martedì 25 novembre 2008

A rischio un milione di lavoratori precari. Solo nel privato 400 mila a casa il 31 dicembre

Tutti uniti verso lo sciopero generale a fronte di un Governo che non vara misure sociali ma aiuti solo per Confindustria
Nessun rinnovo del contratto. Quattrocentomila lavoratori a termine rischiano di essere non confermati il prossimo 31 dicembre. A denunciarlo la Cgil, secondo una stima che prende in considerazione solo il settore privato dove operano con contratto “non a tempo indeterminato” circa 3,4 milioni di persone
Ma sarebbero oltre un milione, su un totale di 4.5, i precari che potrebbero perdere il posto. Il tutto mentre l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, lancia un monito al Governo sui rischi di «incentivi discriminanti» tra le imprese e rivendica aiuti «per tutti o per nessuno». Non accade lo stesso per i lavoratori. I primi ad essere colpiti sono i più deboli, quelli senza garanzie, senza diritti, senza tutele. Quelli non sindacalizzati perché «saltuari» nel mondo del lavoro, almeno dal punto di vista formale e contrattuale, e quindi facilmente ricattabili e forzatamente flessibili. Per i più fortunati c’è il ricorso alla cassa integrazione, all’indennità di mobilità, agli ammortizzatori sociali, espedienti residuali di quel welfare State che, definitivamente cancellato, sopravvive solo in funzione ai bisogni e agli interessi del capitale. Nel gruppo Fiat entro fine anno, tra contratti a tempo determinato e somministrati, ci saranno 5 mila posti in meno, mentre il settore alimentare perderà 10 mila contratti a termine. Perché di fronte ad una crisi che i padroni non vogliono pagare, mettendo sul tavolo i profitti accumulati nel corso degli ultimi decenni, in Italia come nel resto del mondo si tagliano milioni di posti di lavoro. È la dura legge del mercato, quella della domanda e dell’offerta. A casa tutti coloro che sono in esubero, che non servono più, o peggio che ostacolano la ripresa economica. Per il rilancio delle imprese si deve puntare ad un aumento della produttività, che altro non significa che maggiore sfruttamento dei lavoratori che rimangono. Lavorare più tempo, più intensamente e per meno salario. E con la prospettiva di andare in pensione sempre più tardi e con meno soldi in tasca. Un tempo si parlava di un “esercito di riserva” sempre ai margini del mondo del lavoro ufficiale, che veniva occupato in tempi di vacca grassa. Ora si teorizza ideologicamente da parte padronale un’organizzazione del lavoro fondata su disoccupazione, sottoccupazione e precarizzazione di massa. È la fotografia dell’attuale fase di sviluppo del sistema capitalistico. E qui si consuma la divisione generazionale tra padri e figli, che un tempo, attraverso lo studio, erano destinati al miglioramento della condizione sociale di partenza e oggi, invece, sono stretti tra un presente di sacrifici e un futuro di incertezza. La frattura deve essere ricucita nel mondo del lavoro, è il «movimento operaio» a dover ritrovare la sua unità, per riprendere forma e corpo nella lotta sindacale e nella battaglia politica di classe. Perché il sistema capitalistico funziona sempre allo stesso modo: più sfruttamento dei lavoratori, più profitto.Il Governo continua a parlare di ammortizzatori sociali da estendere anche ai lavoratori precari, ma qualsiasi decisione in merito verrà rinviata al 2009, quando migliaia di lavoratori saranno già stati mandati a casa a fine anno. E dall’incontro di stasera con le parti sociali, la Cgil non si aspetta nessuna proposta risolutiva. Sarà l’ennesima esposizione, senza contraddittorio, della sequela di provvedimenti anticrisi varati dai diversi consigli dei Ministri straordinari. Interventi che non fanno parte di un più ampio piano di programmazione economica, ma annaspano qui e là tra i vari bilanci di spesa, rosicchiando fondi e contingentando risorse da destinare al motore del Paese: Confindustria. Ma senza dimenticare i più poveri, le famiglie bisognose e i pensionati più disagiati, naturalmente. Per tutti loro è stato predisposto un caritatevole assegno di sostegno, che abbia il doppio fine di aiutarli in quelle spese natalizie necessarie per risollevare il magro bottino del settore commerciale. È il mercato delle merci il destinatario ultimo, ovviamente.Sarà lo sciopero generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil e dai sindacati di base Cobas, Rdb-Cub, Sdl a ribadire al Governo e a Confindustria che i lavoratori non ci stanno a pagare la crisi.

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