mercoledì 31 marzo 2010

Dopo le elezioni: riflessioni e proposte

di Claudio Grassi
Esponente della Segreteria naz.le del Prc
Responsabile naz.le Organizzazione del Prc

Avevamo riposto molte speranze in queste elezioni regionali. Nelle ultime settimane il centro destra appariva in crisi: gli scandali a ripetizione che coinvolgevano direttamente il Presidente del Consiglio, il contrasto continuo tra Berlusconi e Fini, l’incapacità di presentare regolarmente le liste in Lazio e Lombardia, il flop della manifestazione a Piazza San Giovanni, la situazione economica del Paese con l’aumento della disoccupazione. Dall’altra parte avevamo registrato la buona partecipazione alla manifestazione di piazza del popolo contro il decreto salvaliste e il decreto che abolisce l’articolo 18, lo sciopero pienamente riuscito della Cgil, una buona reazione alla decisione di sopprimere le trasmissioni “scomode” come Annozero e, più in generale, un “clima”, forse indotto anche dai risultati francesi, che dava la sensazione di una ripresa delle forze di sinistra e di centro sinistra.Purtroppo non è stato così. Al di là del numero di Regioni vinte dal centro destra o dal centro sinistra, è del tutto evidente che queste elezioni sono state vinte da Berlusconi e dalla Lega Nord.Le ha vinte Berlusconi perché, come dicevo prima, nel momento di massima difficoltà e insidiato anche all’interno del suo schieramento, è riuscito ad ottenere un risultato positivo giacché il centrodestra vince, oltre nelle due Regioni che già governava (Lombardia e Veneto), anche in Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. E le ha vinte la Lega Nord (consolidando, quindi, l’asse Berlusconi – Bossi), poiché va oltre il già straordinario dato delle europee, passando dall’11,3 al 12,2 per cento.L’affermazione della destra è negativa in sé, ma è negativa anche perché un esito opposto poteva accelerare i contrasti interni alla coalizione di governo e produrre una crisi con eventuali elezioni anticipate. Questo scenario, purtroppo, con questi risultati, si allontana. Dobbiamo quindi ipotizzare altri tre anni di governo Berlusconi con tutto quello che ne consegue di ipotizzate riforme istituzionali (presidenzialismo) e di attacco al lavoro e ai diritti sociali e civili.Un altro dato importante di questa tornata elettorale riguarda l’astensionismo. Un fenomeno che da vent’anni continua a crescere e che deve indurci ad una riflessione. Occorrerebbe un approfondimento specifico, ma non è questa la sede. Mi limito a evidenziare due aspetti che, a mio parere, lo hanno fatto crescere. Il primo riguarda il cambiamento delle leggi elettorali. E’ sorprendente che nessuno riconosca questa elementare verità: si è superato il proporzionale e introdotto il maggioritario con l’argomento che bisognava avvicinare i cittadini alla politica e consentire loro di scegliere direttamente gli eletti. La realtà che si è concretamente prodotta è che proprio con l’introduzione del maggioritario, con la dinamica del “voto utile”, e con la riduzione della scelta a due schieramenti (penso ai ballottaggi delle elezioni comunali) la partecipazione si è drasticamente ridotta. Inoltre l’abolizione della preferenza alle elezioni politiche ha consegnato, di fatto, ai gruppi dirigenti dei partiti il potere di decidere la composizione del Parlamento: alla faccia della “partecipazione”! Il secondo aspetto riguarda noi, forze comuniste e della sinistra che, con i nostri errori e i nostri comportamenti, abbiamo alimentato un astensionismo di “sinistra”. Il primo limite è stato quello della poca coerenza. Pensiamo alla nascita di Rifondazione Comunista. Centinaia di migliaia di compagne e compagni di base hanno creduto in quel progetto, vi hanno dedicato energie, passione, entusiasmo. Si sono riconosciuti in quella impresa e in un gruppo dirigente che aveva detto che occorreva contrastare la cancellazione di una presenza comunista in Italia. Dopo pochi anni quasi tutto quel gruppo dirigente ha fatto scelte di collocazione politica in netto contrasto con quanto aveva detto. Diversi di loro – infatti – hanno aderito a forze politiche che non c’entrano nulla col comunismo. Oltre a ciò è stata avviata una stagione di scissioni e costruzioni di microformazioni politiche che hanno portato alla delusione eall’allontanamento dalla vita politica attiva e dal voto centinaia di migliaia di compagne e compagni. Il mio segretario di Circolo, con me in Rifondazione fin dall’inizio, abituato a fare politica nelle piazze, nei bar e in mezzo alla gente, in poche parole, mi ha rappresentato la situazione in modo molto efficace: “abbiamo difeso le scelte dei nostri dirigenti, e loro se ne sono andati in altri partiti. Ci siamo impegnati per ricostruire un Partito comunista e il gruppo dirigente ogni due anni si è diviso, con il risultato pratico che più cresce il numero dei partiti comunisti e meno i comunisti contano”. In conclusione: se si riuscisse a reintrodurre il proporzionale e ad essere un po’ più coerenti, daremmo certamente un contributo importante alla riduzione dell’astensionismo.
Per quanto riguarda il risultato della Federazione della Sinistra penso si possano fare le seguenti considerazioni. E’ stata una campagna elettorale non facile, fatta con pochi mezzi. Siamo stati totalmente oscurati dai media. Nonostante questo, in tutte le regioni di Italia ad eccezione della circoscrizione di Matera della Basilicata, abbiamo presentato le nostre liste e abbiamo svolto, grazie al lavoro straordinario e volontario di centinaia e centinaia di compagne e compagni, una impegnativa campagna elettorale. Questo ci ha consentito di portare ovunque le posizioni e le proposte della Federazione della Sinistra, di raccogliere consensi e di eleggere consiglieri. Il risultato è noto: 2.74%. Eleggiamo complessivamente 17 consiglieri (di cui uno dei Verdi in Toscana dove abbiamo fatto con loro una bicicletta) ed avremo 5 assessori. Abbiamo eletti in tutte le regioni tranne in Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata. Una presenza importante.Detto questo ritengo che, complessivamente, il nostro risultato non sia soddisfacente.Rispetto il dato delle europee, che già valutammo come insufficiente, arretriamo sensibilmente (era del 3.5%), subiamo quindi una erosione preoccupante alla quale dobbiamo porre rimedio.Come si vede dai dati il risultato è diversificato Regione per Regione e questo ci aiuta a fare una prima riflessione. La penalizzazione più grande la subiamo dove andiamo da soli, in particolare in Campania. Siccome nella discussione che abbiamo avuto nella fase precedente alle elezioni questo delle alleanze è stato il tema più dibattuto, vorrei che ne parlassimo anche adesso, risultati alla mano. Rivendico la battaglia che ho fatto contro elementi di chiusura e di settarismo che, se fossero prevalsi, avrebbero prodotto un risultato complessivo della lista drammaticamente negativo. Penso alla Toscana o alla Liguria, per fare solo due esempi, dove abbiamo avuto due tra i migliori risultati, e dove, a stando alle argomentazioni dei contrari, in pochissimi ci avrebbero seguito. E’ successo esattamente il contrario, sarà il caso di tenerne conto. Un’altra riflessione importante ci viene dalla esperienza delle Marche. Anche qui ci presentiamo in alternativa al centrosinistra, ma va molto meglio della Campania e della Lombardia. Ciò avviene, a mio parere, perché non siamo soli e riusciamo a costruire una coalizione con Sinistra e Libertà. Anche di questo sarà il caso di tenerne conto. Infine c’è una Regione, l’unica, dove la Federazione supera il dato delle europee, parlo dell’Umbria che passa dal 6.2 al 6.9. Non sarebbe male andare a vedere lì come si è lavorato, forse c’è qualcosa da imparare. A cominciare dal comune di Gubbio dove la Federazione raccoglie il 25% e il compagno Goracci raccoglie 2600 preferenze!
Una valutazione anche sul risultato di Sinistra Ecologia Libertà. Il loro risultato è leggermente superiore al nostro, 3%, ma è concentrato sostanzialmente nel centro Sud, in particolare in Puglia.In sostanza sono riusciti a vincere in Puglia e questo ha dato una enorme visibilità a Nichi Vendola, ma ciò non è stato sufficiente a trainare un consenso significativo nel resto del Paese per la forza politica di cui è portavoce. I dati di Sinistra Ecologia Libertà in tutto il centro Nord, ad eccezione del Lazio, sono infatti inferiori a quelli della Federazione della Sinistra. Credo che al loro interno si aprirà ora una discussione sulla prospettiva. Puntare tutto sulla figura di Vendola per giocarlo come futuro leader del centrosinistra costruendo un percorso di ingresso nel Partito Democratico, oppure cercare di costruire una sinistra esterna al Pd che, come avvenuto nelle Marche, costruisce una relazione con la Federazione della Sinistra? Vedremo. Di sicuro la Federazione della Sinistra non deve commettere l’errore di sottovalutare questa presenza e, pur nella distinzione dei progetti, deve cercare di lavorare per costruire un rapporto unitario.
Alla luce di queste considerazioni penso che si debbano individuare i terreni sui quali muoverci con determinazione. Avanzo alcune proposte.Il primo è accelerare il processo di costruzione della Federazione della Sinistra. Prima delle elezioni abbiamo deciso di tenere il congresso costituivo entro l’anno. Credo sia necessario, se possibile, accelerare i tempi. Sappiamo tutti delle difficoltà e dei problemi che abbiamo riscontrato, ma sarebbe esiziale tornare indietro oppure continuare a rimanere in un limbo dove non sono chiari gli ambiti nei quali si assumono le decisioni. Tutto questo va chiarito al più presto, anche per mettere a valore quanto, purtroppo, non siamo ancora riusciti a fare e cioè che con la costruzione della Federazione, dopo tanti anni di scissioni, si mette in moto un processo di unità.Il secondo elemento, come dicevo prima, è quello di lanciare una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà. Nessuna riedizione dell’Arcobaleno. I progetti sono, per il momento, diversi, ma il consenso elettorale di cui disponiamo, preso singolarmente, è debole, messo assieme è significativo e può incidere su alcune battaglie comuni: perché non provare a farlo?Terzo elemento: avviare quella campagna referendaria che non siamo riusciti ad avviare in campagna elettorale: acqua, nucleare, legge 30. Contemporaneamente va rafforzata l’iniziativa sociale, soprattutto al fianco del mondo del lavoro generalmente inteso, che deve diventare sempre di più il nostro campo di intervento prioritario.Ultimo elemento: va confermata con forza la nostra disponibilità alla costruzione di una alleanza con le altre forze del centro sinistra che, attorno ad una proposta di salvaguardia della democrazia e della Costituzione, si impegni fin da oggi a battere Berlusconi alle prossime elezioni politiche.

2.3% A MINERVINO MURGE

105 voti (2,3%), 18 voti di preferenza a Maria Campese e 6 ad Angela Sinisi. Questi sono i risultati ottenuti dalla lista di Comunisti e Verdi a Minervino Murge. Un risultato sicuramente insufficente, a cui ha contribuito l'astensione che ha colpito anche Minervino, il voto "utile" ai candidati di Minervino come Sabino Rizzi dell'IDV che ha totalizzato un ottimo risultato grazie anche ad un voto di campanile ed infine alla visibilità mediatica di Nichi Vendola, visibilità che ha grandemente favorito Sinistra Ecologia Libertà, il partito di Vendola. Ma il 3.3% preso dalla nostra lista a livello regionale ci parla di quanto siamo stati determinanti per la vittoria di Nichi Vendola. Da questo risultato vogliamo ripartire considerandolo di tenuta rispetto ai 111 voti delle elezioni provinciali del 2009.
GIOVEDI' 1 APRILE SI TERRA' UN INCONTRO PRESSO IL CIRCOLO CITTADINO DI CORSO MATTEOTTI 169 DI ANALISI DEL VOTO ALLE 19.30.
PARTECIPIAMO NUMEROSE E NUMEROSI.

sabato 27 marzo 2010

Perché chiedo il tuo voto

http://mariacampese2010.blogspot.com/; mariacampese@gmail.com; presente anche su Facebook

Chi sono: Maria Campese, candidata al Consiglio regionale nella circoscrizione Barletta/Andria/TraniNata a Barletta, mi sono laureata in ingegneria edile a Bologna. Insegno Fisica all’ITIS di Barletta. Sono stata segretaria di circolo a Barletta dal 1997 al 2002. Dal 2002 al 2006 sono stata assessore al Comune di Barletta. Attualmente sono componente della Segreteria nazionale di Rifondazione comunista. Perché chiedo il tuo votoLa mia è una militanza di lungo corso, sin dai tempi in cui frequentavo il liceo, nei collettivi studentesco e femminista. Nata a Barletta in una famiglia di origine contadina, ho provato sulla pelle cosa significa essere discriminati socialmente. Ho avuto comunque la fortuna di formarmi in un periodo storico in cui lo Stato garantiva, ai meritevoli, forme di sostegno agli studi. E’ stato così che ho potuto laurearmi. Questo oggi non sarebbe più possibile. L’accesso all’istruzione, soprattutto universitaria, sta diventando sempre più proibitivo per famiglie monoreddito (o con reddito precario). La mia militanza politica è da sempre ispirata alla battaglia contro le ingiustizie, per l’affermazione dei diritti al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione, e per la difesa dei beni comuni: acqua, territorio, energia, cultura ed istruzione. Ho contrastato l’idea di edilizia economico-popolare relegata a ghetto, ho promosso iniziative per quartieri popolari di qualità, al pari dell’edilizia privata. Il lavoro dovrà essere di qualita’, stabile, non precario, e non rischioso per la salute. Non dovrà più essere consentito il ricatto: se vuoi il lavoro devi accettare gli avvelenamenti, ed il rischio di incidenti (anche mortali) sui luoghi di lavoro. Per la soluzione di questo problema si dovrà puntare alla promozione del turismo e dell’agroalimentare, con valorizzazione del patrimonio culturale, storico, paesaggistico. E’ per ciò che credo vadano contrastate tutte le scelte che vanno in direzione opposta, a partire dagli inceneritori, passando per le centrali a biomasse per finire a tutti gli insediamenti industriali che rapinano il territorio creando opportunità risibili di lavoro.Vigilerò affinché in Puglia si concretizzi quanto già affermato dal Presidente Nichi Vendola: acqua pubblica, no al nucleare, e opererò affinché si promuovano politiche ‘rifiuti zero’ e si aderisca alle politiche di ‘consumo zero di territorio’.Un’ultima, ma non ultima, nota voglio rivolgerla alle donne del nostro territorio. Anche questa volta le donne candidate sono poche. Ma le donne, oltre a candidarle, bisogna eleggerle se si vuole portare nelle istituzioni il punto di vista delle donne, l’attenzione ai servizi per i minori, per la propria salute, per gli anziani.Un punto di vista diverso, quello delle donne che hanno militato nei movimenti femministi e che fanno della lotta per l’emancipazione un elemento centrale della propria militanza politica, a partire dal mettere in atto tutte le misure, ordinarie e straordinarie, per dare lavoro alle donne, perché non ci potrà essere emancipazione se non vi è l’indipendenza economica. Chiedo quindi alle donne, e non solo, finalmente di scegliersi una rappresentanza all’interno delle istituzioni, perché solo così le politiche per la loro tutela e per la tutela di chi è succube nella società potranno trovare voce.Per chi ha seguito il mio percorso politico sa bene che non ho mai fatto delle stanze del Palazzo un centro di potere, ho sempre vissuto il mio impegno, ovunque profuso, come servizio per chi è più debole nella società. E non ho mai cambiato schieramento politico, a differenza di tanti che hanno assunto il trasformismo e l’opportunismo come pratica politica.Le mie parole d’ordine sono state e rimarranno: onestà, coerenza, impegno.Sta nel voto delle elettrici e degli elettori la vera capacità di cambiamento. Hai un’arma democratica nelle tue mani: il voto. Usalo per darti una rappresentanza in cui riconoscerti.
Maria Campese
Car*,
siamo ormai a poche ore dal voto per le elezioni regionali. In questo breve lasso di tempo che ci separa dall’appuntamento elettorale è importante dare il massimo per convincere gli indecisi, per abbattere il muro costruito per impedire la nostra presenza su stampa e tv e rendere visibile la nostra proposta. In questa campagna elettorale, segnata dai deliri di onnipotenza del presidente del consiglio, occorre un voto per battere le destre e per dare una rappresentanza forte nelle regioni alle lavoratrici ed ai lavoratori, i cui diritti sono costantemente e pesantemente sotto attacco. Ognuno di noi utilizzi gli strumenti (mail, volantini, telefonate, manifesti) e i momenti di cui dispone per chiedere un voto in Puglia per la lista Federazione della Sinistra- Verdi: La sinistra - L'ambiente e chiedere il sostegno alla mia candidatura.
Maria Campese
candidata al consiglio regionale nella circoscrizione BAT nella lista "Federazione della Sinistra - Verdi: La sinistra - L'ambiente".

lunedì 15 marzo 2010

FERMARLO E' UN DOVERE CIVICO

di Alberto Asor Rosa
su il manifesto del 13/03/2010


Avevo intenzione di scrivere un articolo tutto diverso: compassato e compito, serio, riflessivo, ragionevole e persino giudizioso (cercherò di tornare a queste tonalità nelle conclusioni, a questo punto inevitabilmente troppo rapide). Ma sono ancora sotto l'impressione davvero straordinaria della visione completa della conferenza stampa di Silvio Berlusconi sugli «errori» di cui il popolo delle libertà sarebbe stato vittima (vittima non casuale, beninteso) a Roma e in Lombardia. Si tratta di un documento di alto livello spettacolare, che andrebbe distribuito in tutte le scuole e visionato nei cinema italiani e stranieri per la sua incomparabile evidenza politica, culturale, retorica, antropologica e, ripeto, spettacolare. L'esposizione dei «fatti» - nessuno dei quali, ovviamente, accompagnato dalla minima pezza d'appoggio -, fra un costante digrignar di denti e strizzate allucinate dell'occhio (che sia comparso un pizzico di follia?), dimostra ad abundantiam quale sia la nozione di «verità» cui il premier si conforma: è «vero» ciò ch'io dico per il fatto che lo dico; e quanto più lo dico con rabbia e con furore (mai irato, dice lui? L'ira è un sentimento discreto e umano in confronto alla spinta irrazionale impetuosa e sconvolgente che lo anima e sorregge), tanto più «vero» sarà.Il fatto che leggesse un testo, invece di urlare come al solito improvvisando ispirato dal suo Dio, ha complicato le cose piuttosto che semplificarle e alleggerirle: perché, senza aggiungervi un briciolo di ragione, ha guittizzato ulteriormente il suo dire. Sarebbe come se Petrolini (absit iniura verbis, nei confronti del povero Petrolini, s'intende), nel pronunciare l'invasato canto di Nerone su Roma in fiamme, avesse sbirciato su dei foglietti le battute da dire, sbagliando le congiunzioni di senso, saltando le parole, ignorando gli accenti. Anche il guittismo è sottomesso ad una scala di valori. Qui siamo ormai al livello più basso: quello in cui l'istrionismo prevale troppo ostentatamente sullo humor perché se ne possa ancora ridere.La verità è che la minaccia trasuda ormai da ogni vibrazione della voce, da ogni divaricazione mascellare, da ogni occhiata dell'occhio gelido, spento e al tempo stesso iracondo che ti guarda. Portare in piazza e sbandierare di fronte a milioni di spettatori nomi e cognomi dei «colpevoli» - i magistrati «di sinistra» autori del «complotto» - risponde ad una tecnica ben collaudata in altri ambienti d'intimidazione e di violenza. CONTINUAPAGINA7L'ombra dell'«irrimediabile», del «gesto estremo» e «necessario», allo scopo di «difendere (dice lui) la democrazia», viene fatta scendere pesantemente sulla nostra Repubblica. L'approvazione pressoché contestuale di una legge la cui incostituzionalità è chiaramente fuori discussione, come quella sul «legittimo impedimento», la quale sancisce la disuguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, dimostra che quest'uomo e la maggioranza che pedissequamente gli si accoda, non arretreranno di fronte a nulla pur di non rispettare né spirito né lettera delle regole. Siamo cioè entrati in quello che potremmo tranquillamente definire un periodo di «emergenza» e «sorveglianza» democratica, quando bisogna tenere gli occhi bene aperti e le orecchie ben diritte onde cogliere giorno per giorno le minime vibrazioni sotto la superficie delle cose.Bene fanno perciò le opposizioni unite (partiti, associazioni, movimenti) a scendere oggi in piazza per protestare contro i rischi della deriva berlusconiana. C'è un aspetto del problema, tuttavia, che rimane in sospeso anche su questo versante. Uno degli effetti - forse in una certa misura inevitabile ma al tempo stesso deprecabile, anzi deprecabilissimo - dell'uragano che squassa la nostra democrazia è che tutto ciò che di serio pertiene alla politica - i valori, le idee, i programmi - viene respinto in secondo piano dalle urgenze che ci si affollano intorno. Andiamo al voto senza sapere per che cosa votiamo, al massimo per chi votiamo. L'abominevole personalizzazione della politica, cancro della rappresentanza, riguarda un po' tutti e passa di qui.L'emergenza democratica presenta dunque un aspetto che riguarda noi, non Berlusconi (o Berlusconi solo in quanto ci trascina, insieme con lui, per questa strada): chi siamo e che cosa vogliamo. Ieri è stato il giorno dello sciopero generale proclamato dalla sola Cgil: esiste un nesso fra le lotte per il lavoro e quella per la difesa della democrazia? Ad un recente raduno del «popolo viola», convocato richiamandosi agli artt. 1, 3 e 21 della Costituzione, rammentavo che esiste anche l'art. 9, il quale recita fra l'altro: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»: esiste un nesso fra le lotte per il lavoro, quelle per la difesa della democrazia e quelle, a mio giudizio anch'esse primarie e imprescindibili, della difesa del territorio, dell'ambiente e dei beni culturali? Altri, numerosi interrogativi della medesima natura si potrebbero ovviamente porre.I nessi, questi nessi si scoprono solo se s'impiantano programmi e strategie, di cui finora non si vedono se non brandelli, segmenti staccati e qualche sparsa illuminazione. L'emergenza democratica è fatta dunque non solo della violenza eversiva berlusconiana ma anche del vuoto strategico delle opposizioni. Metterci mano durante l'infuriare della tempesta è difficile, me ne rendo conto. Ma non se ne può fare a meno ancora a lungo, altrimenti la tempesta continuerà a invadere tutti gli spazi della ragione: anche i nostri.

sabato 13 marzo 2010

COMIZIO A MINERVINO

DOMENICA 14 MARZO
Pubblico comizio elettorale alle ore 18.30 in Piazza Bovio con la partecipazione di Maria Campese, della Segreteria naz.le e candidata consigliera regionale

lunedì 8 marzo 2010

Lavoro, ritorno al Medio Evo... A proposito, buon 8 marzo!

Lidia Menapace

Che cosa pensano di fare? una cosa moderna, postmoderna, di fine della storia, di pensiero unico? Va di moda il barocco, stanno facendo una operazione di Controriforma. Nella sua tomba l'autore della Storia dell'età barocca in Italia , che definì quel periodo splendido per musica, architettura, teatro, pittura, dolcezza del vivere, ma di crisi profonda della civiltà politica e della libertà e indipendenza per «mancanza di entusiasmo morale» si rigira inquieto: si tratta - come è noto - di un famoso rivoluzionario estremista quasi comunista ante litteram, che rispondeva al nome di Benedetto Croce.
Quanto al grandissimo Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio incorse nella censura di un cardinale che gli rifiutò di mettere nella chiesa di cui era titolare uno straordinario dipinto, la Madonna dei palafrenieri, perché - in modo irrispettoso per lo spazio sacro - due palafrenieri malvestiti vi sono rappresentati in ginocchio davanti alla Madonna e mettono in vista in primo piano le piante callose e non proprio pulite dei loro piedi scalzi. I palafrenieri erano una corporazione che esisteva ancora nell'età barocca. In verità anche oggi si vuol tornare indietro e la proposta di far decidere le questioni di diritto del lavoro con l'arbitrato, vuol dire regredire fino al Medioevo quando esistevano le corporazioni di Arti e Mestieri, e magari una corporazione potente e ricca poteva farsi fare un quadro dal Caravaggio, ma l'autorità religiosa poteva anche rifiutarglielo: il lavoro era organizzato per corporazioni di Arti e Mestieri, ciascuna col suo santo protettore, le feste, le liturgie e per risolvere le contese avevano l'istituto dell'arbitrato obbligatorio e insindacabile. Bei tempi!Le corporazioni durarono fino alla rivoluzione industriale, quando, fondando sulle costituzioni liberali europee che riconoscevano diritto di associazione gli operai e le operaie costituirono (non senza repressioni sanguinose e rifiuti durissimi) i sindacati che erano controparti e decidevano le relazioni tra le due classi in modo contrattuale. La chiesa rimase a lungo a guardare, peraltro considerando i sindacati una cosa diabolica, violenta, disordinata. Bisognò arrivare al 1882 (l'anno in cui a Genova si celebrò il primo congresso nazionale del più antico partito di sinistra del nostro paese, il Psi) per ottenere un certo riconoscimento dell'organizzazione sindacale e in contemporanea la Rerum novarum di papa Leone XIII, che - dopo aver riaffermato che le corporazioni sono meglio - ammise che il sindacato è però lecito. Fu proprio un coraggioso motu proprio del papa, perché vescovi e cardinali interpellati mentre Leone scriveva l'enciclica, si dissero - tutti o quasi - favorevoli alle corporazioni con arbitrato obbligatorio e insindacabile. Dopo la sua elezione Benedetto XVI ha accennato ad azioni sindacali con accordo obbligatorio e appena la Cisl ha accennato a un'ipotesi di tal tipo, chiamandola una ipotesi di rinnovamento sindacale, il papa l'ha ricevuta con grande rilievo e caloroso appoggio.Siamo dunque a un pauroso balzo all'indietro, che in buon italiano si chiama reazione e tale atteggiamento è re-a-zio-na-ri-o in tutte lettere e a gran voce. Tra l'altro, se un arbitro si troverà a giudicare se è lecito il licenziamento di una donna incinta o che si sposa o che convive ecc,, non pensate che la sua "equità" gli farà dire che è meglio che resti a casa a curare prole marito cucina stiratura anziani? "Dimostrerà" che le donne sono più buone e generose, assolvono gratis a una mole di lavori che concentrati presso il domicilio le tengono occupate, sicché non avranno grilli per la testa. Come sosteneva nel '68 (tempo in cui avvenivano cose selvagge e le donne persino volevano l'autoderminazione!) una sociologa femminista: le donne erano solo il 10% della popolazione carceraria, perché erano già recluse a domicilio in una istituzione repressiva detta famiglia. Così caricate di fatiche e di incombenze da non avere tempo per pensare: e quindi non hanno nemmeno bisogno di andare a scuola a lungo. Per fare la donna di casa non è necessario andare a scuola a lungo, non servono lauree.

8 Marzo 2010: 100 Anni di Lotte per la Parità di Genere

La celebrazione a livello internazionale del “Giorno della Donna” è stata stabilita in occasione della seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenhagen nel 1910. Fu proposta dalla compagna Clara Zetkin. Le donne decisero di condurre lotte comuni per i diritti delle donne lavoratrici, per la protezione della maternità e dell’infanzia, per il diritto al voto, contro i prezzi elevati a causa dell’avidità dei monopoli in cerca di profitti e contro la corsa agli armamenti. In questi cent’anni la parità sessuale è stata riconosciuta come diritto fondamentale dell’umanità. La Convenzione delle Nazioni Unite per l’Eliminazione delle Discriminazioni contro le Donne (CEDAW) ne costituisce una solida base a livello internazionale.

domenica 7 marzo 2010

MOBILITAZIONE GENERALE

Contro il decreto illegale!


“Il decreto interpretativo adottato dal governo al fine di ‘sanare’, come riconoscono gli stessi ministri, inadempienze, errori e illeciti nella presentazione delle liste elettorali in Lombardia e Lazio a opera del centrodestra, è un abuso che fa scempio delle regole istituzionali e dei principi costituzionali”, Questa la durissima opinione del portavoce nazionale della Federazione della Sinistra e candidato alla presidenza della regione Campania, Paolo Ferrero.“Si tratta di un atto arbitrario, indegno della civiltà giuridica democratica; un provvedimento ad hoc che si infischia completamente di quel quadro condiviso di regole e della separazione dei poteri preposti alla loro vigilanza che costituiscono il presupposto di qualsiasi competizione elettorale regolare – continua il candidato alla presidenza della Campania – Ed è davvero avvilente e grave che una personalità rigorosa e specchiata, come il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si sia resa partecipe, apponendo la propria firma al decreto governativo, di questa scandalosa violazione dei principi costituzionali, della dottrina giuridica, del valore della separazione dei poteri e della convivenza democratica”.Per Ferrero la firma di Napolitano è “un atto che riempie di amarezza”. Mentre il decreto del governo è “un intervento che riempie di preoccupazione”. Per questo la Federazione della sinistra ritiene che “tutte le forze democratiche e le energie intellettuali si debbano mobilitare da subito contro questo scempio nei confronti di quell’atto supremo della sovranità popolare che è il voto”. A tal fine Ferrero si rivolge “a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sociali, alle forze dell’associazionismo, al mondo della cultura, alle energie intellettuali e della società civile per contrastare questo scempio dei diritti civili e democratici”. Dado appuntamento alle 11,00 a Roma per partecipare al presidio già in corso pr iniziativa del popolo di Viola.“Le opposizioni democratiche – invoca – non possono mancare. Per la difesa della libertà, della libertà, della solidarietà, dei diritti democratici conquistati attraverso la Repubblica e che oggi hanno subito un colpo drammatico e allarmante che non può per nessun motivo passare sotto silenzio” Perché “non si tratta di destra o di sinistra, né di maggioranza o di opposizione – conclude – Si tratta del popolo italiano, della rispetto della sua sovranità e delle sue istituzioni democratiche”.
Ufficio Stampa Prc

venerdì 5 marzo 2010

«Stanno ribaltando i fondamenti del diritto»

Intervista al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani

Il Parlamento ha varato un disegno di legge governativo che azzera di fatto, più ancora dell’insieme di norme che compone il “diritto del lavoro”, quella conquista dei lavoratori, pagata con anni e anni di lotte, che passa sotto il più ampio concetto di “democrazia del lavoro”. Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone. Da oggi la contrattazione collettiva viene definitivamente sommersa e inficiata non solo da una miriade di contratti aziendali ma, più ancora, da un pulviscolo molecolare di contratti individuali.
Questo disegno di legge mette le mani su una molteplicità di norme che riguardano assetti consolidati, o che credevamo consolidati, di diritto del lavoro, anche se il fuoco è sugli aspetti che riguardano il ricorso all’arbitro al posto del giudice in caso di controversie, i tempi e gli “sconti” alle aziende per la conciliazione. Il governo ha fatto proprie tutte le sollecitazioni e le richieste del padronato italiano che partono da molto lontano.


Abbiamo già assistito al reiterato attacco all’articolo 18 per “liberalizzare” i licenziamenti, alla cosiddetta “riforma Biagi”, alla frantumazione degli accordi collettivi dal primo al secondo livello. E’ questo il disegno? Siamo di fronte alla polverizzazione della contrattazione? Sì. Siamo di fronte al tentativo più organico mai messo in atto, anche se paradossalmente si esprime in tanti piccoli provvedimenti apparentemente poco coordinati, di ribaltare quello che è l’asse fondamentale del diritto del lavoro che si trova nella Costituzione, laddove si afferma che va tutelata soprattutto la parte più debole dei soggetti in campo. Con l’insieme di questi provvedimenti: sia quando riguardano l’interpretazione da dare nelle questioni del reintegro per giusta causa, sia quando riducono i tempi per impugnare la fine dei contratti a termine, sia nel caso più discusso di ricorso all’arbitrato, che in prima stesura era addirittura obbligatorio per tutti i nuovi contratti di lavoro, passa la stessa filosofia, e cioè che attraverso questa simmetria fittizia il rapporto di lavoro viene sostanzialmente omologato a un rapporto di tipo commerciale, privato, individuale, in cui le parti sono formalmente sullo stesso piano.


Ma il lavoratore nel momento in cui si appresta a sottoscrivere l’agognata assunzione è del tutto disarmato. E’ evidente che è la parte debole davanti a un datore di lavoro reso più forte da quest’arma di ricatto fornita oggi dal governo Berlusconi. In questo modo l’assunzione non diventa quasi l’estorsione di un rapporto di lavoro sbilanciato?Infatti, è proprio questo il cuore del provvedimento che noi contestiamo. Naturalmente la parte più visibile è quella che riguarda l’arbitrato e la conciliazione, perché è evidente quello che lì si propone: che in tutti i nuovi rapporti di lavoro - prevalentemente ma non necessariamente solo di giovani assunti, anche di anziani che rientrano in produzione dopo un licenziamento - si esercita un’indebita forzatura, noi crediamo incostituzionale perché costringe la persona a dichiarare che rinuncerà a ricorrere alla magistratura. Una forzatura che segnerà e determinerà la qualità del rapporto di lavoro per tutta la sua durata e perfino al momento della sua conclusione. E’ fin troppo facile prevedere che il lavoratore in quel momento non sarà nelle condizioni di contrattare la sua assunzione, né di decidere liberamente e serenamente, perché in realtà è quasi costretto a sottostare alla clausola dell’arbitrato. E a quel punto, quale che sarà il futuro del suo rapporto di lavoro, quale che sarà il futuro delle vessazioni o di abusi a cui potrebbe essere sottoposto, lui dovrà rinunciare a ricorrere alla magistratura per avere giustizia.


Siamo di fronte a una grave violazione costituzionale, come hanno detto fior di giuslavoristi. Il ministro del Lavoro pensa davvero che norme così possano passare senza contraccolpi?Siamo di fronte, secondo me, alla configurazione di una palese e ripetuta questione di legittimità costituzionale. In un convegno di qualche settimana fa con i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati abbiamo discusso e analizzato le materie connesse a questo provvedimento. Noi riteniamo del tutto fondato un ricorso di legittimità, che faremo sicuramente, anche perché questa volta abbiamo il conforto di uno stuolo di giuristi del lavoro: da Ichino a Treu, da Romagnoli a quelli legati a un’interpretazione più di sinistra. Da tutti viene una sola voce che ci dice che si tratta di un provvedimento che non corrisponde al dettato costituzionale.


Queste norme però, al di là del provvedimento specifico, come abbiamo detto, vengono da lontano. Da anni e anni di tentativi del padronato italiano, e dei governi che più lo hanno rappresentato, per cercare di erodere le basi della democrazia del lavoro nel nostro Paese. Perché? qual’è la ratio?E’ esattamente così. Questa norma sta dentro una lunga questione che si ripropone ogni volta che la destra ritorna al governo, anche se questa volta la propone in modo più furbo, in maniera apparentemente più morbida, annegata e confusa in mezzo a molte altre cose. Purtroppo tutto questo, anche se noi abbiamo denunciato a suo tempo quello che si stava preparando, non è riuscito a ottenere dall’opinione pubblica sufficiente attenzione. Adesso ci troviamo di fronte al fatto compiuto: il provvedimento è stato approvato, bisognava bloccarlo prima, ma non siamo riusciti a farlo diventare così evidente da suscitare la reazione del Paese. Se tu mi chiedi qual’è la logica, io devo dire che una logica non c’è: la realtà in questo momento va da tutt’altra parte, perché siamo in presenza di troppa mobilità, di troppa deregolamentazione.


Adesso il sindacato che cosa farà? che ruolo può svolgere?In questo schema la contrattazione collettiva resta in tutta la sua forza e rappresenta ancora di più il luogo delle tutele. Io chiedo a Cisl e Uil di valutare bene il tipo di reazione a questo provvedimento. Non basta dire che bisognava rispettare l’autonomia delle parti sociali quando di fatto l’autonomia è già stata toccata. Condividiamo la rivendicazione dell’autonomia, ma come si fa a non vedere che questo è un vulnus a una cultura molto cara alla Cisl? Ci aspettiamo una reazione ponderata ma anche determinata: per dire che così non va bene e che il sindacato in questo modo sarà costretto a ricorrere alla Consulta.


La Cgil ha indetto la manifestazione del 12 marzo, seppure con parole d’ordine diverse, come la questione fiscale. In un momento in cui il sindacato non sembra molto aggressivo su tutta questa partita, pensate di riuscire a organizzare una grande manifestazione come quella sull’articolo 18?Lo sciopero si caratterizzerà, come l’altro sull’articolo 18, su parole d’ordine che riguardano molte cose: il lavoro, l’occupazione, le tutele durante la crisi. Questo provvedimento arriva adesso, dopo due anni che si trascinava in Parlamento, ma sul tappeto c’erano e ci sono anche altri problemi, come la difesa del reddito e la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, nel momento in cui un governo che dice di voler combattere l’evasione fiscale si inventa uno scudo fiscale al 5% sui capitali. E la politica di accoglienza dei migranti. Tutti temi che richiedono e meritano la più grande mobilitazione. Il provvedimento appena approvato non fa che accentuare il carattere che la manifestazione dovrà avere: difesa a 360 gradi dei diritti del mondo del lavoro.

INTERVENTO DI MARIA CAMPESE CONTRO IL CLIENTELARISMO DEGLI SCRUTATORI

Maria Campese
(Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi)
“No alle logiche clientelari per la nomina degli scrutatori”Sconcerto e rabbia per quanto sta per fare la commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta rispetto alla scelta degli scrutatori per le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.Invece di optare per un trasparente sorteggio, la cattiva politica barlettana intende “controllare” gli scrutatori e procedere alla nomina diretta. E’ chiaro che questa è una scelta che nasce da logiche di spartizione e da spinte clientelari. Ne vedremo senz’altro delle belle con la nomina di figli, parenti, amici ed elettori di chi ha il potere di scegliere i nomi degli scrutatori. Non osiamo pensare cosa diventeranno i seggi “occupati” da schiere di scrutatori nominati e alle dirette dipendenze di chi li ha scelti, magari anche amici di candidati o i candidati stessi. Invece di garantire trasparenza, invece di assicurare serene operazioni di voto, saranno il caos ed i favoritismi.Si sarebbe potuto fare invece, così come sta avvenendo in altri comuni, di dare la precedenza a coloro che, regolarmente iscritti nell’albo degli scrutatori, si trovino in una condizione di disagio economico, studenti, disoccupati e cassa integrati. In ogni caso il sorteggio avrebbe garantito trasparenza. La figura di scrutatore come garante di tutti i cittadini, colui che deve assicurare il regolare svolgimento delle votazioni, viene invece stravolto con queste scelte. Lo scrutatore ha un ruolo molto delicato e ben lontano da quello che invece si vuol fare con l’operazione in corso.Lo scrutatore ha un ruolo diverso dal rappresentante di lista, che è giusto sia presente nei seggi a rappresentare i partiti e vigilare sulle operazioni di voto, ma che è un rappresentante di parte.Paradossalmente invece, così facendo, ci si trova di fatto con seggi composti tutti da rappresentanti di lista, pagati però con denaro pubblico.Chiediamo con forza che vengano ripristinate le regole democratiche e costituzionali e non si seguano le logiche clientelari volute dal governo di destra.Ci appelliamo ai consiglieri ‘veramente’ democratici perché non si dia corso a queste bieche logiche di spartizione e di clientelismo e che invece lavorino a rendere trasparenti le pratiche di sorteggio pubblicizzando alla cittadinanza il momento in cui questo avviene.

giovedì 4 marzo 2010

Quando la prepotenza diventa legge dello stato

di Dino Greco*
su Liberazione del 04/03/2010


Senza clamore e, malauguratamente, senza efficaci reazioni parlamentari, sta per essere approvato al Senato un disegno di legge (il 1067-b) che, di fatto, liquida la “giusta causa” nei licenziamenti individuali, assestando un colpo mortale a quell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che rappresenta l’estrema difesa contro i soprusi padronali nei conflitti di lavoro. Già in passato, ripetutamente, ma quasi in solitudine, abbiamo denunciato l’estrema gravità del progetto attraverso il quale si riducono in polvere, in un colpo solo, i contratti collettivi, le leggi a tutela della parte più debole e la stessa funzione della magistratura. L’architettura giuridica che conduce a questo terrificante esito si regge sul combinato disposto di due articoli, il 32, che interviene sul processo del lavoro e sul ruolo del giudice; e il 33 che introduce l’“arbitrato”. Per comprendere di cosa effettivamente si tratti, occorre rammentare che la famigerata legge 30 aveva previsto la possibilità che, nell’attivare un rapporto di lavoro, le due parti interessate potessero “certificare”, in accordo fra loro e secondo una prassi definita, condizioni in tutto o in parte derogatorie rispetto ai contratti collettivi e alla legislazione vigente. E’ evidente a chiunque come la stipula di simili accordi non possa che essere frutto di un ricatto. Poiché solo il bisogno estremo di lavorare può indurre una persona in possesso delle proprie facoltà intellettive ad accettare clausole jugulatorie, peggiorative delle condizioni normative o retributive della sua prestazione, rinunzie alle quali mai, ragionevolmente, si piegherebbe se non coartata da uno stato di necessità. La norma serve dunque a conferire forza legale, legittimità formale alla legge del più forte, rovesciando un punto fermo del giuslavorismo italiano, in base al quale il soggetto più debole, il lavoratore, non deve essere posto nelle condizioni di soccombere in ragione della propria stessa debolezza. Per questo la legge aveva sin qui previsto che vi fossero “diritti indisponibili”, vale a dire irrinunciabili, persino da parte di coloro che ne sono i beneficiari. Per completare il misfatto e rendere inoperante questo sano e democratico principio, occorreva tuttavia introdurre un altro, decisivo tassello. Occorreva impedire al giudice di intervenire ex post, di fronte ad una contestazione promossa dal lavoratore quando questi, perché più libero di disporre di sé, o perché licentiatosi, avesse inteso ottenere, sia pure tardivamente, giustizia. Ecco allora la nuova norma che chiude il cerchio, il catenaccio che vanifica ogni intento riparatorio: «Nella qualificazione del contratto di lavoro e nell’interpretazione delle relative clausole, il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro (…) salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione». Prosa ripetitiva e stucchevole, ma dal significato inequivocabile: il giudice non applicherà né la legge né i contratti collettivi, ma si atterrà a ciò che i soggetti in questione hanno privatamente pattuito e, in seguito, marchiato con il timbro di ceralacca. Siamo alla riedizione del contratto individuale e alla sostanziale cancellazione del diritto del lavoro. A completare questo idilliaco quadretto, infine, la disciplina dell’arbitrato. Dove l’arbitro, nella sua terzietà, deciderà, anche in materia di licenziamenti, «secondo equità», vale a dire in base alla sua discrezionale concezione dell’equità, e non più secondo la legge. Ecco come, in poche ma precise mosse, il divieto di licenziare in assenza di “giusta causa o giustificato motivo”, focus di un epico scontro, vinto dai lavoratori nel 2002, viene aggirato e reso del tutto inapplicabile, almeno quando la forza di interdizione sindacale sia debole o nulla. Proprio come già avviene nella sterminata prateria del precariato, dei lavori saltuari, intermittenti, somministrati, a progetto, a chiamata, che interessano una, o forse ormai due generazioni di persone i cui diritti fondamentali, la cui libertà e la cui dignità sono stati mandati al macero. Nel nome della libertà e della competitività d’impresa. La cui stella, come ognuno può vedere, grazie a questo lavacro, splende radiosa sul cielo d’Italia.P.S.: La Cgil, ha espresso un giudizio durissimo sul ddl in corso di approvazione, sostenendo, con ottime ragioni, che l’offensiva confindustrial-governativa comporterebbe conseguenze persino peggiori di quelle che furono tentate otto anni orsono, quando tre milioni di persone furono da essa Cgil mobilitate e confluirono a Roma per impedire la manomissione dell’articolo 18. Sarebbe più che mai necessario che di fronte a questo nuovo, poderoso colpo di ariete si opponesse una mobilitazione di quell’intensità e di quelle proporzioni. A partire dallo sciopero del 12 marzo.
* Direttore di Liberazione, giornale comunista

Colpo di Statuto La legge che vanifica l'Art. 18



da www.liberazione.it


E’ in approvazione al Senato, in via definitiva,una legge che aggira l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, liquida la “giusta causa“ nei licenziamenti, rende non più impugnabili le deroghe a leggi e contratti collettivi, impone, nei fatti, l’arbitrato. E apre una voragine che porta dritto al contratto individuale. Già in cantiere i referendum abrogativi promossi dalla Federazione della Sinistra: ne parla il giuslavorista Piergiovanni Alleva. Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi (Prc) iniziano uno sciopero della fame.

mercoledì 3 marzo 2010

NON C'E' FINE AL PEGGIO!!

Continuano trasformismi nell’Amministrazione: analizziamone alcuni...

Sulla Gazzetta del Nordbarese di alcuni giorni fa, abbiamo letto della costituzione del coordinamento cittadino del PdL (Popolo del – tutto è- Lecito). Siamo rimasti sbigottiti dalla presenza di alcuni nomi provenienti dalla storia dei partiti della Sinistra: in particolare del Vicesindaco Preziusi e dell’Assessore Brizzi. Su quest’ ultimo non ci sprechiamo, dato che non ricordiamo nulla di significativo per cui sia necessario esprimere un commento. Ci interessa maggiormente far notare ai cittadini che il Vicesindaco Preziusi ha ricoperto per diverso tempo il ruolo di Segretario cittadino dei Democratici di Sinistra, consigliere sia di maggioranza che di opposizione per circa 15 anni, assessore e presidente della comunità montana Nord Barese per l’amministrazione DELLA CROCE che ora ripudia per 5 anni.
Fantasticando inoltre, ma non più di tanto, immaginiamo quante ne abbia dette il vicesindaco contro l’ora venerato Cavalier Berlusconi.
E’ QUESTA LA COERENZA CHE QUEST’AMMINISTRAZIONE RIVENDICA?
E’ QUESTA LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE (AL MASSIMO GIOVANI DENTRO) DI CUI PARLANO I DIRIGENTI DEL PDL MINERVINESE?
Crediamo che l’unico fine di questa Amministrazione sia l’autoconservazione!
Infatti la prova inconfutabile di quanto detto sta nelle nuove linee programmatiche della “nuova” (l’ennesimo rimpasto!) Amministrazione:
- Continuità nell’azione amministrativa (ce n’è mai stata? Da quanto il Sindaco stesso ha più volte affermato, NO…)
- Politiche attive per il lavoro (sa signor Sindaco che gli operai O.M.P. sono in Cassa Integrazione Straordinaria? Cosa propone a parte i soliti slogan?)
- Difesa e sviluppo delle opportunità offerte dal Parco dell’Alta Murgia (ma non era Lei, Sindaco, che riteneva che per Minervino fosse meglio uscire dal Parco? Ha cambiato di nuovo idea? E’ forse l’ennesimo ricatto ad averle fatto mutare opinione?...)
- Diga Locone (si è accorto finalmente che nel nostro territorio c’è la Diga più grande d’Europa in terra battuta? Cosa propone oltre alla solita solfa per riqualificare questo bene della nostra terra?)
IL FIUME DELLO SQUALLORE E’ STRARIPATO. SI DEVE PORRE UN ARGINE
FALLO CON IL TUO VOTO: PER LA PUGLIA MIGLIORE E CONTRO IL MALAFFARE
VOTA COMUNISTA

con MARIA
CAMPESE,candidata Consigliera regionale

lunedì 1 marzo 2010

Regionali, paura e delirio nel Pdl. Esclusa la lista di Formigoni

Nel partito che attualmente è primo in Italia ed esprime il governo del Paese, regnano ufficialmente il caos e il panico in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 prossimi.Il Pdl del presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi è riuscito infatti a sommare alla disastrosa esclusione della sua lista per le regionali del Lazio nella Provincia di Roma, causata ieri dalla giallesca mancata presentazione delle documentazioni necessarie nei termini previsti, l'esclusione odierna anche della lista del candidato presidente della Lombardia, Formigoni, su ricorso dei radicali per l'irregolarità di 514 delle 3mila e 500 firme allegate, e dunque la conseguente ricusazione di tutte le liste collegate nei collegi provinciali. Perciò dalla maggiore Regione italiana sono ora fuori dalla competizione elettorale sia il Pdl che la Lega, oltre che La Destra esclusa a sua volta per altre irregolarità.Intanto dal paradosso dell'esclusione del Pdl dalla presentazione delle liste nel territorio della Capitale e della sua provincia, là dove controlla i Palazzi del potere centrale e governa la città di Roma, emerge uno scenario di faida interna che lo stesso "Giornale" di Vittorio Feltri ha certificato. Faida tra berlusconiani e finiani, particolarmente velenosa in una sfida elettorale come quella del Lazio dove candidata è Renata Polverini, nota per la prossimità al presidente della Camera; ma faida anche tra gli stessi “signori" locali dell'ex Forza Italia e dell'ex An.La mancata regolarità delle firme presentate a sottoscrizione della lista del presidente di Regione più potente della Repubblica, Formigoni, dilata ulteriormente questo clima di sospetti. E quanto a dubbi, di certo ne conferma uno: la solidità delle strutture politiche della “destra di governo", dopo la fusione di FI e An nel Pdl lanciato l'anno passato da Berlusconi verso l'orizzonte del “50 più 1 per cento".Intanto, però, la leadership nazionale e locale del Pdl grida al “rischio per la democrazia". Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è rivolto per iscritto - come anche, verbalmente, la candidata presidente regionale Polverini - al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invocandone un intervento perché non sia ostacolata la partecipazione del “partito più votato a Roma e nel Lazio" alle elezioni. Napolitano ha risposto indirettamente con una nota ufficiale del Quirinale in cui, premessa la condivisione della “preoccupazione" per “una piena rappresentanza", si sottolinea che "spetta solo alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste dalla legge".Così ora in Lombardia il presidente uscente Formigoni ha tempo fino a domani alle 14.39 per presentare ricorso. E nel Lazio, dove un primo ricorso Pdl presso l'ufficio elettorale costituito presso la Corte d'Appello di Roma è già stato respinto, si attende la risposta al secondo immediatamente presentato all'ufficio regionale centrale, presso la stessa sede. Il Pdl prepara già successivi appelli ai giudici amministrativi (Tar e Consiglio di Stato): ma da ieri col sit-in di Polverini a piazza del Popolo ha preso la strada d'una mobilitazione, come ha detto proprio la candidata, da “arrabbiati". 10mila manifesti di Polverini e Pdl con la scritta "Non vogliono farti votare, fatti sentire" e altrettanti che recitano "Vogliono cancellare la democrazia, fatti sentire" sono affissi nella Capitale. E dal pomeriggio sempre Polverini ha dato il via ad una “maratona oratoria" in piazza San Lorenzo in Lucina che vuole proseguire fino alla risposta al nuovo ricorso: mentre è già convocata una “protesta di massa" per giovedì 4. Pur se un alleato "intermittente" come Casini, che comunque nel Lazio determina non poco, si è smarcato nuovamente. E pur se "il Giornale" ha scoperto le carte e titolato così: "Un partito di matti"...

Anubi D'Avossa Lussurgiu