Inutile, pericolosa e demagogica la proposta del Ministro della Difesa Ignazio La Russa di inviare l’esercito a presidiare le città italiane in nome di una non meglio precisata emergenza sicurezza. Dopo il dibattito drammaturgico degli ultimi mesi su rom ed extracomunitari adesso si vorrebbe dare una risposta sul piano della lotta contro le mafie, facendolo però nella maniera più sbagliata possibile. E’ stupido e riduttivo pensare che le mafie siano solo un esercito in armi e che quindi si possano combattere semplicemente con il controllo della forza, contrapponendo ad esse la garanzia dell’ordine pubblico attraverso le Forze Armate.
La lotta contro le mafie si fa prima di tutto attraverso lo sviluppo dei territori, diminuendo la disoccupazione, la precarietà ed i lavoro nero, creando un sistema di istruzione e di formazione che sia inclusivo e all'avanguardia. Solo lo sviluppo può prosciugare i serbatoi del bisogno dai quali le mafie traggono la loro forza. E sul piano della repressione non sarebbe una risposta molto più efficace l'istituzione dell'agenzia nazionale di controllo dei beni confiscati o la creazione di stazioni uniche appaltanti a carattere regionale?
In un quadro in cui le forze di polizia e gli inquirenti si trovano ad operare in condizioni di enorme ristrettezza economica, spesso senza neanche il carburante per le volanti o la carta per le fotocopie, La Russa avrebbe fatto meglio a ricercare i finanziamenti necessari per garantire a chi tutti i giorni lavora al servizio dei cittadini contrastando la criminalità organizzata, gli strumenti ed i fondi necessari ad un lavoro sicuro ed efficace. Attraverso la discesa in campo dell’esercito non si fa altro che creare ulteriori conflitti di competenze, creare un pericoloso precedente per la militarizzazione del territorio, instillare nei cittadini l’impressione di una condizione di ulteriore insicurezza e precarietà e continuare ad inseguire la logica dell’emergenzialità in tema di sicurezza.
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