martedì 15 luglio 2008

Uccidere la scuola pubblica, crescere un popolo senza cultura: questo il progetto della destra

Privare di una scuola qualificata e del diritto all’istruzione la maggioranza dei giovani e della popolazione italiana, crescere un popolo senza cultura e “telecomandato”, cioè di sudditi e non di cittadini. Questo è il progetto, questa è la storica scommessa che la destra vuole assolutamente vincere per dare basi stabili e durature alla società autoritaria e della disuguaglianza che essa intende governare. La destra, infatti, ben sa che a maggiore istruzione corrispondono maggiori diritti, che dove c’è più istruzione c’è più lavoro e più qualificato, c’è più richiesta e maggiore possibilità di uguaglianza economica e sociale, c’è maggiore esercizio di democrazia, di criticità, di contestazione, di protagonismo sociale, civile, politico, la destra sa che l’elevato livello di istruzione di un popolo è il presupposto per la sua emancipazione. Di qui la sua storica scommessa di colpire nella scuola pubblica il diritto di tutti all’istruzione. A tale progetto la destra ha dedicato un lavoro più che decennale e sta imprimendovi, ora, un’accelerazione senza precedenti.
Ecco come.
Viene ri-abbassato l’obbligo di istruzione ripristinando per decreto l’odiosa canalizzazione precoce a 14 anni di età.
Nei prossimi tre anni alla scuola pubblica e statale verranno tagliati 8 miliardi di euro (un terzo dell’intera manovra economica!), in quattro anni essa avrà 150.000 insegnanti in meno su un totale di 900.000 (le prime vittime sacrificali dovrebbero essere gli insegnanti precari).
Tutto ciò accadrebbe non a fronte di una diminuzione bensì di un incremento del numero degli studenti!
La scuola pubblica non potrà reggere ad un impatto di tagli così devastante, che non ha precedenti nella storia della scuola italiana e che non trovano alcuna giustificazione sia pur lontanamente plausibile nelle ragioni del bilancio dello Stato o in un presunto eccesso nel numero degli insegnanti rispetto ad altri paesi europei. Questi tagli pesantissimi sono un’operazione consapevolmente volta a dequalificare la scuola pubblica e statale, ad impedirne il normale funzionamento e quindi ad annullarne ruolo e finalità. Essi costituiscono l’atto prodromico alla privatizzazione della scuola. In questo senso, infatti, la destra opera la quadratura del cerchio proponendo, insieme ai tagli devastanti, un Disegno di Legge in cui si prevede che le risorse pubbliche vengano parimenti destinate alla scuola pubblica e a quella privata. Nello stesso Disegno di Legge si dà la possibilità alle scuole statali di trasformarsi in Fondazioni, cioè di diventare private! In questo modo privati facoltosi (enti, imprese, associazioni o famiglie che siano) potranno integrare le insufficienti risorse pubbliche (di cui continueranno a fruire come tutte le scuole statali) con finanziamenti privati, potranno governare la scuola (ex) statale sedendo nei costituendi Consigli di Amministrazione della stessa! Questo dunque è il disegno sotteso ai recenti provvedimenti della destra: una scuola pubblica povera e dequalificata per la grande maggioranza della popolazione una scuola di qualità privata e statale-privatizzata per ricchi e ricchissimi. Tutto ciò a partire dalla scuola dell’infanzia, per arrivare alla scuola elementare, alla scuola media, al liceo… Dai tre anni di età chi appartiene alle classi più abbienti avrà diritto (per legge!) ad una scuola migliore.
Siamo di fronte alla discriminazione classista più odiosa. Siamo agli antipodi della Costituzione che prevede che lo Stato debba garantire a tutti il diritto ad un’istruzione qualificata, che prevede che i capaci e meritevoli (non i più ricchi!) possano accedere ai gradi più alti degli studi, che preclude ogni finanziamento alla scuola privata.
Il prossimo anno sarà decisivo per sconfiggere questo disegno della destra. Bisognerà riaprire la grande battaglia per la scuola pubblica e statale, per una sua riforma che le consenta di essere ciò che essa compiutamente non è: la scuola che promuove la mobilità sociale, il luogo della socialità, la scuola qualificata in grado di dare a tutti le competenze, le conoscenze, le capacità critiche che consentano di essere cittadini a pieno titolo. Si dovrà ripartire dai genitori che nell’istruzione qualificata vedono una speranza per il futuro dei loro figli; si dovrà ripartire dagli insegnanti che chiedono un lavoro non precario, che vogliono praticare la libertà di insegnamento, che vogliono valorizzati, anche sul piano economico, il loro ruolo culturale e sociale, la loro professionalità; bisognerà ripartire dagli studenti dalle loro richieste di partecipazione, di sapere critico, di insegnanti competenti; si dovrà ripartire dagli intellettuali che potranno tornare protagonisti di una grande battaglia per il sapere nella società della conoscenza.
In questo modo si potrà smascherare la menzogna della destra che dice di voler guarire quella scuola pubblica statale che invece vuole uccidere, si potranno spingere le forze di opposizione in Parlamento a sciogliere pesanti ambiguità e colpevoli condivisioni che, oggi più di ieri, impediscono loro di condurre una lotta coerente per la scuola pubblica e statale, si potrà fermare il disegno della destra e anche cercare di vincere una storica battaglia per il futuro del Paese.

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