martedì 14 aprile 2009

Giovane donna nigeriana denunciata dopo essere stata visitata. Espulsa

Medico spia al pronto soccorso di Conegliano Veneto

Chi l'avrebbe detto che da Ippocrate a Giuda il passo potesse essere così breve. E senza neppure il miraggio dei 30 denari. Il famoso giuramento cui sono tenuti i medici avrà ancora qualche valore etico e pratico, nonostante questo governo?
E' toccato ad una giovane donna nigeriana, di 20 anni, sperimentare sulla propria pelle l’applicazione della norma contenuta nel pacchetto sicurezza attualmente all’esame del Parlamento.La settimana scorsa la giovane donna, dopo aver accusato un malore, si è recata al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria dei Battuti di Conegliano, in provincia di Treviso. Qui il medico di turno, dopo averla visitata e tenuta in osservazione, ha chiamato il 113 per far identificare la donna che si è rifiutata di fornire le proprie generalità e i documenti che, ovviamente, non aveva. Per evitare «il rischio di problemi sanitari», si è giustificato il medico.Ma la sorte per la donna è a questo punto scontata: è stata trasferita al commissariato, dove gli agenti hanno accertato che si trova in Italia clandestinamente e con un ordine di allontanamento dal territorio nazionale, emesso dalla Questura di Agrigento e fino ad ora disatteso. La mattina dopo la giovane è stata processata per direttissima e le è stato notificato un secondo ordine di espulsione.Il direttore generale dell'Usl 7, Angelo Lino del Favero, afferma che le circostanze in cui si sono svolti i fatti sono da approfondire: «Da quanto apprendo il medico in questione ha agito secondo coscienza. Il nostro Ordine ha una posizione precisa in materia, ma allo stesso tempo non credo si possano ravvisare violazioni normative». Molto più netto il primario del pronto soccorso, dottor Enrico Bernardi, che ha affermato di non essere a conoscenza dell'accaduto e l'intenzione di approfondire i fatti. Non nega però il suo sconcerto:«Se è vero che un collega del mio reparto ha denunciato una paziente perché clandestina, ha avuto un comportamento deontologicamente scorretto, al di fuori delle regole che disciplinano il rapporto medico-paziente». Inoltre Bernardi, ravvisa anche il rischio che «la paura ingenerata dalla denuncia possa indurre i malati a non ricorrere più alle strutture pubbliche, causando notevoli rischi sul piano dell'igiene e della sanità pubblica».Il giuramento di Ippocrate recita, tra le altre cose, «di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze», piuttosto che «di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica», e ancora «di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato». Pacchetto sicurezza permettendo.

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