
Pdci, «Le norme “salva-premier” sono una vera nefandezza». El Pais, «Operazione salva-Berlusconi»
Riecco l'eterno braccio di ferro tra premier e giustizia, già filo conduttore della legislatura 2001-2006, caratterizzata dalle varie leggi ad personam finalizzate a risolvere i problemi giudiziari di Silvio BerlusconiStiamo parlando del famigerato “lodo Schifani”, la norma che prevede la non punibilità per le più alte cariche dello Stato; l'emendamento salva-premier che bloccherebbe la sentenza nel processo Mills dove il presidente del Consiglio è imputato di corruzione in atti giudiziari.La legge del “lodo Schifani” è già stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004, perché in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione.Il lodo Schifani, infatti, incide direttamente sul principio di eguaglianza stabilendo che le cinque più alte cariche dello stato vengono sottratte alla giurisdizione ordinaria non per reati connessi alla loro funzione, ma solo per la loro carica. In funzione di ciò il presidente del Consiglio, con le altre quattro cariche, rimane sottoposto alla giurisdizione ordinaria per i reati commessi nell'esercizio della sua funzione (previa autorizzazione della Camera o del Senato), mentre non è perseguibile per i reati comuni, come l'omicidio, il furto o la corruzione.E come in un vecchio film, visto e rivisto, assistiamo allo show di un Silvio Berlusconi che attacca duramente i giudici, definiti di «estrema sinistra», per i loro «fantasiosi processi» e annuncia che ricuserà il presidente del Tribunale di Milano Nicoletta Gandus, che «ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto» con il precedente governo Berlusconi «accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli».Così il premier porta l'emendamento in Consiglio dei ministri per avere l'appoggio netto e totale del suo governo dopo che, in realtà, gli alleati hanno dimostrato una certa freddezza: se non si sono messi di traverso, di sicuro non lo hanno difeso a spada tratta, in primis la Lega, inizialmente contraria ad approvare norme che, per salvare il premier dai suoi guai giudiziari, avrebbero intralciato il lavoro dei giudici e che all'elettorato padano darebbero l'impressione di voler proteggere la “casta”. Ma alla fine tutto pare rientrato e l'asse Forza Italia – Lega ha prevalso.Scoppia però l'ira del Presidente della Repubblica. «Se quelle norme fossero state contenute nel decreto fin dall'inizio, non l'avrei firmato» tuona Napolitano, perché gli emendamenti presentati al Senato per congelare alcuni processi tra cui quelli che riguardano il presidente del Consiglio, lo hanno mandato su tutte le furie. Questo primo conflitto istituzionale della legislatura ha fatto svanire di colpo il clima bipartisan tra Palazzo Chigi ed il Colle di cui tanto si vantava Berlusconi.L'Anm ha bocciato l'emendamento senza mezzi termini e anche oltre confine l'Italia non ci fa una gran bella figura. «Eseguendo una manovra ampiamente annunciata - scrive il quotidiano spagnolo El Pais - il governo italiano ha presentato due emendamenti che mettono in moto la cosiddetta “Operazione salva-Berlusconi”». L'articolo di Miguel Mora, corrispondente dall'Italia del Pais, osserva che il decreto prevede «la sospensione di decine di processi e tra questi di quello che, a quanto pare, non sembra far dormire sonni tranquilli allo stesso capo del governo, il caso Mills». «I provvedimenti - prosegue il quotidiano spagnolo - sono “venduti” dall'esecutivo come un tentativo di ripulire la debordante giustizia italiana, dando priorità assoluta alle cause più gravi (mafia, terrorismo, incidenti sul lavoro). Secondo l' opposizione, i media e i magistrati, i provvedimenti nascondono il desiderio di Berlusconi e del suo avvocato, Niccolò Ghedini, di impedire che il giudice milanese che analizza il caso Mills emetta la sua sentenza».Tirando le somme, comunque, «le norme “salva-premier” sono una vera nefandezza. Siamo di fronte ad un esecutivo che prende a pugni lo Stato di diritto e che, provvedimento dopo provvedimento, attacca e mette la museruola ai magistrati, ai giornalisti e a chi contesta il suo operato. Chi pensa al dialogo con questo governo fa un clamoroso autogol» afferma Pino Sgobio, della segreteria del Pdci ed ex capogruppo del partito alla Camera e l'eurodeputato dei Comunisti italiani Marco Rizzo, sull'emendamento salva-premier al decreto sicurezza aggiunge: «Altro che Popolo delle Libertà, questa è una proposta di esclusivo privilegio per i potenti. Così la legge tornerà ad essere non uguale per tutti».
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