
Il tema di gran lunga più dibattuto in questo blog è quello dell’unità.
Ovviamente le posizioni che si confrontano sono molto diverse. Vi è chi non la vuole nemmeno sotto forma di Federazione. Infatti diversi contestano la costruzione della Federazione della Sinistra. Vi è chi vorrebbe fare l’unità con le componenti che stanno a sinistra del Prc (Sinistra critica, Pcl, Rete dei comunisti, etc). Chi vorrebbe farla con Sinistra ecologia e libertà. In specifico quando si parla di Nichi Vendola si scade nel dileggio e nell’insulto. Credo sia un modo sbagliato di discutere. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni si possono contestare anche le posizioni più distanti dalle proprie senza scadere nell’invettiva insultante. Portare argomenti è il modo migliore per convincere gli indecisi e – come tutti sappiamo – nel mondo della sinistra ce ne sono molti. Anche tra i frequentatori di questo blog, come abbiamo potuto vedere nei commenti dei post precedenti, ci sono posizioni diverse. Perché non approfittarne per discutere con serietà e rispetto reciproco?
Per quanto mi riguarda, in questi mesi, ho esposto ripetutamente il mio parere sull’argomento.
Spero che il congresso nazionale della Federazione della Sinistra, che si terrà tra pochi giorni, si caratterizzi proprio con un messaggio di unità, in tutte le direzioni.
Unità tra le forze che compongono la Federazione.
Unità, al suo interno, tra Prc e Pdci, che devono trovare le modalità per riunificarsi.
Unità con Sinistra ecologia e libertà per costruire una sinistra plurale che, come abbiamo visto il 16 ottobre e durante la raccolta di firme per l’acqua pubblica, possa tornare ad incidere nella realtà politica e sociale del Paese.
Unità – qualora vi fossero le elezioni anticipate – con le altre forze democratiche per battere Bossi e Berlusconi.
Conosco le critiche che vengono mosse a questo ragionamento. Sono, principalmente, di due tipi. Cerco di dimostrare la loro infondatezza. La prima sostiene che in questa proposta unitaria vi sia un eccesso di politicismo. Si dice: prioritario è il lavoro sociale, la presenza nelle lotte. In quel contesto si costruisce l’unità vera. Penso anche io che l’intervento sociale sia centrale, in particolare nel mondo del lavoro. Credo che la Federazione della Sinistra, come hanno saputo fare – pur con progetti molto diversi tra di loro – Die Linke e Kke, debba caratterizzarsi come il soggetto che pone il lavoro e la lotta intransigente contro l’attacco a cui è sottoposto al centro della sua piattaforma.
Su questo terreno occorre lavorare. La presenza massiccia della Federazione della Sinistra, riconosciuto da tutti, nella piazza del 16 ottobre, è la dimostrazione di un lavoro che è stato fatto in quella direzione. Ma, come ha detto Landini dal palco di quella piazza, occorre costruire una “sponda politica”. E in Italia, non in Germania o in Grecia, per come sono andate le cose in questi ultimi anni, questa sponda politica, da sola, non la costruisce né la Fds (tantomeno il Prc) né Sel. Occorre l’unità delle forze presenti in quella piazza per poter contare qualcosa, per incidere. Così come occorre – e anche questo ce lo chiede quella piazza – che queste forze non si sottraggano dal dare il loro contributo per la cacciata di Berlusconi. Quindi la proposta unitaria è l’esatto contrario del politicismo. E’ la condizione minima per essere credibili tra i lavoratori e le lavoratrici e per cercare, altro elemento essenziale, di riportare la rappresentanza del lavoro nelle istituzioni.
L’altra critica che viene rivolta fa leva sul fatto che l’unità determinerebbe l’abbandono della identità e della radicalità. Anche questo argomento mi sembra infondato. Se alziamo lo sguardo e parliamo fuori dai nostri ambienti, mi sento di poter dire che è l’ultimo dei problemi che abbiamo. Ma come si fa a dire che oggi Rifondazione Comunista o la Federazione della Sinistra siano percepite come “poco comuniste” o “poco di sinistra”? Se fosse vero questo, in questi due anni avremmo assistito ad un exploit delle forze comuniste presenti a sinistra del Prc (e non si può certo dire che manchi l’offerta, visto che ce ne sono almeno cinque o sei!). Il problema, semmai, è opposto. E’ la vocazione, presente nelle nostre file, al minoritarismo, al settarismo, al dogmatismo, che non ha mai fatto parte della cultura comunista e della sinistra. Non voglio scomodare i “classici” che vengono a sproposito citati (magari senza nemmeno averli letti), ma Lenin ha fatto la Nep, Stalin il patto Molotov-Ribbentrop, Togliatti l’alleanza con la monarchia, Berlinguer il compromesso storico. Esempi diversi, ma accomunati dal primato assegnato in ciascuna di quelle circostanze storiche alla “politica”, e cioè all’analisi concreta della situazione concreta e alle strategie messe in atto per fare fronte alle difficoltà. Potrei proseguire con gli esempi ma credo che siano sufficienti.
Alle ultime elezioni la Federazione della Sinistra ha raccolto il 2.7%. Oggi i sondaggi ci accreditano tra il 2 e il 2.5 per cento. L’errore più grave che possiamo compiere è quello di coltivare questa nicchia, rassegnarci al fatto che quello è il nostro consenso. Per fare questo occorre certamente avere una identità, una proposta politica e un gruppo dirigente credibile, ma occorre anche confrontarsi con altri, cercare di cogliere la verità interna delle loro posizioni, essere meno supponenti e più accoglienti. Quando si criticano gli altri sarebbe opportuno avere il senso delle proporzioni. Occorrerebbe mettere al bando i personalismi che tanto male ci hanno fatto in questi anni e continuano ancora a farci.
Ho l’impressione che questo approccio ci manchi e che se non lo riacquisiamo rischiamo di essere schiacciati in una condizione di marginalità. Anche per questo penso che le nostre proposte unitarie siano una condizione minima per provare a ripartire.
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