Duro monito dei metalmeccanici alla Cgil. Cremaschi, «imprese e Governo puntano a una fabbrica e a un Paese senza diritti e con gli operai in ginocchio». La vicenda Alitalia ne è lo specchio«Inaccettabile». Così è stato definito, all’unanimità, dal comitato centrale della Fiom l’ipotesi d’intesa presentata dalla Confindustria ai sindacati. Non ci stanno i metalmeccanici, tutti, a discutere di un modello contrattuale che cancella, di fatto, l’autonomia e la rappresentanza del sindacato
In gioco ci sono le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori, che possono essere difese solo da un modello sindacale che fa leva sui rapporti di classe e che non si piega alle richieste del capitale. Non può esserci confronto su un piano di riforma contrattuale giudicato «inaccettabile» nel suo impianto generale perché «fondato su una totale subordinazione dei sindacati alle esigenze delle imprese, con un contratto nazionale che diventa strumento di programmazione della riduzione del potere d’acquisto per l’insieme dei lavoratori ed uno aziendale che viene limitato alle materie delegate dal nazionale, in cui gli aumenti retributivi saranno legati all’andamento della redditività e della produttività dell’impresa». Secondo il segretario generale della Fiom-Cgil Gianni Rinaldini è necessario interrompere la trattativa e convocare un nuovo tavolo «sulla base delle piattaforme presentate dai sindacati su fisco, prezzi e contratti» in cui siano presenti anche il Governo e le altre organizzazioni imprenditoriali.
«Il documento della Confindustria non è emendabile, non è che si può correggere in un punto e modificare in un altro - tuona Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom - È un documento rispetto al quale la posizione del sindacato non può che essere di un sindacato che voglia restare ed essere un sindacato della solidarietà e dei diritti e non un sindacato delle imprese. Quindi, quella del sindacato deve essere una posizione globalmente alternativa. La Confindustria propone un modello autoritario, altro che come ha scritto qualcuno a favore della contrattazione aziendale, per cui i contratti nazionali e i contratti aziendali decideranno che i lavoratori devono lavorare di più e guadagnare di meno».
Continua Cremaschi: «Il documento va complessivamente respinto. La Cgil non può sottoscrivere o trattare sulle basi di quel documento. Visto che la stessa Confindustria l’ha considerato e titolato “ipotesi d’accordo”, noi chiediamo alla Cgil di rompere la trattativa anche da sola. E di aprire una fase diversa in cui ci si confronta con il Governo, gli industriali e le altre realtà imprenditoriali su tutti problemi non solo sul sistema contrattuale ma anche su fisco, prezzi ed altro». Fortemente condivisa dalla Fiom la mobilitazione indetta dalla Cgil per il 27 settembre, che deve essere «il punto di partenza di un percorso di carattere nazionale», a cui dovranno far seguito altre iniziative di lotta condivise ed unitarie dei lavoratori.
Un no netto all’ipotesi di accordo viene anche dalle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 aprile e dal segretario della Funzione Pubblica, Carlo Podda. Ma in tutta la Cgil, in importanti Camere del lavoro c’è fermento di fronte a possibili «mediazioni e compromessi» - come dice Guglielmo Epifani - da fare «a partire dai contenuti della piattaforma non dalla proposta della controparte». Il silenzio calato sulla segreteria nazionale, riunitesi ieri a Corso Italia, la dice lunga sulla delicatezza del confronto interno. Bisognerà capire come si porrà la Cgil di fronte all’impossibilità di trovare una soluzione unitaria con Cisl e Uil, disposti a firmare il testo padronale che condividono nella sostanza.
In gioco ci sono le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori, che possono essere difese solo da un modello sindacale che fa leva sui rapporti di classe e che non si piega alle richieste del capitale. Non può esserci confronto su un piano di riforma contrattuale giudicato «inaccettabile» nel suo impianto generale perché «fondato su una totale subordinazione dei sindacati alle esigenze delle imprese, con un contratto nazionale che diventa strumento di programmazione della riduzione del potere d’acquisto per l’insieme dei lavoratori ed uno aziendale che viene limitato alle materie delegate dal nazionale, in cui gli aumenti retributivi saranno legati all’andamento della redditività e della produttività dell’impresa». Secondo il segretario generale della Fiom-Cgil Gianni Rinaldini è necessario interrompere la trattativa e convocare un nuovo tavolo «sulla base delle piattaforme presentate dai sindacati su fisco, prezzi e contratti» in cui siano presenti anche il Governo e le altre organizzazioni imprenditoriali.
«Il documento della Confindustria non è emendabile, non è che si può correggere in un punto e modificare in un altro - tuona Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom - È un documento rispetto al quale la posizione del sindacato non può che essere di un sindacato che voglia restare ed essere un sindacato della solidarietà e dei diritti e non un sindacato delle imprese. Quindi, quella del sindacato deve essere una posizione globalmente alternativa. La Confindustria propone un modello autoritario, altro che come ha scritto qualcuno a favore della contrattazione aziendale, per cui i contratti nazionali e i contratti aziendali decideranno che i lavoratori devono lavorare di più e guadagnare di meno».
Continua Cremaschi: «Il documento va complessivamente respinto. La Cgil non può sottoscrivere o trattare sulle basi di quel documento. Visto che la stessa Confindustria l’ha considerato e titolato “ipotesi d’accordo”, noi chiediamo alla Cgil di rompere la trattativa anche da sola. E di aprire una fase diversa in cui ci si confronta con il Governo, gli industriali e le altre realtà imprenditoriali su tutti problemi non solo sul sistema contrattuale ma anche su fisco, prezzi ed altro». Fortemente condivisa dalla Fiom la mobilitazione indetta dalla Cgil per il 27 settembre, che deve essere «il punto di partenza di un percorso di carattere nazionale», a cui dovranno far seguito altre iniziative di lotta condivise ed unitarie dei lavoratori.
Un no netto all’ipotesi di accordo viene anche dalle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 aprile e dal segretario della Funzione Pubblica, Carlo Podda. Ma in tutta la Cgil, in importanti Camere del lavoro c’è fermento di fronte a possibili «mediazioni e compromessi» - come dice Guglielmo Epifani - da fare «a partire dai contenuti della piattaforma non dalla proposta della controparte». Il silenzio calato sulla segreteria nazionale, riunitesi ieri a Corso Italia, la dice lunga sulla delicatezza del confronto interno. Bisognerà capire come si porrà la Cgil di fronte all’impossibilità di trovare una soluzione unitaria con Cisl e Uil, disposti a firmare il testo padronale che condividono nella sostanza.
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