con la riforma del 3+2, poi Moratti, con il nuovo sistema di reclutamento dei docenti, ed è ora la volta di Gelmini. Il taglio drastico dell’FFO – e poiché non bastavano gli 1,5 miliardi della Legge 133, ex decreto 112, ne sono previsti degli altri nella legge finanziaria – evidentemente il più pesante degli ultimi anni, non solo riconferma quel decennale disimpegno dello Stato in materia di politica universitaria, portato avanti con sistematicità sia da governi di centro destra che di centro sinistra; non solo spiega quanto a cuore debba stare al Ministro il proprio dicastero se acconsente, senza battere ciglio, che nel decreto 155, il cosiddetto “salva banche” (con cui si stabiliscono misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio a seguito della grave crisi che ha investito i mercati finanziari), si preveda di individuare tra le risorse da riservare alle operazioni di messa in sicurezza del sistema bancario anche quelle destinate “al fondo ordinario delle università e alla ricerca”; una riduzione così netta fa intuire la portata di un altro provvedimento compreso nella legge 133, e, dunque, la vera natura dell’ennesima controriforma fatta sulla punta di un decreto legge – la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni. Deposta ogni ambiguità, il disegno risulta infine molto più chiaro; si potrà ora, e finalmente, procedere a riporre nel dimenticatoio termini antiquati quali “servizio pubblico”, “diritto allo studio”, “sapere libero”. Nelle nuove fondazioni, stando alle intenzioni del legislatore, i soldi li caccerà il privato e, assieme a esso, le famiglie di quegli studenti che potranno permettersi di pagare vere e proprie rette. Il sapere sarà affare di poche e pochi. Gli altri se ne facciano una ragione. È proprio contro l’intenzionalità di privatizzare il sapere una volta per tutte (a patto poi che i privati arrivino per davvero, visto e considerato che negli anni dell’università dell’Autonomia non lo hanno mai fatto e, presumibilmente, continueranno a non farlo); è contro l’idea di uno Stato che considera l’educazione di massa superflua, perché tanto basta garantire la formazione alla classe dirigente, ai suoi figli e a pochi più; è contro uno Stato che non solo si disimpegna per lasciare spazio ai privati, quindi, ma che abdica alle proprie funzioni pubbliche proprio per mettersi a disposizione del privato (ce lo ricordiamo “il comitato d’affari della borghesia”?), che si stanno mobilitando le università in questi giorni e, in esse, gli studenti, i ricercatori, il personale docente e non. Per provare, ancora una volta con generosità, a rimandare al mittente l’ennesima controriforma, che investe pesantemente non solo l’università, ma anche il mondo della scuola. Generosità testimoniata dalle cifre delle mobilitazioni, sia in termini di persone che stanno animando le singole iniziative, sia in termini di università coinvolte. Un nuovo movimento di massa, per costringere l’Italia a uscire da quel torpore in cui sembra essere completamente sprofondata da aprile, “il mese più crudele”. Un movimento che deve provare a vincere le resistenze che costrinsero la Pantera di nuovo nel recinto, che deve riprendere là dove la Pantera si era interrotta: dall’unificazione delle singole lotte che nel paese si stanno affacciando in questo inizio d’autunno – dal settore della scuola a quello del Pubblico Impiego – dalla convinzione che la battaglia può essere vinta, dalla comprensione che non si può, stavolta, non sconfiggere l’avversario. Dobbiamo resistere un minuto in più della nostra controparte, in quest’occasione. Questo, e non altro, dobbiamo imporci di fare. E se non ora, veramente, quando?

martedì 21 ottobre 2008

«Ci oscurano dai media e noi facciamo la nostra tv»

Diliberto lancia la web tv del Pdci, «una televisione partigiana e di lotta»
«Dopo il voto di aprile ci hanno oscurato deliberatamente da tutti i mezzi di informazione e così la tv ce la facciamo da soli»
così Oliviero Diliberto presenta la PdciTv (visibile all'indirizzo www.pdcitv.it), la televisione sul web dei Comunisti italiani. Dopo “rinascita” e “rinascita online” la comunicazione del Pdci si allarga, «con una tv di parte, dichiaratamente partigiana – spiega Diliberto - che sarà al fianco della lotta politica dei comunisti in Italia e attraverso il web diffonderà voce e lotte della sinistra». La PdciTv ha inaugurato le trasmissioni proprio ieri sera alle 20, coraggiosamente in contemporanea con i tg della sera, aprendo con un'intervista al segretario Diliberto e poi una lezione di Luciano Canfora, un'intervista al comandante partigiano Diavolo e, naturalmente, uno speciale sulla manifestazione dell'11 ottobre scorso.Proprio in occasione della manifestazione della sinistra contro il governo la PdciTv è partita in fase sperimentale su Youtube con un grande successo, come racconta il direttore Iacopo Venier, 20 mila visite in pochi giorni, il terzo canale italiano di Youtube per sottoscrizioni, «la dimostrazione che c'è sul web per la sinistra uno spazio di battaglia politica». Ora che la web tv dei Comunisti è partita ufficialmente sul sito www.pdcitv.it sarà anche «una piazza virtuale dove organizzare le nostre lotte», spiega Venier, illustrando gli 8 filoni in cui è strutturata la tv: insieme alla piazza ci saranno i canali notizie, inchieste, documenti, territori, videocasbah (dove verrà presentata musica indipendente), idee, mondo. Agli utenti si chiederà poi di non essere solo spettatori ma di trasformarsi in reporter, con telefonini, telecamere, mezzi artigianali, per riprendere ciò che accade in giro per l'Italia.Inevitabile poi fare il confronto con la web tv lanciata dal Pd, Youdem, ma Diliberto mette subito in chiaro, «nessun timore reverenziale e siccome non sono Veltroni, non dico in inglese “competition is competition” ma in italiano dico, ben venga la competizione con la tv del Pd».

venerdì 17 ottobre 2008

Sciopero e grande corteo dei sindacati di base a Roma

Adesione di Pdci e Prc, centinaia di migliaia in piazza contro governo e Confindustria
Nonostante la pioggia battente che ha inondato le strade di Roma, la manifestazione organizzata dai sindacati di base Cub, Cobas e Sdl
nel giorno dello sciopero generale ha avuto un gran successo. Il corteo che ha sfilato per le vie della Capitale, partito da piazza della Repubblica alla volta di piazza San Giovanni, è stato aperto da uno striscione con la scritta «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori con striscioni e slogan «No alla distruzione della scuola» e «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Tra i manifestanti anche una folta rappresentanza di lavoratori precari, tra cui molti operatori sanitari «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» afferma Pietro Bernocchi, segretario nazionale Cobas. Gli organizzatori parlano di 300 mila manifestanti scesi in piazza, ma al di là delle cifre, il segnale politico è stato dato, forte e chiaro: sarà un autunno caldo di lotte.A sfilare anche i Comunisti italiani, con Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Fabio Nobile, Marco Rizzo e Jacopo Venier dell’Ufficio politico del Pdci ed esponenti della Fgci. «Per contrastare l'attacco ai diritti e alle tutele del lavoro - afferma Gianni Pagliarini, responsabile del dipartimento Lavoro del Pdci - a partire dal diritto alla contrattazione collettiva, ad una scuola pubblica e ad uno stato sociale adeguato ed efficace. Per respingere questo attacco serve una mobilitazione straordinaria che sappia sviluppare un conflitto sociale in grado di rimettere al centro la questione del lavoro e della sua dignità, del salario, della lotta alla precarietà».Presente al corteo anche Manuela Palermi, direttore del settimanale la Rinascita della sinistra: «Una giornata importante, il primo sciopero generale contro la politica di un governo reazionario e che adotta misure contro i lavoratori con una violenza inedita anche rispetto al passato. Stare in piazza oggi è anche una risposta all'aggressione di Sacconi ad un diritto come quello di sciopero, che dà il senso della civiltà di un Paese. Un diritto conquistato con le lotte dei lavoratori, un diritto che ci ha resi liberi e che nessuno si può permettere impunemente di mettere in discussione».

lunedì 13 ottobre 2008

I media cancellano la grandiosa manifestazione di Roma


Il silenzio vergognoso di tv e giornali. I comunisti di Pdci e Prc protagonisti della giornata di lotta. Le bandiere rosse sono tornate ad invadere Roma. Si riparte da qui
Duecento, trecento, cinquecentomila... la guerra delle cifre si presenta inesorabile all'indomani di una manifestazione che ha inondato le strade di Roma di bandiere rosse, di tantissime falce e martello. Un sabato di lotta, un popolo, quello della sinistra, con i comunisti in prima fila, pronto a ricostruire opposizione reale nel paese al governo di Berlusconi e di Confindustria
E di fronte a questo dato, quello di centinaia di migliaia di donne e uomini che non si rassegnano alla deriva antidemocratica, antipopolare, antisociale verso la quale la destra sta cercando di traghettare il Paese, viene addirittura da sorridere di fronte all'imbarazzante menzogna della questura quando afferma «20mila manifestanti». Fa sorridere meno l'atteggiamento dei media nazionali, l'irrispettosa indifferenza, se non addirittura l'arrogante tentativo di banalizzare la portata dell'evento. Le tante, tantissime bandiere rosse, quelle dei Comunisti italiani e di Rifondazione comunista mischiate, a sfilare unite, con un unico obiettivo valgono più dei pochi articoli e delle tante parole, come quelle di Andrea Fabozzi nell'editoriale del Manifesto, «Aggrappati ognuno alla sua bandiera, i manifestanti di ieri hanno tanto cantato ma hanno quasi dimenticato il governo». Sabato ha rappresentato altro, invece. La ricerca di unità si respirava a pieni polmoni e scrivere «ognuno quasi al riparo della sua bandiera, con le sue storie private di conflitto nella scuola, in ospedale, al supermercato, in banca, ma senza la capacità di rappresentare una lotta collettiva. Una opposizione» non rende merito a quelle centinaia di migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, che non si rassegnano all'immobilismo di una sconfitta. Anzi è un'offesa.L'11 ottobre non è stato un punto di arrivo, non lo era neppure nelle intenzioni di chi ha promosso l'iniziativa, ma un punto di partenza importante per la costruzione di un'opposizione che nel paese manca, perché assente nelle aule parlamentari. Un'opposizione quindi che riparta esattamente dalle proprie storie private di conflitto, che con l'11 ottobre si trasformano in momenti di lotta collettiva e di classe, che continuerà il 17 ottobre con lo sciopero generale indetto dai sindacati di base ed il 30 con quello sulla scuola dei sindacati confederali. Non sorprende che i grandi mezzi di informazione nazionale non comprendano, o meglio non riconoscano il valore di tutto ciò, sicuramente fa riflettere che venga scarsamente riconosciuto anche dalla stampa di sinistra.

lunedì 6 ottobre 2008

Sei morti di lavoro in un giorno. E Veltroni dopo la rottura Cgil “media” con la Marcegaglia

La valanga degli omicidi continua. Il Pd non fa opposizione neanche su questi temi, ma corre in Confindustria per evitare il conflitto.
Sei i morti sul lavoro in una solo giornata, questo è il drammatico bilancio. Tre operai, due calabresi di 26 e 49 anni e un napoletano di 45, sono deceduti mentre lavoravano su una piattaforma aerea all'interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico
La piattaforma, a circa 40 metri di altezza, ha ceduto e i tre operai sono precipitati, perdendo la vita e facendo salire a sei le vittime nei cantieri per la Variante di Valico, il nuovo tratto della Bologna-Firenze in costruzione sull'Appennino dal 2001.Continua a riproporsi drammaticamente e quotidianamente il grave problema degli omicidi sul lavoro, proprio in questi giorni a Bologna era stato firmato un accordo per incentivare la sicurezza sul lavoro nei lotti della Variante di Valico della A1. Promosso dalla Provincia di Bologna, porta le firme delle società committenti, di Autostrade per l'Italia, delle società esecutrici, dei sindacati e dell'Inail. Ma la realtà dei fatti dimostra che non basta.Ogni morte sul lavoro è «una grande tragedia» ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia la quale, proprio lei, chiede che vengano applicate le leggi. Dura la replica di Gianni Pagliarini del Pdci, «è surreale apprendere che la massima dirigente del mondo delle imprese, Emma Marcegaglia, chiede l’applicazione delle leggi approvate dal Parlamento contro gli infortuni. Confindustria avversò sei mesi fa il nuovo Testo Unico sulla sicurezza contestandone gli aspetti sanzionatori, ha lavorato quotidianamente per non applicarlo e ha ricevuto il plauso dell’attuale ministro del Lavoro Sacconi».E sul fronte contratti sempre la Marcegaglia prosegue nel suo affondo contro la Cgil. La novità, se così si può definire, il ruolo di mediatore e interlocutore che il leader del Pd sta cercando di ricavarsi. Dopo aver incontrato il presidente di Confindustria per cercare di riallacciare il dialogo con la Cgil, Veltroni ha affermato che «una rottura sarebbe un danno per il Paese». Prossimo passo l'incontro di lunedì al quartier generale del Pd, dove si siederanno al tavolo Epifani, Bonanni e Angeletti.Ma il giovedì nero ha riguardato anche Genova, Perugia e Sesto Fiorentino. Un operaio è caduto in un pozzo per l'estrazione di biogas nella discarica di Scarpino, a Genova. Un operaio che stava lavorando all'interno di un capannone nella zona industriale di Torgiano, in provincia di Perugia è stato travolto da un carro-ponte utilizzato di norma per spostare grandi carichi. Un operaio è morto e due sono rimasti feriti nei pressi di Sesto Fiorentino mentre lavoravano su un carrello per la manutenzione della linea aerea ferroviaria. Infine, è in coma con un trauma cranico commotivo e diverse altre lesioni un operaio di 42 anni di Oria, in provincia di Brindisi. E' caduto da una impalcatura a una altezza di circa 10 metri in un cantiere edile.